irritabilità e ‘irricomponibilità’ del mondo. una nota su “botanico da marciapiede”, di alberto d’amico / mg. 2019

Non solo come residuo e margine di sé, non solo per frammenti, ma proprio in senso ampio/assoluto tutto intero il labirinto in cui lo sguardo ci scarrozza ogni giorno è irritato, arrossato, sfregiato, sfregato fregato dal senso. Non se ne esce, in tanti sensi, in nessun modo.

Così l’osservazione dei riquadri di Alberto D’Amico (*) è l’osservazione già delle cose come stanno normalmente, colte nel loro delirante aprirsi in sfondi a cannocchiale, prospettive inevitabili di somiglianze. Le parentesi in sequenza, graffe quadre tonde, non smettono di fabbricare il mondo, riorientarlo. (Almeno quello percepito, l’unico che si sa).

Una busta somiglia inevitabilmente al danzare, una macchia è un abito, un abito verde assottigliato diventa riga significativa.

Occasioni di esperienza di passaggio: passaggio di cosa? Dell’esperire (sensato, appunto) in quanto tale.

Afferrato per le code, tante, degli occhi di Argo. (Erano cento).

mg

(*) facebook.com/events/419114485325017/
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