19 giugno: franco falasca al macro asilo, in via nizza

cornice e tela: un allarme sulla situazione della rete


Non so se abbiamo un po’ tutti ben meditato su cosa sta accadendo recentemente, dal punto di vista legislativo e pratico, nel sistema rete (quindi nella cornice e meglio ancora nella tela della vita concreta, quotidiana e politica, sociale; e nelle zone apparentemente libere della ‘creatività online’).

(1)
Nel 2015 l’attuazione della “legge sui cookies” ha obbligato piccoli blog e siti alla chiusura, o a funambolici adeguamenti, non riuscendo in alcuni casi i proprietari degli spazi a implementare tutti i banner e gli avvisi necessari e le cautele che l’Europa fissava – pena multe salatissime. Una legge inutilmente vessatoria per piccole strutture, applicata a ogni e qualsiasi realtà online, ha letteralmente bloccato migliaia di aree libere.

(2)
È di quest’anno il varo del temibile GDPR, che obbliga chiunque raccolga dati altrui a munirsi di certificazioni inequivocabili che assicurano che i propri corrispondenti (e sostanzialmente tutti i nomi e i dati stoccati per un qualsiasi servizio di newsletter o dialogo) abbiano attivamente dato il loro consenso e richiesto esplicitamente di ricevere comunicazioni. Non solo: occorre offrire tutte le informazioni perché gli utenti possano in qualsiasi momento e magari direttamente accedere ai propri dati e modificarli o cancellarli. (Cosa che per alcuni blog è impossibile, dato che chi fa il blog è a sua volta un utente di una piattaforma, e non è lui a detenere e render modificabili i dati che il proprio blog – ‘ospitato’ dalla piattaforma – può aver incamerato). (Questo vale anche per i cookies, in fondo).

(3)
Dall’inizio di agosto 2018 Facebook non permette più il collegamento diretto di un sito o blog (anche amatoriale, minuscolo, senza alcuno scopo di lucro ecc.) al profilo fb personale. Consente ai post su siti e blog di essere ‘rebloggati’ solo sulla pagina fb dedicata, non sulla bacheca (sul profilo) di chi posta. Stessa limitazione per i post Twitter e Tumblr. Di fatto, pochi giorni dopo l’entrata in funzione di questo strano filtro, sia Twitter che Tumblr hanno eliminato alla fonte la possibilità di condividere i post su fb, così ‘risolvendo’ il problema alla radice. (Instagram resta invece connesso, a fb, e non casualmente: *appartiene* a Facebook, dal 2012). In questo modo lo spazio sociale più diffuso sul pianeta confina nelle pagine (ovviamente meno frequentate rispetto ai profili, quando a gestirle sono singoli utenti, non compagnie o gruppi economici) gli aggiornamenti che provengono da altre piattaforme.

Non basta: già da prima di questa risoluzione, Facebook aveva saltuariamente reso non automatico né sempre funzionante il reblog delle immagini inserite nel post da rebloggare. Spesso perfino inserire un link in un post fb significava non portare nel post su fb alcuna anteprima dell’immagine originale, bensì appena qualche riga di testo. E il testo è notoriamente meno visibile, nel flusso fb, rispetto a inserimenti provvisti di immagini. Dopo agosto 2018, anche postando ‘manualmente’ un link Tumblr su fb, non si ottiene più un’anteprima di immagine. Si è costretti a riprendere la foto e caricarla su fb direttamente.

(4)
In ultimo: è stata scriteriatamente approvata a settembre un’ennesima legge europea mal concepita. Due suoi articoli, in particolare, sono relativi alla cosiddetta “tassa sul link” e al “filtro di upload”. Ne parlavo, attraverso un articolo trovato in rete, chiaro, esplicativo, qui: https://slowforward.net/2018/09/16/il-parlamento-europeo-minaccia-internet-con-una-catastrofica-legge-sul-copyright/.

(5)
Se a tutto questo aggiungiamo l’internet a due velocità, e dunque la messa in crisi della “net neutrality” negli USA, dobbiamo per forza di cose convenire sul fatto che la rete, come fin qui l’abbiamo attraversata e usata, è – a voler cedere a un luogo comune che però è anche un eufemismo – sotto attacco.

*

C’è poco altro da dire. Appena una domanda: stiamo valutando la situazione nel suo rapporto/legame con il contesto politico europeo/mondiale di questo preciso momento storico, ossia rammentando come e quanto gruppi economici forti e gruppi politici che li rappresentano fanno invece massiccio (e legale e ‘protetto’) uso di siti e social network – volendo citare solo i mezzi ‘legali’ – per scopi tutt’altro che ‘democratici’?

Qualcuno per favore traduca questo allarme nelle varie lingue, se può e vuole; riflettiamo su quello che è possibile fare. (Ben poco, temo. Ma non necessariamente “nulla”, forse).

*

*

(Suggerisco, in margine, la lettura di un articolo di Kenneth Goldsmith segnalatomi da Bianca Idelson: Why I Don’t Trust the Cloud, https://www.poetryfoundation.org/harriet/2012/04/why-i-dont-trust-the-cloud v)

 

[replica] _ spettri che parlano

La letteratura, come la politica, conta più corpi di quanti ne identifichi l’ordine poliziesco. Tutte e due includono nelle loro invenzioni dei quasi-corpi che non sono che “spettri” per lo sguardo dell’ordine dominante del visibile.

Jacques Rancière, Ai bordi del politico
(1998, tr. it. Cronopio, Napoli 2011, p. 16)

C’è un elemento, carattere o segnale politico nelle scritture? In alcune scritture? Diremmo che affiora o si nasconde sempre in tutte, e che sta in qualsiasi articolazione del linguaggio. Ma si tratterà solo di un carattere frontale, esplicitante, della pagina? Un carattere assertivo? Non si incarnerà piuttosto, tale carattere, in strategie formali diverse, in tracce diverse, e differenti aperture al lettore?

            Vorrei suggerirlo. Vorrei anche solo accennare al proficuo scompiglio portato nell’«ordine dominante del visibile» da quei graffi e grafie che abitano fuori dal vocabolario del dominio (assertivo), e fuori dall’incasellamento matematico e poliziesco nei generi letterari. Vorrei dunque, magari in parentesi, lateralmente, anche solo installare una freccia che indica alcune scritture degenerate. (Come di un frumento, anche, si dice che può essere deglutinato, privato di un coesivo che si rivela non essere unico né indispensabile).

                Chi ha ancora bisogno di rastrellare e tenere sotto controllo ogni possibile emissione di nuove pagine entro il recinto di un centro di permanenza temporanea, in attesa di smistarle nei campi dei generi letterari, inizia solitamente col catalogarle secondo quei parametri con i quali ha pacificamente o conflittualmente già fatto i suoi conti. Ne parlerà dunque come di “poesia”, decapitando ogni differenza; oppure ne parlerà come di testi che vengono dal periodo/eredità delle “avanguardie” o delle “nuove avanguardie”. Dirà: a volte sembrano tali, ‘ergo’ sono tali.

                A nessuno pare venir in mente che Continue reading

spettri che parlano

La letteratura, come la politica, conta più corpi di quanti ne identifichi l’ordine poliziesco. Tutte e due includono nelle loro invenzioni dei quasi-corpi che non sono che “spettri” per lo sguardo dell’ordine dominante del visibile.

Jacques Rancière, Ai bordi del politico
(1998, tr. it. Cronopio, Napoli 2011, p. 16)

C’è un elemento, carattere o segnale politico nelle scritture? In alcune scritture? Diremmo che affiora o si nasconde sempre in tutte, e che sta in qualsiasi articolazione del linguaggio. Ma si tratterà solo di un carattere frontale, esplicitante, della pagina? Un carattere assertivo? Non si incarnerà piuttosto, tale carattere, in strategie formali diverse, in tracce diverse, e differenti aperture al lettore?

            Vorrei suggerirlo. Vorrei anche solo accennare al proficuo scompiglio portato nell’«ordine dominante del visibile» da quei graffi e grafie che abitano fuori dal vocabolario del dominio (assertivo), e fuori dall’incasellamento matematico e poliziesco nei generi letterari. Vorrei dunque, magari in parentesi, lateralmente, anche solo installare una freccia che indica alcune scritture degenerate. (Come di un frumento, anche, si dice che può essere deglutinato, privato di un coesivo che si rivela non essere unico né indispensabile).

                Chi ha ancora bisogno di rastrellare e tenere sotto controllo ogni possibile emissione di nuove pagine entro il recinto di un centro di permanenza temporanea, in attesa di smistarle nei campi dei generi letterari, inizia solitamente col catalogarle secondo quei parametri con i quali ha pacificamente o conflittualmente già fatto i suoi conti. Ne parlerà dunque come di “poesia”, decapitando ogni differenza; oppure ne parlerà come di testi che vengono dal periodo/eredità delle “avanguardie” o delle “nuove avanguardie”. Dirà: a volte sembrano tali, ‘ergo’ sono tali.

                A nessuno pare venir in mente che Continue reading

“homepage” / di andrighetto, sinigaglia, zingrillo

Galleria Milano
Via Manin 13, Via Turati 14 20121 Milano

Homepage

di
Aurelio Andrighetto, Riccardo Sinigaglia e Costanzo Zingrillo

_

Inaugurazione e performance: giovedì 7 febbraio 2013 alle ore 18,30.

Periodo espositivo: da venerdì 8 febbraio a giovedì 21 febbraio 2013

Orari di apertura: da martedì a sabato dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 20

Un sito web può aspirare ad essere “opera”? […]

… intanto è senz’altro l’occasione di un esercizio d’arte, un esercizio speciale perché con caratteristiche speciali: l’interattività, certo, ma molto di più: la possibilità di scelte e costruzioni di percorsi e quella di essere un vero e proprio “strumento” di cui il fruitore diventa “interprete”. Homepage è il sito in questione, progettato dall’artista Aurelio Andrighetto, il musicista Riccardo Sinigaglia e il web producer Costanzo Zingrillo. Il nome dice bene quale è lo strumento, cioè la pagina, la superficie con cui il sito si presenta, questa nuova forma di superficie che chiamiamo interfaccia, che è animata e si lascia animare. E’ una homepage particolare già da come si presenta, come un campo grafico pieno di frammentazioni, interferenze e apparenti errori, ma soprattutto perché questi stessi “difetti” sono in realtà il punto di partenza del funzionamento creativo del sito. Continue reading