Archivi categoria: art

crazy clown time / david lynch. 2011

abstraction and calligraphy towards a universal language

da un post di Sandro Ricaldone:

Abstraction and Calligraphy
Towards a Universal Language
Louvre Abu Dhabi
17 February – 12 June 2021
In collaboration with Centre Pompidou

What’s the driving force behind Cy Twombly’s emotive expressions? Behind Kandinsky’s vibrant canvases?
Abstract artists set out to form a universal language that could be understood by all. That idea was influenced by the calligraphy of Asia and North Africa.
There was something about eastern script that fuelled the imagination of western artists. The Arab world was full of signs and symbols they could draw from. Both raw and precise, expressive and restrained, calligraphy unlocked a new way for them to express the inexpressible: emotion, empathy, ideas.
For visitors of all ages, this exhibition is a rare chance to appreciate masterworks by Henri Matisse, Paul Klee, Joan Miró, Lee Ufan, André Masson, Dia Azzawi and Jackson Pollock, alongside contemporary works by Sanki King, Mona Hatoum, and a monumental installation by eL Seed.
In this first exhibition of 2021, we explore masterworks from the Centre Pompidou, Guggenheim Abu Dhabi and others – many shown here for the very first time – and discover how East and West come together on the same canvas.

Image: Nasser Al Salem, An Adornment of Stars , 2014

facebook.com/story.php?story_fbid=10222501944275107&id=1165115780

a 9′ 56” audio file of david lynch wearing dark glasses / differx. 2021

*

from instagram.com/p/CL_0wtRKNuB/ x 9′ 56”

“vrahm!” festival 2021_ european union “real-in” open call

Open Call for artists within the framework of the EU project REAL-IN:

The project is aimed at European artists and creatives working with immersive media, media art and digital storytelling. Artistic residencies and presentation opportunities are awarded with a production budget of 10,000 euros.

vrham.de/en/real-in/

vrham.de/en/6676-2/

_

let’s sit down and watch tv(s) / differx. 2006-2021

l’estate del settantasei – un ridicolo romanzetto di formazione / alberto d’amico. 2021

Viene a prendermi sotto casa Sandra, noto l’accostamento tra una camicia rosa cipria e un maglione verde muschio, un accordo cromatico ormai per me un caposaldo estetico. Camminiamo vicino all’ufficio postale progettato da Adalberto Libera, Sandra, i due Maurizii e Laura. Sandra dice, riferendosi a me, qualcosa del tipo – Vedi, lui non si vergogna di nulla, potrebbe anche spogliarsi per strada davanti a tutti. – Non so se fosse un complimento oppure no, fatto sta che la presi in parola e iniziai a togliermi la camicia patchwork che mi aveva regalato mio zio e la maglietta della salute che ancora portavo, fermandomi appena dopo aver slacciato i bluejeans. In quei giorni stiamo organizzando un concerto nella terrazza di fronte alla Piramide, proprio come i fab four appena sette anni prima, non per nulla il nome del nostro gruppo era The Spiders. Tre ragazzini tredicenni, due di nome Maurizio e uno che si chiama Alberto, una formazione semplicissima, basso, chitarra e batteria e un pubblico di amici e parenti. Non sapevo suonare un granché, come confermò l’espulsione dal gruppo di qualche mese più tardi. Ma la serata andò bene, anche perché oltre al pubblico menzionato venne anche la polizia, chiamata da qualcuno infastidito dallo smiagolamento degli strumenti elettrici e dalle mie percussioni. Dopo una breve ramanzina i due agenti se ne vanno, ma tanto avevamo già finito il repertorio e poter dire di avere avuto le forze dell’ordine a interrompere il concerto era fico. Poi alla fine di Giugno eccomi a Spoleto con la mia famiglia, come di consueto nel periodo del festival dei due mondi. Mio zio durante il festival prendeva in affitto anche un locale dove esponeva i suoi quadri. Quell’anno divise lo spazio della galleria con Sergio Ferrero di Muresanu, artista, campione di windsurf e playboy, autore di dipinti in stile naif su vetro. Ero in fibrillazione perché si preannunciava la visita di una sua fiamma, l’attrice francese Annie Belle, di cui avevo visto incredibili foto con capelli cortissimi biondo platino. Sergio Ferrero ci portava in giro per la cittadina umbra con un’incredibile Mercedes d’epoca. Quell’anno avevo appeso al muro nella grande cucina il manifesto di James Dean che regalava Ciao 2001. Quell’anno avevo appeso il manifesto di Dyane, l’auto in Jeans.

Quell’anno sempre in cucina era appeso il manifesto del festival, firmato da David Hockney. Quell’anno in casa era appeso anche un altro poster con la pippa di Khalil Gibran che iniziava con: I tuoi figli non sono tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa … – Quell’anno a Spoleto c’era anche Monther Al Soltan, artista iraqueno che prepara uno splendido riso alle melanzane. Quell’anno mio nonno recita le sue filastrocche e io le registro con il Philips a cassette regalo della cresima. Nella pagella di terza media i miei insegnanti (dovrei dire le mie insegnanti perché l’unico maschio era quello di educazione fisica), scrivono che sono molto portato per il disegno suggerendomi studi artistici. Non nego che ci rimango male, educazione artistica è veramente una delle materie meno importanti, avrei preferito che parlassero della mia predisposizione all’italiano e alla storia oppure alla matematica e alle scienze, consigliandomi il classico o lo scientifico. Però mio zio era un pittore e la sua vita, tra donne e mondanità varie non era per niente disprezzabile. Certo non mi sentivo bravo come lui ma proprio quell’anno mi lanciai in una serie di ritratti dei miei familiari che venivano da loro apprezzati. La mia famiglia era nel pieno della tragedia della malattia di mia madre ma quell’anno dei sette non fu certo il peggiore. A Spoleto si mangiano gli strangozzi al tartufo dal Panciolle, si seguono al Caio Melisso i concerti di mezzogiorno con l’aperitivo in piazza, si assiste agli spettacoli di balletto al Teatro Romano. Quell’anno a Spoleto c’è Andy. Con i capelli lunghi, la chitarra e il sacco a pelo in spalla, insieme alla sua compagna di cui non ricordo il nome viaggiava per l’Europa. Forse era di Edimburgo ma non ne sono convinto, forse anche no, come si dice ora. Per me era un mito, un vero hobo giramondo. I suoi capelli oltre a essere lunghi erano anche con i boccoli e striati di biondo, gli occhiali erano tondi come pretendeva la moda alternativa e il gilè a contatto con le sue spalle nude e abbronzate. Il concerto di Andy nella galleria fu un suo regalo dello zietto per me, con il Philips registrai i brani ma le pile erano scariche, quindi una volta cambiate la voce correva molto veloce. Ricordo Cat Stevens, i Rolling e poi la sua versione di Let it be, che cantammo tutti insieme, con Giulia e un altro musicista che aveva suonato addiritura con il Perigeo. In quei giorni arriva anche in moto da Roma Gigi Di Sarro, grande amico di mio zio, pittore e medico insegnava anatomia all’Accademia di Belle Arti. Le possibilità di proseguimento degli studi seguendo l’indirizzo artistico per me erano due, iscrivermi all’Istituto d’arte oppure all’artistico a via Ripetta, Gigi, dopo aver riflettuto, con quel suo modo caldo, appassionato, leggermente enfatico e molto affettuoso mi dice, se t’iscrivi all’Istituto t’insegneranno le tecniche per dipingere e decorare, se invece scegli il liceo artistico puoi diventare intelligentissimo oppure matto. Cosa poteva scegliere un povero ragazzo disperatamente alla ricerca di qualcosa che gli fornisse un po’ di fascino di cui si sentiva sprovvisto? La casa di Spoleto era un continuo porto di mare, Anna la bionda biologa fidanzata con mio zio, Viviana, Mario e, mia zia con Mariolina. E poi arrivò Sandra. Lei frequentava gli scout, era abituata a dormire nel sacco a pelo e scelse di dormire nella nostra cucina. La cucina della casa di via Aurelio Saffi era una perfetta stanza degli ospiti, con letti di fortuna. Mi accorgo ora che l’atmosfera di quella vacanza la ritrovai in parte nel film di Bertolucci, e Sandra somigliava un po’ alla protagonista, quella che ballava da sola. I brevi giorni in cui Sandra rimase con noi furono per me carichi di turbamento. Un pomeriggio io e Sandra andammo al ponte, lo attraversammo e ci sedemmo sui ruderi. A un tratto inizia a piovere, lei era in hot pants. La prima goccia le bagna la gamba. Coraggiosamente inizio con il dito a spandere quella goccia e dopo qualche secondo immobile nel tempo, simile alla scena di Jep che nuota nel flashback a Capri, c’incamminiamo verso casa per non bagnarci. Tornammo a Roma in macchina, io e lei eravamo seduti dietro e l’accompagnammo a casa di sera. Ho il vuoto di cosa accadde dopo, probabilmente come sempre andammo in Abruzzo, ma il primo Settembre morì mia nonna paterna e tornammo a Roma di corsa. Nonna Maria mi voleva molto bene, mi trascinava su una coperta per il corridoio di casa sua, mi canticchiava filastrocche ormai demodé, conservava un accento romano ormai storico, diceva “ciavo” invece di ciao, e la mattina diceva “vado a Roma”, memore di quando la sera chiudevano la porta San Paolo e le mura delimitavano la città dalla campagna. Soprattutto ho il ricordo indelebile di quando andavamo a trovare nonno Alberto al San Camillo dopo l’operazione alla cataratta o forse il secondo infarto e prima di entrare lei mi compra Devil numero undici.

Durante il funerale inizio a sentire dolori molto forti all’addome e mi trovo dopo poco in ospedale, operato la sera stessa per un’appendicite quasi peritonite. Il mio primo ricovero non fu affatto male, una vita in comune, nelle camerate del Regina Margherita a Trastevere, con il suo bel chiostro. Lì conobbi uno un po’ più grande, forse un sedicenne, che oltre a iniziarmi alla lettura di Linus mi mise a parte dell’informazione che noi potremmo sopravvivere solo cibandoci di latte e arance, una strampalata teoria, una delle tante diffuse in quegli anni, eravamo immersi in uno spirito ingenuo e bizzarro che molti anni dopo vidi descritto nel film Idioti di Lars von Trier e nella strana docufiction Anna di Alberto Grifi. Venne Sandra a trovarmi e mi portò Sulla strada, che lessi con una certa difficoltà devo ammettere, forse avevano fatto bene a non suggerirmi il classico. Dimesso dall’ospedale mi ritrovai con il peso al mio minimo storico, sotto i sessanta chili, con felicità, perché ho sempre invidiato la magrezza al pari dei capelli mossi.
A settembre mio zio riunì tutta la banda di Spoleto nel suo giardino a piazza Bologna, Andy e la compagna di passaggio a Roma, Giulia Pignatelli e venne anche Sandra. In una foto con sguardo mesto penso ai casi miei, al profumo dei tigli nella Spoleto deserta del dopofestival, nella mia camicia pachwork, probabilmente sto pensando ai cambiamenti in arrivo, il liceo, l’abbandono della batteria come strumento in favore della chitarra ma soprattutto una scelta che si stava palesando come radicale, abbandonare la riga da un lato che conservavo fin dall’asilo in favore della riga in mezzo, come John Lennon.

Alla fine dell’estate e ancora oggi serbo il ricordo del profumo inebriante dei tigli di Spoleto

Il festival finì come ogni anno e noi, tornati a Spoleto, potevamo inebriarci dell’odore dei tigli.

 

giosetta fioroni: a milano

GIOSETTA FIORONI
Studio d’arte Cannaviello – Milano
25/02/2021 – 30/04/2021

E’ il 1969 quando nella galleria “Oggetto:”, poco dopo rinominata “Studio d’arte Cannaviello”, nella prima collettiva inaugurale viene inclusa una giovane artista emergente, Giosetta Fioroni. Qualche anno più tardi, nel 1972, la galleria le dedicherà la famosa personale “A nove anni”. Oggi, lo Studio d’arte Cannaviello ha deciso di celebrare l’artista romana con due mostre che si susseguiranno: il 25 febbraio 2021, la prima, dedicata agli anni ’60 e ’70, quello stesso periodo in cui Fioroni ha esposto per la prima volta con la galleria; la seconda, a settembre 2021, all’inaugurazione del nuovo anno artistico e della nuova sede espositiva. In questo modo la galleria concluderà il proprio percorso nella sede di Piazzetta Bossi e ne inizierà un altro, in un’altra location, con un’artista legata al suo passato e di nuovo al suo presente.

In questa prima mostra saranno esposte più di 20 opere, tra carte e tele di medie dimensioni, realizzate all’inizio della carriera di Giosetta Fioroni. Si tratta, infatti, della produzione che Goffredo Parise, compagno di vita dell’artista, definì “Argenti: diapositive di sentimenti”. In queste opere, dove l’unico colore presente è lo smalto di alluminio che si accosta a segni di matita, la rappresentazione è frammentata, interrotta: figure, spesso femminili, fra cui le stelle del cinema, si alternano a momenti di gioco di bambini e a riferimenti alla storia dell’arte. I soggetti sono isolati nello spazio bianco della carta o della tela e sovente ricordano quasi ombre argentate, colte nell’istante di una diapositiva. E’ con questo lavoro, ora riassunto da questa prima mostra, che sul finire degli anni ’60, l’artista, da poco rientrata a Roma dopo un lungo soggiorno a Parigi, è stata inserita, insieme a Schifano, Angeli, Festa, all’interno della “Scuola di Piazza del Popolo”, definita come una risposta italiana alla Pop Art americana.

.

(da un post di Sandro Ricaldone)

un / andrea astolfi. 2021

codice serrato / federica luzzi. 2004

       

Federica Luzzi, Codice Serrato, Collezione di Arte e Grafica,  Biblioteca Casanatense, Roma (numero di segnatura 20. B. II. 199/10). Opera libro realizzata in legno di tiglio scolpito a mano e patinato, 2004.

Opera composta da due elementi.

Per rendere l’idea di qualcosa di indicibile e segreto ho lavorato sul concetto di lingua illeggibile tagliando in due frammenti l’unico pezzo che chiuso a forma di guscio (dal mio ciclo di opere intitolato “Shell”) si legava anche alla mia passione per le fibule longobarde di epoca medievale che mi affascinavano da sempre.

Molti anni fa inviai un plico con più fotografie, tra cui quelle relative a Codice Serrato, a Mirella Bentivoglio la quale con mia enorme sorpresa subito mi telefonò a casa dicendomi: «questa tua opera è un esempio di ‘lettrismo’!».

_

“il pittore dappertutto e altre opere”: testi da opere di jean le gac

IL PITTORE DAPPERTUTTO E ALTRE OPERE contiene una scelta di testi provenienti dalle opere di Jean Le Gac per la prima volta tradotti in italiano. Si tratta in gran parte di racconti composti tra il 1971 e il 2004, lungo fasi diverse di un percorso poetico incentrato sulla pittura come esperienza e oggetto di finzioni, a partire dagli anni della Narrative Art e del Comportamento, all’inizio degli anni Settanta, quando Le Gac era un pittore senza dipinti, e fino alla concezione di una pittura complessa, compiutasi negli anni Ottanta, risultato dell’interazione tra dipinti, fotografie, testi e produzione editoriale.

Posta sotto gli auspici di uno scambio epistolare, che Le Gac ha generosamente accettato di intrattenere con chi scrive, la ricomposizione di questo percorso da parte mia è andata di pari passo con il procedere della traduzione, e parallela riflessione su alcuni temi centrali della ricerca di Le Gac, come per esempio: il rapporto tra storia dell’arte e soggettività artistica; l’assenza della pittura che accende il desiderio illusivo della pittura; il rapporto tra finzione, récit e materia dell’arte; e, non ultimo, il senso che assume, nell’esperienza prima che teoricamente, l’esporsi ed esporre l’opera narrativa e pittorica. Continua a leggere

otoliths, issue #60

Issue sixty of OTOLITHS, the southern summer, 2021, is now live. Rounding out fifteen years of the journal, it maintains the eclectic & exciting mix of visuals & text that has graced it since its beginning. Included in this issue are Christian ALLE, Constant Laval Williams, Sanjeev Sethi, Seth Leeper, Kelsey Swancott, hiromi suzuki, DS Maolalai, Louise Landes Levi, Diana Magallón, Jonathan Minton, S. K. Kelen, Lynn Strongin, Arrowsmith Forge, Pete Spence, Kon Μarkοgiannis, Jim Leftwich, Michael Leach, Mark Danowsky, Timothy Pilgrim, John Stickney, Jack Galmitz, Doug Bolling, Michael Sikkema, Kristin Garth, Kyle Hemmings, Joanna Walkden Harris, Pete Spence, Elaine Woo, Craig Cotter, Charles Borkhuis, Mary Kasimor, Kyle Seibel, Vernon Frazer, Judith Skillman, Owen Bullock, Grzegorz Wróblewski, Nathan Whiting, Seth A. Howard, Jeff Crouch, Ian Goodale, Barnaby Smith, Chidambar Navalgund, Shloka Shankar, Jeff Harrison, John M. Bennett, Adam Rousopoulos, J. D. Nelson, Darrell Petska, Karl Kempton, Jenny Enochsson, Jen Schneider, Ryan Scott, Nico Vassilakis, Doug Jones, Olivier Schopfer, Tom Montag, Simon Perchik, Luis Cuauhtémoc Berriozábal, AG Davis, Naomi Buck Palagi, Scott Helmes & Carol Stetser, Tony Beyer, Tom Beckett, Cecelia Chapman, Vera Constantineau, Eric Hoffman, Bruno Neiva, Clara B. Jones, Dave Read, Bob Lucky, gobscure, Harvey Huddleston, Isabel Gómez de Diego, Oormila Vijayakrishnan Prahlad, Richard Kostelanetz, Kathup Tsering, M.J. Iuppa, Penelope Weiss, Joseph Salvatore Aversano, David Lohrey, Lewis LaCook, George Myers, Jr., Nathan Anderson, Jake Sheff, Johannes S. H. Bjerg, Keith Nunes, Jeff Bagato, Kell Nelson, Anna Cates, Elmedin Kadric, Andrew Pascoe, Toby Fitch, Marcia Arrieta, Jim Meirose, Joel Chace, John Levy, Marilyn Stablein, K.S. Ernst & Sheila E. Murphy, Natsuko Hirata, Alan (Chong) Lau, Alberto Vitacchio, Claudia Serea, Steven Fraccaro, Bob Heman, Randee Silv, Valeria Sangiorgi, Mark Pirie, Casey Bush, Carla Bertola, horace p sternwall, Michael Brandonisio, Kirsty Lewin, Eve Rifkah, Paul Pfleuger, Jr., Vassilis Zambaras, Edward Kulemin, Thomas Fink, Maya D. Mason, Zebulon Huset, Robert Knight, Kristian Patruno, Adam Rosenkranz, Peter Yovu, Guy R. Beining, & with a cover photo by Daniel de Culla which incorporates a cover photo of  issue fifty-seven.

_

federico federici: “transcripts from demagnetized tapes” (2021)

Transcripts from demagnetized tapesVol. 1, foreword by Sloan De Villo, LN 2021, ISBN 979-8688757347 [Asemic-Concrete-Eng]

hurlements en faveur de sade / guy debord. 1952

gammmorg.files.wordpress.com/2007/02/GuyDebord_Urla.pdf

2012. Michele Zaffarano aveva impaginato il testo riportando (in misura cronometricamente ragionevole) anche le alternanze di schermo nero e schermo bianco che sono nel film di Debord.
In questo modo, scaricando il pdf e tenendo premuto il testo di avanzamento (con visualizzazione non a scorrimento, ma pagina per pagina) si ha – in piccolo, in tempo proporzionato ma breve – l’esatta sequenza delle alternanze stesse del film.
In pratica, “si assiste” al film.

Che comunque è visibile qui:

video / differx. 2016