Archivi tag: Pasquale Polidori

antonio syxty legge pasquale polidori

 

pasquale polidori: una lettura di documenta fifteen

da leggere e includere in qualsiasi ragionamento e dialogo in tema di arte, processualità, condivisione, …
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https://unclosed.eu/rubriche/osservatorio/recensioni-attualita/400-le-sedie-di-documenta-fifteen-per-un-sabotaggio-del-pathos.html

“antropologica”, di ferruccio de filippi @ “territori della performance”

«Antropologica» di Ferruccio De Filippi (1970, Torre Astura, galleria La salita), l’azione di gettare in mare il calco del proprio corpo, è fra le opere comprese nella mostra-archivio «Territori della performance – percorsi e pratiche in Italia (1967-1982)», basilare e impegnativa ricerca storica di documenti a cui la fugacità è congenita, a cura di Lara Conte e Francesca Gallo, che si inaugura al Maxxi giovedì 20 ottobre.

Chi vuole approfondire il lavoro di De Filippi, può ancora per poco visitare la mostra «Ferruccio De Filippi: primo esemplare assoluto e autonomo», alla galleria EDDart di Roma (Palazzo Taverna, via di monte Giordano 36, fino al 16 ottobre), curata da Diletta Borromeo e da PasqualePolidori.
Il SOLVENTI pubblicato con le edizioni Cambiaunavirgola è tutto dedicato a questo periodo comportamentale dell’arte di De Filippi, documentato fotograficamente da Mariella Bolzoni

antonio syxty legge jean le gac

15 settembre: mostra (e due libri) di ferruccio de filippi

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Ferruccio De Filippi
Primo esemplare assoluto e autonomo

A Palazzo Taverna, via di Monte Giordano 36, Roma
giovedì 15 settembre 2022, ore 18:30
– a cura di Diletta Borromeo e Pasquale Polidori –

La mostra si compone di due nuclei di opere— comprese tra il 1970 e il 1972 da un lato, e tra il 1977 e il 1980 dall’altro — le quali aprono e chiudono una fase fondamentale della ricerca di De Filippi, che complessivamente è dedicata al posizionamento teorico di una ideale figura di artista all’intersezione di traiettorie culturali in cui la storia dell’arte si somma all’antropologia e alla filosofia antica, secondo un radicale senso di discendenza archetipica di tutti i significati — inclusa quella dello stesso artista a cui il titolo della mostra rimanda.
In quegli anni si compie il passaggio dalla primitiva esplorazione, comportamentale e scultorea, dei temi speculari del corpo anatomico e corpo linguistico, alla successiva sintesi iconografica di questi stessi temi, dapprima attraverso l’uso del disegno, e poi nel definitivo abbraccio di una pittura concettualizzata. La visione fondata sull’antico è, fra le altre, quella di «un’arte popolare», narrata in sequenza e in uno spazio ideale, senza margini né sponde — come nelle icone bizantine — che interessa la messa in atto del corpo
e dello spazio.
In mostra è documentato l’intero percorso operativo che, … [ continua qui ]

comunicato stampa:
https://slowforward.files.wordpress.com/2022/09/cs-ferruccio-de-filippi.pdf

https://eddart.net


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altri nomi per altre scritture: due interventi recenti, anche su academia

Due interventi recenti (uno relativamente vicino) ho pensato fosse utile inserirli anche in Academia. Non essendo uno studioso ‘incardinato’, anzi tenendomi ben lontano dall’università, posso permettermi di inserire anche dei ‘draft’ incompleti (perfino giocosi, in qualche caso).

Cfr. https://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Drafts (con bonus track su Bordini)

due interventi recenti di Marco Giovenale su Academia.edu

Fin dall’inizio del Novecento, se non da prima, si sono attestati altri nomi, e prima ancora altre forme, ad affiancare o francamente sostituire il vocabolo “poesia”. Dalle “epifanie” joyciane, dalle infinite escursioni verbali e verbovisive di Emilio Villa, fino alle prose in prosa francesi e italiane, il percorso è costellato di ‘entità’ scritte che sembrano scavalcare e beffare le divisioni in generi letterari, e non semplicemente allargare il contenitore poesia, ma uscirne completamente e – si direbbe – definitivamente, lasciando a chi resta (nel contenitore) di baloccarsi con versi, rime e ritmi.

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I due testi sono disponibili anche su archive.org:

https://archive.org/details/nioques-frisbees-e-altre-deviazioni

https://archive.org/details/poesia-non-morta

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ma no, ma no, ma ni, non è morta, la poesia, su

Man Ray, Paris, mai, 1924

coraggio, editorialisti e notillatori, in rete e fuori, non prendete per forza alla lettera la grigiorosea parola postpoesia: non v’impauri, campioni.

la poesia non defunse, anzi della sua viridescente vis voi siete – è fama – i promoter più scafati e, mi si consenta, fichi.

è stagione, tuttavia, che dai vostri castelli vitivinicolmente muniti oscilliate il benigno capo a far sonare il sì, a testimoniare – intendo – che nelle vostre medesime letture tante tante volte v’è occorso di non incontrare il vocabolo che amate, ossia la non-morta poesì (avvezza a resurgere ogni minuto), bensì qualche altro lemma, diverso, divergente, che magari con la suddetta non aveva accidente alcuno da spartire. (obstupescit reader).

facendo mente locale:

epiphanies (James Joyce 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein 1914), tropismes (Nathalie Sarraute 1939), notes (Marcel Duchamp, pubbl. post. 1980), nioques (Francis Ponge 1983, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), verbotetture (Arrigo Lora Totino 1966), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti 1978), sentences (Robert Grenier 1978), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e endoglosse e microtensori e “installances” (Marco Giovenale 2001, 2004, 2010, 2010), tracce (Gherardo Bortolotti 2005), prati (Andrea Inglese), diphasic rumors (Jon Leon 2008), united automations (Roberto Cavallera 2012), paragrafi (Michele Zaffarano 2014), incidents (Luc Bénazet 2018), sentences (Cia Rinne 2019), defixiones (Daniele Poletti),  avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.

veh, quante cose si posson leggere gioendo, senza per questo ammazzare la P maiuscola. come dite? ciò purtuttavia vi noia?

ah ma ecco allora perché Emilio Villa così parsimoniosamente o punto pregiate, e v’irrita.

invece che poesie ha scritto “cause”, “variazioni”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … tutte forme disperse come, già nel 1949, i suoi “sassi nel Tevere”.

è una litofobia, la vostra, ora intendo.

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gli artisti, non i poeti

Joseph Kosuth, Art as Idea as Idea, 1967

Guardando le fotografie e i materiali di documentazione nel post di Pasquale Polidori che ho condiviso stamattina su FB (https://bit.ly/3uY97GR e https://t.ly/5P6R) mi rendo conto una volta di più di un’evidentissima evidenza.

Ossia che non c’è niente da fare: gli unici giovani (e meno giovani) in grado di mettersi immediatamente e senza elucubrazioni in sintonia con le scritture di ricerca, la sperimentazione linguistica in ambito concettuale e non solo, sono gli artisti.

Inutile aspettarsi qualcosa dai (o: dalla stragrande maggioranza dei) “giovani poeti”. (Dai vecchi meno che mai).

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ma esistono o non esistono le scritture di ricerca? un tavolo programmatico

Edizioni TIC, un tavolo programmatico (e illuminato pure piuttosto bene, va detto)

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Studio Campo Boario, Libridine 2022, presentazione dei libri di Luciano Neri e Fabio Lapiana, 7 maggio 2022. Sala gremita. Libri di TIC Edizioni

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“quel che non puoi vedere”: mostra e performance @ galleria bruno lisi

tutte le informazioni qui:
http://www.aocf58.it/wp/?p=6538

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solventi #2 (a cura di pasquale polidori): ferruccio de filippi

SOLVENTI #2 è dedicato a Ferruccio De Filippi, agli anni della sua arte fra il 1970 e il 1974. È il risultato di conversazioni più o meno su: tempo archeologico, disseminazioni di calchi e nomi, posizione statica del corpo, simulacro, la lettura come atto non lineare, e qualcos’altro che riguarda la pittura, anche se non c’è la pittura.
Il volume si è composto a partire dalle foto di Mariella Bolzoni, che ha seguito da vicino la ricerca di Ferruccio, essendo complice più che testimone. Fondamentale è stata la cura sapiente del laboratorio Fotogramma24 (Bugionovi & Co.).

SOLVENTI è un progetto basato sulla collaborazione con Claudia Damiani e le edizioni Cambiaunavirgola – Spazioetico.

Altre informazioni: http://www.pasqualepolidori.net/solventi/ferruccio-de-filippi-io-sono-un-frammento-archeologico

Il libro raccoglie documenti relativi alle opere realizzate da Ferruccio De Filippi nel periodo compreso tra il 1970 e il 1974, durante il quale la ricerca dell’artista si è sviluppata prevalentemente in dialogo con Gian Tomaso Liverani e la sua galleria La Salita. Fondamentale in quegli anni è l’incontro con Mario Diacono, al quale, dieci anni dopo, si deve la definizione della pittura di De Filippi come “reliquia del Linguaggio” e “risposta ‘politica’ alla messa in assenza del Linguaggio”.

Non sono ancora, quelli, gli anni della «pittura», e il Linguaggio (Diacono mette le virgolette alla pittura e la maiuscola al linguaggio) si esprime in modi e tecniche che vanno dalla fotografia al comportamento, in particolare attraverso l’uso ricorrente di testi di antropologia e mitografia all’interno dell’opera, non quindi come pura ispirazione, ma come vero e proprio fiato dell’opera.

tic talk: pasquale polidori, “dottrine”

nuovo tic talk: 2 novembre, “dottrine”, di pasquale polidori

MARTEDÌ  2  NOVEMBRE ALLE ORE 21:00

ci sarà un TicTalk di presentazione del libro

Dottrine
di Pasquale Polidori

sul canale YouTube di Tic Edizioni

Parteciperanno Mario de Candia e Gian Luca Picconi
L’autore leggerà estratti dal libro

I TicTalk sono incontri a cura di Antonio Syxty dedicati ai libri di Tic Edizioni, da un’idea di Emanuele Kraushaar e Michele Zaffarano.

Link al canale YouTube

 

Pasquale Polidori, Dottrine, 18×10 cm brossura, 56 pagine, Tic Edizioni – Roma, prima edizione settembre 2021.

La collana ChapBooks è diretta da Michele Zaffarano, che cura anche il progetto grafico, e il suo comitato di redazione è composto da Gherardo Bortolotti e Massimiliano Manganelli. La copertina è invece opera di Enrico Pantani.

 

Dottrine è acquistabile qui

Alcune pagine del volume si trovano qui

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28 ottobre, roma: pasquale polidori, “io ho visto solo la fine” – happening allo studio campo boario

IO HO VISTO SOLO LA FINE
rottami di lettura di URLO attraverso Jackson Pollock, Gina Pane, Ferruccio De Filippi

un happening con

Giovanna Fiacco Alberto D’Amico Naoya Takahara Michele Zaffarano Tianyi Xu Pasquale Polidori Chiara Vignandel Salvatore Zoncheddu

Studio Campo Boario – Roma – 28 ottobre 2021 – dalle 16:30 alle 20:30

grazie a Federica Luzzi

Io ho visto solo la fine è una lettura di URLO in forma di happening, dove il testo di Ginsberg è restituito mediante l’accadere contemporaneo di un insieme di azioni concentrate nello stesso luogo, lo Studio Campo Boario a Roma e le strade nei dintorni. Queste azioni, di cui URLO è un perimetro non sempre oggettuale, funzionano come attraversamenti del poema che, fin dal suo apparire, si è posto come un dato materiale e spaziale, costruito sull’unità di misura del respiro e sulla sua forzatura, ossia la ricorsiva messa alla prova della tenuta plastica della voce: la voce di Ginsberg che, il 7 ottobre 1955 nella Six Gallery a San Francisco, estatico e al limite della verbigerazione, rovescia il dentro-fuori di corpo e delirio, tenuti insieme da ossessivi nodi anaforici, che sono l’appiglio sintattico di una oralità che rischia ripetutamente la deriva dei significati, lo smarrimento del punto, nelle frasi lunghe che compongono il poema e nelle quali è densissima la concettualizzazione delle singole parole. Da sempre, quando si parla di URLO, se ne sottolinea il carattere di denuncia nei confronti della realtà politica, sociale ed economica americana: nel processo che seguì alla pubblicazione del libro, per respingere l’accusa di oscenità la difesa userà l’argomento secondo cui URLO esprime realisticamente il patimento dei derelitti; in altri termini, oscena è la vita di chi è fatto fuori dal sistema, non il linguaggio che naturalisticamente riflette questa ultra-marginalità. Oltre il ragionevole margine linguistico-sociale, non è più il caso di cercare una ragionevolezza dell’espressione. Per questo URLO esprime certo una denuncia contro la realtà, ma lo fa abbandonando la realtà e estromettendola al discorso, più che riflettendola; nel discorso-URLO c’è una ricercata costruzione di immagini difficili da mettere a fuoco con gli strumenti di un pensiero moralizzatore, che intende cioè perseguire il fine di comprendere. Si ha più l’impressione che l’unica comprensione possibile sia non la chiusura del punto, l’abbraccio del senso (comune), bensì lo spalancamento del discorso alle sue paradossalità, anche musicali.  È il corpo di Ginsberg che, attraverso la voce ed euforicamente, si assume poi il compito di dimostrare possibile una tale estrema elasticità del voler dire, senza che esso arrivi mai a rompersi del tutto.

[continua qui: http://www.pasqualepolidori.net/opere/io-ho-visto-solo-la-fine/]

due nuovi chapbook tic: di paolo morelli e di pasquale polidori

https://ticedizioni.com/

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