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via da medium

per un tratto di tempo recentissimo e brevissimo ho pensato che Medium potesse rappresentare, almeno per me, un’alternativa non insensata all’idea di sito.
tolte però le differenze tra utenti Apple e PC/Android (esistenti, e in parte penalizzanti per i non-Apple), l’aspetto economico ha comunque pesato in maniera decisiva per farmi ricredere.

alla fin fine un frontale (e al 99% anglofono) pay-per-read interessa tutti su Medium: e non solo  quelli che pur non occupandosi di alta moda, scarpe da tennis, televisione o gossip, “producono contenuti”, ma anche quelli che vorrebbero semplicemente leggere testi su  questioni aperte in zone dell’arte contemporanea propriamente sperimentali, dunque giocoforza “di nicchia”.

e a mitigare la rozzezza della macchina non basta la clausola che dice che Medium retribuisce i blogger più seguiti; dato che l’essere più o meno seguiti rientra nella medesima logica. invece di accumulo di denaro c’è accumulo di lettori. che vengono quindi “monetizzati”. (ricordo sempre il breve intervento di Grifi sulla produzione di spettatori).

più in generale, la progressiva capillare brandizzazione delle comunicazioni in rete, e l’invadenza — oltre che l’inaccettabilità politica in molti casi — delle strutture informative e in senso ampio mediali (qui parlo in generale, non di Medium), mi convince sempre di più dell’idea di frequentare (per ora: anche) spazi radicalmente diversi. è il motivo per cui ho un blog su noblogs.org, per dire, e cercherò di lavorarci nei prossimi mesi.

ad ora, tuttavia, gli ormai 18 anni di mia invenzione e condivisione ininterrotta e gratuita di materiali attraverso slowforward.net e gli spazi web che slowforward ha inglobato, per un totale, ad oggi (11 giugno 2021), di quasi 13600 post, sono un buon motivo per continuare su WordPress.

già da qualche giorno ho preso a riproporre (e magari arricchire / variare) qui su slowforward cose uscite nella mia rapida avventura sulla piattaforma Medium, che saluto senza illusioni ma anche senza rancore. (oltretutto continuando a usarla per collaborare a Repository Magazine).

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non tutto è perduto: how to get back to the classic wordpress editor

ho riavuto il vecchio editor di WordPress, invece di quell’orrore del Gutenberg editor che hanno reso obbligatorio da qualche settimana. ora spiego.
sono stati gli stessi (immagino vessatissimi da contumelie) assistenti di WP a indicarmi la ‘scorciatoia’. (pazzesco che si debba chiedere una scorciatoia per quello che dovrebbe essere normalmente disponibile al primo click).
(tra parentesi, esiste anche un plugin per rimettere il vecchio editor, ma per installarlo dovete avere un business plan: il che la dice lunga su quanto WordPress capisca perfettamente che l’editor classico è il migliore. ti fa infatti PAGARE per averlo. ergo: il nuovo Gutenberg editor, con tutte le sue infinite menate e tendine e giochini a scomparsa, è chiaramente the worst). (e direi che, sì, pare proprio che WP lo sappia).
come si riottiene il classic editor (sperando non chiudano anche questa ‘scorciatoia’ o vicoletto a breve)?
si clicca banalissimamente (ma, se non te lo dicono, non è detto si riesca a trovare) su https://nomedeldominio.wordpress.com/wp-admin/edit.php e si sceglie, facendo un nuovo post, sulla freccetta in alto a sinistra, che dà l’opzione tra i due editor.
oppure, se si sta editando un post già fatto, si troverà sotto il titolo del post (nella lista di quelli in draft o pubblicati o pubblicandi) la possibilità di lavorarci su in modalità classic editor.
un link diretto per fare post, da mettere magari nei segnalibri del browser e così scordarsi del nuovo editor? ecco: https://nomedeldominio.wordpress.com/wp-admin/post-new.php?classic-editor
così semplice? così semplice.
that simple.