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nioques, frisbees e altre deviazioni / differx. 2021

un cenno ai frisbees, di Giulia Niccolai, è anche nel microsaggio che ho dedicato a Carlo Bordini nel numero del “verri” ora in distribuzione.
in quella sede ma anche altrove cerco — come sempre — di spostare la riflessione nella direzione del post che si vede qui di seguito:
https://slowforward.net/2021/06/22/una-nota-di-jean-marie-gleize-a-margine-di-una-recente-lettura-al-cipm/

quando si parla di postpoésie si può legittimamente parlare di qualcosa che implica e assume non soltanto altri abiti, forme, inflessioni, dimensioni, profili, ma infine identità: altri nomi.

quali sono questi altri nomi? questi oggetti verbali non identificati?

(non dico “nuovi”, dico “altri”). (anche se in Italia tutto sembra voler manifestarsi come nuovo, perché perfino la DC ha fatto in tempo a morire ma le forme dell’assertività letteraria ancora reggono).

notes (Duchamp), nioques (Ponge, Gleize), proêmes (Ponge), postkarten (Sanguineti), textes pour rien (Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Roche), tropismes (Sarraute), mobiles o boomerangs (Butor), subtotals (Burnham), films (Costa), esercizi ed epigrammi (Pagliarani), frisbees (Niccolai), remarques (Quintane), anatre di ghiaccio (Bàino), ossidiane e microtensori e “installances” (Giovenale), anacronismi (Tarkos), diphasic rumors (Leon), sentences (Rinne), tracce (Bortolotti), prati (Inglese), saturazioni (Menicocci), nughette (Canella), spore (Perozzi). e l’elenco potrebbe continuare con un gran numero di altri esempi di postpoésie o di strutture leggere a righe indifferentemente integre o spezzate — o variamente disseminate sulla pagina.

senza contare le infinite modalità (perlopiù elencative) messe su pagina da Perec (le cartoline e le passeggiate raccolte nell’Infra-ordinaire, o le stringhe di Je me souviens).

una nota di jean-marie gleize, a margine di una recente lettura al cipm

Nioques n’est pas une revue de poésie, comme son titre l’indique. C’est une revue de poésie après la poésie. Ce titre est  l’un des mots que Francis Ponge utilisait pour désigner ces textes qu’il écrivait en dehors de toute intention esthétique, et de toute espèce de préoccupation poétique ; On  rappelle ici ce qu’il écrivait dans Méthodes en 1948 : « Le jour où l’on voudra bien admettre comme sincère et vraie la déclaration que je fais à tout bout de champ que je ne me veux pas poète, que j’utilise le magma poétique mais pour m’en débarrasser (…) on me fera plaisir, on s’épargnera bien des discussions oiseuses à mon sujet, etc. »

“o curvi dimandanti…” (un post su fb) / differx. 2019

O curvi dimandanti che nobilmente & attempatamente salendo l’escalina chiedete a me conto di Perec e Ponge (voi per vent’anni imperíti nel pronunziare il nome di questo, e schivando quello), vi fia noto che non nella sola petrarcaica scuola esiste la traditio.

Oltre a militare, a Sparta anco si procrea.

Lo disse il Cristo medesimo: “non di solo Sereni vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce da radio e tv e google, cioè dall’uomo istesso”. E anche disse: “non sono venuto a portare il poetare, ma la spada, zac”. (San Giovanni scrive “ZAC” maiuscolo, mi pare).

Uscite dagli anni Trenta del Novecento, o nobili. Ma anche dal 1525, sì parva lince omai Bembo cantante pare, agli occhi smagati dei ventenni del secolo ventuno, venturo già arrivato.

Poi ci sarebbe il discorso dell’ironia, del gioco, del “linguaggio e opposizione” di cui NB ha scritto cose che vi furon lette al desco quando ancora bagnavate le fascioline.

Mai però vorrei vi gittasse in panico l’elenco. Lo interrompo.

due o tre cose che so sulla prosa in prosa / michele zaffarano. 2021

Jasper Johns, Tre bandiere (1958)

Da
Claudia Crocco, La poesia in prosa in Italia. Dal Novecento a oggi, Carocci 2021:

«In questo libro manterremo una prospettiva più ampia». [sottolineatura mia]

«Questa espressione ricalca il termine “prose en prose” coniato da Jean-Marie Gleizeuno dei principali autori di poesia in prosa francese degli ultimi anni». [sottolineatura mia]

«Ponge è stato tradotto in Italia solo nel 1979 (Il partito preso delle cose, a cura di Jaqueline Risset, Einaudi); la diffusione della sua opera è un fatto recente, al quale ha contribuito l’attività divulgativa di blog come Nazione Indiana e GAMMM (cfr. ad esempio Inglese, 2010b, Inglese, 2012, e Gleize, 2014)». [sottolineature mie]

«Così come Le parti pris des choses (1942) si proponeva di rappresentare gli oggetti che compongono la realtà fisica nel modo più fedele possibile, senza filtrarli attraverso la soggettività dell’autore, la prosa in prosa contemporanea si propone di utilizzare soltanto la lingua parlata (e, dunque, la prosa) per descrivere il mondo». [sottolineatura mia]

Ecc.
E se cercassi di spiegarvi le Tre bandiere di Jasper Johns focalizzandomi sul valore dei contrasti cromatici? E se cercassi di spiegarvi le Pale di Jim Dine parlando della qualità del legno del manico? E se cercassi di farvi comprendere il significato di Vor dem Aufbruch aus Lager I di Joseph Beuys sottolineando gli aspetti grafici delle scritte sulla lavagna? E se cercassi di spiegarvi che cos’è la prosa in prosa in Italia parlandovi della poesia in prosa nel Novecento? E se cercassi di spiegarvi che cos’è un melone partendo dalla mela*?

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* (Mela rigorosamente di origine trentina.)

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benway @ gammm

http://gammm.org/index.php/2014/01/02/da-la-sadisfazione-letteraria-corrado-costa-1976/

http://gammm.org/index.php/2014/05/01/da-cinque-testi-from-five-pieces-michele-zaffarano-2013/

http://gammm.org/index.php/2014/07/03/ponge-nioque/

http://gammm.org/index.php/2014/06/05/ashbery-100-domande/

http://gammm.org/index.php/2014/08/07/marzaioli-arco-rovescio/

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una scrittura oggettiva, addirittura oggettivista

gleizeaddirittura oggettivistahttp://puntocritico.eu/?p=6159

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messaggi ai poeti (#30)

vediamo se riesco a spiegarmi:

Jean-Marie Gleize: http://puntocritico.eu/?p=6159

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biciclette e pattini

È comprensibile e visibile la differenza tra Christophe Tarkos e (non so, dico un nome) Luciano Erba? O tra Denis Roche e Zanzotto? O tra K.S.Mohammad e Corazzini? O tra Ponge e Michaux? O tra Jeff Derksen e Giuliani? O tra Jean-Marie Gleize e Eliot?

Non so, a volte mi domando se abito le stesse regioni linguistiche di tanti amici sodali lettori scrittori. (Sembra come se davanti a esperienze condivisibili si alzasse un muro percettivo; si aprisse il non visibile pieno, il non raggiungibile – proprio sul piano, ripeto, percettivo).

È comprensibile e visibile, è decifrabile, in qualche modo, il fatto che uno possa amare molto Erba, Zanzotto, Corazzini, Michaux e Giuliani, e infinitamente Eliot, e tuttavia principalmente seguire e curare delle collane e dei materiali che percorrono linee di scrittura riconducibili piuttosto a Tarkos, Roche, Mohammad, Ponge, Derksen, Gleize?

È comprensibile poi il fatto che seguire e curare determinate linee non comporta ipso facto alcuna svalutazione di linee differenti? (Alcun disinteresse, anche).

Per quale bizzarro motivo dei ciclisti in sella da anni (e che non pattinano) si meravigliano se – guardandosi attorno – si avvedono di non trovarsi dentro rotonde di pattinaggio?

Continuo, allibito, a constatare che qualcosa di misterioso impedisce a molti di distinguere una bicicletta da un paio di pattini.

Questo non impedisce a me di pattinare, ok, ma è mica facilissimo, in una rotonda in cui vengono continuamente lasciate o lanciate biciclette (o carcasse di bicicletta).

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oggi, collane e letture a villa mercede: escargot + più libri più luoghi

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https://www.facebook.com/events/418589124936087/

plpl

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collane e letture: il 28 a villa mercede (escargot + più libri più luoghi)

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https://www.facebook.com/events/418589124936087/

plpl

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documenti

http://recognitiones-ii.blogspot.it/2013/09/documenti-differx-2013.html

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[replica] _ link per leggere alcuni autori francesi

Collobert: in Nazione indiana

Blaine, Deluy, Ponge, Suchère + testi di L.Magno e A.Inglese: alfabeta2 n. 24

Alferi, Cadiot, Espitallier, Game, Gleize, Hanna, Tarkos: in Itinera

Quintane: in Nazione indiana

Houser: in Nazione indiana, qui e qui

Viton: in Nazione indiana

Hocquard, Portugal, Tarkos: in Nazione indiana

Dubois, Suchère: in Nazione indiana

e ovviamente su gammm

(una selezione di link qui)

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pagine estive (o quasi) che vanno bene anche per l’autunno _ (15) corrispondenza privata : assertivo / non assertivo

1.

Sull’idea (imprecisa e da verificare) di non assertività, legata a quanto oltrepassa la linea del cambio di paradigma, linkerei daccapo il testo Riambientarsi (ma anche difendersi), in https://slowforward.wordpress.com/2012/09/29/riambientarsi-ma-anche-difendersi (e qui), nel quale forse in modo prolisso – ma proprio per questo estesamente – è esplicitato cosa si può intendere per scritture nuove, non assertive, appunto. (Traendo esempi, in particolare, da Corrado Costa, Christophe Tarkos, Ida Börjel). (Con ciò relativizzando, giocoforza, l’aggettivo “nuove”, come più volte spiegato).

E aggiungo: c’è un’assertività su cui si può (diciamo così) concordare, di cui si può prendere anche felicemente atto, pur facendo essa riferimento a un “prima” del cambio di paradigma. È l’assertività di chi scrive egregiamente in modo “modernista”, tutt’ora, a cambio di paradigma avvenuto. Cioè è l’assertività di una qualche lirica (o antilirica) che funziona, che lavora in direzioni note ma con acquisizioni interessanti e ben più che semplicemente interessanti. (Per dire: alcune cose di Giuliano Mesa, principalmente il Tiresia). (Mentre già Quattro quaderni è assai poco modernista, è evidentemente oltre/dopo il paradigma, in un modo del tutto inedito/isolato rispetto ad esperienze di altri autori). A me sembra percorso affascinante e produttivo; talvolta, sicuramente, rischioso (nel senso che è facile, percorrendo una strada simile, non spostarsi da una determinata linea di preorientamento o previsione dell’assenso del lettore). (Attraverso la struttura e l’architettura complessiva del testo, se non attraverso i meccanismi interni, microtestuali, consueti: rima, omofonie, a-capo significativi, isotopie, ..).

C’è poi, invece, Continua a leggere

appena due link per leggere alcuni autori francesi

Collobert: in Nazione indiana

Blaine, Deluy, Ponge, Suchère + testi di L.Magno e A.Inglese: alfabeta2 n. 24

Alferi, Cadiot, Espitallier, Game, Gleize, Hanna, Tarkos: in Itinera

Quintane: in Nazione indiana

Houser: in Nazione indiana, qui e qui

Viton: in Nazione indiana

Hocquard, Portugal, Tarkos: in Nazione indiana

Dubois, Suchère: in Nazione indiana

e ovviamente su gammm

(una selezione di link qui)

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