il testo sulla mostra di alberto d’amico: in academia.edu

da diverso tempo non aggiorno la mia pagina Academia.
spero di farlo al più presto, inserendo nuovi materiali più o meno recenti.
oggi stesso ripubblico lì il file della piccola annotazione che ho dedicato alla mostra Botanico da marciapede, di Alberto D’Amico: https://www.academia.edu/39163960/Irritabilit%C3%A0_e_irricomponibilit%C3%A0_del_mondo._Una_nota_su_Botanico_da_marciapiede_mostra_di_Alberto_DAmico_alla_galleria_Mo.C.A._2019

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(come) nasce la scrittura / mg. 2010

I. conclusione in forma di introduzione

a Uruk, circa cinquemila anni fa, la scrittura nasce da un appiattimento del segno sul segno. da una semplificazione che in effetti è una irrorazione di complessità.

nasce cioè da un’adesione del segno esterno di un contenitore al segno interno tridimensionale, che significa(va) gli oggetti della transazione.

II. storia
0 _ le fasi, in sintesi:

A _ merci di scambio nel mondo reale: commercio

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irritabilità e ‘irricomponibilità’ del mondo. una nota su “botanico da marciapiede”, di alberto d’amico / mg. 2019

Non solo come residuo e margine di sé, non solo per frammenti, ma proprio in senso ampio/assoluto tutto intero il labirinto in cui lo sguardo ci scarrozza ogni giorno è irritato, arrossato, sfregiato, sfregato fregato dal senso. Non se ne esce, in tanti sensi, in nessun modo.

Così l’osservazione dei riquadri di Alberto D’Amico (*) è l’osservazione già delle cose come stanno normalmente, colte nel loro delirante aprirsi in sfondi a cannocchiale, prospettive inevitabili di somiglianze. Le parentesi in sequenza, graffe quadre tonde, non smettono di fabbricare il mondo, riorientarlo. (Almeno quello percepito, l’unico che si sa).

Una busta somiglia inevitabilmente al danzare, una macchia è un abito, un abito verde assottigliato diventa riga significativa.

Occasioni di esperienza di passaggio: passaggio di cosa? Dell’esperire (sensato, appunto) in quanto tale.

Afferrato per le code, tante, degli occhi di Argo. (Erano cento).

mg

(*) facebook.com/events/419114485325017/
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contenuti (da “oggettistica”) / marco giovenale. 2013-…

Non è vero che è senza contenuti. È pieno di contenuti. Hanno dovuto fare delle canaline per portarlo. Ha tutte delle grondaie intorno per quando i contenuti fuoriescono. Lo osservano da fuori, anzi, e anzi hanno paura che scoppi, tanto è pieno di contenuti. Addirittura incombono. Usano questo verbo, incombere. Si pigliano pure la briga, anzi l’incombenza, di inventariare i contenuti, con disperazione, proprio per il loro numero. L’aspetto quantitativo, come si dice, schiaccia l’aspetto qualitativo.

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[già in Nazione indiana, 25 giu. 2017: https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/prove-dascolto-8-marco-giovenale/]

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“e.”, da “il paziente crede di essere / marco giovenale. 2016

In occasione dell’incontro dal titolo “Quasi tutto in prosa” (Upter, Roma, Centro di poesia e scritture contemporanee, 6 maggio 2019, h. 17:30, https://slowforward.net/2019/05/06/oggi-6-maggio-quasi-tutto-in-prosa-upter-con-luigi-magno-massimiliano-manganelli-vincenzo-ostuni-e-mg-e-il-libro-quasi-tutti/) organizzato a partire dal libro Quasi tutti (Miraggi Edizioni, 2018), di Marco Giovenale, una lettura dal precedente libro di prose, Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens, 2016).