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un video ritrovato: “image in”, di vittorio armentano, con testo di emilio villa

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GAMMM è estremamente felice di presentare domani un documentario che si pensava perduto, e che il regista che lo ha realizzato, VITTORIO ARMENTANO, ha potuto reperire grazie alla disponibilità della Cineteca di Bologna. Si tratta di IMAGE IN, video dedicato al lavoro di uno studio pubblicitario, e girato a Londra nel 1969 per la Documento film, con testo di EMILIO VILLA, fotografia di Renato Tafuri, montaggio di Carla Simoncelli, musica di Egisto Macchi.

Il video può essere visto a partire dalle ore 10:00 del 21 settembre (giorno di nascita di Emilio Villa) su https://gammm.org, o sul canale YouTube del sito.

Accompagnano l’opera due interventi inediti: un saggio di Chiara Portesine su Villa e una breve nota sul video di Marco Giovenale. Entrambi leggibili da domani sempre su https://gammm.org

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Un ringraziamento particolare va ad Aldo Tagliaferri, il cui appoggio e sensibilità (per tacere del pluridecennale lavoro su Villa) sono stati fondamentali per condurre alla pubblicazione del video.

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ma poupée mazerolle / julie-rebecca poulain. 2006

Ma poupée Mazerolle / Julie-Rebecca Poulain_ 01 Ma poupée Mazerolle / Julie-Rebecca Poulain_ 02

Ma poupée Mazerolle / Julie-Rebecca Poulain_ 03 Ma poupée Mazerolle / Julie-Rebecca Poulain_ 04

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invettiva del primo maggio / [testo e immagine di] ugo pierri. 2021


questa non è la festa di san giuseppe lavoratore

come blatera il prete (dal pulpito, addirittura!)
non dei lavoratori (idem dal cugino di moder-complice passivo dell’odierna sopraffazione-personificazione della mediocrità politico-sociale !)
ma degli sfruttati, del popolo dell’abisso, gregge senza pastore

il popolo reso scientificamente ignorante con specchietti e collanine di vetro

e i corti affollano il concertone, cara norma desmond !

e quel cornuto di suo marito che continua a infilare il garofano rosso nell’occhiello della sua armani !

e nessuno che abbia il coraggio di prendere a calci in culo i traditori del popolo oppresso !

ekaterinenburg !

in nomine domini

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[mail inviata da Ugo Pierri alla diocesi di Trieste, 1 maggio 2021]

seconda visione / luca zanini. 2021

a monkey drinks per spiegare] l’epilogo si può perfezionare anche rendere duttile un vero e proprio processo di riepilogazione si] rovescia cento anni sopravvissuti ai cine parrocchiali gli androni tappezzati rinchiusi nel sottoscala gli occhi] restano gli] occhi nel sottoscala feltro feroce[ foresta

il telefonatore / differx. 2016

michele peretta
terranova
ma tu vuoi dirmi che
quella mensola è oltre il piano di proiezione della pavimentazione?
21 – 11

da “le carte della casa” / differx. 2020

tre frammenti video dal “tiresia” // giuliano mesa / agostino di scipio / matias guerra

grazie a Matias Guerra:

dialogo sull’immortalità / tiziano lucci. 2019

 

Tiziano Lucci
DIALOGO SULL’IMMORTALITÀ
Estrazione e traduzione della parte verbale del quadro Urvasi e Gilgamesh di Gino De Dominicis.
The Independent – UnaVetrina – MAXXI – Macro Asilo.
Terza tappa.

>> TESTO <<<

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ossidiana / differx. 2020

con Þolso

c(onm)e
comme con polso plus compulsivo
compulsiamo (e) compensiamo co-pensiamo il
“diario degli eventi”
ne sfuggisse mica
con: esfoliante

perdiprende — il suo
nome vuol dire artiglio

l’archivolto va finito

 

 

traslochi sulla soglia / andrea tomasini. 2020

Per cambiare casa non è necessario andare ad abitare altrove. La si può cambiare – modificare rispetto a come è ora- rimanendoci, purché la si ripensi.

Ad esempio, con sensibilità affilata dalla fantasia, si può immaginare il luogo dove adesso sorge senza l’edificio che ora lo occupa e percorrere con la mente le fasi costruttive della casa dove si alloggia, ponendo ascolto ai rumori dei lavori eseguiti e alle voci di chi l’ha lavorata. Pensare a chi l’ha costruita e a chi vi ha vissuto prima di noi è già cambiarla, perché così la si osserva con occhi nuovi: si viaggia da prima a dopo, da un tempo all’altro, di stanza in stanza, semplicemente per il fatto di dimorarvi, standoci differentemente.

Casa cambia sempre, semplicemente vivendoci – arricchendola di proprie tracce da aggiungere alle tracce di chi ci ha preceduto, cioè abitandola. Abitare, abitudine, habitus: così la si cambia d’abito e ci si vive secondando ciascuno le stagioni della propria vita.

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mi basta poco / andrea tomasini. 2020

Senza obbligo di lettura…

Mi basta poco. Credo sia un momento brutto, o almeno opaco. Di grande disorientamento e intossicazione. Si, perché mi basta poco e mi va subito alla testa. Il pericolo di naufragare è concreto, subito chiaro e concreto. “Itaque pernicies postquam manifesta convaluit…”

Con maggior appropriatezza: non è che mi basti poco, nel senso che mi appaga. Anzi, tutt’altro: è che con poco me ne vado via, senza né approdi né ancoraggi, senza che riesca a portare a termine ciò che devo, o giungere dove dovrei, e resto insoddisfatto. Mi bastano poche righe e con quelle, senza che riesca a finire la pagina  io già sono lontano, partito verso altrove. Una frase, un’espressione, una metafora, una singola parola e in un attimo mi perdo appresso alla vertigine che mi causa. Non mi reggo in piedi e cado in quelle poche righe… No, magari inciampassi e cadessi. Potrei in qualche modo restarci, fermo a considerarle e, rialzandomi riprendere il percorso, da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso e pollice, con indice e pollice sfogliare il libro piegare la pagina successiva – magari come ho visto fare a Damiano che, quando legge, per “spiegare” bene la pagina insiste sul dorso del libro forzandone in senso inverso la piegatura, ponendolo di traverso gli infligge lo stress necessario perché i versi siano ben leggibili e i fogli bene aperti, avendo stampata sul viso un’espressione golosa per ciò che sta in procinto di assaporare…

No, non inciampo, non cado. Precipito. Mi sembra come mi trovassi a seguire Bianconiglio, lui incurante di me e dell’effetto che mi causa– ma non sono propriamente un bimbo, anzi al contrario vivo nell’età in cui sarebbe opportuno indossassi un panciotto con catena e orologio e dovrei esser ossessivamente capace di dire (e di accorgermi che) “È tardi, è tardi”. Invece, meravigliato di poco, però di tanto mi allontano dal tempo e dal luogo che sulla pagina a quel rigo segna la fermata della lettura e nello stesso momento la stazione di partenza. Il tutto inizia restando qui, nel giardino di casa… Continua a leggere

2 0 1 2 / mariangela guatteri. 2012