ragione poetica e ragione grafica nella poesia di ricerca

Ragione poetica e ragione grafica nella poesia di ricerca: elencazioni, sequenze,stringhe
Ada Tosatti –Université Sorbonne Nouvelle-Paris 3

http://www.ticontre.org/ojs/index.php/t3/article/view/233/188

abstract:

due brani e un testo dopo “bohario – tensioni in campo” (da/a: luca venitucci, mg, carlo bordini)

Il 29 settembre scorso, nel contesto di Bohario – Tensioni in campo (a cura di Giuseppe Garrera e Alberto D’Amico), nel pomeriggio, ho letto una serie di testi da Oggettistica, e Carlo Bordini – poco dopo – una sequenza di poesie inedite, sue; e alcune tradotte dallo spagnolo da lui e da sua moglie Myra Jara. Luca Venitucci, in serata, ha eseguito una serie di brani e improvvisazioni sonore.

Uno dei testi da me letti era dedicato a Carlo. Uno dei brani suonati da Luca era dedicato al romanzo Gustavo, sempre di Carlo. E altri brani di Luca avevano come interlocutrice la mia raccolta di prose e poesie Strettoie, e dunque a questa erano legati.

Per una serie bizzarra di circostanze, mentre leggevo, Carlo ancora doveva arrivare, e quando Luca performava, né Carlo né io eravamo presenti.

Questo piccolo intreccio di riferimenti, legami e dediche, dunque, si svolgeva in assenza dei dedicatari. Che (anche per questo) sono felicemente riconvocati qui, da due brani e un testo:

Improvvisazione per Gustavo

Strettoie 2 (edit)

Luca Venitucci: fisarmonica, voce, trattamenti

*

Anche se non eravamo tutti presenti contemporaneamente, il filo sonoro ci ha tenuti insieme. E quello testuale, forse:

da Sequenza con mancanze (in Oggettistica)
($TRING$)

I
È come se non se ne accorgesse
Come spinasse un salmone o due proprio più piano
Quanto sole prende su viale Libia
Come fa
Mi vede lui per primo mi chiama
Prendiamoci un caffè sto andando in posta
Da quel giorno
Come del resto sarebbe successo di non avere tempo
O ha tempo o lo trova in qualche modo
È per non accorgersi
E di scrivere
Inoltre
Leva le puntine dal muro, le righe di matita
Desquadra il foglio A3
Viene a trovare le commesse della Standa
Si attarda a distrarsi sui lavori del parcheggio
Sono andati via tutti

23 novembre, bologna: presentazione di “nuove nughette”, di leonardo canella

Giovedì 23 novembre, ore 18:00
La Confraternita dell’Uva (Via Cartoleria, 20/B – Bologna)

​​Presentazione di ​​

Nuove nughette
di Leonardo Canella

Edizioni Prufrock spa

Sarà presente l’autore.

​Interventi critici di Renato Barilli

Nuove nughette è il seguito di Nughette (Guaraldi, 2014), un insieme di brevi componimenti in prosa di successo in cui la trama collassa e la parola emerge più densa, stratificata con richiami al mondo di un’oralità antica che crea una nuova e paradossale mitologia del quotidiano. L’inconscio dell’autore viene stuzzicato, sollecitato e ne fuoriesce un alter ego, Canella di nome anche lui, che colloquia sul filo del nonsense con la sua amata, la mitica Polly tettinedorate, provoca la morte di un amico per mangiare le pesche sciroppate dello studio di Bruno Vespa e diventare finalmente famoso alla tv, cerca il senso della ricerca letteraria degli ultimi anni in un brufolo che scoppia nel racconto di uno scrittore impegnato. Il tutto tenuto insieme da una sottile ironia declinata in sfumature di diversa intensità. Canella, in queste Nuove nughette, ci introduce così in un mondo di piccole ossessioni, di allucinazioni in cui il lettore attento non mancherà di riconoscere molto di sé.

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Leonardo Canella (1971) è autore di due saggi d’arte (Pendragon 2005 e 2008) e di Nughette (Guaraldi 2014, prefazione di Renato Barilli. Anche in eBook). Le nughette sono state presentate per la prima volta a RicercaBO 2013. Laboratorio di nuove scritture e hanno ricevuto un’ottima accoglienza (cfr. http://www.ricercabo.it e YouTube). L’autore è anche pittore.

vorrei mandare

vorrei mandare un messaggio a chi non vede quanto e come la scrittura anzi le scritture di ricerca siano diffuse, nel mondo, e come e quanto ereditino e rilancino (nella differenza e a volte frattura) tante acquisizioni novecentesche e – sì – non più novecentesche.

vorrei mandare messaggi non italiani a tanti italiani.

vorrei mandare un messaggio a quelli che maledicono la tecnologia che pure hanno in tasca e li abita e orienta.

vorrei mandare un’email a loro, e a chi non vede differenze col Novecento. un’email, vorrei mandare. stupirebbe.

e un messaggio, vorrei mandare, pure a quelli che dividono la semiosfera in due cromatismi fissi, ora temendo l’apocalisse di uno, ora augurando l’implosione all’altro.

vorrei mandare, mandare un messaggio, un messaggio di pace e gentilezza a chi facendo e perfino stampando poesia pensa di essere in cima alla catena alimentare del bello e del buono, e non vede lassù l’astronave vampiro, l’astronave arredata dell’ultima twitterina da due-tre milioni di followers.

vorrei mandare

questi e altri messaggi, ma no, ma perché, ma senti: e che sollievo… li ho già mandati.

ma li ho già mandati tutti.

da quasi dodici anni. con gammm. e da molti di più in altre sedi e con altri modi, l’ho fatto.

se i destinatari, chiamiamoli così, non odono (e invece odiano), è per difetto dell’antenna ricevente, non del segnale in uscita.

che sollievo… c’entrano i medici, la letteratura meno.

little lamb, who made thee?

l’innocenza spiega, spiega tutto.

c’è di mezzo: udito. e vista, neuroni, pace, percezioni, pace. va bene così.

non devo fare nulla! niente compiti a casa, niente esercizi. ho già fatto tutto. sono libero.

tana libera tutti

santo cielo che sollievo

gli algoritmi e i versi

molto interessante questo articolo: https://ilrumoredellecose.wordpress.com/2017/09/04/la-poesia-che-non-si-doveva-scrivere/

ora, quattro appunti inescusabilmente estemporanei:

(1) come al solito (anche) gli scienziati si fissano con la poesia, magari con un certo tipo di poesia.

(2) la poesia (specie quella assertiva, esemplata nei passi citati) può eccome essere prodotta da algoritmi. che gli algoritmi non abbiano esperienze tattili/biografiche ma solo enciclopedie di dati non cambia il fatto che il lettore leggendo faccia lo stesso il proprio tratto di strada verso la produzione di senso, basandosi sul proprio bagaglio di esperienze, quindi rinvenendo=costruendo il proprio senso. (non svincolato da tradizione e collettività: proprio grazie all’enciclopedia di dati).

(3) l’equivalenza stabilita tra poesia ed emozione non è priva di storia, ma esistono anche altre equazioni, forse (nel testo si fa riferimento a poesie “più belle, dunque emozionanti“; corsivo mio).

(4) esiste una testualità (possibilmente, non necessariamente) libera da (anzi indifferente a) quei meccanismi associativi che vengono solitamente legati a filo doppio alla poesia, o al poetico. (vorrei/dovrei: riprendere quelle pagine di Macchine desideranti in cui si fa il punto sull’Anti-Edipo mettendo a fuoco elementi e dispositivi dissociativi).

agosto 2005, endoglosse in rete

dopo l’uscita delle mie Endoglosse per Biagio Cepollaro E-dizioni, il progetto di brevi testi in prosa continuava nel 2005 in rete, con un blog su base blogspot, con immagini e testi (sulla falsariga della sequenza …un autre mois… di Éric Suchère).

qui un pessimo screenshot (precisamente foto di schermo, non di schermata…)

Digital StillCamera

le prime Endoglosse (2004) sono visibili qui:
http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/GioTesto.pdf

le seconde sono offline ma variamente rielaborate in opere successive.