due brani e un testo dopo “bohario – tensioni in campo” (da/a: luca venitucci, mg, carlo bordini)

Il 29 settembre scorso, nel contesto di Bohario – Tensioni in campo (a cura di Giuseppe Garrera e Alberto D’Amico), nel pomeriggio, ho letto una serie di testi da Oggettistica, e Carlo Bordini – poco dopo – una sequenza di poesie inedite, sue; e alcune tradotte dallo spagnolo da lui e da sua moglie Myra Jara. Luca Venitucci, in serata, ha eseguito una serie di brani e improvvisazioni sonore.

Uno dei testi da me letti era dedicato a Carlo. Uno dei brani suonati da Luca era dedicato al romanzo Gustavo, sempre di Carlo. E altri brani di Luca avevano come interlocutrice la mia raccolta di prose e poesie Strettoie, e dunque a questa erano legati.

Per una serie bizzarra di circostanze, mentre leggevo, Carlo ancora doveva arrivare, e quando Luca performava, né Carlo né io eravamo presenti.

Questo piccolo intreccio di riferimenti, legami e dediche, dunque, si svolgeva in assenza dei dedicatari. Che (anche per questo) sono felicemente riconvocati qui, da due brani e un testo:

Improvvisazione per Gustavo

Strettoie 2 (edit)

Luca Venitucci: fisarmonica, voce, trattamenti

*

Anche se non eravamo tutti presenti contemporaneamente, il filo sonoro ci ha tenuti insieme. E quello testuale, forse:

da Sequenza con mancanze (in Oggettistica)
($TRING$)

I
È come se non se ne accorgesse
Come spinasse un salmone o due proprio più piano
Quanto sole prende su viale Libia
Come fa
Mi vede lui per primo mi chiama
Prendiamoci un caffè sto andando in posta
Da quel giorno
Come del resto sarebbe successo di non avere tempo
O ha tempo o lo trova in qualche modo
È per non accorgersi
E di scrivere
Inoltre
Leva le puntine dal muro, le righe di matita
Desquadra il foglio A3
Viene a trovare le commesse della Standa
Si attarda a distrarsi sui lavori del parcheggio
Sono andati via tutti

“strettoie” nello speciale sul premio pagliarani, in alfabeta2

su alfabeta2, ieri, uno Speciale sul Premio Pagliarani 2017,
con le motivazioni della giuria che ha selezionato i finalisti
(tra i quali anche Strettoie, su cui scrive Maria Teresa Carbone):

Marco Giovenale, Strettoie, Arcipelago Itaca, 2017, 88 pp., € 13

A proposito della sua stessa scrittura, Marco Giovenale in Shelter parlava di «un flusso stabilmente interrotto. Sospeso, ripreso. Minacciato di nuovo, costretto a macchie di ombra. Forward e rewind sono nello stesso tasto, libro». E prima ancora, nella Casa esposta, evocava una matrice del mancare, «forma preformata di qualsiasi traccia che cede».

Cedimenti e slittamenti sono anche i materiali con i quali è costruito Strettoie,opera composta di tre brevi raccolte scritte e assemblate separatamente, ma tanto omogenee da «precipitare in unità». Di nuovo Giovenale si muove dentro l’ossimoro di una stabile interruzione, di un simultaneo avanti-indietro, di un luogo che non riesce a fare a meno di sottrarsi, di non esserci più – o meglio, di essere, come anticipa il titolo, «stretto»: «[…] Deve lasciare in poco tempo questo=quel / poco spazio. Il resto fondato sul resto».

Qui, come e più che nei testi precedenti, si vede come Giovenale si ponga, di fronte al mondo, in una posizione risolutamente sghemba e (apparentemente) di margine, appunto il resto che si fonda sul resto, dove lateralità e letteralità procedono di pari passo, per sussulti successivi: «Ma non ci saranno / i caffè (leggi: i locali) / sostituiti da stalli / per i morelli degli psicopatici / che però corrono, vincono, / diventano ricchi e / vi danno lavoro – a quelli come voi».

Voci e controvoci si susseguono in una ideale conversazione che attraversa i testi e nella quale ogni parola sembra restare per un attimo sospesa in aria, come la palla di un giocoliere, o un ologramma pronto a imprimersi nella pupilla. Del resto, proprio per Strettoie Massimiliano Manganelli ha scritto che, «più che dire qualcosa con le parole, Giovenale intende far parlare le parole stesse, esponendole come fossero cose».

Maria Teresa Carbone

in rete la motivazione del premio feronia a “strettoie” (di cecilia bello minciacchi)

Cecilia Bello Minciacchi, Motivazione dell’assegnazione del Premio Feronia 2017 a Strettoie, in Malacoda, n. 7/8, sett. 2017: http://malacoda4.webnode.it/poesia-marco-giovenale-strettoie/; e, in formato pdf, su Slowforward all’indirizzo https://slowforward.files.wordpress.com/2017/09/motivazionepremioferonia2017_strettoie.pdf

massimiliano manganelli su “strettoie” (in alfabeta2)

Massimiliano Manganelli, Marco Giovenale, il linguaggio delle cose: Se c’è uno stigma che si addossa spesso alla cosiddetta scrittura di ricerca è quello della sua difficoltà, della mancanza di un carattere, se così si può dire, reader-friendly, se non addirittura dell’incomprensibilità. Si ignora così, o si finge di ignorare, che questa scrittura – nelle varie tipologie formali in cui si incarna – interpella il lettore con grande forza, lo chiama in causa nel processo di fruizione del testo, attribuendogli un ruolo più che mai attivo. Di qui la difficoltà, certo, perché il lettore-fruitore, per condurre il gioco interpretativo, deve passare attraverso le strettoie di una architettura testuale spesso intricata (tutti i giochi, del resto, hanno delle regole).  – Leggi:>