le scritture di ricerca: una prima introduzione _ il 2, 7 e 16 dicembre, micro-corso presso lo studio campo boario (roma)

A Roma, presso lo Studio Campo Boario (viale del Campo Boario 4a), il pomeriggio del 2, 7 e 16 dicembre, si terranno tre incontri – per cinque ore complessive – di letture, osservazioni, percorsi attraverso scritture e prose di ricerca, ed esperienze verbovisive. Un micro-“corso” insomma. A mia cura. Chi è interessato a iscriversi, o è anche soltanto curioso, può mandare messaggi in privato al mio profilo facebook https://www.facebook.com/differx (oppure qui).

Per una descrizione completa, si può leggere e scaricare questo PDF.

Il 23 novembre alle ore 18:00 si farà inoltre una presentazione (libera, aperta a tutti) del piccolo corso, nel contesto di un più ampio programma di incontri che si svolgeranno nello Studio (la locandina è leggibile qui).

Lo Studio Campo Boario si trova a Roma in viale del Campo Boario 4a.

otoliths, issue #47

Otoliths issue forty-seven, the southern autumn issue, is now live.

It contains work from Mary Kasimor, M. Leland Oroquieta, Texas Fontanella, differx, Bill Yarrow, Jim Leftwich, Steve Dalachinsky, Vernon Frazer, Andrew Topel, Philip Byron Oakes, j4, Kyle Hemmings, Sanjeev Sethi, Karl Kempton, Robert van Vliet, Heath Brougher, hiromi suzuki & Márton Koppány, Kevin Tosca, Karen Downs-Barton, Demosthenes Agrafiotis, Seth Howard, Aurélien Leif, John M. Bennett, Lakey Comess, Drew B. David, Howie Good, Olivier Schopfer, Dah,  Raymond Farr, Carol Stetser, Adam Fieled, Joe Balaz, Martin Edmond, Jill Chan, Thomas M. Cassidy, osvaldo cibils, Neil Leadbeater, Christopher Barnes, Pete Spence, Ken Bolton, Dawn Nelson Wardrope, Ben Oost, Piet Nieuwland, Stephen Nelson, dan raphael, gobscure, Travis Cebula, Stuart Barnes, J.J. Campbell, Pearl Button, Nika + Jim McKinniss, Penelope Weiss, Brendan Slater, Jack Kelly, Bryony Bodimeade, Tony Beyer, Cecelia Chapman, William Allegrezza, David Baptiste Chirot, Willie Smith, Cheryl Penn, Obododimma Oha, Michael Brandonisio, Kenneth Rexroth, John Levy, Richard Kostelanetz & Igor Satanovsky, Luigi Coppola, Keith Nunes, Jesse Glass, Joseph Salvatore Aversano, David Lohrey, Scott MacLeod, Tom Beckett, Angad Agora, Jeff Harrison, Gregory Stephenson, Simon Perchik, wiggly jones, Michael Gould, Shloka Shankar, Volodymyr Bilyk, Marcia Arrieta, Cindy Hochman,  Bob Heman, Jack Galmitz, Jeff Bagato, Andrew Galan, Barnaby Smith, Edward Kulemin, Indigo Perry, Paul T. Lambert, John Pursch, Marilyn Stablein, J.D. Nelson, Carey Scott Wilkerson, Cherie Hunter Day, Bela Farkas, Menkah, Erik-John Fuhrer, Diane Keys, & Ishita Basu Mallik.

https://the-otolith.blogspot.it/2017/10/issue-forty-seven-southern-spring.html

 

S L O W F O R W A R D _ terza serie

Dopo i primi tre anni su piattaforma Splinder, e altri dieci su WordPress, Slowforward dal 2016 acquisisce un dominio (sempre grazie a WordPress), con estensione “.me”. E accoglie nuovi collaboratori. Altri se ne aggiungono nel 2017, e il dominio passa all’estensione attuale – tendenzialmente definitiva – “.net”.

Tutte queste novità in linea di massima comportano e meritano, penso, di essere segnalate come indicative di una terza serie del blog, ormai sito. La prima si chiude nel 2006, la seconda nel 2016. La terza è la presente.

All’interno di questo perimetro minimo, in questi quattordici anni (2003-2017) di cose ne sono successe in gran copia. Credo che solo un numero molto esiguo sia rammentato e commentato nell’intervista su SatisFiction che è possibile leggere qui oppure qui: https://slowforward.files.wordpress.com/2017/06/mgiovenale_intervistasatisfiction_def.pdf.

Il lavoro comune con gammm.org, l’uscita di Prosa in prosa, l’intensificarsi dei contatti con i mondi anglofono e francofono (Nioques, PennSound, la rivista e casa editrice svedese OEI) hanno via via precisato un campo, felicemente senza margini, perché aperto alle scritture di ricerca che in tutto il mondo – e non da pochi anni – si fanno.

L’idea che ci sia e si registri – al fondo dell’aria che si respira ormai nell’arte contemporanea e nella sperimentazione verbale e verbovisiva – un’estensione ormai globale di quel cambio di paradigma che gli anni Sessanta avevano solo avviato, è sempre meno incerta. Sempre più verificata, verificabile.

Solo contesti regressivi (non solo culturalmente) come quello italiano, di fatto, riarretrano a ogni giro di decennio verso i dualismi e le confessioni ottocentesche dell’attrezzatura teatral-cattolica dei suoi arcadi maggiori.

Slowforward – come gammm e ponte bianco – cerca di proseguire il lavoro legato alle scritture non assertive, al campo sterminato dei materiali verbovisivi (asemic writing, poesia concreta, poesia visiva), al glitch. Inaugurando un ulteriore ciclo di attività, insieme a Roberto Cavallera, Giuseppe Garrera, Silvia Tripodi, Michele Zaffarano, Luca Zanini.

MG