Archivi tag: Palestina

sabra e chatila, genet (2022), e nuove acquisizioni di documenti (2018)

https://orientxxi.info/magazine/articles-en-italien/sabra-e-chatila-genet-scavalcava-i-morti-come-si-varca-un-abisso,5867

di Françoise Feugas
(traduzione italiana di Luigi Toni)

*

e, assolutamente da leggere:

https://orientxxi.info/lu-vu-entendu/nouvelles-revelations-sur-les-massacres-de-sabra-et-chatila,2688

palestinians thank artists boycotting apartheid israel-partnered pop kultur berlin

At least four artists withdrew from the festival, joining fifteen others since 2017.

Palestinians thank Lafawndah (and bandmate Trustfall), Alewya, Franky Gogo and Gigsta for withdrawing from @popkulturberlin, that is partnered with apartheid Israel #PK22

https://bdsmovement.net/news/boycott-pop-kultur-2022

*

Four artists have withdrawn from Pop Kultur Berlin this year, in protest at its partnership with apartheid Israel! They join at least fifteen others to have boycotted the music festival since 2017, responding to private and public appeals from human rights defenders.

Parisian artist Lafawndah wrote in her eloquent statement that “the festival’s stance is an effective show of support for racism, colonial brutality and murder, despite its savvy marketing language touting inclusion, diversity and tolerance.”

Click to tweet at Pop Kultur

But Pop Kultur Berlin is still insisting on continuing its partnership with apartheid Israel, claiming that artwashing Israel’s apartheid regime and massacres in Gaza is “common practice”. It must have missed the thousands of artists who have endorsed the cultural boycott of Israel.

Even now, prominent German politicians allied to the festival are condemning the campaign and the principled artists who supported it and launching cynical smears against them. Let’s show once again that our collective impact is greater than these desperate, anti-Palestinian attacks.

Click to tweet at Pop Kultur

Not on Twitter? You can also copy the below comment and post it onto the festival’s Instagram & Facebook pages.

Thank you Lafawndah & Trustfall, Alewya, Franky Gogo and Gigsta for withdrawing from #PopKulturBerlin! All artists should boycott the festival until it drops its partnership with apartheid Israel. No progressive festival artwashes massacres. #PK22

In solidarity,
Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)

*
TAKE NOTE:
The nonviolent BDS movement for freedom, justice and equality is supported by the absolute majority in Palestinian society. BDS rejects all forms of racism and racial discrimination.

appello all’europa contro la criminalizzazione delle ong palestinesi

Appello a Bruxelles contro la criminalizzazione delle Ong palestinesi

Decine di organizzazioni e sindacati hanno inviato un appello a Josef Borrell, Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea contro la messa fuorilegge di alcune Ong palestinesi da parte da Israele.

Qui di seguito il testo dell’appello e le organizzazioni che l’hanno sottoscritto.


Gentile Alto Rappresentante,

Come organizzazioni della società civile europea, vorremmo allertarla sulla gravissima situazione creata dalla criminalizzazione da parte Stato di Israele contro sei delle più importanti e riconosciute organizzazioni palestinesi per i diritti umani:

● Addameer Prisoner Support and Human Rights Association,
● Al Haq – Legge al servizio degli uomini,
● Bisan Centro di Ricerca e Sviluppo,
● Defense for Children International – Palestina,
● l’Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo
● Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi

Dopo la loro classificazione come “terroristi” il 22 ottobre, e con la successiva ordinanza militare di interdizione del 7 novembre, sono in grave pericolo: i loro locali possono essere invasi o chiusi, le loro attrezzature confiscate, i loro dirigenti e personale arrestati ed il loro finanziamento potrebbe essere in pericolo. I servizi di protezione che forniscono alla popolazione palestinese, così come la loro capacità di informare gli organismi internazionali sulle violazioni dei diritti umani in Palestina, sono messi a repentaglio da questa decisione. L’Unione europea deve restare fedele ai propri valori e deve proteggerle.

La dichiarazione del portavoce di EEAS del 22 ottobre, non era commisurata alla gravità di queste minacce. Affermando di “prendere sul serio” le affermazioni delle autorità israeliane e chiedendo loro “chiarimenti”, essa dà peso ad accuse contro partners che l’Unione Europea conosce perfettamente da anni, e legittima l’idea che lo Stato di Israele avrebbe un motivo legittimo per porre questa questione.
Questo è doppiamente errato: in primo luogo perché queste organizzazioni sono soggette alla legge palestinese e lo Stato di Israele non ha alcun diritto di interferire nei loro affari, e in secondo luogo perché i leader israeliani che le accusano sono gli stessi che potrebbero essere implicati nei procedimenti della Corte Penale Internazionale, che a loro volta potrebbero essere basati sulle informazioni e sui fascicoli di indagine forniti da queste ONG.

Le chiediamo quindi prima di tutto una dichiarazione pubblica molto più chiara su questo tema. In particolare, le chiediamo di:
● respingere chiaramente le accuse israeliane e mettere in dubbio la loro legittimità,;
● rinnovare pubblicamente la Sua fiducia in queste organizzazioni per i diritti umani, che stanno svolgendo un lavoro straordinario ed indispensabile sul campo;
● chiedere formalmente al governo israeliano di annullare le sue decisioni di designarle come terroriste e successivamente metterle al bando;
● informare tutti i donatori e gli intermediari finanziari della ricusazione delle decisioni prese dallo Stato di Israele e della vostra fiducia nelle ONG in questione;
● ricevere ufficialmente, al Suo livello, i leader di queste ONG e assicurare loro il Suo pieno sostegno,
● sostenere pubblicamente e finanziariamente l’azione della Corte Penale Internazionale, compreso il caso della Palestina.
Al di là di questa indispensabile presa di posizione, è necessario agire.

Il primo ed immediato atto che puo’ compiere, insieme alla Commissione europea di cui è Vicepresidente, riguarda l’accordo per includere Israele nel programma di ricerca e sviluppo di Horizon Europe. Mentre si può immaginare che anche il semplice rispetto delle linee guida del luglio 2013 non sia stato approvato da Israele in buona fede, la Commissione probabilmente ha voluto compiere un “gesto positivo” nei confronti di Israele dichiarando il 18 ottobre la conclusione dei negoziati.
Conosciamo gli eventi successivi: quattro giorni dopo, lo Stato di Israele ha lanciato l’offensiva più grave della storia contro le organizzazioni palestinesi per i diritti umani. E pochi giorni dopo, il 30 ottobre, l’ambasciatore israeliano ha stracciato il rapporto del Comitato per i diritti umani dell’ONU alle Nazioni Unite.
In tale contesto, la firma di questo accordo, prevista per il 9 dicembre, sarebbe una vergogna per l’Europa.

Le chiediamo, signor Alto Rappresentante, di adottare le misure necessarie per sospendere la firma di questo accordo. Questa è una semplice misura di decenza.

Oltre a ciò, se lo Stato di Israele persiste nella sua posizione, dovranno essere prese misure più vincolanti.

  1. • European Coordination of Committees and Association for Palestine (ECCP) – Europe
  2. Fédération Internationale pour les droits humains – FIDH
  3. Trócaire – Ireland
  4. Sinn Féin – political party – Ireland
  5. Europe Ecologie Les Verts – political party – France
  6. Confédération générale du travail (CGT) – trade union – France
  7. FIOM-CGIL – trade union – Italy
  8. Irish Congress of Trade Unions – trade union confederation – Ireland
  9. Unite the Union, Ireland Region – trade union – Ireland
  10. UNISON Northern Ireland – trade union – Ireland
  11. People Before Profit – political party – Ireland
  12. Parti Communiste Français (PCF) – political party – France
  13. Parti de Gauche – political party – France
  14. Ensemble! – political party – France
  15. BIJ1 (Political party) – Netherlands
  16. Mouvement des Jeunes Communistes de France – political party France
  17. Confédération Paysanne – trade union – France
  18. Fórsa SENO Branch – trade union – Ireland
  19. Belfast and District Trades Union Council – trade union – Ireland
  20. Ireland-Palestine Solidarity Campaign – Ireland
  21. Trade Union Friends of Palestine – Ireland
  22. MOC – Movement of Christian Workers – trade union – Belgium
  23. Union syndicale Solidaires – trade union – France
  24. Craigavon Council of Trade Unions – trade union – Ireland
  25. Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) – MENA
  26. European Coordination Via Campesina – Europe
  27. European Trade Union Network for Justice in Palestine – Europe
  28. Sadaka – The Ireland Palestine Alliance – Ireland
  29. Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France
  30. Suomen Rauhanpuolustajat – Finnish Peace Committee
  31. Defence for Children International – Switzerland
  32. Defence for Children International – Belgium
  33. Students for Justice in Palestine Dublin City University – Ireland
  34. Fédération Syndicale Unitaire (FSU) – France
  35. MRAP – France
  36. The Rights Forum – Netherlands
  37. Jewish Voice for Just Peace Ireland – Ireland
  38. Centre for Global Education – Ireland
  39. Cairde Palestine Belfast – Ireland
  40. Gaza Action Ireland – Ireland
  41. Academics for Palestine – Ireland
  42. MENA GROUP/Rete in difesa di (diritti umani e chi li difende) – Italy
  43. Association France Palestine Solidarité (AFPS) – France
  44. Union des Progressistes Juifs de Belgique (UPJB) – Belgium
  45. Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine (AURDIP) – France
  46. British Committee for the Universities of Palestine – UK
  47. Plateforme des ONGs Françaises pour la Palestine – France
  48. Women’s International League for Peace and Freedom, Finland
  49. Humanitas-Centre for global learning and cooperation – Slovenia
  50. Association Belgo-Palestinienne – Belgium
  51. France Palestine Mental Health Network – France
  52. Viva Salud – Belgium
  53. Union Juive Française pour la Paix – France
  54. ICAHD Finland – Finland
  55. Deutscher Koordinationskreis Palastina Israel (KOPI) – Germany
  56. European Legal Support Center – Netherlands
  57. Comite Pour Une Paix Juste Au Proche Orient – Luxembourg
  58. Cultura è libertà, una campagna per la Palestina – Italy
  59. AssopacePalestina – Italy
  60. DocP – BDS Nederland – Netherlands
  61. Nederlands Palestina Komitee – Netherlands
  62. Buendnis fuer Gerechtigkeit zwischen Israelis und Palaestinensern e.V. BIP – Germany
  63. BDS Berlin- Germany
  64. Finnish-Arab Friendship Society – Finland
  65. Association pour le jumelage entre les camps de réfugiés palestiniens et les villes françaises (AJPF) – France
  66. Pand – Performars and Artists for Peace – Finland
  67. Društvo UP Jesenice – Slovenia
  68. Belgian Campaign for Academic and Cultural Boycott of Israel (BACBI) – Belgium
  69. Mouvement de la Paix – France
  70. Une Autre Voix Juive – France
  71. Association des Travailleurs Maghrébins de France – France
  72. Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Palestine – France
  73. Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives (FTCR) – France
  74. Vrede vzw – Belgium
  75. Dynamo International – Belgium
  76. Les Femmes en Noir – France
  77. Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Italy
  78. Rete Antirazzista – Firenze, Italy
  79. Association France Palestine Solidarité Nîmes, France
  80. Association “Pour Jérusalem” – France
  81. Odv Salaam Ragazzi Dell’Olivo Comitato Di Tireste – Italy
  82. Forum Palestine Citoyenneté – France
  83. Comité de Vigilance pour une Paix réelle au Proche-Orient – France
  84. Assopace Palestina Firenze – Italy
  85. Chrétiens de la Méditerranée – France
  86. Associazione Cinema e Diritti – Italy
  87. Associazione di Amicizia Italo-Palestinese NLUS – Italy
  88. Comitato Pistoiese per la Palestina – Italy
  89. Donne in nero Italia – Italy
  90. COSPE – Italy
  91. CRED – centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia – Italy
  92. Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi Italia – Italy
  93. Giuristi Democratici – Italy
  94. CPPI Saint-Denis [ Collectif Paix Palestine Israël] – France
  95. New Weapons Research Group – Italy
  96. Women in Black Vienna – Austria
  97. Slovene Philanthropy – Slovenia
  98. Not in Our Name – For a Just Peace in the Middle East – Czech Republic
  99. Collectif Faty Koumba – France
  100. La Courneuve Palestine – France
  101. Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie – France
  102. BDS Italia – Italy
  103. Stichting – Groningen-Jabalya – Netherlands
  104. UK-Palestine Mental Health Network – UK
  105. Wilpf – Finland
  106. Ipri-ccp – Italy
  107. Comunità delle Piagge – Italy
  108. Aderisco a nome del Comitato varesino per la Palestina – Italy
  109. Pro Palestina – Italy
  110. Stradafacendo – Italy

“gaza”, di garry keane e andrew mcconnell: film in streaming (gratuitamente) dal 5 al 7 novembre

È difficile immaginare che qualcuno viva una vita normale nella Striscia di Gaza: questo documentario irlandese è un meraviglioso ritratto di chi abita in quel luogo, gente comune che vive una vita piena nonostante le macerie causate dal perenne conflitto.

GAZA di Garry Keane e Andrew McConnell, in streaming dal 5 al 7 novembre con #IFFSilverStream

Prenota subito il tuo biglietto gratuito
https://bit.ly/IFF-Gaza

*

the story of maya edery

JVP member Maya Edery shares her journey away from Zionism and toward support for Palestinian liberation — a journey that more and more Jews are embarking on, in part thanks to Maya herself!
In this interview, Maya discusses how her family’s history of oppression — as Ashkenazi Jews in Auschwitz and as Moroccan Jews experiencing state violence in Israel — has informed how she views oppression and resistance to oppression. She describes the kind of Zionist propaganda instilled in her while she was growing up and remembers her moments of revelation about Palestine. Finally, she talks about her responsibility to support the BDS movement as well as to challenge Zionism and white supremacy in Jewish communities, despite the accusations of antisemitism weaponized against those who do so.

https://jewishvoiceforpeace.org/

_

su aavaz: intervenire subito per fermare l’aggressione a gaza

https://secure.avaaz.org/campaign/it/palestine_sheikh_jarrah_sig_loc

Siamo sull’orlo di una vera e propria guerra tra Israele e Palestina.

31 bambini palestinesi sono già stati uccisi, così come molte madri. Centinaia di feriti.

L’escalation armata cresce. Velocemente.

Alla radice di tutto c’è l’occupazione israeliana illegale della Palestina e decenni di feroce oppressione del popolo palestinese, che Human Rights Watch ha appena denunciato come “crimini contro l’umanità“.

Tutto è iniziato lì ed è lì che deve finire.

Forse l’unico modo per fermare gli sfratti violenti dei palestinesi dalle loro case, la sopraffazione quotidiana di famiglie innocenti, il lancio di razzi di Hamas e il bombardamento israeliano di Gaza, è rendere il costo economico di questo conflitto troppo alto.

È esattamente quello che ha contribuito ad abolire l’apartheid in Sud Africa, e può farlo anche qui.

Abbiamo appena raggiunto 2 milioni di firme. Unisciti al nostro appello per chiedere sanzioni contro Israele per aver violato il diritto internazionale e commesso crimini contro l’umanità. Facciamo che sia un momento di svolta decisivo.

_

b’tselem calls israel’s policy of occupation “apartheid”

source: facebook.com/186525784991/posts/10160555848604992/

Yesterday, B’Tselem בצלם, the largest human rights group in Israel, published a paper declaring a shift in their language from describing Israel as a ‘prolonged occupation’ to describing it as apartheid. This is an important win for the Palestine movement and a demonstration of the power of Palestinian organizers who have for decades been calling the Israeli state what it is, an apartheid regime.

“Calling things by their proper name – apartheid – is not a moment of despair: rather, it is a moment of moral clarity, a step on a long walk inspired by hope. See the reality for what it is, name it without flinching – and help bring about the realisation of a just future.”

SEE https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/jan/12/israel-largest-human-rights-group-apartheid

repression of speech and scholarship on palestine needs to end

https://www.aljazeera.com/opinions/2020/10/1/repression-of-speech-and-scholarship-on-palestine-needs-to-end/

ancora sull’impegno a salvare la scuola di gomme, in palestina

CHI DEMOLISCE UNA SCUOLA, DEMOLISCE IL FUTURO.

A partire dal 1 giugno, giorno in cui la sentenza sulla demolizione del villaggio beduino palestinese di Khan al Ahmar è divenuta esecutiva, i bimbi e le famiglie si trovano in una situazione di terribile stress e tensione. Ogni mattina potrebbe accadere l’irrevocabile. Il Governo Israeliano, infatti, potrebbe in qualsiasi momento ordinare di radere al suolo il villaggio abitato da circa 180 persone da oltre 60 anni. In questo luogo ha sede una piccola scuola che è diventata simbolo del diritto all’istruzione e della difesa dei diritti delle comunità beduine residenti nell’Area C della Palestina controllata da Israele.

In qualsiasi momento la scuola potrebbe essere distrutta. Per favore firma la petizione!

Si tratta della “Scuola di Gomme”, così chiamata perché realizzata su pneumatici usati, per fare fronte al divieto delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’Area C. La scuola è stata realizzata da Vento di Terra e da altre Ong, ma non si tratta di una semplice costruzione: in quel luogo risiedono le speranze di un futuro migliore, di un futuro di pace, per oltre 170 bambini del villaggio e delle zone limitrofe. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non hanno alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.

La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente e un grave danno alla comunità locale, ponendo le basi per una sua rapida deportazione.

continua a leggere qui: https://www.change.org/p/salviamo-la-piccola-scuola-di-gomme-in-palestina-thetyreschool-saveourschool-europarl-it-antonioguterres-netanyahu

aggiornamenti preoccupanti sulla scuola di gomme

https://www.change.org/p/salviamo-la-piccola-scuola-di-gomme-in-palestina-thetyreschool-saveourschool-europarl-it-antonioguterres-netanyahu/u/25007702

Le notizie di maggio:
https://slowforward.net/2019/05/21/aggiornamenti-sulla-scuola-di-gomme/

_

aggiornamenti sulla scuola di gomme

https://www.change.org/p/salviamo-la-piccola-scuola-di-gomme-in-palestina-thetyreschool-saveourschool-europarl-it-antonioguterres-netanyahu/u/24565029

un aggiornamento sulla scuola di gomme

https://www.change.org/p/13216725/u/23001465

violenze e tafferugli contro la scuola di gomme e gli abitanti del villaggio

“[…] Israele ha deciso di rendere effettiva già da oggi la dichiarazione di ‘area militare’ dell’intera zona, impedendo di fatto quindi l’accesso a qualsiasi persona. Oggi infatti era prevista la visita di una folta delegazione di consoli, a cui però è stato impedito l’accesso.
Stamattina sono arrivati a Khan al Ahmar i consoli di Italia, Francia, Svezia, Belgio, Norvegia, Svizzera, Finlandia. E’ stato intimato loro dai militari di andarsene, nessuno è potuto entrare nel villaggio. Hanno comunque incontrato la comunità, esprimendo loro solidarietà e ribadendo l’importanza del rispetto del diritto internazionale […]”

L’aggiornamento completo è qui:
https://www.change.org/p/13216725/u/22972294

Le conseguenze (fonte: facebook.com/MiddleEastEye)

salvare la scuola di gomme, in palestina

A partire dal 1 giugno, giorno in cui la sentenza sulla demolizione del villaggio beduino palestinese di Khan al Ahmar è divenuta esecutiva, i bimbi e le famiglie si trovano in una situazione di terribile stress e tensione. Ogni mattina potrebbe accadere l’irrevocabile. Il Governo Israeliano, infatti, potrebbe in qualsiasi momento ordinare di radere al suolo il villaggio abitato da circa 180 persone da oltre 60 anni. In questo luogo ha sede una piccola scuola che è diventata simbolo del diritto all’istruzione e della difesa dei diritti delle comunità beduine residenti nell’Area C della Palestina controllata da Israele.

In qualsiasi momento la scuola potrebbe essere distrutta. Per favore firma la petizione!

Si tratta della “Scuola di Gomme”, così chiamata perché realizzata su pneumatici usati, per fare fronte al divieto delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’Area C. La scuola è stata realizzata da Vento di Terra e da altre Ong, ma non si tratta di una semplice costruzione: in quel luogo risiedono le speranze di un futuro migliore, di un futuro di pace, per oltre 170 bambini del villaggio e delle zone limitrofe. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non hanno alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.

La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente … [CONTINUA QUI]

AGGIORNAMENTO:
[…]
Si discute di un possibile, ennesimo intervento dell’Unione Europea e di importanti politici. L’assedio tuttavia si fa ogni giorno più stretto: ogni giorno la polizia entra nel campo, fa domande, osserva. Sembra misurare lo spazio disponibile per i malsognati progetti dei coloni della vicina Kfar Adumim. Sopra le teste vola un drone, esibizione di tecnologia in totale contrasto con la miseria dei tuguri beduini… L’impressione è che vengano catalogate e fotografate anche le pietre. E i beduini attendono, accolgono i visitatori, e, come tutti gli umani dotati di una coscienza, sperano…

[IL TESTO COMPLETO DELL’AGGIORNAMENTO E’ QUI]

noura erakat: “palestinians want to live. palestinians want freedom”