piccole esortazioni romane al dono dell’ubiquità (o quasi)

piccole disperazioni romane: oggi praticamente in contemporanea alle 17:30 apertura mostra (e alle 19 talk) per il secondo dialogo del ciclo Doppia coppia, a cura di Alberto D’Amico, allo Studio Campo Boario; alle 18 inaugurazione della mostra Ornitomanzia, di Francesca Vitale, alla galleria Pavart; alle 18:30 inaugurazione della collettiva Homing al Teatro Vascello; alle 19 intervento di Carlo Alberto Sitta allo Spazio Pagliarani, sull’Archivio del Laboratorio di poesia di Modena.

“homing”: collettiva al teatro vascello, il 23 ottobre 2019

HOMING
12 nidi d’autore
a cura di Velia Littera e Carlo Gori

Vernissage mercoledì 23 ottobre, alle ore 18:30
Art Theatre Biobistrò
, via G. Carini 72, Roma

CALTANINO, ERIKA CAPOBIANCO, MARTA CAVICCHIONI, CARLO GORI, ANTONIO LA ROSA, CAROLA MASINI, FLAVIA MASTRELLA, ROBERTA MORZETTI, SANDRO SCARMIGLIA,  OLGA TEKSHEVA, SABRINA VENTRELLA, FRANCESCA VITALE

In occasione della settimana romana dell’arte, RAW 2019, la galleria Pavart presenta la mostra collettiva HOMING a cura di Carlo Gori e Velia Littera che sarà allestita nel foyer del Teatro Vascello a Roma. Gli artisti sono stati invitati a realizzare un “nido” che abbia ognuno una sua specificità artistica ben distinta, sia per contenuti che per tecnica.

https://www.facebook.com/events/2403853466521697

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linea 10 : collettiva per i dieci anni de la_lineaartecontemporanea

Linea 10

Collettiva per il decennale de La_lineaartecontemporanea

 

Opere di:

Bruno Aller, Gianni Baretta, Marina Bindella, Luigi Boille, Virginia Carbonelli, Andrea Carini, Roberto De Simone, Enrico Della Torre, Susanna Doccioli, Cristina Falasca, Bahar Hamzehpour, Carlo Lorenzetti, Federica Luzzi, Gianna Marianetti, Stefano Minzi, Isabella Nurigiani, Achille Pace, Laura Peres, Ernesto Porcari, Rossana Rossi, Guido Strazza, Mario Teleri Biason.

a cura di Simona Pandolfi

16 maggio – 14 giugno 2019

la_lineaartecontemporanea

Roma, via San Martino ai Monti 46

Inaugurazione 16 maggio 2019 ore 18.00

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a roma, oggi, 10 aprile, inaugurazione al mo.c.a. della mostra fotografica “botanico da marciapiede”, di alberto d’amico

Alberto D’Amico. Botanico da marciapiede
a cura di Matteo Piccioni
mostra fotografica allo
Studio Mo.C.A. 10 aprile 2019 – 19 aprile 2019
Roma, piazza degli Zingari 1

Lo Studio Mo.C.A presenta Botanico da marciapiede, una mostra fotografica di Alberto D’Amico, a cura di Matteo Piccioni, che si inaugura nella sede di piazza degli Zingari, a Roma, OGGI, 10 Aprile alle ore 19. Evento facebook: https://www.facebook.com/events/419114485325017/

La mostra e il titolo prendono le mosse dalla visione baudelairiana della città moderna, dalla figura del flâneur che attraversa le vie e le piazze senza uno scopo preciso, colpito da suggestioni estetiche che dovrebbero restituire un senso allo spaesamento che lo affligge.
Rispetto a quella del flâneur, che ha lo sguardo orientato in alto, agli edifici, la visuale di Alberto D’Amico si volge in direzione opposta, verso il basso, facendo della strada, o meglio, del marciapiede il piano di proiezione delle sue fantasmagorie.
Le immagini mostrate, colte distrattamente con lo smartphone e col piglio del dilettante, sono un suggerimento per esercitare lo sguardo in modo inusuale, cogliendo nella casualità e frammentazione del manto stradale – su cui sono disseminati oggetti, scarti, deiezioni ed elementi naturali – barlumi di significato. Tali figure appaiono all’occhio, ma soprattutto sul display del cacciatore nella loro inafferrabilità e nella dimensione sfuggente e inquietante tipica del sogno. In questi termini, il marciapiede, nelle sue infinite tessiture cromatiche, che spaziano in tutti i campi tonali del grigio, offre lo sfondo ideale per il manifestarsi di immagini latenti per le quali l’autore, come un botanico, propone una classificazione secondo una propria personalissima e instabile tassonomia.
Tale tentativo è nella sede della mostra condiviso con il pubblico, invitato a confermare o meno le proposte di identificazione di quelle forme, alla ricerca di spettri personali suscitati dalle proprie paure e dai propri desideri.

In mostra saranno presenti fotografie singole o composte in serie, su parete; altre, di piccolo formato, raccolte in un nugolo sospeso; altre ancora, disposte confusamente su un tavolo. L’idea è di restituire una sorta di gerarchia privata dell’autore e allo stesso tempo rimandare al laboratorio del botanico, dove il processo di identificazione delle immagini subisce una ulteriore messa a fuoco rispetto alla percezione iniziale.

Accompagneranno gli scatti anche due brevi video realizzati con il montaggio di foto e riprese tratte dalle “battute di caccia” dell’autore per le strade della città.

Il 16 aprile si terranno un reading dello scrittore Marco Giovenale che leggerà alcuni brani connessi al tema della mostra; e interventi sonori di improvvisazione del musicista Luca Venitucci.

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Lo Studio Mo.C.A. è uno studio di architettura e uno spazio espositivo fondato e diretto da Cinzia Bonamoneta nel 2002; è un laboratorio culturale dove le espressioni del linguaggio creativo si fondono; è un luogo intimo, quasi domestico, nel quale poter incontrare gli amici di sempre, dove si può essere spettatori o attori degli eventi che vengono mensilmente proposti.

Mo.C.A. nasce con il desiderio di creare eventi che sappiano coniugare la grande tradizione artigianale e artistica del passato con le esigenze della contemporaneità, promuovendo l’integrazione dei linguaggi che approfondiscono la conoscenza dell’uomo e la qualità del suo spazio. Comunicare cultura e creare delle catene di conoscenza dove ogni maglia è formata da una forma artistica è l’obbiettivo che lo spazio si pone attraverso i suoi eventi.

 

Alberto D’Amico ha avuto una formazione da videomaker (Centro Sperimentale di Cinematografia) e filosofo (Sapienza Università di Roma). I suoi video, alcuni in collaborazione con artisti visivi, sono stati presentati in gallerie d’arte, in musei e spazi espositivi di rilievo nazionale (Palazzo delle Esposizioni, Roma; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato) e numerosi festival, tra cui la 44. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. È il direttore dello spazio Studio Campo Boario, da lui fondato nel 1991, che ospita eventi di arte contemporanea, architettura, cinema, musica, teatro e altro.
La sua ricerca, pur privilegiando il video d’animazione come linguaggio principale, ha una vocazione transdisciplinare, spaziando tra i diversi codici espressivi, quali pittura, collage, fotografia e installazione. È interessato ai territori di confine, tra l’arte, il cinema, la scrittura e la filosofia.
Botanico da marciapiede è la prima mostra fotografica dell’autore.

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roma, 10 aprile, inaugurazione al mo.c.a. della mostra fotografica “botanico da marciapiede”, di alberto d’amico

Alberto D’Amico. Botanico da marciapiede
a cura di Matteo Piccioni
mostra fotografica allo
Studio Mo.C.A. 10 aprile 2019 – 19 aprile 2019
Roma, piazza degli Zingari 1

Lo Studio Mo.C.A presenta Botanico da marciapiede, una mostra fotografica di Alberto D’Amico, a cura di Matteo Piccioni, che si inaugura nella sede di piazza degli Zingari, a Roma, il 10 aprile alle ore 19. Evento facebook: https://www.facebook.com/events/419114485325017/

La mostra e il titolo prendono le mosse dalla visione baudelairiana della città moderna, dalla figura del flâneur che attraversa le vie e le piazze senza uno scopo preciso, colpito da suggestioni estetiche che dovrebbero restituire un senso allo spaesamento che lo affligge.
Rispetto a quella del flâneur, che ha lo sguardo orientato in alto, agli edifici, la visuale di Alberto D’Amico si volge in direzione opposta, verso il basso, facendo della strada, o meglio, del marciapiede il piano di proiezione delle sue fantasmagorie.
Le immagini mostrate, colte distrattamente con lo smartphone e col piglio del dilettante, sono un suggerimento per esercitare lo sguardo in modo inusuale, cogliendo nella casualità e frammentazione del manto stradale – su cui sono disseminati oggetti, scarti, deiezioni ed elementi naturali – barlumi di significato. Tali figure appaiono all’occhio, ma soprattutto sul display del cacciatore nella loro inafferrabilità e nella dimensione sfuggente e inquietante tipica del sogno. In questi termini, il marciapiede, nelle sue infinite tessiture cromatiche, che spaziano in tutti i campi tonali del grigio, offre lo sfondo ideale per il manifestarsi di immagini latenti per le quali l’autore, come un botanico, propone una classificazione secondo una propria personalissima e instabile tassonomia.
Tale tentativo è nella sede della mostra condiviso con il pubblico, invitato a confermare o meno le proposte di identificazione di quelle forme, alla ricerca di spettri personali suscitati dalle proprie paure e dai propri desideri.

In mostra saranno presenti fotografie singole o composte in serie, su parete; altre, di piccolo formato, raccolte in un nugolo sospeso; altre ancora, disposte confusamente su un tavolo. L’idea è di restituire una sorta di gerarchia privata dell’autore e allo stesso tempo rimandare al laboratorio del botanico, dove il processo di identificazione delle immagini subisce una ulteriore messa a fuoco rispetto alla percezione iniziale.

Accompagneranno gli scatti anche due brevi video realizzati con il montaggio di foto e riprese tratte dalle “battute di caccia” dell’autore per le strade della città.

Il 16 aprile si terranno un reading dello scrittore Marco Giovenale che leggerà alcuni brani connessi al tema della mostra; e interventi sonori di improvvisazione del musicista Luca Venitucci.

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Lo Studio Mo.C.A. è uno studio di architettura e uno spazio espositivo fondato e diretto da Cinzia Bonamoneta nel 2002; è un laboratorio culturale dove le espressioni del linguaggio creativo si fondono; è un luogo intimo, quasi domestico, nel quale poter incontrare gli amici di sempre, dove si può essere spettatori o attori degli eventi che vengono mensilmente proposti.

Mo.C.A. nasce con il desiderio di creare eventi che sappiano coniugare la grande tradizione artigianale e artistica del passato con le esigenze della contemporaneità, promuovendo l’integrazione dei linguaggi che approfondiscono la conoscenza dell’uomo e la qualità del suo spazio. Comunicare cultura e creare delle catene di conoscenza dove ogni maglia è formata da una forma artistica è l’obbiettivo che lo spazio si pone attraverso i suoi eventi.

 

Alberto D’Amico ha avuto una formazione da videomaker (Centro Sperimentale di Cinematografia) e filosofo (Sapienza Università di Roma). I suoi video, alcuni in collaborazione con artisti visivi, sono stati presentati in gallerie d’arte, in musei e spazi espositivi di rilievo nazionale (Palazzo delle Esposizioni, Roma; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato) e numerosi festival, tra cui la 44. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. È il direttore dello spazio Studio Campo Boario, da lui fondato nel 1991, che ospita eventi di arte contemporanea, architettura, cinema, musica, teatro e altro.
La sua ricerca, pur privilegiando il video d’animazione come linguaggio principale, ha una vocazione transdisciplinare, spaziando tra i diversi codici espressivi, quali pittura, collage, fotografia e installazione. È interessato ai territori di confine, tra l’arte, il cinema, la scrittura e la filosofia.
Botanico da marciapiede è la prima mostra fotografica dell’autore.

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nanni balestrini a bologna: 26 gennaio inaugurazione mostra @ af arte contemporanea

dal 26 gennaio al 22 marzo

INAUGURAZIONE 26 gennaio h. 18:30 – 20:30

AF arte contemporanea
via dei Bersaglieri 5/e, Bologna
t 051 229544,
info@af-artecontemporanea.it
http://www.af-artecontemporanea.it

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a l’aquila, dal 14 dicembre: “scrivere liberi”. scritture sperimentali e di ricerca dagli anni sessanta ad oggi

locandina

A L’Aquila, venerdì 14 dicembre 2018, alle ore  18:00, presso la sede del  MU.SP.A.C. in Piazza d’Arti, sarà inaugurata la mostra  SCRIVERE LIBERI. Scritture sperimentali e di ricerca dagli anni Sessanta ad oggia cura di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi.

Il tema della mostra è quello della lingua liberata, del gioco e della libertà grammaticale, dell’attraversamento dei confini delle parole, della sperimentazione sulla lingua, delle scritture di ricerca verbo visive, concrete e asemantiche, dagli anni Sessanta fino ad oggi.

Argomenti centrali per il MU.SP.A.C., che da sempre ha prestato attenzione alla stretta reciprocità tra le varie forme espressive del linguaggio artistico.

La relazione tra poesia, arti figurative, suono, teatralità, nasce per la prima volta nelle  Parole in libertà di Filippo Marinetti, nell’avanguardia globale del Futurismo, come strumento linguistico per tradurre in modo efficace la nuova sensibilità per le grandi scoperte filosofiche e scientifiche dei primi anni del Novecento (“il tempo e lo spazio morirono ieri”). Facendo entrare l’Arte nella Vita e la Vita nell’Arte, le  Parole in libertà “orchestrano i colori, i rumori e i suoni, combinano i materiali della lingua e dei dialetti, le formule aritmetiche e geometriche, i segni musicali, le parole vecchie, deformate o nuove, i gridi degli animali, delle belve e dei motori” (F.M.).  Sono “analogie disegnate” in cui il senso della parola è descritto anche graficamente dal modo in cui la parola è disposta, per poter essere interpretata teatralmente, come una partitura musicale.

La poesia di ricerca, concreta, visiva, fino alle sperimentazioni asemiche e puramente grafiche è continuata all’indomani della seconda guerra mondiale, proprio dalla necessità di espatriare dalla lingua, per liberare le parole, il mondo e se stessi.

Da subito si è sviluppata una furiosa e giocosa stagione poetica, internazionale, transterritoriale, fatta di sconfinamenti e superamento di barricate e steccati linguistici, tra  jeux des mots, versi, calligrammi, nonsensi, disseminazioni, girandole sillabiche, materiali verbali, euforie alfabetiche, verso terre nuove, per disfarsi dal significato e vivere senza più linguaggi, patrie e ragioni grammaticali.

L’operato di quei felici distruttori di tutte le lettere e di tutti gli alfabeti non è mai cessato e continua nei territori della ricerca verbale odierna, ancor più che nel passato, sognando una lingua catastrofica, extraterritoriale, fluida, imprendibile, che non si lasci parlare e afferrare, che non persuada e commercializzi il mondo e il sentire: un progetto esemplare di scritture di ribellione (asemantiche, infantili, non allineate, disubbidienti, incomprensibili, sbagliate) non da “leggere” ma da “vedere”, con tanto di sparizione elocutoria di ogni io in vista di uno spazio  verbovocovisuale, dove smarrirsi irrimediabilmente e da cui non fare più ritorno. Rappresenta la felicità di aggirarsi per i territori senza franchigie e confini della poesia, tra suoni, balbettii, sillabazioni, lallazioni, tartagliamenti, disgrafie, in un grande omaggio alla lingua e ai regni dell’insignificanza, alla dimestichezza con l’insensatezza e le assurde e poco serie giustificazioni dell’arte del far versi e creare suoni.

Come scriveva Emilio Villa, maestro di tutti: “Noi vogliamo portare in vista, in aura, in posta, in area l’esperienza fondamentale di vivere senza linguaggi, asportando e tagliandoci la lingua, per non parlare, per non leccare, per non morire”

In mostra i più importanti protagonisti, storici e attuali, di questa avanguardia, da Hansjörg Mayer con le leggendarie edizioni “futura” a Timm Ulrichs, Klaus Burkhard, Max Bense, Reinhard Döhl, Bob Cobbing, Ben Vautier, Ilse e Pierre Garnier, Eugen Gomringer, Hiro Kamimura, Yoko Ono, Augusto De Campos, Ferdinand Kriwet, Henri Chopin, Gerhard Rühm, Jiri Valoch, Endre Szkárosi, Katalin Ladik, Anne Tardos, Tóth Kinga, Soós Gergő, Szilágyi Rudolf, Lucinda Sherlock, Jean-Crtistophe Giaccottino, Anneke Baeten, Robert Keith, Emilio Villa, Carlo Belloli, Adriano Spatola, Arrigo Lora Totino, Anna Oberto, Giovanna Sandri, Patrizia Vicinelli, Irma Blank, Mirella Bentivoglio, Elisa Montessori, Rosa Foschi, Luca Patella, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Enzo Patti, Ivana Spinelli, Laura Cingolani, Gianni Garrera, Francesco Aprile, Francesca Biasetton, Federica Luzzi, Jessica Japino, Rafael González, Jim Leftwich, John M. Bennett, Federico Federici, Carl Baker, Max Renkel, Axel Calatayud, Sacha Archer, Dirk Vekemans, Mike Getsiv, David Kjellin, Rosaire Appel, Lina Stern, Matteo Fato, Valeri Scherstjanoi, Petra Schulze-Wollgast, Dona Mayoora, Luis González Boix, Luc Fierens, Fabio Lapiana, Carmen Racovitza, Laura Ortiz, Tchello d’Barros, Cecil Touchon, Miriam Midley, Johannes S. H. Bjerg, Cecelia Chapman per citarne alcuni: tedeschi, ungheresi, svizzeri, italiani, giapponesi, brasiliani, rumeni, russi, francesi, finlandesi, portoghesi, svedesi, canadesi, australiani, ucraini, polacchi, americani, insieme felici sovvertitori di tutte le lettere e di tutti gli alfabeti.

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MU.SP.A.C.
Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea

L’Aquila, Via P. Ficara – Piazza d’Arti

www.muspac.com

+39 338 2374725

http://www.muspac.com/2018/12/02/scrivere-liberi/