Archivi tag: scrittura asemica

installance #0160, asemic piece with expiry date

i. 0160 (recto)

i. 0160 (verso)

installance n. : # 0160
type : asemic leaflet (recto) with expiry date (verso)
size : ~ cm 4,5 x 2
records : highres shot
additional notes : abandoned
date : Jul 19th, 2021
time : ~ 8:38am
place :  Rome, via Leopoldo Nobili
footnote : none
copyright : (CC) 2021 differx

dal 16 luglio: mostra di asemic writing di andrea astolfi ad atri (teramo)

mai successo prima_ Andrea Astolfi
Fondaco Scalone, Largo Forcella 8, Atri
opening 16/07/2021, h. 18:30
16/07/2021 – 23/07/2021

to Federica

“mai successo prima” si compone dei più recenti lavori dell’artista relativi la pratica dell’asemic
writing.

Testi critici di Francesco Aprile e Antonio Francesco Perozzi.

memoria: la prima installance, 24 agosto 2010 / differx. 2021

la prima installance, 24 agosto 2010:
https://installance.blogspot.com/2010/08/installance-001-asemic-sibyl.html

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ora il vecchio blog è di nuovo in funzione (reso di nuovo visibile).
arriva fino al 15 giugno 2015.

dopo quella data, tutte le installance vecchie sono state caricate anche su slowforward, e le nuove vengono inserite solo su slowforward.

installance.blogspot.com, dunque, di nuovo visibile, resterà esclusivamente come archivio sequenziale. per ricostruire le vicende dal 2010 al 2015.

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foto dal workshop del 7 luglio 2021, all’istituto svizzero di roma

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see facebook.com/differx/posts/10158173011597212

+ slowforward.net/2021/07/07/stamattina-un-seminario-sulle-forme-della-scrittura-e-del-libro-contemporaneo-e-lasemic-writing/

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su quale binario arriva il treno, e quando / differx. 2021

Alcune citazioni in corsivo da questo articolo  di Fabrizio Spinelli su RivistaStudio, e mie risposte o annotazioni:

Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma l’impressione è questa: che la poesia abbia smesso di vivere nel proprio tempo, di raccontare il proprio tempo, di cercare una forma adatta al proprio tempo – e che invece insista su problematiche unicamente formali, “poeticizzi” oppure al contrario esaurisca gli ultimi empiti di avanguardia, si richiuda in una lallazione autistica.

Insomma o in un’ampolla o nell’altra. Dalla clessidra non si esce, neanche quando ti capovolgono (e succede in continuazione).

La poesia, negli ultimi decenni (generalizziamo? Sì, generalizziamo), ha smesso di fare quello che tutta la poesia seria ha sempre fatto: cantare la condizione dell’uomo nel proprio tempo. E per un poeta nato negli anni ’70 o ’80 il problema non è secondario: come si fa? Come cantare l’ipermodernità capitalista, Amazon, il razzismo sistemico, le disuguaglianze sociali, l’ondata di femminicidi, come cantare Internet, i problemi di sostenibilità cognitiva del nuovo terziario diffuso, la crisi economica, Minecfrat, Tinder, la depressione, lo sport in tv?

Ma perché generalizzare? (E perché “cantare la condizione…”?; ma questa è un’altra faccenda).
Comunque, una botta di pubblicità biecamente autoreferenziale: “Le prose qui raccolte mostrano vicende e affermazioni al limite del surreale, e allo stesso tempo pienamente reali: parlano di alberi, democrazia, psicofarmaci, tasse, doppiaggio, Testaccio, corsi di chef, scatole nascoste, gente che ha il diritto di sapere, impiegati di banca in campagna, recintati. E poi ancora schermi, romanzi morali, mobili in vendita, Poseidone e altri dèi, microfoni e corrieri, locali di successo, per giovani, cantanti e carte di credito, YouTube, levrieri, interviste, e un generatore casuale di repubbliche” (https://ticedizioni.com/collections/chapbooks/products/la-gente-non-sa-cosa-si-perde-giovenale). (Avrò cantato una qualche condizione? Boh. O sarò stato lallante & autistico? Chissà).

Sono domande che ogni poeta dovrebbe farsi, prima di comporre l’ennesimo testo breve dal significato altamente elusivo o l’ennesimo collage asemico che risponda al concetto di schizofrenia dell’uomo moderno secondo Deleuze e Guattari

Se per “collage” si intende qualcosa che riguarda la poesia o il montaggio di versi leggibili, vedo che continua adamantina la confusione tra “asemic writing” e scrittura lineare (di ricerca, che ovviamente equivale a incomprensibile o pervicacemente estranea alla “condizione dell’uomo” contemporaneo).
Quella tra scrittura lineare e asemic writing è una confusione (certo involontariamente) fake che si può far risalire al 2013, e che ormai si è memizzata, è diventata un luogo comune. Va corretta, comunque, sennò proseguirà a diffondersi. (Lo so: non sarà corretta, e lo so: proseguirà a diffondersi). (Peace).

Disamina finita.

Beh, insomma…

Ora parliamo di Claudia Rankine

Thumbs up.

…lo sperimentalismo di Liv Hejinian e di altri poeti in odore di L=A=N=G=U=A=G=E…

Occhio, non “Liv”: è “Lyn” Hejinian. Un’occhiata a slowforward non guasta: https://slowforward.net/?s=hejinian. Hejinian, in ogni caso è stata tradotta per (conosciuta e fatta conoscere da) quegli oscuri antilirici punk di gammm nel 2007 ed è presente anche in forma cartacea dal 2012 grazie alla collana ChapBooks di Bortolotti e Zaffarano, insieme a una robusta flottiglia di autori (non solo langpo) stranieri e italiani che (teste Picconi), sono assai assai meno interessati a una diatriba fra lirici e sperimentali, rispetto ad altre distinzioni e ramificazioni. (Che non sempre tutti i critici condividono, ma questo è il bello della letteratura). (O sarebbe. Se qualcuno mai leggesse).

§

Citazione in explicit (che – sono certo – verrà data per scontata, e daccapo verranno non effettivamente letti gli autori che vi sono nominati):

[…]
Tarkos semplicemente descrive quello che vede. Non ci dice ciò che dovremmo vedere. Simile anche in questo a [Corrado] Costa, non ha firmato in nostra vece un accordo retorico in base al quale venga deciso come noi stessi interpreteremmo i dati di realtà (di cui ci parla): parla, [Christophe] Tarkos, di un oggetto e nient’altro, non proietta sulla distanza che ci separa da lui le regole secondo le quali dovremmo, noi che leggiamo, funzionare.

Osserviamo il primo dei Sette anacronismi – scelti dal più ampio Anachronisme, P.O.L., Parigi 2001 – tradotti da Michele Zaffarano nella collana ChapBook di Arcipelago (http://gammm.org/index.php/chap/).
[…]
Brani come quelli di Costa (così come potremmo prenderne dal Porta di Partita, o dal Balestrini di Tristano, da testi di Mariangela Guatteri o Andrea Inglese) vengono additati dal cipiglio di chi non ama la scrittura di ricerca come testi… complessi, addirittura malati di “strutturalismo”, nostalgici di Laborintus, indecifrabili: oscuri. Ci si può legittimamente domandare cosa ci sia di indecifrabile in Retro di Costa, o in Tarkos, o nel brano di Ida Börjel Una storia senza chiasso, dalla serie Europeiska Midjemått, tradotto dall’inglese da Gherardo Bortolotti (cfr. http://gammm.org/index.php/2009/04/16/da-europeiska-midjematt-ida-borjel-2001-ii/)
[…]

[ da https://puntocritico2.wordpress.com/2013/11/19/costa-volta-il-nastro-unorigine-delle-scritture-nuove/,
già in «il verri», n. 52, giugno 2013, pp. 178-182 ]

Ah il 2013! Che anno ragazzi!

§

Uhm, dimenticavo:
https://slowforward.net/2020/08/25/antonio-syxty-legge-lyn-hejinian/

e

Gherardo Bortolotti, La scoperta dell’america (2007):
https://slowforward.net/2007/09/19/g-bortolotti-la-scoperta-dell-america/

“se vai in libreria trovi Bonnefoy, non Tarkos, Espitallier, né tutti i nomi che gammm.org traduce (sono parecchi). trovi il beato beatificato beat, non Derksen, ma nemmeno Bernstein, Hejinian, Silliman, Watten…” (2009):
https://slowforward.net/2009/12/20/note-sulla-prosa-un-commento-da-nazione-indiana/

Settembre 2010:
https://slowforward.net/2010/09/08/9punti/

Nel 2013 (daccapo) quanti leggevano le finalmente tradotte Hejinian, DuPlessis, Quintane?
https://slowforward.net/2013/02/27/7marzo-roma-nuovi-chapbook-arcipelago/
Nota bene: “noi” (gli incomprensibili asemici punk) non presentavamo questi libri nel baretto sotto casa, ma nella Sala Capizucchi del Centro di Studi italo-francesi, a Roma, in piazza Campitelli 3, a due passi dal Campidoglio, grazie a Luigi Magno, di e per l’Università RomaTre. Come del resto si era fatto nel 2012 con numerosi autori lì chiamati per un convegno; e poi nel 2014 con la presentazione degli atti. La presenza di Gleize a Roma (per il convegno del 2012) aveva perfino riscosso l’attenzione dell’allora ancora esistente “Unità”, ma in quanto a presenza di pubblico diciamo che non avevamo avuto propriamente un effetto stadio. Senza contare che nei mesi o anni successivi l’esistenza degli oggettivisti vecchi e nuovi avrebbe suscitato nel giornalismo cartaceo (e nella critica allitterante) una favolosa ondata d’indifferenza, e in siti e blog tutt’al più si sarebbe avuta qualche puntura piccata e un prevedibile malumore di sottobosco.

Il reale arriva, arriva sempre. Sono gli italiani (alcuni) a restare seduti su un altro binario.

§ § §

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stamattina, un seminario sulle forme della scrittura e del libro contemporaneo, e l’asemic writing

All’Istituto svizzero di Roma, oggi, tra poco, continua la lecture sull’asemic writing, o “scrittura desemantizzata” (come diceva Tomaso Binga e come Jim Leftwich suggerisce di dire), e su alcuni aspetti e materiali di scritture sperimentali e verbovisive. Il seminario, a differenza di ieri, è riservato agli allievi della Summer School ospitati dall’istituto, ma presto qui o su facebook pubblicherò foto dei moltissimi oggetti, libri, plaquettes, esempi di esoeditoria et alia multa di cui parlerò.

Ospiti di ieri sono stati Giulio Marzaioli per e con Benway Series, e Sara Davidovics con la performance e libro Azimut.

installance #0158, unstable asemic polyptych

installance n. : # 0158
type : series of 4 asemic micro-panels assembled together
size : ~ cm 7x7
records : highres shot
additional notes : abandoned
date : Jul 3rd, 2021
time : 6:19pm
place :  Rome, v.le Campo Boario
footnote : none
copyright : (CC) 2021 differx

from semic to asemic: rome, swiss institute, jul. 6th, 2021

06.07.2021

From semic to asemic: writing, artists, books

Conference, Summer Schools, Roma/Online

H16:00-20:00
Entrance via Liguria 20
Live streaming

The encounter will be held in English. Limited capacity of seats.
Register here to attend the event in presence

The event can also be followed online on Zoom.
Register here to participate.

On the occasion of the Summer School Rome – Dimensions of the book, a project which is part of the Master of Fine Arts Program at Zurich University of the Arts (ZHdK), Istituto Svizzero hosts an encounter with the interventions by Sara Davidovics, Marco Giovenale, Giulio Marzaioli and Nils Röller.

https://www.istitutosvizzero.it/conferenza/from-semic-to-asemic-writing-artists-books/

domani a lucca, micromostra_ differx’ asemics

questo e altro, a Lucca, dal pomeriggio di domenica 20 giugno @ Borda!Fest – Xtraborda! Settima Edizione. nel parco di fronte al Foro Boario, dalle 17 circa.

grazie a BORDA Fest – Produzioni Sotterranee

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http://www.ikona.net/marco-giovenale-enciclopedia-asemica-asemic-encyclopaedia/

20 giugno, mg a lucca, per una lettura al borda!fest

domenica 20 giugno alle 19:30 MG a Lucca, nel parco davanti al Foro Boario, accanto allo skate park lungo il fiume, @ Borda!Fest – Produzioni Sotterranee (18, 19 e 20 giugno) a leggere e a parlare di scritture di ricerca, prosa in prosa, materiali verbovisivi & scritture asemiche.

pagine da La gente non sa cosa si perde (TIC Edizioni) e Delle osservazioni (Blonk), e inediti da Oggettistica.

in dialogo con Chiara Portesine

non mancheranno materiali asemici, esposti, e osservazioni sull’Enciclopedia asemica (IkonaLiber).

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qui il programma dei tre giorni del festival: https://bordafest.noblogs.org/

https://instagram.com/bordafest

the idea of a “transition strategy” / differx — 11 apr 2021

Rosaire Appel, Listening is a way of walking

Rosaire Appel, Listening is a way of walking

Rosaire Appel: “asemic writing is also a way of leaping forward into territory not yet conceptualized… a transition strategy perhaps” (Jun 10, 2011, post to the ASEMIC Google Group, now @ https://archive.org/stream/AsemicWritingDefinitionsAndContexts19982016/Asemic%20Writing%20Definitions%20and%20Contexts%201998-2016_djvu.txt)

I really like Rosaire Appel’s idea of a “transition strategy”.

Often the signs of an ongoing research are not covered nor coded nor represented by any known “language”. They actually build-and-deconstruct some kind of new (non)language.

And it seems to me that our definitions often fail to grasp the flickering borders of the asemic land. It seems like we are (happily) dealing with aesthetics, rather than linguistics.

More. (And incidentally:) I ask myself: do we absolutely need definitions? Or do definitions & theory rather belong exactly to the territory we are just flying away from?

Tim gaze : “asemic writing says what I cannot say in words” (from a text in the muse apprentice guild).

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via da medium

per un tratto di tempo recentissimo e brevissimo ho pensato che Medium potesse rappresentare, almeno per me, un’alternativa non insensata all’idea di sito.
tolte però le differenze tra utenti Apple e PC/Android (esistenti, e in parte penalizzanti per i non-Apple), l’aspetto economico ha comunque pesato in maniera decisiva per farmi ricredere.

alla fin fine un frontale (e al 99% anglofono) pay-per-read interessa tutti su Medium: e non solo  quelli che pur non occupandosi di alta moda, scarpe da tennis, televisione o gossip, “producono contenuti”, ma anche quelli che vorrebbero semplicemente leggere testi su  questioni aperte in zone dell’arte contemporanea propriamente sperimentali, dunque giocoforza “di nicchia”.

e a mitigare la rozzezza della macchina non basta la clausola che dice che Medium retribuisce i blogger più seguiti; dato che l’essere più o meno seguiti rientra nella medesima logica. invece di accumulo di denaro c’è accumulo di lettori. che vengono quindi “monetizzati”. (ricordo sempre il breve intervento di Grifi sulla produzione di spettatori).

più in generale, la progressiva capillare brandizzazione delle comunicazioni in rete, e l’invadenza — oltre che l’inaccettabilità politica in molti casi — delle strutture informative e in senso ampio mediali (qui parlo in generale, non di Medium), mi convince sempre di più dell’idea di frequentare (per ora: anche) spazi radicalmente diversi. è il motivo per cui ho un blog su noblogs.org, per dire, e cercherò di lavorarci nei prossimi mesi.

ad ora, tuttavia, gli ormai 18 anni di mia invenzione e condivisione ininterrotta e gratuita di materiali attraverso slowforward.net e gli spazi web che slowforward ha inglobato, per un totale, ad oggi (11 giugno 2021), di quasi 13600 post, sono un buon motivo per continuare su WordPress.

già da qualche giorno ho preso a riproporre (e magari arricchire / variare) qui su slowforward cose uscite nella mia rapida avventura sulla piattaforma Medium, che saluto senza illusioni ma anche senza rancore. (oltretutto continuando a usarla per collaborare a Repository Magazine).

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carlyle baker: “tropes”

of course the asemic is absurd / jim leftwich. 2021

If I am writing about the word “asemic”, I am thinking about patience and persistence. I am thinking about failure as a source of energy, as that which keeps an absurdist idea of enlightenment alive and almost thriving. Standing in the absurd center of the asemic universe, we are surrounded by unexamined exits and entrances, unexplored starting-points, multiple escape-routes leading out in all directions. 
We need to synchronize our watches, then throw them all away. We need to get on the same page of the same map-book, then throw all the maps away. We need to set our compasses, and throw them away. We must promise each other to get together, at some unspecified time and place, later in our lives, to define our terms and make public our consensus definitions. Until then, we have some exploring to do, some making and some thinking, some reading and some writing.
Tim Gaze wrote, in an email responding to my recent texts (05.21.2021), that “asemic is an absolute state, whereas desemantizing is a process or matter of degree”.
He also wrote in the same email that he “consciously let go of asemic writing several years back”.
On January 27, 1998, I wrote to Tim, saying “the asemic text would seem to be an ideal, an impossibility, but possibly worth pursuing for just that reason.”
Desemantized writing is not an ideal, is not an impossibility. It is a very specific kind of writing, produced for very specific reasons. To desemantize writing is to intentionally make it less readable, less capable of participating in the language-game of giving information. 
We might aspire to the absolute state of asemic writing, producing beautiful and/or provocative failures in our quest, but we achieve desematized writing, to one degree or another, whenever we choose to do so.
In response to my recent texts, John M. Bennett wrote (05.20.2021) “i like ‘desemanticized’ better than ‘asemic’ myself; the latter term was always a bit misleading, even downright wrong sometimes, I thought; except perhaps in a few situations…”
In the late 1990s, “asemic” was not the word I wanted or needed, but it was the best I had at the time. For the past 20 years or so I have been exploring alternatives to the word “asemic”. For now, and for my purposes (which are not necessarily the same purposes as those of some likely readers of this text), “desemantized” (or “desemanticized”) is an improvement, a step in the right direction. It is a provisional solution to a problem.
These days, the term “asemic writing” is very widely used, and is surely in no danger of being discarded or replaced. My thoughts about the term “desemantized writing” will circulate, if at all, within the context of the global asemic writing community. As I write this, in the late spring of 2021, the theory and practice of asemic writing are not in any sense dead, the possibilities have not been exhausted. The Sisyphean struggle to attain the absolute state of asemic writing, absurd though it may be, continues to yield moments of existential fulfillment, and perhaps every now and then even a kind of happiness. 
My hope for my recent writings is that they might invigorate an increasingly faceted vision of the world of all things asemic.

jim leftwich, may 2021