artisti per riace: dichiarazione, incontro, intervista, pagina facebook

Nei giorni scorsi si è venuto a creare qualcosa di simile a un vero e proprio gruppo o movimento, legato al modello e all’esperienza di Riace come concreto realissimo luogo e segno di resistenza a quanto il razzismo, le politiche di esclusione e più in generale la disastrosa politica delle destre in Italia e nel mondo stanno facendo.

Qui è possibile scaricare il documento sulla base del quale un eterogeneo insieme di persone (artisti traduttori attori scrittori registi eccetera) si è confrontata e unita, e si sta unendo, nel nome di Riace e del lavoro svolto dal suo sindaco Domenico Lucano: Diachiarazione_per_Riace

Qui un’intervista su Artribune:
L’artista Eugenio Tibaldi mobilita il mondo dell’arte intorno al caso Riace. È nato come una riflessione dell’artista Eugenio Tibaldi intorno al caso Riace, poi è diventato un movimento. Che si concretizzerà nelle giornate del 17 e del 18 novembre in una andata in Calabria. L’intervista.

La pagina facebook: https://www.facebook.com/artistiperriace/

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ripulire facebook e whatsapp: è urgente

https://secure.avaaz.org/campaign/it/wa_destroys_democracy_loc_fr_pa/?ctkTrbb

L’uomo appena eletto presidente del Brasile vuole invadere di ruspe l’Amazzonia, ha minacciato di uccidere 30mila oppositori politici, e inneggia alle dittature del passato. E pochi mesi fa quasi nessuno voleva votare per lui. Come diavolo ha fatto a vincere?!

WhatsApp. E Facebook.

Mark Zuckerberg, il capo di entrambe, è rimasto a guardare mentre venivano spesi illegalmente milioni di dollari per inondarle di notizie false e messaggi di odio — finché milioni di persone non hanno creduto a un improponibile fascista più che a chiunque altro.

Avrebbe potuto fermarli e informare gli utenti. Non l’ha fatto. Ora sta a noi sfruttare questo momento perché Facebook si prenda le sue responsabilitàper la disinformazione e l’odio diffusi tramite le sue pagine e WhatsApp, prima che altri sfruttino lo stesso sistema per arrivare al potere:

Clicca per chiedere di ripulire i social media
WhatsApp è il paradiso delle notizie false: è interamente criptato e nessuno sa cosa ci succede dentro. In Brasile i giornalisti hanno cominciato ad accorgersi del problema solo dopo che milioni di persone erano state ingannate da immagini e notizie false! Ma c’è una soluzione: convincerli ad introdurre dei filtri, attivabili da noi utenti, che ci avvisino contro un potenziale tentativo di disinformazione.

Perché funzioni potrebbero dover rendere la criptatura dei messaggi opzionale, una soluzione per proteggere non solo la nostra privacy, ma anche la democrazia.

La quantità di notizie false che gira ogni giorno sui social media sta creando una crisi globale di dimensioni sconvolgenti. Su Facebook ci sono ancora attivi centinaia di milioni di profili falsi! Su Youtube ogni giorno 2 miliardi (!) di persone guardano fino a un’ora di video, e secondo chi l’ha studiato l’algoritmo dei video consigliati spinge in automatico le persone verso contenuti estremisti, razzisti e complottisti, perché portano più pubblicità.

Ecco perché il nostro movimento sta reagendo — perché queste piattaforme, tra cui Whatsapp, stiano dalla parte dei cittadini, della democrazia e dell’informazione vera e verificata.

Clicca qui sotto per firmare, prima che altri sfruttino le stesse tecniche per spingerci gli uni verso gli altri, in un clima di odio continuo:

Clicca per chiedere di ripulire i social media

Avaaz si sta battendo contro le fake news e la disinformazione in tutto il mondo. In Brasile, il nostro gruppo di “elfi” ha scoperto, denunciato e smantellato una delle più grandi reti di pagine e profili falsi del paese. Ma è successo troppo tardi. Il modo in cui funzionano i nuovi media ha un’influenza enorme sulle nostre società, e al momento ci stanno avvelenando. Per la salvezza di tutto, dal clima alla natura ai diritti umani, dobbiamo ripulirli ora prima che sia troppo tardi.

Con speranza,
Ricken, Christoph, Fadi, Emma, Alice, Rosa e tutto il team di Avaaz

cornice e tela: un allarme sulla situazione della rete


Non so se abbiamo un po’ tutti ben meditato su cosa sta accadendo recentemente, dal punto di vista legislativo e pratico, nel sistema rete (quindi nella cornice e meglio ancora nella tela della vita concreta, quotidiana e politica, sociale; e nelle zone apparentemente libere della ‘creatività online’).

(1)
Nel 2015 l’attuazione della “legge sui cookies” ha obbligato piccoli blog e siti alla chiusura, o a funambolici adeguamenti, non riuscendo in alcuni casi i proprietari degli spazi a implementare tutti i banner e gli avvisi necessari e le cautele che l’Europa fissava – pena multe salatissime. Una legge inutilmente vessatoria per piccole strutture, applicata a ogni e qualsiasi realtà online, ha letteralmente bloccato migliaia di aree libere.

(2)
È di quest’anno il varo del temibile GDPR, che obbliga chiunque raccolga dati altrui a munirsi di certificazioni inequivocabili che assicurano che i propri corrispondenti (e sostanzialmente tutti i nomi e i dati stoccati per un qualsiasi servizio di newsletter o dialogo) abbiano attivamente dato il loro consenso e richiesto esplicitamente di ricevere comunicazioni. Non solo: occorre offrire tutte le informazioni perché gli utenti possano in qualsiasi momento e magari direttamente accedere ai propri dati e modificarli o cancellarli. (Cosa che per alcuni blog è impossibile, dato che chi fa il blog è a sua volta un utente di una piattaforma, e non è lui a detenere e render modificabili i dati che il proprio blog – ‘ospitato’ dalla piattaforma – può aver incamerato). (Questo vale anche per i cookies, in fondo).

(3)
Dall’inizio di agosto 2018 Facebook non permette più il collegamento diretto di un sito o blog (anche amatoriale, minuscolo, senza alcuno scopo di lucro ecc.) al profilo fb personale. Consente ai post su siti e blog di essere ‘rebloggati’ solo sulla pagina fb dedicata, non sulla bacheca (sul profilo) di chi posta. Stessa limitazione per i post Twitter e Tumblr. Di fatto, pochi giorni dopo l’entrata in funzione di questo strano filtro, sia Twitter che Tumblr hanno eliminato alla fonte la possibilità di condividere i post su fb, così ‘risolvendo’ il problema alla radice. (Instagram resta invece connesso, a fb, e non casualmente: *appartiene* a Facebook, dal 2012). In questo modo lo spazio sociale più diffuso sul pianeta confina nelle pagine (ovviamente meno frequentate rispetto ai profili, quando a gestirle sono singoli utenti, non compagnie o gruppi economici) gli aggiornamenti che provengono da altre piattaforme.

Non basta: già da prima di questa risoluzione, Facebook aveva saltuariamente reso non automatico né sempre funzionante il reblog delle immagini inserite nel post da rebloggare. Spesso perfino inserire un link in un post fb significava non portare nel post su fb alcuna anteprima dell’immagine originale, bensì appena qualche riga di testo. E il testo è notoriamente meno visibile, nel flusso fb, rispetto a inserimenti provvisti di immagini. Dopo agosto 2018, anche postando ‘manualmente’ un link Tumblr su fb, non si ottiene più un’anteprima di immagine. Si è costretti a riprendere la foto e caricarla su fb direttamente.

(4)
In ultimo: è stata scriteriatamente approvata a settembre un’ennesima legge europea mal concepita. Due suoi articoli, in particolare, sono relativi alla cosiddetta “tassa sul link” e al “filtro di upload”. Ne parlavo, attraverso un articolo trovato in rete, chiaro, esplicativo, qui: https://slowforward.net/2018/09/16/il-parlamento-europeo-minaccia-internet-con-una-catastrofica-legge-sul-copyright/.

(5)
Se a tutto questo aggiungiamo l’internet a due velocità, e dunque la messa in crisi della “net neutrality” negli USA, dobbiamo per forza di cose convenire sul fatto che la rete, come fin qui l’abbiamo attraversata e usata, è – a voler cedere a un luogo comune che però è anche un eufemismo – sotto attacco.

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C’è poco altro da dire. Appena una domanda: stiamo valutando la situazione nel suo rapporto/legame con il contesto politico europeo/mondiale di questo preciso momento storico, ossia rammentando come e quanto gruppi economici forti e gruppi politici che li rappresentano fanno invece massiccio (e legale e ‘protetto’) uso di siti e social network – volendo citare solo i mezzi ‘legali’ – per scopi tutt’altro che ‘democratici’?

Qualcuno per favore traduca questo allarme nelle varie lingue, se può e vuole; riflettiamo su quello che è possibile fare. (Ben poco, temo. Ma non necessariamente “nulla”, forse).

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(Suggerisco, in margine, la lettura di un articolo di Kenneth Goldsmith segnalatomi da Bianca Idelson: Why I Don’t Trust the Cloud, https://www.poetryfoundation.org/harriet/2012/04/why-i-dont-trust-the-cloud v)

 

dall’europa fondi all’Italia per l’assistenza sanitaria dei richiedenti asilo

L’Europa ci riempie di soldi per i migranti, ma *alvini non lo dice

All’apogeo della vicenda Diciotti la Commissione ha stanziato 9 milioni di euro all’Italia per l’assistenza sanitaria dei richiedenti asilo. Gli ultimi di più di 200 milioni. Come mai il focus della narrazione salviniana si concentra esclusivamente sul tema della redistribuzione?

“il 21 agosto la Commissione ha assegnato 9 milioni di euro all’Italia per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria nelle strutture di accoglienza per i richiedenti asilo e i beneficiari di protezione internazionale”

L’articolo:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/08/30/leuropa-ci-riempie-di-soldi-per-i-migranti-ma-salvini-non-lo-dice/39265/

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istruzioni per il natale

(1) Osservare in questo video la garbata manifestazione di dissenso da parte di [***]

(2) Sostituire a [***] tutto quel che si desidera tranne “merde fasciste”.

(3) Piegare il tutto, imbustare e spedire a “Papà Natale, Polo Nord”.

(4) A dicembre tutti gli adulti e i bimbi (anche quelli senza fori di proiettili nella schiena) riceveranno in dono un Paese completamente ricoperto di [***]