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“la scala di wittgenstein”, di marjorie perloff, in traduzione francese

https://www.questions-theoriques.com/produit/44/9782917131558/l-echelle-de-wittgenstein

Ludwig Wittgenstein a rejeté l’esthétique hors du domaine légitime de la philosophie. Pourtant, il est l’un des philosophes qui ont le plus marqué les écrivains et les artistes de notre temps. Souvent regardé comme une figure romanesque, il est surtout le créateur d’une logique d’écriture inédite. Marjorie Perloff s’intéresse ici à la façon dont il a inventé une manière de représenter l’étrangeté du langage ordinaire. S’imposant d’écrire sa philosophie comme de la poésie, il a composé des dispositifs verbaux capables de nous faire éprouver ce qu’est le langage à même le langage. Ses théories ne visent plus seulement à décrire la grammaire, à énoncer des règles de nos usages, mais à nous les montrer, pour ainsi dire en direct, dans l’écriture.

L’Échelle de Wittgenstein examine des œuvres plus ou moins sciemment influencées par l’auteur du Tractatus. Perloff met au jour les lignes et les tendances de ce qu’on pourrait nommer un tropisme wittgensteinien de l’écriture moderne – une poétique wittgensteinienne. Outre Gertrude Stein et Samuel Beckett, elle relit ainsi des textes d’Ingeborg Bachmann et Thomas Bernhard, les poètes et poétesses Robert Creeley, Ron Silliman, Rosmarie Waldrop, Lyn Hejinian ou encore l’artiste conceptuel Joseph Kosuth. Leurs expérimentations constituent à ses yeux autant de tests des limites de notre langage mais aussi de nos pratiques culturelles et sociales et, en dernier lieu, de ce que nous appréhendons comme notre « monde ». Cette poétique, sensible à la variété des formes de la routine et de la répétition, aux micro-déplacements et aux glissements contextuels de nos usages, à ce que nous reconnaissons comme événement, se comprend alors comme une poétique de la vie ordinaire.

[r] _ rinascono i pompieri | ovvero: va bene non ereditare l’anarchia, ma addirittura entrare in seminario… / differx. 2021

Diciamo che quando nel 2002-2004 io e altri abbiamo iniziato a pubblicare alcune cose, e nel 2005-2007 (anche con Roberto Cavallera e Riccardo Cavallo) abbiamo moltiplicato i blog di materiali sperimentali, nel 2006 fondato gammm, e nel 2009 pubblicato Prosa in prosa, eccetera, insomma, ecco, è un po’ come se avessimo rovesciato non pochissimi altari (e altarini) delle iconiche & malinconiche vecchie buffe divinità pretesche del mainstream letterario. Non voglio certo dire che la scossa sia stata superiore al settimo grado della scala Balestrini, ma parecchie suppellettili sono pur cadute; e qualche natica ha poco onorevolmente smarrito la cadrega, picchiando il morbido e l’osso sull’assito della scena.

Tranquilli però: i draghetti Grisù della Letteratura Come si Deve si sono allertati subito. È da dopo il 1961-63, con le mazzate che presero per circa un decennio, che vescovi e prelati della pettinatissima ortodossia della poesia da scaffale hanno approntato le loro Stay Behind, introiettato gladiette, accademiche o extra. Del resto la distribuzione è loro (di chi li ospita, meglio), e dalle librerie tutti gli eslege sono stati ramazzati via nell’ultimo ventennio. Quindi?

Quindi ciò che si vede e legge in giro negli ultimi anni, diciamo dopo il primo decennio del secolo novo, ciò che si pubblica o si mette in rete e che rispettosamente ascolto (iuxta akusmatica principia) e osservo, quando mi lascia esterrefatto di solito ha due caratteristiche: o riprende il mainstream medesimo esattamente dove questo (non) si era interrotto, ossia all’altezza degli egotismi confessional degli anni Settanta-Ottanta, serenamente proseguiti senza intoppi grazie all’editoria e distribuzione generaliste di cui sopra; o – pur riallacciandosi contenutisticamente alle tradizioni fuorilegge degli anni Settanta e precedenti – salta a piè pari gli anni Zero,  si cancella il sorriso dalla faccia, e anzi olia e rimette in sesto i medesimi altari leggii moccoli paramenti libri e insomma tutti gli aggeggi sacri che (facendo leva proprio su una tradizione della ricerca letteraria assorbita da un generoso secondo Novecento) noi avevamo invece smontato, ironizzato, sovrascritto, coperto di spray, con l’idea non di buttarli ma di predarli, rifunzionalizzarli, e – certo – cancellarne alcuni, facendo e inventando (sempre noi) altro.

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Praticamente dal 1961, minuto più minuto meno, chi – in gruppo o isolato – ci ha preceduto nella sperimentazione ha iniziato a sgangherare quei turiboli e scolarsi il vino del prete, e la mia generazione poi (con l’ondivago appoggio di quella di mezzo) ha continuato l’opera, … per vedere infine cosa? Per arrivare a vedere – oggi 2021 – tanti giovani e giovanissimi riprendere quei medesimi turiboli e calici, assumerli alla lettera, e ricelebrare la messa tale e quale. Riaprendo non (solo) il confessional ma – direttamente o indirettamente – i confessionali.

Mi prendo giusto cinque minuti di sconforto e poi ci rifletto su. Intanto vado un attimo ad aprire la porta alla depressione, che bussa.

A dopo.

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alcune annotazioni per una possibile replica ad un articolo su ‘l’ospite ingrato’, n. 12, lug-dic 2022

quarta di copertina di Prosa in prosa, disegni di Enrico Pantani, https://ticedizioni.com/products/prosa-in-prosa

Nell’ultimo numero (12, lug-dic 2022) della rivista online del Centro Franco Fortini, “L’ospite ingrato”, compare un articolo di Claudia Crocco intitolato Poesia lirica, poesia di ricerca. Appunti su alcune categorie critiche di questi anni (che rielabora un testo già comparso nel 2014 su LPLC).
Nell’impossibilità da parte mia di strutturare ora un intervento ampio che possa riflettere su quanto quel testo riporta, un’idea (spero non troppo balzana) che ho tradotto in atto è stata quella di attraversare in viva voce, rapidamente e informalmente, quasi dialogando, alcuni dei temi toccati. In modo da offrire, nella maniera meno accademica e più svelta possibile, una serie di annotazioni e tentate puntualizzazioni, che propongo qui a chi legge (e ascolta):

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Pensando possa essere utile, riporto poi qui di séguito i link ad alcuni saggi implicati tanto nell’articolo di C. Crocco quanto nella mia serie di notille:

Date e dati su “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “ricerca letteraria” [prima parte, uscita nel 2021 sul “verri”]
https://www.academia.edu/85155587/Date_e_dati_su_ricerca_scrittura_di_ricerca_ricerca_letteraria_prima_parte_

Carlo [Bordini] in bilico [sempre 2021, “il verri”]
https://www.academia.edu/76568616/Carlo_in_bilico

giuseppe muraca: “su ‘scrittori e popolo’, di alberto asor rosa”

Pubblicato nel 1965 dalla giovane casa editrice Samonà e Savelli, Scrittori e popolo di Asor Rosa è diventato nel corso degli anni sessanta e settanta uno dei libri di culto dei giovani intellettuali della nuova sinistra su cui ha avuto un effetto a dir poco dirompente proprio per la sua intensa carica polemica e il suo spirito di rottura, riscontrando il favore di un vasto pubblico di studenti e di lettori. Raramente un libro di saggistica letteraria è stato così fortunato. Insieme a Verifica dei poteri di Franco Fortini, pubblicato nello stesso anno, esso infatti ha aperto una nuova fase nell’ambito della cultura marxista italiana, animato da una passione rivoluzionaria e da una carica utopica davvero singolari, che ha pochi precedenti nella tradizione letteraria e culturale italiana. Scritto tra il 1962 e il 1964, nel clima di riviste come “Quaderni rossi” e “Classe operaia”, Scrittori e popolo ripercorre un secolo e mezzo di storia della cultura e della letteratura, dagli albori dell’ottocento fino ai primi anni sessanta, soffermandosi sui protagonisti della cultura letteraria italiana contemporanea che vengono riletti e interpretati con gli occhi del presente e con uno spirito iconoclasta e demolitore. Infatti, lo scopo principale che si prefiggeva Asor Rosa nel suo libro era quello di liquidare un certo atteggiamento politico paternalistico e rinunciatario assunto dagli scrittori italiani nel corso del tempo nei confronti delle classi subalterne, la politica culturale della sinistra tradizionale, la logica nazional-popolare e il progressismo post-bellico, il rapporto che si era instaurato tra movimento operaio e intellettuali, tra politica e cultura. Partendo da questa premessa, Asor Rosa accusa la maggior parte degli scrittori italiani di aver mantenuto nei confronti delle classi subalterne un atteggiamento di vago e “sussiegoso umanitarismo” e di asfittico provincialismo che ha finito per condizionare profondamente anche la ricerca letteraria, e di aver rappresentato le classi subalterne in maniera ottimistica, mitologica e mistificata, tanto che l’andata verso il popolo di molti di loro si è tradotto in un impegno generico, che ha finito per smarrire qualsiasi impronta classista e rivoluzionaria.

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francesco muzzioli sulle “nughette” di leonardo canella

https://francescomuzzioli.com/2022/12/20/nughette-il-portento-del-frammento/#more-2709

25 novembre, roma: dediche del secondo novecento

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venerdì 25 novembre, charles bernstein a napoli, alla fondazione morra

Charles Bernstein alla Fondazione Morra, Napoli, 25 novembre 2022

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l’evento facebook:
https://www.facebook.com/events/868500680946470

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ECO /ECHO
https://www.ilverri.it/index.php/le-collane/in-evidenza/eco-echo-detail

Traduzioni di Luigi Ballerini, Gherardo Bortolotti, Carla Buranello, Marco Giovenale, Milli Graffi

Eco/Echo raccoglie le poesie scelte dall’autore a partire da Senses of Responsibility del 1979 fino agli ultimi testi usciti quest’anno negli Stati Uniti in Topsy-Turvy. Ma non è un’antologia con testo a fronte. È un libro bifronte: da una parte i testi in inglese, dall’altra, capovolto il volume, le traduzioni curate dai poeti italiani che hanno collaborato con Bernstein nel segno di una poesia sperimentale e d’invenzione. Il volume accoglie inoltre un saggio di Bernstein sui rapporti tra poesia americana contemporanea e poesia italiana. Per Bernstein la eco/echo-poetica è pensare alla scrittura ­come forma di ascolto verso una “risonanza non lineare di un motivo che rimbalza su un altro. Ancora di più, è la sensazione di allusione in assenza di allusione. In altre parole, l’eco che sto cercando – è lo stesso Bernstein a dircelo – è uno spazio vuoto: l’ombra di una fonte assente”.

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Charles Bernstein (New York, 1950) poeta e saggista statunitense, fondatore e redattore con Bruce Andrews della rivista «L=A=N=G=U=A=G=E» (1978-81) e esponente di punta dei Language poets, ha insegnato alla State University of New York a Buffalo e alla University of Pennsylvania, dove è stato professore emerito in inglese e letteratura comparata. È co-fondatore e co-curatore, assieme ad Al Filreis, di PennSound (writing.upenn.edu/pennsound) e curatore e co-fondatore, con Loss Pequeño Glazier, di The Electronic Poetry Center (writing.upenn.edu/epc). Tra i libri più recenti: Topsy-Turvy (2021), Near/Miss (2018), Pitch of Poetry (2016), Recalculating (2013), Attack of the Difficult Poems: Essays and Inventions (2011), All the Whiskey in Heaven: Selected Poems (2010).

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links:

@ pennsound: https://writing.upenn.edu/pennsound/x/Bernstein.php

@ poetry foundation: https://www.poetryfoundation.org/poets/charles-bernstein & https://writing.upenn.edu/pennsound/x/Bernstein-readings.php

@ poets.org: https://poets.org/poet/charles-bernstein

@ poetry international: https://www.poetryinternational.com/en/poets-poems/poets/poet/102-29694_Bernstein

posts @ jacket2: https://jacket2.org/commentary/charles-bernstein

@ gammm.org:
https://gammmorg.files.wordpress.com/2013/03/Bernstein_Recantorium.pdf  https://gammm.org/2006/10/29/da-parsing-charles-bernstein-1976/ https://gammm.org/2014/03/31/what-makes-a-poem-a-poem-charles-bernstein-2004/ https://gammm.org/2014/02/06/la-contraddizione-diventa-rivalita-charles-bernstein-1983/

about Eco / Echo, in English:
https://slowforward.net/2022/06/19/new-from-il-verri-editions-eco-echo-poems-of-charles-bernstein-translated-into-italian/

“riga” per i cento del manga

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https://www.quodlibet.it/libro/9788822908971

“Oggi è il mio centenario; più esattamente, uno dei miei centenari”: così annuncia Manganelli su uno dei tanti giornali con cui collabora alla fine del 1980, proponendo di istituire il rito a rovescio della “scommemorazione”: sicché il 1880, per esempio, andrebbe celebrato quale “42° preanniversario della sua nascita”. Per festeggiare in modo adeguato il centenario della sua nascita (15 novembre 1922), ripresentiamo qui in forma completamente rifatta, e per tre quarti inedita, il volume di “Riga” uscito nel 2006, facendo tesoro di scoperte e ritrovamenti di suoi testi. Manganelli è un autore che pubblica più da morto che da vivo ed è diventato, nonostante tutto e come voleva Calvino, uno dei più acuti “interpreti del nostro tempo”. La spina dorsale del volume, insieme agli inediti (gli Appunti critici risalenti all’“archeologia” del ’48-56 e le trascrizioni delle conferenze per il Movimento di Collaborazione Civica), è costituita dall’ampia antologia della critica, con scoperte e ritrovamenti che coprono il periodo dell’attività in vita ma anche la ricezione dei suoi libri postumi: un materiale davvero significativo per capire cosa ha contato, e cosa conta ancora oggi, questo irregolare delle nostre lettere. Ben consci che Manganelli col suo sarcasmo i centenari li snobbava: “io punto ai millenari, s’intende uno ogni anno”.

“sapienziale”: un saggio di davide castiglione, online su ‘polisemie’

Davide Castiglione annuncia su fb l’uscita su Polisemie di “uno studio monstre (42 pagine)” in cui sviluppa “un modello stilistico-pragmatico per analizzare gli enunciati universali o almeno generali (sentenze, proverbi, stereotipi, tesi ecc.) in poesia” applicandolo “a quattro autori intensamente frequentati: Cristina Annino, Milo De Angelis, Marco Giovenale e Guido Mazzoni”, cercando inoltre “di ridefinire il controverso concetto di assertività, ancorandolo a ciò che in effetti fa il testo, proprio a partire da quella classe di enunciati”.

https://polisemie.warwick.ac.uk/index.php/polisemie/article/view/890/934

scrittrici crudeli / valentina presti danisi. 2022

Valentina Presti Danisi

Volevo scrivere un post sulle scrittrici crudeli, traendo spunto da alcune letture recenti che ho fatto, tanto per cominciare la raccolta di racconti “Un’innocente crudeltà” di Silvina Ocampo, il cui titolo mi ha appunto ispirato il tema. Casualmente poco prima avevo letto “L’ospite e altri racconti” di Amparo Dávila, dove pure si esprime una certa crudeltà, che mi pare però diversa per natura e intensità da quella di Ocampo. Nei brevi racconti di Ocampo la crudeltà (dei personaggi, delle storie, dell’autrice?) è a tutti gli effetti “innocente”, quindi di una gratuità senza accanimento, per così dire. Non è mossa da rabbia o in generale da motivazioni psicologiche di sorta, rientra diciamo nel gioco letterario. Per cui diverte abbastanza, almeno me, ma non la trovo catartica. Ocampo ha ovviamente una scrittura elegantissima e dei picchi di genio, ma nel complesso i meccanismi dei racconti possono risultare ripetitivi. Quindi una bella lettura, ma meglio se saltuaria.
Amparo Dávila ci mette quel carico di cupezza in più che per me significa amore a prima vista. Anche qui c’è molto gioco letterario, ma l’ho trovato meno “addomesticato” di quello di Ocampo, più feroce. C’è paranoia, c’è follia, c’è dell’inspiegabile. La mia impressione è che qui la crudeltà slitti dall’innocenza all’arbitrio. Ma c’è quel po’ di intenzione in più che la rende più comprensibile e vicina, sostanzialmente più umana. Nel primo racconto, “Frammento di un diario”, un uomo compila una propria scala del dolore e registra puntigliosamente a quale grado si trova nel corso delle giornate. Il “quotidiano esercizio del dolore” diventa la sua unica attività e scopo di vita. Al punto da scegliere di sbarazzarsi di chiunque, nel tentativo di creare un legame con lui, possa interferire (“Temevo che la sua semplice presenza potesse disperdere il mio dolore”). Poi qui avevo scritto due righe su un mio tentativo di stilare una scala del dolore, ma le ho tagliate.

Sempre per casualità (ma chissà), ho poi letto “L’età inquieta” di Anna Starobinec, una raccolta di racconti definiti in copertina “dell’orrore”. Ed effettivamente qui si vira con decisione verso il macabro. Le idee di Starobinec sono interessanti, ma purtroppo spesso gli epiloghi sembrano fungere da spiegone. Non a caso il racconto più riuscito, secondo me, è quello più surreale (“La famiglia”), dove l’autrice rinuncia saggiamente a dare una spiegazione degli strani fenomeni vissuti dal protagonista. L’inquietudine così è salva. Continua a leggere

date e dati su “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “ricerca letteraria” [prima parte], in ‘il verri’ n 75, feb. 2021

Marco Giovenale, Date e dati su “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “ricerca letteraria”
[prima parte]
in «il verri», n. 75, feb. 2021, pp. 110-124:

https://www.academia.edu/85155587/Date_e_dati_su_ricerca_scrittura_di_ricerca_ricerca_letteraria_prima_parte_

https://slowforward.files.wordpress.com/2022/08/mgiovenale-date-e-dati-su-ricerca-in-il-verri-n-75-feb-2021-pp-110-124.pdf

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sulla luna (audio) / marco giovenale. 2016-2019

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Sulla Luna (testo già comparso su «l’immaginazione» e «Poesia») in formato audio su RaiPlay: https://www.raiplaysound.it/audio/2020/02/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-5a7c1671-39ca-4e04-92d2-d4434c5180cb.html = https://www.raiplayradio.it/audio/2019/06/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-18822373-d7b7-4f1d-932f-960d4cd05f29.html (in séguito all’uscita su «Poesia», nell’ambito del ciclo https://www.raiplaysound.it/playlist/poetisullaluna a cura di M.G.Calandrone)

il testo:
https://slowforward.files.wordpress.com/2021/07/mgiovenale_-sulla-luna_-02-dic-2015-18-lug-2021.pdf

post precedenti:
https://slowforward.net/2021/07/19/sulla-luna-marco-giovenale-2015-2021/  https://slowforward.net/2019/07/24/sulla-luna-_-lettura-radio-tre/
https://slowforward.net/2019/07/29/poeti-e-prosatori-sulla-luna-rai-radio3-e-poesia-n-350-mariangela-guatteri-et-alii/

luca stefanelli: gli “attributi dell’arte odierna”, di emilio villa come ‘teatro della crudeltà’

da La modernità letteraria e le declinazioni del visivo, Pisa, ETS, 2018, tomo II, 2, pp. 143-150

https://www.academia.edu/49349659/La_parola_sfigurata_Gli_Attributi_dellarte_odierna_di_Emilio_Villa_come_teatro_della_crudelt%C3%A0_

     

N.b.: chi avesse difficoltà a scaricare il saggio di Luca Stefanelli, potrà trovarlo anche qui: https://slowforward.files.wordpress.com/2022/08/stefanelli-luca_-la-parola-sfigurata_-sugli-attributi-dellarte…-di-emilio-villa.pdf

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unwriting / jim leftwich. 2022

Unwriting
Jim Leftwich
Summer 2022
Nevada

Here it comes again, like an avalanche, oceanic, rolling across the desert, every imaginary uprooted route at once, enough to make you think it has a mind of its own, language cannot be trusted to mind its own business, sit down and shut up, work independently without disturbing others.

The word “unwriting” arrived most recently in my mind’s ear as a misreading of my first thing in the morning no glasses on handscrawled note about “the unwilling”.

What, then, is this unwriting? Is it a rewriting of a misreading? Is it an acknowledgement of misreading as rewriting? Is it the revelation of a parallel text, a parallel universe, another world is possible, the ancient branes of string theory, asemic messages encoded in those astonishing photographs from the James Webb telescope?

I think we know. Life is more than life. Language is more than language. Life is never life and life only. Life is beside itself with joy, beside itself with bewilderment, disbelief, semiosis, mitosis, osmosis, baskets of fish and loaves of bread, the news from far and near, some of which is true, the felt presence of experiential reality.

You can’t step in the same stream walking beside the lake, where the two creeks flow in from the mountains to the west, reading an old book of poems, remembering how it all got started in your tiny little life your tiny little world, what that small patch of the cosmos looked like 5 billion years ago, twice.

That is another reason, if not several, for wandering wide-eyed in the wonder, while the species is surely dying of its own devices, and there is no humanly semiotic future to care for our writings or unwritings, singing, between the two deserts, having driven ourselves softly or brutally insane, such that the human experiment seems to have failed entirely, if we can say so in some sort of poem, what hypothesis exactly was the experiment meant to test?

asemic writing and the tragedy of the absurd / jim leftwich. 2022

Jim Leftwich

Asemic Writing and The Tragedy of the Absurd
Summer 2022 / Utah

When I say absurd, I don’t mean quirky.
I don’t think absurdity is a variety of comedy.
Finding comedic relief in inconsequential weirdness does not qualify as an experience of the absurd.

Certain styles of comedy monetize a surrealist juxtaposition of clangorous items and/or ideas to elicit Spasms of Guffaw from a naptive audience. As such, they serve a purpose: to disguise the osmotic suffering of those immersed in the petroleus ooze of The Capitalist Ongoing.

The absurd does not organize itself in order to acclimate our minds around any of the currently available varieties of unbearable realities.

The absurd is: a variety of that which is incomprehensible within the human universe.

A mystery is: that which is uplifting because it is experienced as being incomprehensible within the human universe. We celebrate an encounter with mystery.

The absurd is experientially devastating, annihilating, a psychological sparagmos. We may, after a fashion, celebrate the fact that we experienced it and lived to tell the tale.

Asemic writing is capable of embodying, and conveying, the tragedy of the absurd. But only for the those who want that, who want that kind of thing. For those who do not want that kind of thing, asemic writing is also fully capable of being abstract art school dorm room wallpaper and glamping picnic tablecloth design. I know, I am not being very nice, I’m sorry. Did you by chance see Sun Ra and The Arkestra 40 or 50 years ago? They had The Look. Sparkling robes down to the floor, Egyptian Spaceman Hats 3-feet high. Marching around the stage, chanting, gesturing with their instruments towards the ceiling. I saw them with a few hundred other people in 1982 and not a soul was laughing. We’re they absurd? Absolutely. Sublime? Yes.

The Tragedy of the Absurd is experienced as a Magickal Absurdity. Asemic writing is capable of existing along that spectrum of experiences. I learned that in the late 1990’s as part of my introduction to the idea and the execution of asemic writing. I have never been able to want anything else from it.