cornice e tela: un allarme sulla situazione della rete


Non so se abbiamo un po’ tutti ben meditato su cosa sta accadendo recentemente, dal punto di vista legislativo e pratico, nel sistema rete (quindi nella cornice e meglio ancora nella tela della vita concreta, quotidiana e politica, sociale; e nelle zone apparentemente libere della ‘creatività online’).

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Nel 2015 l’attuazione della “legge sui cookies” ha obbligato piccoli blog e siti alla chiusura, o a funambolici adeguamenti, non riuscendo in alcuni casi i proprietari degli spazi a implementare tutti i banner e gli avvisi necessari e le cautele che l’Europa fissava – pena multe salatissime. Una legge inutilmente vessatoria per piccole strutture, applicata a ogni e qualsiasi realtà online, ha letteralmente bloccato migliaia di aree libere.

(2)
È di quest’anno il varo del temibile GDPR, che obbliga chiunque raccolga dati altrui a munirsi di certificazioni inequivocabili che assicurano che i propri corrispondenti (e sostanzialmente tutti i nomi e i dati stoccati per un qualsiasi servizio di newsletter o dialogo) abbiano attivamente dato il loro consenso e richiesto esplicitamente di ricevere comunicazioni. Non solo: occorre offrire tutte le informazioni perché gli utenti possano in qualsiasi momento e magari direttamente accedere ai propri dati e modificarli o cancellarli. (Cosa che per alcuni blog è impossibile, dato che chi fa il blog è a sua volta un utente di una piattaforma, e non è lui a detenere e render modificabili i dati che il proprio blog – ‘ospitato’ dalla piattaforma – può aver incamerato). (Questo vale anche per i cookies, in fondo).

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Dall’inizio di agosto 2018 Facebook non permette più il collegamento diretto di un sito o blog (anche amatoriale, minuscolo, senza alcuno scopo di lucro ecc.) al profilo fb personale. Consente ai post su siti e blog di essere ‘rebloggati’ solo sulla pagina fb dedicata, non sulla bacheca (sul profilo) di chi posta. Stessa limitazione per i post Twitter e Tumblr. Di fatto, pochi giorni dopo l’entrata in funzione di questo strano filtro, sia Twitter che Tumblr hanno eliminato alla fonte la possibilità di condividere i post su fb, così ‘risolvendo’ il problema alla radice. (Instagram resta invece connesso, pare, a fb). In questo modo lo spazio sociale più diffuso sul pianeta confina nelle pagine (ovviamente meno frequentate rispetto ai profili, quando a gestirle sono singoli utenti, non compagnie o gruppi economici) gli aggiornamenti che provengono da altre piattaforme.

Non basta: già da prima di questa risoluzione, Facebook aveva saltuariamente reso non automatico né sempre funzionante il reblog delle immagini inserite nel post da rebloggare. Spesso perfino inserire un link in un post fb significava non portare nel post su fb alcuna anteprima dell’immagine originale, bensì appena qualche riga di testo. E il testo è notoriamente meno visibile, nel flusso fb, rispetto a inserimenti provvisti di immagini. Dopo agosto 2018, anche postando ‘manualmente’ un link Tumblr su fb, non si ottiene più un’anteprima di immagine. Si è costretti a riprendere la foto e caricarla su fb direttamente.

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In ultimo: è stata scriteriatamente approvata a settembre un’ennesima legge europea mal concepita. Due suoi articoli, in particolare, sono relativi alla cosiddetta “tassa sul link” e al “filtro di upload”. Ne parlavo, attraverso un articolo trovato in rete, chiaro, esplicativo, qui: https://slowforward.net/2018/09/16/il-parlamento-europeo-minaccia-internet-con-una-catastrofica-legge-sul-copyright/.

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Se a tutto questo aggiungiamo l’internet a due velocità, e dunque la messa in crisi della “net neutrality” negli USA, dobbiamo per forza di cose convenire sul fatto che la rete, come fin qui l’abbiamo attraversata e usata, è – a voler cedere a un luogo comune che però è anche un eufemismo – sotto attacco.

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C’è poco altro da dire. Appena una domanda: stiamo valutando la situazione nel suo rapporto/legame con il contesto politico europeo/mondiale di questo preciso momento storico, ossia rammentando come e quanto gruppi economici forti e gruppi politici che li rappresentano fanno invece massiccio (e legale e ‘protetto’) uso di siti e social network – volendo citare solo i mezzi ‘legali’ – per scopi tutt’altro che ‘democratici’?

Qualcuno per favore traduca questo allarme nelle varie lingue, se può e vuole; riflettiamo su quello che è possibile fare. (Ben poco, temo. Ma non necessariamente “nulla”, forse).

 

dall’europa fondi all’Italia per l’assistenza sanitaria dei richiedenti asilo

L’Europa ci riempie di soldi per i migranti, ma *alvini non lo dice

All’apogeo della vicenda Diciotti la Commissione ha stanziato 9 milioni di euro all’Italia per l’assistenza sanitaria dei richiedenti asilo. Gli ultimi di più di 200 milioni. Come mai il focus della narrazione salviniana si concentra esclusivamente sul tema della redistribuzione?

“il 21 agosto la Commissione ha assegnato 9 milioni di euro all’Italia per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria nelle strutture di accoglienza per i richiedenti asilo e i beneficiari di protezione internazionale”

L’articolo:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/08/30/leuropa-ci-riempie-di-soldi-per-i-migranti-ma-salvini-non-lo-dice/39265/

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istruzioni per il natale

(1) Osservare in questo video la garbata manifestazione di dissenso da parte di [***]

(2) Sostituire a [***] tutto quel che si desidera tranne “merde fasciste”.

(3) Piegare il tutto, imbustare e spedire a “Papà Natale, Polo Nord”.

(4) A dicembre tutti gli adulti e i bimbi (anche quelli senza fori di proiettili nella schiena) riceveranno in dono un Paese completamente ricoperto di [***]

 

salvare la scuola di gomme, in palestina

A partire dal 1 giugno, giorno in cui la sentenza sulla demolizione del villaggio beduino palestinese di Khan al Ahmar è divenuta esecutiva, i bimbi e le famiglie si trovano in una situazione di terribile stress e tensione. Ogni mattina potrebbe accadere l’irrevocabile. Il Governo Israeliano, infatti, potrebbe in qualsiasi momento ordinare di radere al suolo il villaggio abitato da circa 180 persone da oltre 60 anni. In questo luogo ha sede una piccola scuola che è diventata simbolo del diritto all’istruzione e della difesa dei diritti delle comunità beduine residenti nell’Area C della Palestina controllata da Israele.

In qualsiasi momento la scuola potrebbe essere distrutta. Per favore firma la petizione!

Si tratta della “Scuola di Gomme”, così chiamata perché realizzata su pneumatici usati, per fare fronte al divieto delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’Area C. La scuola è stata realizzata da Vento di Terra e da altre Ong, ma non si tratta di una semplice costruzione: in quel luogo risiedono le speranze di un futuro migliore, di un futuro di pace, per oltre 170 bambini del villaggio e delle zone limitrofe. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non hanno alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.

La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente … [CONTINUA QUI]

AGGIORNAMENTO:
[…]
Si discute di un possibile, ennesimo intervento dell’Unione Europea e di importanti politici. L’assedio tuttavia si fa ogni giorno più stretto: ogni giorno la polizia entra nel campo, fa domande, osserva. Sembra misurare lo spazio disponibile per i malsognati progetti dei coloni della vicina Kfar Adumim. Sopra le teste vola un drone, esibizione di tecnologia in totale contrasto con la miseria dei tuguri beduini… L’impressione è che vengano catalogate e fotografate anche le pietre. E i beduini attendono, accolgono i visitatori, e, come tutti gli umani dotati di una coscienza, sperano…

[IL TESTO COMPLETO DELL’AGGIORNAMENTO E’ QUI]

un centinaio di insetti, e altri duemila (circa)

niente di nuovo s.s., al solito.
 
però tutte le volte uno ingenuamente si ridomanda: ma se trovate “4,48 miliardi di dollari” per “acquisizione delle attività operative”, e “23 milioni di dollari” per una buonauscita, come fate in parallelo a trovare e quindi imporre 0 (zero) centesimi, il nulla, per duemila dipendenti che, dunque, mandate a spasso?
 
 
ma poi i posti potrebbero essere anche 2100, stando a quest’altro articolo: http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/47659_verizon-yahoo-pronti-a-saltare-2100-posti-di-lavoro.htm
 
in fondo 2000 o 2100 non fa molta differenza. un centinaio di insetti in più o in meno, chi se ne accorge?