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domenica 11 settembre, a bazzano (parma): la poesia di milli graffi e giulia niccolai

in via Borgo, 2 – Bazzano 43024 Neviano degli Arduini, Emilia-Romagna

altri nomi per altre scritture: due interventi recenti, anche su academia

Due interventi recenti (uno relativamente vicino) ho pensato fosse utile inserirli anche in Academia. Non essendo uno studioso ‘incardinato’, anzi tenendomi ben lontano dall’università, posso permettermi di inserire anche dei ‘draft’ incompleti (perfino giocosi, in qualche caso).

Cfr. https://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Drafts (con bonus track su Bordini)

due interventi recenti di Marco Giovenale su Academia.edu

Fin dall’inizio del Novecento, se non da prima, si sono attestati altri nomi, e prima ancora altre forme, ad affiancare o francamente sostituire il vocabolo “poesia”. Dalle “epifanie” joyciane, dalle infinite escursioni verbali e verbovisive di Emilio Villa, fino alle prose in prosa francesi e italiane, il percorso è costellato di ‘entità’ scritte che sembrano scavalcare e beffare le divisioni in generi letterari, e non semplicemente allargare il contenitore poesia, ma uscirne completamente e – si direbbe – definitivamente, lasciando a chi resta (nel contenitore) di baloccarsi con versi, rime e ritmi.

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I due testi sono disponibili anche su archive.org:

https://archive.org/details/nioques-frisbees-e-altre-deviazioni

https://archive.org/details/poesia-non-morta

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ma no, ma no, ma ni, non è morta, la poesia, su

Man Ray, Paris, mai, 1924

coraggio, editorialisti e notillatori, in rete e fuori, non prendete per forza alla lettera la grigiorosea parola postpoesia: non v’impauri, campioni.

la poesia non defunse, anzi della sua viridescente vis voi siete – è fama – i promoter più scafati e, mi si consenta, fichi.

è stagione, tuttavia, che dai vostri castelli vitivinicolmente muniti oscilliate il benigno capo a far sonare il sì, a testimoniare – intendo – che nelle vostre medesime letture tante tante volte v’è occorso di non incontrare il vocabolo che amate, ossia la non-morta poesì (avvezza a resurgere ogni minuto), bensì qualche altro lemma, diverso, divergente, che magari con la suddetta non aveva accidente alcuno da spartire. (obstupescit reader).

facendo mente locale:

epiphanies (James Joyce 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein 1914), tropismes (Nathalie Sarraute 1939), notes (Marcel Duchamp, pubbl. post. 1980), nioques (Francis Ponge 1983, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), verbotetture (Arrigo Lora Totino 1966), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti 1978), sentences (Robert Grenier 1978), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e endoglosse e microtensori e “installances” (Marco Giovenale 2001, 2004, 2010, 2010), tracce (Gherardo Bortolotti 2005), prati (Andrea Inglese), diphasic rumors (Jon Leon 2008), united automations (Roberto Cavallera 2012), paragrafi (Michele Zaffarano 2014), incidents (Luc Bénazet 2018), sentences (Cia Rinne 2019), defixiones (Daniele Poletti),  avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.

veh, quante cose si posson leggere gioendo, senza per questo ammazzare la P maiuscola. come dite? ciò purtuttavia vi noia?

ah ma ecco allora perché Emilio Villa così parsimoniosamente o punto pregiate, e v’irrita.

invece che poesie ha scritto “cause”, “variazioni”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … tutte forme disperse come, già nel 1949, i suoi “sassi nel Tevere”.

è una litofobia, la vostra, ora intendo.

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antonio syxty legge giulia niccolai

bologna, 7 maggio – 5 giugno: “perché lo faccio perché. la vita poetica di giulia niccolai”

Giulia Niccolai presso Galleria dell’Oca, Roma 1979 | Foto Andrea Mantovani | Collezione Mara Cini

La mostra Perché lo faccio perché. La vita poetica di Giulia Niccolai, a cura di Allison Grimaldi Donahue e Caterina Molteni, è allestita presso il Padiglione de l’Esprit Nouveau, a Bologna (Piazza della Costituzione 11) dal 7 maggio al 5 giugno 2022, come Main Project della decima edizione di ART CITY Bologna.
Il progetto racconta la storia artistica della poetessa, traduttrice e artista Giulia Niccolai (1934-2021), ripercorrendo le tappe salienti della sua vita professionale tramite documenti, fotografie, testi, registrazioni e opere provenienti dall’archivio Maurizio Spatola, dalla Fondazione Echaurren-Salaris, dalla Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna e da archivi privati.

https://territorio.regione.emilia-romagna.it/qualita-urbana/padiglione-e-n

info: Ansa, Bologna Today

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weaving media in italian poetry: giulia niccolai, antonio porta

facebook.com/events/2072970209550363/

l’incontro online si svolgerà in italiano

per partecipare occorre registrarsi all’indirizzo riportato nell’evento fb

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un ricordo di maurizio spatola, di giovanni fontana

Giovanni Fontana

MAURIZIO SPATOLA
(scomparso oggi, 29 marzo 2022)

Negli ultimi tempi, quando lo sentivo al telefono, non mancava mai di soffermarsi sull’elenco degli amici scomparsi: tristi e dolorosi aggiornamenti che riportavano indietro nel tempo, agli anni eroici delle avventure sperimentali del sessanta e settanta. In quelle occasioni, con spirito patafisico, s’accendevano macabre autoironie. Maurizio era nato come me nel 1946, tra le macerie della guerra. Lui il 2 ottobre, io il 27 giugno. Era pertanto più giovane di me e, a suo parere, anche più fortunato, perché essendo cieco, invece di andare bighellonando da una performance all’altra, aveva più tempo per pensare!

Maurizio era nato a Stradella, in provincia di Pavia. Era il secondo dei fratelli Spatola, con i quali aveva condiviso le passioni letterarie: Adriano (1941- 1988) e Tiziano (1951). Viveva a Sestri Levante, sulla Riviera Ligure; ma di quella Riviera non poteva più percepire lo splendore da più di vent’anni. Nonostante tutto continuava a coltivare l’interesse per la poesia concreta e visiva, facendosela raccontare dalle sue assistenti volontarie, che andavano ad aiutarlo per tenere in vita il suo sito, Archivio Maurizio Spatola (http://www.archiviomauriziospatola.com), nel quale pubblicava i documenti, talora rarissimi, prodotti nelle aree della ricerca poetica a partire dalla metà degli anni sessanta, fino alla fine del secolo scorso, con particolare riguardo alla vita e all’opera di suo fratello Adriano, alle edizioni Geiger, alle riviste “Tam Tam” e “Baobab”. Generalmente arricchiva i materiali con schede informative e commenti personali, come amava fare per sottolineare l’attualità di quello che definiva “sperimentalismo raramente rimasto fine a se stesso, ma apportatore invece di una salutare ventata innovatrice”.

Aveva studiato a Bologna, dove aveva frequentato il liceo classico “Galvani” e dove aveva frequentato la famosa “Osteria dei Poeti”, punto di ritrovo di giovani artisti e ricercatori. Lì aveva conosciuto, tra gli altri, Giorgio Celli, Miro Bini, Carlo Marcello Conti (poi fondatore delle edizioni Campanotto), Patrizia Vicinelli, e lì nacque “Bab ilu”, la prima testata spatoliana.

Ma il territorio privilegiato della sua attività artistica, giornalistica e editoriale è Torino, dove, ventenne, frequenta lo “Studio di Informazione Estetica”, fonda con Adriano nel 1968 le edizioni Geiger, per le quali cura le storiche antologie e vara la testata “Tam Tam”, diretta da Adriano e da Giulia Niccolai, e inizia la collaborazione con il quotidiano “La Stampa”. Si appassiona alla poesia concreta e pubblica su riviste internazionali, tra le quali ricordo “Chicago Review” (USA), “Ovum” 10 (Uruguay), “La Battana” e “Signal” (Jugoslavia), “Approches” e “Doc(k)s”, rispettivamente dirette da Bory e Blaine (Francia). In Italia pubblica su varie testate sperimentali, in particolare su “Quindici” e “Tool”. Partecipa ad antologie di settore e prende parte ad eventi performativi come “Parole sui muri” a Fiumalbo, nel 1967.

La sua passione lo tiene impegnato sul fronte letterario, anche se la sua vita è segnata profondamente dalla distrofia muscolare del suo primogenito Gabriele, che, dopo anni di stenti, se ne va, ventiduenne, nel 1993.

Tuttavia ha la forza di riprendere il suo lavoro di promotore culturale: nel 1996, cura con Arrigo Lora Totino l’ultima delle antologie “Geiger”, interamente dedicata alla memoria di Adriano e nel 1997 propone, sempre con Lora Totino, “Gli anni di Geiger”, una rassegna documentaria, presso la Biblioteca Comunale di Ferentino (Fr). La mostra, da lui rivista e ampliata, è riproposta a Ravenna, presso la Biblioteca Classense, nel 2014, con il titolo “Edizioni Geiger (1967-1979). Sperimentazione permanente”.

Le collaborazioni letterarie, comunque, si susseguono nel tempo, ma con difficoltà, soprattutto a causa della perdita della vista, che non gli consente una totale autonomia.

Purtroppo negli ultimi tempi lo aggredisce un tumore alla lingua. Oltre alla vista, perde la parola. Nella sua ultima telefonata a stento ho compreso il nome degli amici che voleva salutare.

Ricoverato alle Molinette di Torino, aiutato da suo figlio e da sua nuora Caterina Mion, infermiera in quell’ospedale e amorosa portavoce, pubblica il suo ultimo messaggio su Facebook il 15 marzo:

«Da diversi giorni sono ricoverato a Torino per un tumore alla lingua, mi trovo al momento nel reparto di radioterapia delle Molinette e mi appresto ad affrontare un ciclo di trattamenti per ridurre l’entità di questo sgradito ospite.
La situazione non è semplice, ma ho qui vicino a me la mia famiglia, che mi supporta e non mi lascia solo neppure un giorno.
Mio figlio Davide tiene i contatti con alcuni di voi, con altri ho scambiato dei messaggi, ma non posso parlare perché uno degli ostacoli è una tracheotomia che ho dovuto fare per la mia sicurezza e mi trovo ancora in una fase in cui non riesco a gestire la voce.
Il morale tiene e io voglio affrontare tutto questo lottando come un toro e senza mai mollare un centimetro.
Vi abbraccio tutti».

Questa mattina se n’è andato. Ha lasciato Davide, Caterina, le nipoti Carlotta e Valentina e tutti coloro che si ricordavano ancora di lui.

Nella foto: Maurizio con un gruppo di artisti intervenuti alla mostra “Edizioni Geiger (1967-1979). Sperimentazione permanente” (Ravenna, 2014).

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“il novecento: la linea anti-lirica” @ centroscritture.it da domani, 13 dicembre, per 6 incontri + 1

https://www.centroscritture.it/service-page/iv-poesia-contemporanea-anti-lirica

inizia lunedì 13 dicembre, domani, il secondo ciclo online sulla poesia del Novecento, dedicato alla linea e alle tradizioni anti-liriche. tutte le informazioni a questo link.

(C) Nanni Balestrini

dalle avanguardie storiche di inizio Novecento alle sperimentazioni più recenti, la rottura con la tradizione, la prospettiva utopistica ed emancipativa di movimenti, autori e opere che hanno tentato di porsi al di là della lirica, della soggettività e della testualità poetica tradizionale.

recensione (2020) di francesco muzzioli a “opera”, di adriano spatola

Su “Malacoda” n. 5 (2020), Francesco Muzzioli scriveva di Adriano Spatola, OPERA (2020, diaforia & dreamBook Edizioni / info@diaforia.org).

https://malacoda3.webnode.it/n-5-20202/

il libro:
http://www.diaforia.org/floema/2020/09/01/opera-adriano-spatola-dia%E2%80%A2foria-agosto-2020/

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una recensione (2020) a “opera”, di adriano spatola

Su “Alias”, del “manifesto”, il 1 novembre 2020 Raffaele Manica scriveva di Adriano Spatola, OPERA (2020, diaforia & dreamBook Edizioni / info@diaforia.org).

https://ilmanifesto.it/spatola-sotto-la-catena-dei-significanti-i-sensi-si-fanno-imprendibili/

http://www.diaforia.org/floema/2020/09/01/opera-adriano-spatola-dia%E2%80%A2foria-agosto-2020/

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allison grimaldi-donahue, “a mouth covering a mouth: the women of gruppo 63”

da
https://www.shorttheatre.org/eventi/allison-grimaldi-donahue/

3 settembre 2021 | WEGIL
(Roma, L.go Ascianghi 5)
performance poetica
in inglese

Allison Grimaldi-Donahue, statunitense di nascita, ora a Bologna, è una poetessa, scrittrice e traduttrice.

A Mouth Covering a Mouth: The Women of Gruppo 63, è la sua performance che risuonerà nella Hall di WEGIL nel contesto di CRATERE, indagando le genealogie culturali in cui la performatività dei corpi si intreccia – o è tutt’uno – con la rivendicazione politica, il cui lascito oggi riverbera nella riflessione e nelle lotte del presente. In A Mouth Covering a Mouth: The Women of Gruppo 63, reincorpora i versi delle donne del Gruppo 63 – Alice CeresaGiulia NiccolaiPatrizia Vicinelli – piegando il livello teorico e  storico con il personale.

In questa lettura poetico-performatica, Allison Grimaldi-Donahue esplora il concetto di “linguaggio come pelle” di cui parla Roland Barthes, chiedendosi come ci si possa toccare e sentire attraverso il linguaggio, scritto e parlato, riflettendo quindi sulla comunicazione con e senza corpo, sulle potenzialità di incarnare lingue perdute, oltre ogni teoria accademica.

A favore di una poetica emotiva, la sua pratica tende verso la costruzione di un sé diasporico, che possa recuperare e incarnare il passato ormai dimenticato.

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giulia niccolai a poetitaly, settembre 2014

Poeti a Corviale, per Poetitaly 
5 settembre 2014
Giulia Niccolai presentata da Andrea Cortellessa

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nioques, frisbees e altre deviazioni / differx. 2021

un cenno ai frisbees, di Giulia Niccolai, è anche nel microsaggio che ho dedicato a Carlo Bordini nel n. 76 del “verri” (giugno 2021).
in quella sede ma anche altrove cerco — come sempre — di spostare la riflessione nella direzione del post che si vede qui di seguito:
https://slowforward.net/2021/06/22/una-nota-di-jean-marie-gleize-a-margine-di-una-recente-lettura-al-cipm/

quando si parla di postpoésie ci si può innanzitutto porre all’esterno del rigido circo dei generi letterari; e inoltre risulta del tutto legittimo parlare di qualcosa che implica e assume non soltanto altri abiti, forme, inflessioni, dimensioni, profili, ma infine identità: altri nomi. e idiomi. (si può e forse si deve dire che la dimensione idiomatica qui sopravanza tutte le altre).

quali sono questi altri nomi? questi oggetti verbali non identificati?

(non dico “nuovi”, dico “altri”). (anche se in Italia tutto sembra voler manifestarsi come nuovo, perché perfino la DC ha fatto in tempo a morire ma le forme dell’assertività letteraria ancora reggono).

epiphanies (James Joyce 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein 1914), tropismes (Nathalie Sarraute 1939), notes (Marcel Duchamp, pubbl. post. 1980), nioques (Francis Ponge 1983, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), verbotetture (Arrigo Lora Totino 1966), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti 1978), sentences (Robert Grenier 1978), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e endoglosse e microtensori e “installances” (Marco Giovenale 2001, 2004, 2010, 2010), tracce (Gherardo Bortolotti 2005), prati (Andrea Inglese), diphasic rumors (Jon Leon 2008), united automations (Roberto Cavallera 2012), paragrafi (Michele Zaffarano 2014), incidents (Luc Bénazet 2018), sentences (Cia Rinne 2019), defixiones (Daniele Poletti),  avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.

senza contare le infinite modalità (perlopiù elencative) messe su pagina da Perec (le cartoline e le passeggiate raccolte nell’Infra-ordinaire, o le stringhe di Je me souviens). durante una conversazione, tempo fa Luigi Magno ha suggerito di pensare alle stesse cancellature di Isgrò come a dispositivi di questo tipo, oltretutto in forma di ponte fra la scrittura e l’arte. per tacere, in tal senso, delle innumerevoli soluzioni disseminate nel tempo da Emilio Villa: “cause”, “variazioni”, “madrigali”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … (tutte forme disperse come, già nel 1949, “i sassi nel Tevere”).

video della presentazione delle opere poetiche di corrado costa (bologna in lettere, 31 mag. 2021)

corrado costa in tutto e per tutto

«in questi film di notte / si vede come se fosse giorno.»

Corrado Costa
Poesie edite e inedite (1947-1991)
Opere poetiche II
a cura di Chiara Portesine
Argolibri

Ora disponibile in libreria

Dopo anni di attesa, grazie al lavoro di ricerca della studiosa Chiara Portesine (curatrice del volume) e al prezioso lavoro di archivio e catalogazione della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, l’opera in versi di Corrado Costa viene raccolta e pubblicata, per la prima volta, in Poesie edite e inedite (1947-1991) dalla casa editrice Argolibri di Ancona, pubblicazione che ricade proprio nel trentennale della scomparsa del noto poeta e artista; il volume, di quasi cinquecento pagine, inserito in un più ampio progetto di pubblicazione dell’opera omnia dell’autore, accoglie tutte le poesie edite in volume, dallo Pseudobaudelaire (1964), esordio poetico di più ampia fattezza civile, passando al manuale erotico (così lo presentava Adriano Spatola) e parasurrealista di Le nostre posizioni (1972), sino alla magia filmica della parola poetica di The complete films (1983) (“preferirei essere inserito nella categoria cinema, e non in quella poesia”, soleva dire lo stesso Costa), quelle sparsamente distribuite in rivista dagli anni ’40 agli anni ’90, e una corposa, preziosissima, sezione di inediti, tra cui le brevi raccolte Pseudo-pseudobaudelaire, Tutto il cinema di Corrado Costa. Poemi in bianco e nero e poesie a colori , e la riproduzione fotografica della splendida “poesia-collage” Data una superficie d’acqua.
Nell’appendice sono inoltre presenti molti interventi critici, oltre all’introduzione firmata da Aldo Tagliaferri, che ha sempre accompagnato negli anni l’operato di Costa (anche in viaggi inimmaginabili, come quello nella Libia di Gheddafi, citato nel testo), tra cui gli scritti di Milli Graffi, Marco Giovenale, Gian Luca Picconi, un ricordo di Paul Vangelisti, traduttore dell’opera del poeta in lingua inglese, la nota di Giulia Niccolai, che, con Adriano Spatola e lo stesso Costa, diede vita ad una delle più incredibili fucine artistiche e culturali del secondo novecento italiano, proprio presso la casa-officina di Mulino di Bazzano, mentre un ritratto in versi del poeta, riportato in quarta di copertina, è dovuto al compianto Nanni Balestrini, amico e sodale di tante iniziative, opere a quattro mani e due voci, e di memorabili scorribande poetiche.

https://www.argonline.it/