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i segreti del collezionismo (d’arte): il video di giuseppe e gianni garrera a palazzo taverna

22 marzo: gianni e giuseppe garrera allo spazio taverna parlano di alcuni segreti del collezionismo

spazio tavernaIl 22 marzo, Giuseppe Garrera, storico dell’Arte, collezionista e curatore, con Gianni Garrera, filologo musicale e traduttore, drammaturgo e collezionista, sveleranno alcuni segreti del collezionismo, «mostrando tesori nascosti di operazioni d’arte compiute sotto copertura, clandestine, volutamente affidate alla dispersione o disseminate per dono o generosità occulta».

L’incontro si svolge a Roma negli ambienti di Palazzo Taverna Aldobrandini, sede dello Spazio Taverna, nato da un’idea di Ludovico Pratesi e Marco Bassan, rispettivamente direttore artistico e curatore.

https://www.spaziotaverna.it/spazio-taverna

https://tinyurl.com/spaziotavernakit

exibart.com/progetti-e-iniziative/spazio-taverna-incontri-premi-e-talismani-per-i-prossimi-mesi/
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giuseppe garrera intervistato da nero (sul collezionare)

L’intervista (in inglese) sul sito di NERO:
neroeditions.com/the-vertigo-of-collecting/

In italiano:

NERO: Libri, documenti e testi spesso sono i materiali più complessi da esporre e questo dipende in particolare dalla loro fragilità. Questo aspetto porta nella maggior parte delle volte ad optare per un’esposizione parziale e non soddisfacente: intrappolati sotto delle teche difficilmente è possibile fruirne in modo completo. Data la sua esperienza come curatore di diversi progetti espositivi qual è la sua opinione rispetto a tale questione? È possibile trovare delle modalità di fruizione più soddisfacenti?

Giuseppe Garrera: In realtà, a ben guardare, è un problema che si pone raramente. Libri, documenti, materiali cartacei, ephemera di cui mi occupo io soprattutto, degli anni sessanta e settanta, possiedono un carattere costitutivo: sono altamente visivi, e cioè l’artista tende a convertire in visione ogni parte del manufatto (perché sia veduto e non letto): sono produzioni visionarie e la declinazione migliore per molti di questi materiali è proprio appunto quella di intenderli come oggetti, sculture, avventure per gli occhi con tutte le impaginazioni e le soluzioni grafiche innovative e poetiche che ne scaturiscono. Funzionano per l’esposizione, provengono dal mondo del pensiero visivo e non leggente. Munari ci ha insegnato che in primo luogo un libro è un oggetto da vedere e la cui funzione non secondaria può essere anche solo quella di essere veduto e mai aperto o letto: la sua presenza è un discorso sulle forme e le idee della vista. Bruce Chatwin, per quello che purtroppo si rivelerà il suo ultimo libro, pretese e ottenne una carta, una impaginazione, una misura dei margini e delle interlinee e una scelta dei caratteri della pagina tali che il suo libro, come un testo sufi, potesse essere anche solo contemplato come un’incarnazione tipografica e un assoluto. Raccomanderei a chiunque di avere sotto gli occhi questo libro, Utz, di Chatwin, che poi, non a caso, è un libro, forse il miglior libro, dedicato al collezionare e alla vertigine del collezionare.
I libri, i documenti, le pubblicazioni e i materiali effimeri dell’arte di ricerca vanno sentiti e intesi nella loro prima se non primaria istanza come apparizioni, epifanie, direi soprattutto manomissioni ed esperimenti intorno alle forme tradizionali e convenzionali della carta: si tratta di sognare il libro, il catalogo, l’invito, la pagina di rivista, la parola stampata, non di mostrarli.

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intervista di antonio syxty a giuseppe garrera su “mitologia del collezionismo”

* leggibile e scaricabile gratuitamente:
cliccare sulla copertina

mitologia del collezionismo / giuseppe garrera. 2020

 

per leggere il libro, o scaricarlo, cliccare sulla copertina:Mitologia_del_collezionismo
(grazie a Cambiaunavirgola e Claudia Damiani
per il consenso alla pubblicazione su slowforward)

the (more than) 7 deadly sentences of giuseppe garrera’s book / pasquale polidori. 2018-19

Video, 1 h 14’ 19’’, 2018/2019
Basato sul libro di Giuseppe Garrera, Storie di collezionismo di strada. Passaggi e derive per la città di Roma in cerca di tesori, Edizioni Casa di Goethe, Roma, 2018; disegno e grafica di Max Renkel, prefazione di Maria Gazzetti.
Musica: Kamsa Kim che si esercita sulla Sonata per pianoforte n.6 in la maggiore, op. 82 di Sergej Prokofiev.
Azione: Pasquale Polidori; camera: Enrico Colantoni; montaggio: Enrico Colantoni e Pasquale Polidori.

giuseppe garrera intervistato da antonio syxty (video), 5 maggio 2020

 

bar europa: intervista a giuseppe garrera

 

giuseppe garrera, “pratiche di sonno e deliri…” – la linea d’ombra, macro roma 10 feb. 2019 (progetto di pasquale polidori)

Ancora documenti de La linea d’ombra, il progetto realizzato al Macro Asilo fra gennaio e marzo di quest’anno, e che ha visto la collaborazione di molti/e su temi riguardanti le relazioni tra il concetto di trauma e una supponibile soggettività/identità artistica, attraverso il doppio riferimento a Beuys e a Conrad.
All’ordine notturno delle cose, percorso da improvvise lucentezze, appartiene la testimonianza di Giuseppe Garrera, “Pratiche di sonno e deliri del collezionare” a proposito della passione che ispira chi si dedichi, anima e corpo e lungo imponderabili giri notturni fra mercati, appartamenti da svuotare e scantinati, alla ricerca delle cose, siano esse libri oppure opere d’arte, raccolte nel momento in cui ancora è incerto il loro vero nome, e segreto il valore.

“l’estrema fedeltà”. incontro con giuseppe garrera e le sue stanze delle meraviglie

indirizzo provvisorio del solo audio dell’incontro:
https://drive.google.com/open?id=1rzD3_4ARAbSD-wk3_c_itO5ETeaM9Z_x

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Incontro con Giuseppe Garrera e le sue wunderkammern: percorsi letterari e artistici, collezionismo, trouvailles, materiali testuali, visivi, verbovisivi.

Versione LOW-RES del video.

Lunedì 17 giugno 2019, ore 17,45 – 20
UPTER, Palazzo Englefield, via Quattro novembre 157, Roma
Centro di poesia e scritture contemporanee

Lezione del musicologo, collezionista, storico e studioso di poesia,
letteratura e arti visive contemporanee Giuseppe Garrera, nel contesto
del Corso “*Verso* dove? – Orientarsi nella poesia contemporanea”, a
cura di Marco Giovenale e Valerio Massaroni.

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https://www.facebook.com/events/2344130785632735/?active_tab=about
https://slowforward.net/2019/06/15/estrema-fedelta-giuseppe-garrera

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roma, 20 febbraio, giuseppe garrera: mitologia del collezionismo

AUDITORIUM
20 febbraio 2019, ore 10:00

Gli aspetti patologici del collezionare, le pratiche di infelicità e angoscia che vi sono legate, i deliri più frequenti intorno al desiderio e al possesso, le forme di idolatria e feticismo. Una breve introduzione al collezionare come immolazione economica, attraverso le parabole catastrofiche di Balzac, Benjamin, Chatwin.

dalle 10 alle 13

Immagine: Luca Vitone, Souvenir d’Italie, Una Vetrina

https://www.museomacro.it/evento/giuseppe-garrera-mitologia-del-collezionismo

via Nizza 138 – Roma

dec. 14th, 2018: postwar narratives of collecting, royal netherlands institute

 

Why do we collect, how do we legitimise it for ourselves or for others, and what does that say about our culture? Collecting as a practice has been studied from various perspectives, beginning with Julius von Schlosser who in 1908 regarded it as a characteristic trait of the human soul – collecting objects was part of an inborn urge. Based on Lacan, Mieke Bal sustained the same in her famous essay on collecting, but then from a narrativist perspective – each collection is an on-going narrative for the collector as an individual by which means (s)he sublimates anxieties. Meanwhile, the collecting of contemporary art has attracted a lot of scholarly and critical attention in the last decades, but the discussion of this phenomenon decidedly deviated from the psychological perspective by focusing on the economic aspects of the art markets and their global development, the postcolonial situation, interculturality and the rise of the non-western artist. While the former, psychological perspective suggests that collecting does not change over time, the latter strand of research starts from the assumption that indeed collecting has very recently changed, quite radically even, turning into a global phenomenon.

The present workshop, organized by Arnold Witte, aims to open up a new perspective by building on both traditions but confronting the underlying assumptions. It starts with the observation that after 1945 the acquisition of contemporary art works became ever more important for a growing public – thanks to new buyers and as a result of government policies in industrialized countries – and institutions such as museums who increasingly collected contemporary art. Furthermore, new actors appeared on the scene, such as auction houses and corporate art collections. Businesses started to buy or commission contemporary art in order to embellish their employees’ offices or show it to a wider public. Belonging to this latter group are also non-profit institutions such as hospitals, which embraced art as part of their medical philosophy. Finally, artists and galleries were confronted with new expectations and adjusted their art and strategies to this new situation by incorporating, avoiding or refuting these narratives.

All these changes created the need for new legitimations that took the form of narratives, invented to justify the act of collecting for individuals, institutions and governments. It could also lead to counter-narratives, in the form of an art that defied the market, as in the case of (early) Arte Povera. These narratives also have implications for how then and now art was and is defined. This workshop aims to explore these narratives and their dynamics, by mapping the various motives formulated by actors in the field of collecting between 1945 and the early 2000s, in order to explore in what ways the act of collection adapted to the ideologies of the post-war era.

Programme:
14:00 to 19:00 Continua a leggere