raggiera o controdichiarazione di identità (e di poetica, volendo) _ 2′ 52”

Una dichiarazione di identità legata a più scritture, tagliata e mescolata (cut-up), diventa una controdichiarazione (a suo modo, anche, di poetica):




[il tono serioso non inganni]

su due anzi tre modi di scrittura (cliccare per leggere)


ritrovo, rileggo e riapprovo una notilla, questa:
https://slowforward.files.wordpress.com/2018/11/su-due-anzi-tre-modi-di-scrittura_-m-giovenale.pdf

tratta dal n. 18 (2015) de “L’Ulisse”, http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf
[dalla pagina http://www.lietocolle.com/2015/04/poetiche-per-il-xxi-secolo-lultimo-numero-di-ulisse-e-online-n18-anno-2015/]

estraendo, volendo:
>> un passo a margine della retorica.
Cerca di impedire ai semantemi forti (e alla catena rimica, ritmica, isosillabica, sillabante le
millantate risorse dell’Io-dètto/Io-détto) di formarsi. Lasciando tuttavia quello spazio o gioco cavo
che al lettore non sia interdetto pensare di riempire di nessi <<

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un testo da “quasi tutti”

un post su facebook
(grazie a Federica Bellantoni):


Sì, è come lei dice, mi sono rifiutato di ascoltare la musica, sono rimasto nel nascondiglio per tutto il tempo. Ho cercato di non imparare così. Ho cercato di semplificare all’estremo le mie parole. In alcuni momenti la semplicità era perfino più forte della realtà. Pensavo di tradirla, vede. Era pieno di macchie. Nessuno poteva verificare quello che dicevo. Quando fu trascritta dai cronisti la mia frase più celebre molti non ne compresero l’oggetto. Per quanto semplificassi tutto, a rischio di mentire, non tutto per loro era chiaro. Quasi niente, anzi. Allora passando interamente sul fronte della menzogna pensai: ora sarà evidente, esplicito. Mentirò sempre, completamente, senza retorica. Solo bugie. E: soggetto, verbo, oggetto. In modo piatto. Sarà decifrata ogni cosa. Intenderanno. Mi capiranno perché è il loro stesso linguaggio. Con tutta la sintassi azzerata, totalmente semplificata. Loro capiscono le deformazioni. Leggeranno. Sarà limpido. Sbagliavo. Neanche così funzionò. Non funzionava.


Marco Giovenale – testo tratto da Quasi tutti (2010 Roma, Polimata; 2018 Torino, Miraggi)

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