Archivi tag: Giuseppe Garrera

‘diacritica’, nella collana arianna, ripubblica i “sonetti d’amore per king-kong”, di gino scartaghiande

https://diacritica.it/diacritica-edizioni

Gino SCARTAGHIANDE, Sonetti d’amore per King-Kong, a cura di Carlo Bordini, Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, 29 marzo 2021, pp. 148, formato PDF, open access, ISBN 978-88-31913-19-5 – ( SCHEDA del libro )

una installance


Tra gli oggetti segreti di cui Giuseppe Garrera ha parlato nel suo intervento a Palazzo Taverna lunedì scorso, cè anche una mia installance. Si può rivedere il video su YouTube (precisamente qui) o una microrassegna su Instagram, sia in forma di video che di serie di foto.

i segreti del collezionismo (d’arte): il video di giuseppe e gianni garrera a palazzo taverna

oggi @ spazio taverna, “segreti”: gianni e giuseppe garrera

Un video da camera, di una comunicazione intima: saranno rivelati alcuni segreti, mostrati tesori nascosti di operazioni d’arte compiute sotto copertura, clandestine, volutamente affidate alla dispersione o disseminate per dono o generosità occulta.
Sculture inserite all’interno di riviste, finte inserzioni pubblicitarie, abbandoni per strada, appelli clandestini, pitture celate, cartoline e messaggi preziosi.
Si tratta, per questi tempi, di suggerire anche una modalità di collezionare per formare un museo personale, domestico, prediletto, e che consoli. La collezione come caccia, tesoro fanciullesco, esercizio di intimità, ma, soprattutto, conforto e propria stanza delle meraviglie.
L’esperienza sarà fruibile esclusivamente online:
Lunedi 22 Marzo dalle ore 19:00 al seguente link :
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garrera / spazio taverna

https://www.instagram.com/p/CMcl1XoIsp2/?igshid=1d2me7i62ri3j

https://www.instagram.com/p/CMcl7Inl5N4/?igshid=17brh1c0tiuxf

https://www.instagram.com/p/CMcl-yeFWdu/?igshid=tj3a0ht7vwj0

22 marzo: gianni e giuseppe garrera allo spazio taverna parlano di alcuni segreti del collezionismo

spazio tavernaIl 22 marzo, Giuseppe Garrera, storico dell’Arte, collezionista e curatore, con Gianni Garrera, filologo musicale e traduttore, drammaturgo e collezionista, sveleranno alcuni segreti del collezionismo, «mostrando tesori nascosti di operazioni d’arte compiute sotto copertura, clandestine, volutamente affidate alla dispersione o disseminate per dono o generosità occulta».

L’incontro si svolge a Roma negli ambienti di Palazzo Taverna Aldobrandini, sede dello Spazio Taverna, nato da un’idea di Ludovico Pratesi e Marco Bassan, rispettivamente direttore artistico e curatore.

https://www.spaziotaverna.it/spazio-taverna

https://tinyurl.com/spaziotavernakit

exibart.com/progetti-e-iniziative/spazio-taverna-incontri-premi-e-talismani-per-i-prossimi-mesi/
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oggi su antinomie: “sei trame asemiche”, di ada de pirro

Ada De Pirro sulla pratica dell’asemic writing:
Francesca Biasetton, Laura Cingolani, Mariangela Guatteri,
Floriana Rigo, Tommasina Bianca Squadrito, Martina Stella

antinomie.it/index.php/2021/03/08/sei-trame-asemiche/

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giuseppe garrera intervistato da nero (sul collezionare)

L’intervista (in inglese) sul sito di NERO:
neroeditions.com/the-vertigo-of-collecting/

In italiano:

NERO: Libri, documenti e testi spesso sono i materiali più complessi da esporre e questo dipende in particolare dalla loro fragilità. Questo aspetto porta nella maggior parte delle volte ad optare per un’esposizione parziale e non soddisfacente: intrappolati sotto delle teche difficilmente è possibile fruirne in modo completo. Data la sua esperienza come curatore di diversi progetti espositivi qual è la sua opinione rispetto a tale questione? È possibile trovare delle modalità di fruizione più soddisfacenti?

Giuseppe Garrera: In realtà, a ben guardare, è un problema che si pone raramente. Libri, documenti, materiali cartacei, ephemera di cui mi occupo io soprattutto, degli anni sessanta e settanta, possiedono un carattere costitutivo: sono altamente visivi, e cioè l’artista tende a convertire in visione ogni parte del manufatto (perché sia veduto e non letto): sono produzioni visionarie e la declinazione migliore per molti di questi materiali è proprio appunto quella di intenderli come oggetti, sculture, avventure per gli occhi con tutte le impaginazioni e le soluzioni grafiche innovative e poetiche che ne scaturiscono. Funzionano per l’esposizione, provengono dal mondo del pensiero visivo e non leggente. Munari ci ha insegnato che in primo luogo un libro è un oggetto da vedere e la cui funzione non secondaria può essere anche solo quella di essere veduto e mai aperto o letto: la sua presenza è un discorso sulle forme e le idee della vista. Bruce Chatwin, per quello che purtroppo si rivelerà il suo ultimo libro, pretese e ottenne una carta, una impaginazione, una misura dei margini e delle interlinee e una scelta dei caratteri della pagina tali che il suo libro, come un testo sufi, potesse essere anche solo contemplato come un’incarnazione tipografica e un assoluto. Raccomanderei a chiunque di avere sotto gli occhi questo libro, Utz, di Chatwin, che poi, non a caso, è un libro, forse il miglior libro, dedicato al collezionare e alla vertigine del collezionare.
I libri, i documenti, le pubblicazioni e i materiali effimeri dell’arte di ricerca vanno sentiti e intesi nella loro prima se non primaria istanza come apparizioni, epifanie, direi soprattutto manomissioni ed esperimenti intorno alle forme tradizionali e convenzionali della carta: si tratta di sognare il libro, il catalogo, l’invito, la pagina di rivista, la parola stampata, non di mostrarli.

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tecniche d’evasione, il catalogo | giuseppe garrera parla di endre tót, mail art, 1970

 

al centro pecci di prato: musei di carta

da https://www.exibart.com/musei/centro-pecci-la-programmazione-2021-le-parole-di-cristiana-perrella/

Musei di carta. Storie di musei e archivi, opere e documenti

Progetto in collaborazione fra CID/Arti visive – Centro di informazione e documentazione del Centro Pecci di Prato e CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli

«Prosegue il programma di mostre ideato da Cristiana Perrella dedicato ad approfondire temi, periodi e linguaggi della collezione del Centro Pecci, affidandone la cura a un esperto invitato come guest curator e affiancato dal responsabile delle collezioni e archivi Stefano Pezzato.
Il progetto espositivo proposto rappresenta la prima collaborazione che mette in relazione i centri di ricerca di Rivoli e del Pecci (dopo una precedente collaborazione in occasione della mostra di Mario Merz nel 1990) ed è rivolto a investigarne funzioni pubbliche e metodologie di ricerca, portando l’attenzione del pubblico verso quei patrimoni di opere, documenti e conoscenze che gli archivi museali pubblici e privati conservano, studiano e promuovono e, quindi, analizzando l’articolato rapporto fra l’identità del museo e la dimensione dell’archivio.
Opere e documenti in mostra provengono, oltre che dalle collezioni del Centro Pecci (fra cui una selezione di libri d’artista relativi al progetto Di carta e d’altro, 1994, e di “Poesia Visiva” relativi ai progetti Primo Piano. Parole, azioni, suoni, immagini da una collezione privata, 2006; Parole contro 1963-1968. Il tempo della poesia visiva, 2009 e Controcorrente: riviste, dischi e libri d’artista nelle case editrici della poesia visiva italiana, 2012) e del Castello di Rivoli (fra cui una selezione di libri d’artista), anche da altri musei e archivi privati, partner del progetto e accostati per l’occasione ai due centri di ricerca museali pubblici: Archivio Schema, Collezione Palli, Fondazione Bonotto, Fondazione Morra, Collezione Gianni e Giuseppe Garrera».

tecniche d’evasione: giuseppe garrera parla di sandor pinczehleyi (“five cobblestones”, 1976)

tecniche d’evasione: giuseppe garrera parla di katalin ladik

sembra / mirella bentivoglio. 1972-2007

Videorealizzazione di una parola ossia Parola fluida su pagina-schermo da Oggetto cinetico-luminoso (1972) a video verbale (2007).
Frammento.

(Collezione Garrera)