Archivi tag: prosa

gialli, narrativa / differx. 2021

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dietro ci sono gli scaffali dei libri in altre lingue. narrativa e gialli.

“prosa in prosa” minaccia il pianeta, nuovi scudi protettivi ci difendono

Il libro Prosa in prosa, vi informo, è diventato un riferimento imprescindibile anche per chi deve parlare di tutt’altro, per esempio di racconti: https://www.doppiozero.com/materiali/massimo-gezzi-le-stelle-vicine. Mi aspetto che un giorno di questi in televisione, mentre uno chef fa una frittata con le cipolle, si fermi un istante e guardando in camera enunci con severità: attenzione, questo piatto è l’esatto opposto di Prosa in prosa.
Sui biscotti, nei supermercati, campeggerà – accanto a “gluten-free” – un rassicurante “NON CONTIENE PROSA IN PROSA”.

immagini dall’installazione di ilaria restivo, “beat/’beatarivoluzione’ _ 3-4 luglio 2021, studio campo boario

 

video tictalk sul libro “il pacco”, di antonio syxty

su linus di luglio vanni santoni recensisce “delle osservazioni” (blonk)

Linus, luglio 2021da un post di V.S. su instagram:
“Il nuovo Linus di luglio è in #edicola e in #libreria. Vi ho scritto di poesia e di poesia in prosa, con Diario di un manovale di Thierry Metz e i nuovi libri di Marco Giovenale (Delle osservazioni), Paola Silvia Dolci (Diario del sonno) e Gherardo Bortolotti (Romanzetto estivo)”

due parole sagge e pressoché definitive su un’egemonia delle scritture di ricerca che proprio non si vede

Grazie a Daniele Poletti:

(il video inizia qui al minuto 37)

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leonardo canella, nuova lettura delle “nughette ’17-’20”

Una scelta di letture dal libro di prose Nughette ’17-’20, di Leonardo Canella, pubblicato dalla casa editrice Affinità Elettive, che era già stato al centro del quarto video della sequenza “Un quarto d’ora di ricerca” (https://youtu.be/1v04wbBCBZU). La scheda del libro si può leggere al link http://www.edizioniae.it/catalogo/nughette-17-20/

Questo reading completa e ‘corregge’ quello del “Quarto d’ora”, che era stato imperfetto per imprevedibili problemi di connessione web. Grazie a Leonardo Canella per aver offerto a Slowforward questo ulteriore video.

tictalk, lunedì 28 giugno: michele zaffarano, “sommario dei luoghi comuni” (aragno)

Il mondo nasconde le magie
il mondo nasconde le stregonerie
il mondo nasconde le promesse
il mondo nasconde le importanze delle promesse
il mondo nasconde le voci delle parole
il mondo nasconde le magie delle parole
il mondo è sopramesso dalle emozioni
il mondo è sopramesso dalle altrui immaginazioni
TicTalk
28 giugno
ore 21:00
Sommario dei luoghi comuni
(Nino Aragno, 2019, collana ‘i domani’)
di e con Michele Zaffarano
e Antonio Loreto, Luigi Severi, Paolo Zublena.
Incontri a cura di Antonio Syxty ed Emanuele Kraushaar

l’incontro si svolge in diretta streaming sui seguenti canali:
youtube.com/channel/UCtSz6phvlJNM9LuoPOeYBAw
facebook.com/ticedizioni

scheda del libro:
https://www.ninoaragnoeditore.it/opera/sommario-dei-luoghi-comuni

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tictalk: video della lettura di/con francesco pecoraro

aperture e chiusure facilitate. (notilla su lessici e altro) — 3 apr 2021

Leggo o ascolto, in queste settimane ma ormai da qualche anno, da parte di giovani o giovanissimi autori, testi non ironici connotati dalla più assoluta non coscienza dell’esistenza di cliché retorici e lessicali non resuscitabili se non — appunto — in forma ironica.
Rimango ovviamente di sasso, e i sassi si possono o scagliare o usare per qualche costruzione. Provo per un’ennesima volta la seconda strada.
L’invocazione o rivendicazione (che appartiene da che mondo è mondo a tutte le [ogni volta] nuove generazioni) è quella del diritto all’uso di tutto, di tutte le forme, le tradizioni, i vocaboli, i metri, i generi & degeneri. Ossia insomma tutte le cose che chiunque in prima battuta ha desiderato rivendicare all’altezza dei propri tredici-quattordici anni. Perfino con qualche carica elettrico-ormonale sensata. In fondo certe retoriche hanno centinaia di anni di storia, c’è di che emozionarsi.
Farò dunque la parte del laido Laio castrante, qualche momento prima di incontrare il mio destino, dicendo alle maestranze della fanciullezza che si tratta di errore, in una percentuale prossima a 100 su 100. Sono bellissimi i progetti di grondaie che fanno salire l’acqua, ma quando piove ti servono le altre, sennò si ingolfa il tetto e ti crolla casa.
Lessico, quindi, per prima cosa. Cosa si può fare? Accostarsi alla littéralité cercando di capire che non è il magazzino delle banalità. Evitare l’aulico, il dannunziano, ma pure l’anti-dannunzianesimo montaliano, ormai (e il “se” montaliano, per dire: ma qui siamo già alla sintassi). Tenere a debita distanza debiti e iperbati, inversioni, anafore persuasissime di colpire al cuore. Bon. Almeno questi passi, i primi dopo il girello e il sonaglino.
Per il resto, ogni ghibellino faccia la sua arte, e ogni guelfo pure. Ma per favore partendo dal minimo tollerabile.

nioques, frisbees e altre deviazioni / differx. 2021

un cenno ai frisbees, di Giulia Niccolai, è anche nel microsaggio che ho dedicato a Carlo Bordini nel numero del “verri” ora in distribuzione.
in quella sede ma anche altrove cerco — come sempre — di spostare la riflessione nella direzione del post che si vede qui di seguito:
https://slowforward.net/2021/06/22/una-nota-di-jean-marie-gleize-a-margine-di-una-recente-lettura-al-cipm/

quando si parla di postpoésie si può legittimamente parlare di qualcosa che implica e assume non soltanto altri abiti, forme, inflessioni, dimensioni, profili, ma infine identità: altri nomi.

quali sono questi altri nomi? questi oggetti verbali non identificati?

(non dico “nuovi”, dico “altri”). (anche se in Italia tutto sembra voler manifestarsi come nuovo, perché perfino la DC ha fatto in tempo a morire ma le forme dell’assertività letteraria ancora reggono).

notes (Duchamp), nioques (Ponge, Gleize), proêmes (Ponge), postkarten (Sanguineti), textes pour rien (Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Roche), tropismes (Sarraute), mobiles o boomerangs (Butor), subtotals (Burnham), films (Costa), esercizi ed epigrammi (Pagliarani), frisbees (Niccolai), remarques (Quintane), anatre di ghiaccio (Bàino), ossidiane e microtensori e “installances” (Giovenale), anacronismi (Tarkos), diphasic rumors (Leon), sentences (Rinne), tracce (Bortolotti), prati (Inglese), saturazioni (Menicocci), nughette (Canella), spore (Perozzi). e l’elenco potrebbe continuare con un gran numero di altri esempi di postpoésie o di strutture leggere a righe indifferentemente integre o spezzate — o variamente disseminate sulla pagina.

senza contare le infinite modalità (perlopiù elencative) messe su pagina da Perec (le cartoline e le passeggiate raccolte nell’Infra-ordinaire, o le stringhe di Je me souviens).

antonio syxty legge giulio marzaioli

intellettuale, pensa che è il contrario — 14 apr 2021

In più di un’occasione, da parte di più intellettuali, critici, autori, critici-poeti, e altre figure legate al mondo dell’itala lettera, nei lustri recenti s’è alta levata come il falco montaliano la doglia nota come “indove so’ finiti l’intellettuali”? Disparve lor ruolo? Una volta Moravia disse toot toot e ora nessuno più flauta? E Pasolini? Ne vogliamo parlare?

Eccetera.

Once upon a time il poeta effàva e la massa gioente in lui si specchiava, si dice. Pasolini andava in tv, ora non più.

E, all’incontrario, quelli párvuli che vengono alla telecamera e in essa si fanno esposti al videoriquadro oggidiano, vedi, mai potrebbono del PPP vantare ruolo, autorevolezza, tono, ma manco i rayban e la mandibula. Men che meno il curvarsi, pensoso.

S’è voltata una pagina, chiuso un libro. Il poeta più alcuno lo pregia. Una volta spostava i voti e creava dalla creta i golem, le sentenze, il sole e la tenebra, più di Berlinguer, ex nihilo sui et subiecti. Mo no. Fine.

Allora mi sono fatto questa idea, vi dico, questa convinzione: che legislatore il poeta o l’intellettuale mai è veramente stato, anzi ragioniamo al contrario, e:

in verità in verità vi dico, o vi direi, col beneficio non dell’inventario ma dell’archivio: facciamoci mente locale, in generale, e vediamo che non è venuta meno la possa del poieta, è semmai che negli anni Sessanta e forse Settanta ancora la tv non avea capito di essere un’altra cosa, e di avere il potere. Lei.

Ancora pensava, prepúbere, di doversi legittimare innanzi al pubblico attraverso (appunto) gli òmini di lettere. C’è voluto un po’ perché capisse di essere lei (la comunicazione, lo spettacolo) L’INTELLETTUALE. E anche il poeta, alla bisogna.

Per cui tutto questo fioccare di avemarie dell’una volta si stava meglio quando si stava intellettuale, non ha ragione d’essere. Anzi, non ha da essere. (Perché mai è veramente stato).

*

Quando la tv o meglio la Comunicazione (mediale) ha capito, s’è presa daddovero ciò che già elettivamente era — ab imo — suo: tutto.

E gli intelletti che ora ci vogliono “interagire” (sic est “comparire”: comparse) ad essa ratti si debbono apprendere, e assimigliare. Per anni bagnaron le chiome nel D’Annunzio, or sanno a che fine. E anche sanno cosa serve e cosa no; e

chi serve e chi no.

*

Bibliografia essenziale:

https://www.alfabeta2.it/2014/04/06/ampia-collezione-intellettuali-dellimpegno/

https://www.nazioneindiana.com/2014/11/26/andataritorno/

intervista a mg su rmagazine

grazie a Paola Crisostomidis Gatti.

un’intervista su “poesia”, prosa, scritture di ricerca, autori di riferimento, con una pagina da Le carte della casa (Edizioni Volatili, 2020).

https://www.rmagazine.it/2021/06/19/intervista-a-marco-giovenale/

*

(in caso di difficoltà a caricare la pagina, l’intervista è leggibile anche in formato pdf, qui: 
https://slowforward.files.wordpress.com/2021/06/intervista-rmagazine-19-giu-2021.pdf)