oggi, 18 maggio, a roma, università la sapienza, aula vi di lettere: marco giovenale e paolo zublena [per i seminari di poesia di “polisemie”]

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A Roma, OGGI, sabato 18 maggio, dalle ore 10:30 alle 12:30
presso l’Università La Sapienza (piazzale Aldo Moro 5)
Facoltà di Lettere e Filosofia, aula VI​​

nel contesto dei “seminari di poesia iper-contemporanea”
organizzati da Polisemie (https://polisemie.it)

Marco Giovenale e Paolo Zublena

– colloquio, annotazioni critiche, letture –

https://www.facebook.com/events/458585538233996/

Paolo Zublena _ https://unige-it1.academia.edu/PaoloZublena

Marco Giovenale _ https://slowforward.net/bio/

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[ appuntamento successivo: festival di poesia Polisemie, stesso luogo, 24 maggio (l’intera giornata): https://www.facebook.com/events/353554375282933/ ]

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18 maggio, roma, università la sapienza, aula vi di lettere: marco giovenale e paolo zublena [per i seminari di poesia di “polisemie”]

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A Roma, il 18 maggio, dalle ore 10:30 alle 12:30
presso l’Università La Sapienza (piazzale Aldo Moro 5)
Facoltà di Lettere e Filosofia, aula VI​​

nel contesto dei “seminari di poesia iper-contemporanea”
organizzati da Polisemie (https://polisemie.it)

Marco Giovenale e Paolo Zublena

– colloquio, annotazioni critiche, letture –

https://www.facebook.com/events/458585538233996/

Paolo Zublena _ https://unige-it1.academia.edu/PaoloZublena

Marco Giovenale _ https://slowforward.net/bio/

   

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[ appuntamento successivo: festival di poesia Polisemie, stesso luogo, 24 maggio (l’intera giornata): https://www.facebook.com/events/353554375282933/ ]

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museo sociale danisinni (palermo): uno spazio dedicato alla poesia visiva, all’asemic writing e ai libri d’artista

La notizia è particolarmente felice, e mi trovo a condividerla volentieri qui, in forma di breve annotazione / notizia:

“Tre anni fa, a Palermo nell’antico rione Danisinni, segnato da anni di deprivazione sociale ed economica, è stato avviato un progetto di rigenerazione in chiave artistica che ha dato vita, tra le tante cose, al Museo Sociale Danisinni. Parte della collezione, che conta più di cento opere, sarà presentata presto al pubblico con una mostra e un catalogo online sul sito www.museosocialedanisinni.it. Sulla pagina fb è possibile trovare il link con alcune foto delle opere in allestimento. Grazie per l’aiuto che ci darete nel sostenere il nostro lavoro!”

https://www.facebook.com/MuseoSocialeDanisinni/

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(L’immagine è un’opera di Dona Mayoora, presente nella collezione permanente del museo)

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sull’asemic writing / massimiliano manganelli. 2019

Sconcerta un po’ il fatto che a realizzare una scrittura asemica sia un poeta, cioè una persona abituata a maneggiare la parola, perché davanti a quei segni balza immediatamente all’occhio, anzi all’orecchio, la loro impronunciabilità. Non esiste una lingua in cui possano essere detti. L’esperienza della lettura viene dunque vanificata completamente e nessun suono si attiva, nemmeno nel nostro cervello, cosa che invece accade anche davanti a una scrittura alfabetica in una lingua sconosciuta, che siamo magari in grado di decifrare ma non di comprendere. Tale negazione dell’esecuzione, cioè dell’implicita performabilità della parola, può essere forse il programmatico compimento del percorso di una scrittura che si vuole pienamente installativa: abbandonare del tutto il terreno del dire e acquisire la condizione di puro oggetto (grafico). Il che, naturalmente, non vuol dire abbandonare la condizione di oggetto estetico, che invece viene persino rafforzata.
Dal punto di vista del fruitore, l’esperienza dell’asemic writing è nettamente proiettiva, rimanda al test di Rorschach o al Thematic Apperception Test. Data l’impossibilità di leggere e quindi di far risuonare quei segni, non resta che cercarvi qualcosa di visibile, al limite un rimando a qualcosa di esistente, una traccia di decifrabilità che è tuttavia individuale. E in tal modo si nega anche quel fattore comune che è costituito dalla lettura, giacché questa prevede l’universalità del codice, condiviso tra autore e fruitore.
Un altro degli elementi su cui riflettere è proprio il codice: esiste, almeno nella mente di chi quei segni li ha tracciati? E soprattutto, si tratta di un codice? Il termine “asemica” mi pare appropriato perché, in termini rigidamente saussuriani, questi non sono segni, innanzitutto perché non rimandano a un significato e in secondo luogo perché non sono articolati in un sistema. Diversamente, una scrittura asemantica (un esempio classico è Gadji beri bimba di Hugo Ball) è comunque eseguibile, perché conserva il significante.
Ora, l’evidente contraddizione tra i due termini asemic e writing – in teoria non può darsi una scrittura senza segni – reca con sé un’altrettanto evidente ironia: lo scopo è la negazione della scrittura (della parola) con i suoi stessi mezzi.

Massimiliano Manganelli

[in occasione dell’inaugurazione di
Enciclopedia asemica]

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