Archivi categoria: annotazioni

lals: intervista a gammm

tutto quello che avreste sempre voluto sapere su gammm.org e non avete mai osato chiedere:

#scritturadiricerca #installazione #googlism #flarf #traduzioni #testiinstallativi #experimentalwriting #GAMMM #ricercaletteraria #cambiodiparadigma #chapbooks #LALS

recent posts @ repository magazine (cecil touchon, editor)

For me, the practice of asemic writing began in processes I was using in the mid-to-late 1990s to write textual poems. Beginning with a…
Monsters in Trousers  9:27 PM 5/7/2018 (collage poetry)   We use language to separate, to violently tear ourselves [apart]. There is…
 
Watch this ZOOM conversation I have with Michelle Moloney King; Editor of Beir Bua Press
Rosaire Appel: “asemic writing is also a way of leaping forward into territory not yet conceptualized… a transition strategy perhaps” (Jun…
Non fungible tokens have been around for a minute and I myself have only known about the idea for a few weeks. But here are some initial…
On view (in 2014) at Lanoue Gallery in Boston
Essay for an exhibition held April 15, 2016 — June 15, 2016
Following up on the first article: On Being an Artist

a brief note on desemantized writing / jim leftwich. 2021

Jim Leftwich_ Desemantized Writing

Jim Leftwich_ Desemantized Writing

Desemantized Writing

For me, the practice of asemic writing began in processes I was using in the mid-to-late 1990s to write textual poems. Beginning with a large variety of source texts, those processes included syllabic and phonemic improvisation, varieties of cut-and-paste recombination (of letters, of morphemes, of words, of phrases, of sentences, and of paragraphs), varieties of misdirectional readings-as-writings (moving through paragraphs from right to left, from top to bottom and vice-versa in columns, reading multiple lines in wave patterns, reading paragraphs and pages diagonally, etc), and formulas for extracting, replacing and/or omitting letters from poems and paragraphs. The poems and paragraphs I was writing during those years were constructed, we could say, for reasons other than that of producing meaning.

Sometime late in 1996, I was warned that if I continued on the path I had chosen I would eventually wind up producing asemic texts.

In January 1998 I wrote the following to Tim Gaze: “An asemic text, then, might be involved with units of language for reasons other than that of producing meaning.”

If I had known the term “desemantized writing” at that time, I would certainly have used it, rather than “asemic writing”. The term ‘desemantized writing” is much more accurate, much clearer, much more precisely descriptive of the processes from which my “asemic writing” emerged.

Again, let me emphasize that this little note is accurate in relation to my own processes and practices, and I am fully aware of the fact that it does not apply to the relationships
that many others have with the theory and practice of asemic writing.

If I had known the term “desemantized writing” in the 1990s, rather than the term “asemic writing”, then Tim Gaze and I would have been using the term “desemantized writing” in our correspondence. The term “desemantized writing” would have been used in our international exchanges through the mail art and small press poetry networks. Chances are that Tim’s magazine would have been named “desemantized writing”. Then, sometime around 2005, when Michael Jacobson encountered the magazine and the word, maybe instead of “asemic writing” he would have used the term “desemantized writing” in his interviews and essays.

It’s interesting (again: speaking only for myself) to rewrite this imaginary history, but unfortunately, here and now, in 2021, it is only a kind of game. I didn’t learn of the term “desemantized writing” for another decade-and-a-half, when Marco Giovenale told me about its use among Italian verbovisual poets in the 1960s and 70s.

jim leftwich
05.18.2021

un numero di “machina” dedicato a nanni balestrini, nel secondo anno della sua scomparsa

In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Nanni Balestrini, la rivista on line «Machina», di DeriveApprodi, pubblica un libro a lui dedicato in formato pdf liberamente scaricabile.

In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Nanni Balestrini, la rivista on line «Machina», di DeriveApprodi, pubblica un libro a lui dedicato in formato pdf liberamente scaricabile. In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Nanni Balestrini, la rivista on line «Machina», di DeriveApprodi, pubblica un libro a lui dedicato in formato pdf liberamente scaricabile. In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Nanni Balestrini, la rivista on line «Machina», di DeriveApprodi, pubblica un libro a lui dedicato in formato pdf liberamente scaricabile.

All’impresa, curata da Sergio Bianchi, hanno partecipato 40 autori con interventi incentrati sulle molteplici espressioni che hanno caratterizzato la lunga attività culturale di Balestrini iniziata da giovanissimo negli anni Cinquanta e proseguita fino alla sua scomparsa: poesia, narrativa, cinema, televisione, teatro, musica, pittura, scultura, collage, editoria, impegno politico.

I testi sono accompagnati da un ricco apparato iconografico comprensivo di immagini fotografiche, opere pittoriche e collage.

Gli autori
Nanni Balestrini • Cecilia Bello Minciacchi Franco Berardi Bifo • Paolo Bertetto • Sergio Bianchi • Vincenzo Binetti • Sergio Bologna • Achille Bonito Oliva • Aldo Bonomi • Franco Brambilla • Giuseppe Caliceti • Maria Teresa Carbone • Andrea Cortellessa Beniamino Della Gala • Gino Di Maggio • Giairo Daghini • Giosetta Fioroni • Mario Gamba • Manuela Gandini • Roberto Gelini • Marco Giovenale • Angelo Guglielmi • Niva Lorenzini • Simona La Neve • Giovanna Lo Monaco • Giorgio Mascitelli • Tiziana Migliore • Eugenio Montale • Giuseppe Morra • Toni Negri • Giulia Niccolai • Jaroslav Novák • Tommaso Ottonieri • Claudio Panella • Letizia Paolozzi • Gilda Policastro • Giulia Siquini • Antonio Syxty • Mario Tronti • Cristina Zappa • Giovanni Battista Zorzoli

Beniamino Della Gala • Gino Di Maggio • Giairo Daghini • Giosetta Fioroni • Mario Gamba • Manuela Gandini • Roberto Gelini • Marco Giovenale • Angelo Guglielmi • Niva Lorenzini • Simona La Neve • Giovanna Lo Monaco • Giorgio Mascitelli • Tiziana Migliore • Eugenio Montale • Giuseppe Morra • Toni Negri • Giulia Niccolai • Jaroslav Novák • Tommaso Ottonieri • Claudio Panella • Letizia Paolozzi • Gilda Policastro • Giulia Siquini • Antonio Syxty • Mario Tronti • Cristina Zappa • Giovanni Battista Zorzoli
Franco Berardi Bifo • Paolo Bertetto • Sergio Bianchi • Vincenzo Binetti • Sergio Bologna • Achille Bonito Oliva • Aldo Bonomi • Franco Brambilla • Giuseppe Caliceti • Maria Teresa Carbone • Beniamino Della Gala • Gino Di Maggio • Giairo Daghini • Giosetta Fioroni • Mario Gamba • Manuela Gandini • Roberto Gelini • Marco Giovenale • Angelo Guglielmi • Niva Lorenzini • Simona La Neve • Giovanna Lo Monaco • Giorgio Mascitelli • Tiziana Migliore • Eugenio Montale • Giuseppe Morra • Toni Negri • Giulia Niccolai • Jaroslav Novák • Tommaso Ottonieri • Claudio Panella • Letizia Paolozzi • Gilda Policastro • Giulia Siquini • Antonio Syxty • Mario Tronti • Cristina Zappa • Giovanni Battista Zorzoli

il pdf si può scaricare dalla pagina
https://www.machina-deriveapprodi.com/post/nanni-balestrini-millepiani
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sveglia #4, nonostante facebook, la storia e la geografia esistono

su Medium:
https://mgiovenale.medium.com/sveglia-4-nonostante-facebook-la-storia-e-la-geografia-esistono-dc8963fb4c50

(CC) 2021 differx _

Non si vede perché la storia di internet (per ciò che riguarda la letteratura) debba esser fatta partire dalla fine del primo decennio 2000, semplicemente perché è in quel torno di tempo che Facebook viene recepito da una maggioranza di italiani; né perché gli autori italiani che operano in rete e su FB debbano essere considerati solo in rapporto al (e con il) proprio Paese, e non (come è) in dialogo con altre culture. Né si capisce (ma il video qui non ne parla) come mai dalla letteratura e dalla poesia e in generale dalle scritture debbano essere costantemente esclusi influssi esterni o produzione autoriale di esperimenti verbovisivi e più in generale radicalmente extraletterari. (Che pure incidono – e non possono non incidere – sulla scrittura come sulla ricezione delle opere).

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esagerare (mg pure su medium)

siccome non mi faccio mancare niente,
ho aperto un canale – diciamo un canaletto –
pure su Medium:

https://mgiovenale.medium.com/

allora la poesia, capite / silvia molesini. 2018

‘sta roba che la poesia sia un andare a capo mi ha sempre fatto morire dal ridere, ma sono viva comunque quindi direi che se avete ascoltato la musica, qualunque musica, vi sarete accorti che qualcosa spezza e ritorna, ma non è sempre vero quindi cambio l’esempio: se avete seguito la crescita di un basilico vi sarete accorti che il fustello si propaga a due per due, come una divisione, e che piano piano la pianta cresce in questo modo, ma è meglio guardare la crosta frattale di ogni tipo di sviluppo formale biologico, perché lì c’è un punto che non diventerà mai superficie.
E se avete capito il disegno, come in tutto registri il mondo attraverso piccoli tratti, o linee continue semplificanti, se avete capito che la fotografia stessa è una posizione della luce e che la realtà non viene rappresentata da una sola immagine mai perché quella sola immagine non esiste per nulla.
E se sapete della storia, di come l’abbiano confermata i poteri attuativi e nei suoi rimasugli interni ci sia da sempre stata l’opera viva, il motore mai ammesso, come quello della povera fisica saltellante alla continua ricerca di un corpuscolo stabile mentre traballiamo saprete
anche che gli acidi che ci informano non danno valori continui e che tutto viene regolato a terzetti da sottocompartimenti che si neutralizzano reciprocamente e che quando si esprimono lo fanno a salti, come qualunque impulso nervoso passa tra nodi non grassi e Dio sia l’immenso conservato delle nostre speranze fossili, come un calcio vivo:
allora la poesia, capite

 

13 maggio 2018

il podcast dell’intervista su “le carte della casa”

L’intervista fatta a MG da Gianluca Garrapa, ieri, 2 gennaio 2021, nel programma Radioquestasera, su PuntoRadioFM, è ascoltabile in podcast qui: https://m.mixcloud.com/QuestaSera/marco-giovenale-consulente-editoriale-editor-estensore-di-materiali-scritti-02012021/

Letture da (e occasioni per) il libro Le carte della casa (Edizioni Volatili, 2020).

Più tre frammenti musicali del 2008.

giuseppe garrera su mirella bentivoglio (video completo)

due aree. post generale, poi personale

1. In sintesi estrema

“Nuovi Argomenti” nasce nel 1953. “Il verri” nel 1956. È del 1957 la polemica aspra fra Pasolini e Sanguineti su sperimentalismo e neosperimentalismo, che si consuma tra le pagine di un paio di numeri della rivista “Officina”.

Da allora e fino a oggi, dunque da quasi 70 anni, la letteratura italiana è spezzata in due.

Dopo qualche circoscritta fortuna einaudiana e feltrinelliana, l’editoria ‘maggiore’ (oggi, meglio: ‘a grande distribuzione’, o forse ‘generalista’) sarà costantemente collocata, o in misura maggioritaria collocabile, nell’area Mondadori Pasolini Sereni eccetera. Scelta fatta. Per una forma sempre ‘rassicurante’.

Sponda – soprattutto dagli anni Ottanta – per la nuova lirica, visceralmente avversa alla sperimentazione, negatrice di tutto quello che succede nel versante della ricerca letteraria, specie se avanzata (e sotto qualsiasi egida, fosse pure universitaria, o artistica, in legame o no con istituzioni come il MoMA o il Centre Pompidou, per dire).

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l’andirivieni. due incontri e relative – separate – annotazioni (cristina annino, carlo selan)


*
Il 29 giugno si è svolto, a cura de “La balena bianca”, un incontro online con Cristina Annino. Fra le varie questioni emerse durante gli interventi e il confronto, ho sottolineato per mia memoria una parte in cui l’autrice parlava del suo processo di scrittura, che si realizza attraverso appunti e materiali anche occasionali, poi riveduti elaborati assemblati. Un discorso assolutamente (ed esplicitamente) estraneo all’idea classica di ispirazione, e semmai direi vicino ad alcune modalità compositive di tanta scrittura di ricerca. Se non vicino, non troppo lontano.

* *
Il 30 giugno, la pagina facebook di “Poesia del nostro tempo” ha realizzato una videointervista a Carlo Selan. Mi è sembrato interessante il suo riferimento al ‘quasi’, all’incompletezza e alla lateralità della parola, convocate o meglio ancora realizzate dalla pagina. Per me personalmente (ma direi che è eredità nodale del Novecento) ha i connotati del fondativo. È la semplicissima ombra ineliminabile anzi precondizione di conoscenza e linguaggio.

Trovavo – così – decisamente singolare, non buffa e però involontariamente allegorica, la situazione per cui – soprattutto a 8′ 30” dalla fine dell’intervista, ossia proprio nel momento in cui quel tema veniva affrontato – il collegamento facebook saltasse caparbio e disturbante, rendendo la comunicazione complicata. (Ma non impossibile, o almeno non impensabile).

Del resto questa ondivaga minaccia o possibilità o effettiva sconnessione si dà pressoché sempre, in tanti tempi e frammenti di tempi, e certo anche con altre piattaforme. Ed è una costante delle linee internet, anche e proprio delle più veloci. Nuovamente: da sempre. Se pensiamo poi che la stessa storia della radio e del telefono ne è tessuta, fatta com’è di “Pronto?” – “Chi? Cosa?” – “Ti sento lontano” – “Mi ricevi?” – “Che dicevi?” – “È disturbato” – “Mi ritorna la voce, c’è eco” – “Passo, non ti sento” – “Sei qui?” – “Ripeti” – “Non ti sento più” – “Se n’è andato”…

Questo interminabile andirivieni e aggiustarsi delle frequenze, delle presenze, dei fantasmi, e la perdita inevitabile e a volte radicale del contatto, oppure la ricomparsa di voci che si davano per disperse, la dissipazione della grana del discorso, il suo sgretolamento e resurrezione, sono non una scoperta del Novecento ma la conferma che il secolo scorso ha avuto il grato ingrato compito di trasformare una dissimmetria e intransitività e opacità dei linguaggi e della conoscenza in qualcosa come una forse non interamente formulabile legge naturale che riguarda tutti.

Né il discorso del glitch è poi così lontano da quanto si va annotando qui. Anzi.

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questo spiega perché mi piace internet archive / this is why i like internet archive

https://archive.org/


here, three recent examples (among a million ones):

Spark New Ideas & Technologies at DWeb Camp 2019
https://blog.archive.org/2019/05/26/spark-new-ideas-technologies-at-dweb-camp-2019/
“On July 18-21th, the Internet Archive is convening a special gathering around decentralized technologies and principles for a more open, private, secure Web. Builders and Dreamers: join us for …” >>>

Have You Played Atari Today?

blog.archive.org/2019/05/28/have-you-played-atari-today/
“When I was a kid I fell in love with computers. Specifically, I fell in love with the Atari 800, one of the first microcomputers. I wanted to know…” >>>

71716 video tapes in 12094 days
https://blog.archive.org/2019/05/24/71716-video-tapes-in-12094-days/
“On November 4, 1979 Marion Stokes began systematically video taping television news and continued for more than 33 years, until the day she died. The Internet Archive is now home to the unique 71k+ video cassette collection and is endeavoring to help make sure it is digitized and made available online to everyone, forever, for free…” >>>

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al moderna museet di stoccolma, il 16 febbraio: presentazione del nuovo numero di oei (#79]

OEI #79: edit/publish/distribute!

https://www.modernamuseet.se/stockholm/en/exhibitions/oei-79/

The 79th issue of the magazine OEI is a special issue published in the form of a spatial presentation at Moderna Museet during the period 17/2–1/4. It deals with editing/publishing/distributing – in an experimental montage of different editorial practices in an expanded field between art, poetry, film, documents, theory and historiography.
 
To publish a magazine is not only a matter of producing a physical artifact, but also, and to an ever increasing extent, a matter of intervening in and acting for an entire ecology of publishing, where the possibilities of new and unprejudiced readings incessantly have to be created in new constellations and contexts. OEI #79 emphasizes the material and technical production of a magazine, scanning and printing, editing processes and forms of distribution, but also the magazine as an aesthetic and playful investigative practice, and the forms of social life made possible by editorial assemblages and encounters between people and groups from various fields and disciplines.
 
OEI #79 includes some hundred participants from different generations and geographical horizons in a multi-medial and multi-temporal montage distributed in clusters and sequences over walls, tables, shelves and floor. The challenge is to edit in three and – sometimes – four dimensions. The editorial enunciation circulates between magazines and books, sound-pieces and video-works, projections and displays in exhibition-cases, and aims to raise questions about visualization, reading, attention and criticality, distribution and the infrastructure of publishing. This is realized by means of a thematization of shifting speeds of reading and viewing, a montage between the readable and the visible, between text and image.
 
A number of important points of gravity in OEI #79 are constituted by inventive and continuously generative, but far too unheeded publishing projects such as Art Distribution, Wedgepress & Cheese, After Hand and Kulturmagasinet Vargen. The artist Lars Fredrikson’s works on books by the poet Claude Royet-Journoud accentuate the violent and yet fragile character of reading, whereas the typographer Gerold Propper, on the contrary, seeks a utopian readability by means of experiments with ”typograms” and book design. A publication that in an exemplary way carries several forms of display is Berndt Petterson’s I Påsen(Cavefors 1965). It is simultaneously an artist’s book, a booklet of visual poetry, an exhibition and a concrete form of distribution: the bag!
 
In parallel to such ’historical’ examples, OEI #79 also encompasses a long series of contemporary artistic and poetic practices of editing and publishing, ranging from the works by Åse Eg Jørgensen on paper and format to Tan Lin’s ambient investigations of the negotiations of the book and the act of publishing in digital environments and systems; from Stina Persson’s photocopied night sky and Marco Giovenale’s ”asemic writing” (a writing where the semantic meaning is receding behind the visual dimension) to Ana Luiza Dias Batista’s digital paper and franck leibovici’s mapping of the magazines by Claude Royet-Journoud.
 
Editorial practice, Nils Olsson writes in an essay in OEI #79, is the name of proceedings that today intervene in and traverse all fields of culture, all situations and functions. The promise of the editorial practice consists in its ”productive reluctance to take the prevailing differentiations between competences and media for granted”. Editorial practice operates ”on the very spot where general, specific, technical, ideological, historical and aesthetical conditions of articulation converge – which is also the only point from where it is practically possible to transform these conditions”. To edit is to work with what exists, but at the same time to make this into something more. Edit/publish/distribute!
 
As a part of OEI #79, we are organizing a series of conversations, presentations and lectures related to editing and publishing during five Friday evenings between February 23 and March 23. Communities of publishers, artists, poets and philosophers from Denmark, France, Portugal and Sweden will then join us at Moderna Museet.

§

http://oei.nu/w/1.html
Friday 16 Feb. at 18–23
Moderna Museet Stockholm 17/2 – 1/4

PROGRAM: Continua a leggere

le grand verre / marcel duchamp. (ed. 1980)

135. = à chaque fraction de la durée (?) se reproduisent toutes les fractions futures et antérieures –