Archivi tag: poeti italiani

per una prima classificazione teratologica dei versificatori italiani contemporanei / differx. 2022

ossidati dai clichés, flarfer inconsci, brutalisti del kitsch, divoti dell’iperbato, retori del buonismo, o del cattivismo, cannibali anziani, ri-avanguardiani a serramanico, neolirici con o senza clava, adolescenti possiamo darci del tu, politici detentori di memorie, fornaretti dell’undicesima sillaba, nati nel ’57 (1857), nihilisti da stadio, jeunesse dorée, pozzetti sifonati di gioia, confessional proprio fiduciosissimi, confessional abitati da dubbi, plettri che rimpiangono la chitarra, aniconici, aruspici, metallari, metaforuti, lessicanti del contorto o del piallato, papà parà neodadà, parenetici, predicatori laici o in paramenti, friggitori romagnoli, lineilombardi, cultori del generico, del generalizzante, mitomodernisti, liricantropi, metricisti OCD, nani neocrepuscolari, neofuturisti con la fissa delle maiuscole in giro sul foglio, gregari del grigio svizzero, barellieri che soccorrono l’ermetismo, appartati, rimanti di primo o medio Novecento, gagà colorati, intronati da Campana, mantidi, neopavesiani, belliani che si scoprono trilussiani, patiti degli agnoli di Rilke, fulminati con l’agnolo di Benjamin, strapaesani, tassidermisti celaniani, rapper mancati, trapper riusciti, trappisti dell’ultimo Rebora, cristinecampo, zanzottiani senza Lacan, lacaniani senza Zanzotto, om om con Jung & oriente a pioggia, contenutistə, contenudistə, latinisti in pensione, notai sognanti, ospiti ingrati, disimpegnati dilicati, disimpegnati col formaggio piccante, giallisti che però guarda cosa avevo nel cassetto, criptofascisti col vocabolario adamantino, rondoni allevati a pirlerie ogm, psichiatri che amano Totò, psichiatri che non capiscono Totò, sperimentali pentiti cangiati in sottoRodari, mele secche, bruciati dal beat, editor con sacca lacrimale reggitrave, marchesini che escono alle cinque, oulipiani, infanti prodigi d’infanzia, rimbaudini coi loro verlainini, preti ma laicamente, briachi di edizioni numerate da 1 a 2, poeti non professionisti che tuttavia, poeti incurvati colla paglietta e il bastoncino, dantisti, fanerogame, prosinprosi, toglietemituttomanonSereni, instagrammer, sfigati su Reddit, sfigati senza nemmeno Reddit, agopuntori dell’haiku, petrarcaici, siliconatori di poemesse, mandriani del verso lungo, inguainate nei tubini al reading, occhioni celesti nelle stories fb, bruchi vellicabili galanti con le coetanee d’Ariosto, drudi pallidi, pallidissimi, semi-invisibili, invisibili del tutto

[continua]

le tossine del romanticismo (2)

È impensabile che un movimento di grandi dimensioni non rilasci nel tempo, anche una volta esaurito il suo senso storico, le proprie tossine. Eventi profondi hanno logicamente conseguenze di lunga durata. Così il Romanticismo. Che infatti periodicamente si ripropone, addirittura in un secolo, come il Novecento, che di suo ha fatto di tutto per affrancarsene.

Ed è così che nei poeti italiani, segnatamente negli anni Ottanta, in termini di poetica e insieme di editoria (Mondadori, Specchio, orfismi ecc.), e poi da circa cinque-sei anni in qua, ad opera di generazioni nuove che un tempo sarebbero rimaste fisse e senza eco, in un coltivato sottobosco, si produce e riproduce neoromanticismo.

E poiché questo ha – come alleati – lo spettacolo da una parte e lo spettacolo dell’editoria dall’altra, può

1) ambire a qualche vendita in più (in una situazione antropologicamente, culturalmente devastata da metà anni Novanta a oggi),

2) parassitare anzi deforestare gli ecosistemi alternativi,

3) proseguire nella sua operazione di valorizzazione del confessional, dell'”impegno” in affanno pompier, del citabile banale, del bel canto, dell’aproblematico, del limpido-secco o limpido-barocco (indifferente la sintassi: è “il limpido” linguistico la dominante).

le tossine del romanticismo (1)

la situazione in poesia / differx. 2022

flarf irriflesso. un altro esempio / differx. 2021

adesso è più chiaro quello che intendo per kitsch (e kitsch incosciente) anche in poesia? o flarf irriflesso.
(il flarf propriamente detto è invece ‘intenzionalmente’ kitsch, ‘vuole’ far raggricciare di orrore).
 
sono sicuro che lo scultore di Padre Pio può motivare con ragioni ritmiche (e rimiche) millimetriche la sua opera. dirci il perché dell’inclinazione, della pesantezza della struttura, del volto ardito del frate, della rampa di lancio o sbilanciamento, del cappuccio che svolazza con effetto “fiamme di Ghost Rider”, del corpo bucato, a cassetti, e incastrato anzi ‘incriccato’ dell’eroe della fede. sono sicurissimo. immagino riferimenti a Dalì, Savinio, cubismo, bizzarrie seicentesche, Giovanni Battista Bracelli, la Marvel.

l’opera è iper-motivata: da elementi di ‘necessità’ formale. ne possiamo essere certi. in ogni sua parte e nel complesso morfologico/semantico si ‘spiega’. ha struttura.
ma?
ma è irrimediabilmente inconsapevolmente orrenda, pacchiana.
imbarazza, fa ridere, stop.

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nelle foto:
il monumento a Padre Pio (Benevento), un’opera di Bracelli, i prevedibili robottoni (Daitarn 3 in testa), e il pregevole/ironico tavolino cubo di Antartidee.

globo-macchina del tempo vendesi/ differx. 2020