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maurizio ghelardi: “aby warburg, uno spazio per il pensiero”

Sandro Ricaldone

MAURIZIO GHELARDI
Aby Warburg, uno spazio per il pensiero
Carocci, 2022
Il volume ripercorre, anche alla luce del materiale inedito, alcuni momenti salienti della riflessione di Aby Warburg, che complessivamente appare simile alla rete tessuta da un ragno. Warburg ha sempre cercato di frantumare e metabolizzare ogni disciplina. Per tutta la vita il suo intento è stato quello di ampliare la ricerca sulla vita psicologica grazie a un metodo “psicostorico”, e di indagare aspetti e figure dell’espressione e dell’esistenza attraverso la variabile che si interpone tra l’esperienza figurativa e il linguaggio parlato. Anche l’Antico è concepito da Warburg come la declinazione storica di un problema costitutivo della percezione e dell’espressione umane che rimanda a un presupposto di carattere antropologico. Questa raccolta di saggi getta nuova luce su quella che egli stesso definì la sua lotta contro i «guardiani dei confini».

http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788829013333

arthur rimbaud: “scritti africani”, a cura di gabriel-aldo bertozzi

Sandro Ricaldone

ARTHUR RIMBAUD
Scritti africani
traduzione e cura di Gabriel-Aldo Bertozzi
Diana edizioni, 2022

Le pagine redatte da Rimbaud durante il periodo africano rivelano aspetti inediti della sua personalità. Con l’Europa Rimbaud abbandona la poesia per un nuovo linguaggio, una letteratura odeporica ed epistolare, tutta sua: resoconti pionieristici e reportages di viaggio, da “inviato speciale”, coi quali descrive le tradizioni, la cultura, i costumi dei popoli esplorati. E poi la corrispondenza: le lettere alla madre, alla sorella, agli amici, in cui le impressioni e le osservazioni personali danno il polso della sensibilità, dell’emotività, degli interessi, del carattere dell’uomo; fino alla descrizione più tragica: l’amputazione della gamba e i giorni della fine. Questa edizione, con una traduzione e uno studio critico del tutto nuovi, presenta gli Scritti africani come la “Terza Opera” di Rimbaud dopo le Illuminazioni e Una Stagione all’inferno, offrendo al lettore una chiave interpretativa dell’intera produzione del poeta francese. Arthur Rimbaud (1854-1891), emblematica figura di scrittore ribelle e spregiudicato, poeta decadente e “maledetto” per antonomasia. Il suo mito non ha mai cessato di affascinare generazioni di lettori, artisti e letterati. Fu coinvolto negli scandali dovuti alla sua turbolenta amicizia con Paul Verlaine. In seguito abbandonò progressivamente la poesia; nel 1873 esce Una Stagione all’inferno e nel 1886 le Illuminazioni, “prose poetiche” pubblicate da Verlaine. Dal 1874 al 1879 vagabondò per l’Europa e nel 1880 partì come agente commerciale: ad Aden (Yemen) a Gibuti e ad Harar (Etiopia). Un decennio di esplorazioni e viaggi alla ricerca della ricchezza con ogni sorta di traffici. Poi la malattia, il ritorno a Marsiglia nel giugno del 1891, l’amputazione di una gamba e, poco dopo, la morte.

Gabriel-Aldo Bertozzi, artista e accademico, teorico dell’arte e della letteratura, fondatore dell’Inismo (Parigi, 1980), condirettore della rivista Bérénice. È tra i massimi conoscitori dell’opera e della figura di Arthur Rimbaud.

paik / vostell: video duet

Sandro Ricaldone

VIDEO DUET
Nam June Paik e Wolf Vostell
I pionieri della Video Arte
a cura di Gianluca Ranzi
Dep Art Out, Ceglie messapica
29-31 agosto 2022

Il 29, 30 e 31 agosto, dalle 19 alle 21, occhi puntati sui pionieri della videoarte Nam June Paik e Wolf Vostell, in dialogo, anzi, in “Video Duet”, a cura di Gianluca Ranzi.

Nato nel 1932 a Seoul e morto a Miami nel 2006, Nam June Paik è stato uno degli artisti più influenti della seconda metà del XX secolo, a partire dalle sue sperimentazioni nell’ambito del movimento Fluxus. Per “Video Duet” sarà presentato l’omaggio di Nam June Paik all’amico Joseph Beuys, un filmato manipolato elettronicamente della loro performance tenuta il 2 giugno 1984 alla Sogetsu Hall di Tokyo. Il video, presente nella videoteca della Fondazione Mudima, che nel 1990 ha ospitato la personale dell’artista coreano e nel 1994 ha curato la sua mostra all’Arengario di Milano, evidenzia l’interazione performativa tra la vocalizzazione sciamanica di Beuys e l’esecuzione di Paik al pianoforte di motivi classici e di canzoni tradizionali giapponesi. «La visualizzazione del suono, l’intermedialità e la mobilitazione fantastica del linguaggio ottenuta attraverso la tecnologia, contraddistinguono l’opera di Paik e raggiungono in questo video una particolare intensità poetica».

Rimaniamo ancora nel Fluxus con Wolf Vostell (1932-1998), che fu tra i promotori dell’Happening in Europa e, dal 1959, iniziò a realizzare opere con il coinvolgimento attivo dei media tecnologici, manipolando televisori e apparecchi audio-visivi di ogni sorta, spesso inserendoli all’interno delle sue action-dé-coll/age. Nel video di Endogene Depression, qui nella versione presentata nel 1980 all’Institute of Contemporary Art di Los Angeles, la presenza dei televisori, inglobati nel cemento, alcuni dei quali accesi e con il suono e l’immagine manipolati elettronicamente, è associata al girovagare dei tacchini, a sottolineare il contrasto tra l’artificialità della macchina e la verità del mondo naturale. «A differenza di Paik, come emerge da questo video, Wolf Vostell si preoccupa quindi di criticare gli effetti imposti dalla televisione come rituale schizofrenico e alienante».

paolo ruffino: “future gaming. creative interventions in video game culture”

Sandro Ricaldone

PAOLO RUFFINO
Future Gaming
Creative Interventions in Video Game Culture
Goldsmith Press, 2018

This book is not about the future of video games. It is not an attempt to predict the moods of the market, the changing profile of gamers, the benevolence or malevolence of the medium. This book is about those predictions. It is about the ways in which the past, present, and future notions of games are narrated and negotiated by a small group of producers, journalists, and gamers, and about how invested these narrators are in telling the story of tomorrow.

This new title from Goldsmiths Press by Paolo Ruffino suggests the story could be told another way. Considering game culture, from the gamification of self-improvement to GamerGate’s sexism and violence, Ruffino lays out an alternative, creative mode of thinking about the medium: a sophisticated critical take that blurs the distinctions among studying, playing, making, and living with video games. Offering a series of stories that provide alternative narratives of digital gaming, Ruffino aims to encourage all of us who study and play (with) games to raise ethical questions, both about our own role in shaping the objects of research, and about our involvement in the discourses we produce as gamers and scholars. For researchers and students seeking a fresh approach to game studies, and for anyone with an interest in breaking open the current locked-box discourse, Future Gaming offers a radical lens with which to view the future.

stephanie chadwick: “jean dubuffet, bricoleur”

Sandro Ricaldone

STEPHANIE CHADWICK
Jean Dubuffet, bricoleur.
Portraits, Pastiche, Performativity
Ava Publishing, 2022

Celebrating Art Brut (the art of ostensible outsiders) while posing as an outsider himself, Dubuffet mingled with many great artists, writers, and theorists, developing an elaborate and nuanced stream of conceptual resources to reconfigure painting and reframe postwar anticultural discourses. This book reexamines Dubuffet’s art through the lens of these portraits (a veritable who’s who of the Parisian art and intellectual scene) in tandem with his writings and the art and writings of his Surrealist sitters. Investigating Dubuffet’s painting as bricolage, this book reveals his reliance upon an anticulture culture and the appropriation of motifs from Surrealism to the South Pacific to explore the themes of multivalence, performativity, and multifaceted identity in his portraits.

diacono — mallarmé — broodthaers — 1969

MARIO DIACONO
a METRICA n’aboolira
JCT, San Francisco, 1969

Libro d’artista costituito da tre pagine introduttive con un fumetto detournato a cui segue il frontespizio stampato in nero e arancio. Le altre pagine sono percorse da strisce variamente disposte orizzontalmente, di diversa larghezza e lunghezza e di colore arancio e bleu: chiara ripresa in termini esclusivamente visuali dell’opera di Stéphane Mallarmé «Un coup de dès jamais n’abolira le hazard» nell’edizione Gallimard pubblicata postuma (1914), in cui le parole sono disposte variamente sulla pagina bianca secondo le disposizioni del poeta.

La stessa operazione artistica viene compiuta nello stesso anno da Marcel Broodthaers con il suo: «Un Coup de Dés Jamais N’Abolira Le Hasard. Image»: le parole del testo di Mallarmé sono sostituite da strisce nere corrispondenti esattamente al layout tipografico usato per articolare il testo originale: i versi vengono resi illeggibili e le pagine trasformate in immagini. E’ da notare che l’anno di pubblicazione del libro di Diacono è il 1969 come dichiarato al colophon e non il 1968 come dichiarato in varie bibliografie. “1968” è semplicemente l’anno di redazione, indicato al frontespizio e nel copyright: “S. Mallarmé – M. Diacono 1897-1968”.



“Quando costruivo JCT 1 [A metrica n’aboolira], non avevo idea di cosa Broodthaers stesse facendo. Certamente qualcosa “era nell’aria”. La devoluzione della scrittura poetica in direzione astratta iniziata dalla poesia concreta doveva in qualche modo arrivare a una forma di cancellazione come affermazione. Mallarmé era l’archetipo che doveva essere confrontato” (Mario Diacono, testo tratto da una e-mail inviata il 20.04.2019 da Mario Diacono a Paolo Tonini).

http://www.arengario.it/opera/a-metrica-naboolira/

(da un post di Sandro Ricaldone)

“collaborations”: art exhibit @ mumok vienna

COLLABORATIONS
Mumok Vienna
July 2–November 6, 2022

Departing from the focuses of the Mumok collections on the avant-garde of the 1960s and 1970s as well as conceptual and socio-analytic approaches in contemporary art, the exhibition Collaborations examines diverse strategies of collective authorship. The exhibition builds a bridge spanning from the smallest to the largest unit of togetherness: from the internal ties of the collective to a particular constellation of the connective, from the artist duo to society—and last but not least, from the love affair to the interconnectedness of life.

The exhibition investigates how artistic models of a “we” can be cultivated for life together as a society: What does collaboration mean in the twenty-first century when fundamental social structures continue to dissolve? How have artists responded to such social and political developments over the decades and what is their position today? How thin is the line between the critique and affirmation of neoliberal structures when building relationships is at risk of becoming an efficiency and profit-driven measure in the artistic realm, too? How can collectivity in thoroughly heterogeneous contexts serve as a social and artistic model of thought and action, when not by accepting the simultaneity of disparate or even contrary elements?

In times of networked connectivity, a look back into art history might advance the current discussion about collaborative action—beyond conventional, social, and national borders. As a movement that not only fundamentally revolutionized artistic production, distribution, and reception paradigms but also originated numerous strategies that represent, as it were, predigital antecedents to algorithms, interconnected networks, and associated models of communitization, the Fluxus movement founded in the 1960s forms the nucleus of the presentation. In addition to the expansion of the typologies of works, image and object traditions, and artistic and participative methods, which were formative for the neo-avant-garde of the mid-twentieth century, the emphasis is placed specifically on the will and ability of artists to go beyond their personal scope in experimental collaborations with colleagues, to allow for change along with the shift in perspective on their own practice.

Collaborations highlights key aspects of the Mumok collection by exhibiting works that operate primarily on a meta-reflexive level. What these works, which often emerged in collective processes, have in common is that they all reflect on ways of living and working together. While the curatorial approach examines artist collectives and their underlying mechanisms and logics, it also frames acting itself as a form of collectivity—a form of acting that equally acknowledges the artistic expressions of individuals as well as those of groups or other models conceived as affiliations and alliances of the participants. The utopian potential of collaborations to transcend Western patriarchal power relations and art market logics of originality and solitary authorship and thereby provoke social change seems to be unwavering.

Artists: Marina Abramović & Ulay, Ant Farm, Art & Language, Martin Beck, Bernadette Corporation, Anna & Bernhard Blume, George Brecht, Günter Brus, John Cage, Merce Cunningham, Chto Delat, Leidy Churchman, Clegg & Guttmann, Phil Collins, Bruce Conner, DIE DAMEN, Jean Dupuy, VALIE EXPORT, Peter Faecke and Wolf Vostell, Robert Filliou, Rimma Gerlovina & Valeriy Gerlovin, Gilbert & George, Manfred Grübl, Andreas Gursky, Richard Hamilton and Dieter Roth, Haus-Rucker-Co., Christine & Irene Hohenbüchler, IRWIN, Ray Johnson and Berty Skuber, On Kawara, Friedrich Kiesler, Alison Knowles, Brigitte Kowanz and Franz Graf, Louise Lawler, Lucy R. Lippard, Sharon Lockhart, George Maciunas, Larry Miller, Ree Morton, Otto Muehl, museum in progress, Moriz Nähr, Natalia L.L., Otto Neurath, Yoko Ono, Nam June Paik, Stephen Prina, Jörg Schlick, Hubert Schmalix, Secession, Seth Siegelaub, Christian Skrein, Daniel Spoerri, Petr Štembera and Tom Marioni, Thomas Struth, Timm Ulrichs, VBKÖ, Kerstin von Gabain and Nino Sakandelidze, Franz Erhard Walther, Robert Watts, Franz West, Wiener Gruppe, Oswald Wiener, Heimo Zobernig and others; with the video series lumbung calling from documenta fifteen, curated by ruangrupa.

Curated by Heike Eipeldauer and Franz Thalmair. Exhibition design by Anetta Mona Chişa & Lucia Tkáčová

Image: Ulay, Marina Abramovć, Breathing In / Breathing Out, 1977

https://www.mumok.at/en/events/collaborations

(da un post di Sandro Ricaldone)

lucia marcucci: les secrets du langage

Sandro Ricaldone

LUCIA MARCUCCI
Les secrets du langage
MAMAC – Nice
02 juin 2022 – 28 août 2022

Pour sa première exposition personnelle en France « Lucia Marcucci. Les secrets du langage », la galerie contemporaine du MAMAC, joue la confrontation entre les œuvres des années 1960 – 1970, références aux enjeux sociaux-politiques de l’époque, et les dernières œuvres des années 2000 de l’artiste italienne, critiques de la publicité et de la culture dominante. L’abondance de mots, de messages et d’images flottantes invite le visiteur à s’immerger dans l’univers poétique de l’artiste.

Née à Florence en 1933, Lucia Marcucci est l’une des principales représentantes de la poésie visuelle en Italie et l’une des figures majeures du Gruppo 70 florentin qu’elle rejoint officiellement en 1965. Avec Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Antonio Bueno, Luciano Ori et plus tard Ketty la Rocca, l’objectif était de revaloriser le langage dans une époque où les médias de masse se développent frénétiquement. Le mot devient ainsi un objet à part entière, ayant sa propre autonomie au milieu des nouveaux systèmes de communication. La relation entre « image » et « mot » devient leur terrain d’expérimentation linguistique favori, et le collage, leur moyen d’expression privilégié.
Construites à partir de coupures de magazines et de publicités assorties de messages souvent tirés du vocabulaire des bulles de bandes dessinées, les œuvres de Lucia Marcucci réinterprètent, avec provocation et ironie, les enjeux politiques et sociaux de son époque, mettant l’accent notamment sur la condition de la femme dans la société contemporaine et la marchandisation de son image.

Au début des années 1970, l’artiste, comme d’autres poètes visuels, expérimente l’utilisation de la toile émulsionnée (technique de report photographique), s’appropriant dans de nombreux cas des images de l’Histoire de l’art. Le noir et blanc et l’aplat qui en résultent lui permettent de rendre incisifs la juxtaposition ou parfois le soulignement du texte et de l’image. À partir de 1978, les œuvres laissent apparaître les traces de sa présence physique à travers l’écriture manuelle. Les slogans et les images se veulent plus autobiographiques ou anthropomorphiques.

Les travaux le plus récents (2000 – 2012), offrent une recherche hybride abordant la poésie, la musique, la performance et la communication de masse et rappellent avant tout l’extraordinaire puissance de l’image. Dans la série « Città Larga », les œuvres sont réalisées en manipulant un type de publicité de rue, répandu et omniprésent au début du millénaire : les bannières en tissu suspendues aux réverbères des zones urbaines. Ces publicités véhiculent souvent des images conçues selon une logique populaire qui ne s’éloignent jamais des clichés les plus ancrés. L’artiste les instrumentalise alors pour en changer le sens ou accentuer l’absurdité de la relation entre l’image et le texte.

Le travail de Lucia Marcucci a été mis en lumière au MAMAC dans le cadre des expositions collectives « She-Bam Pow Pop Wizz ! Les Amazones du POP », 2020-21 – commissariat Hélène Guenin et Géraldine Gourbe ; et « Vita Nuova. Nouveaux enjeux de l’art en Italie 1960-1975 », été 2022 – commissariat Valérie Da Costa.

emanuela patti: “opera aperta. italian electronic literature from the 1960s to the present”

Sandro Ricaldone

EMANUELA PATTI
Opera aperta
Italian Electronic Literature from the 1960s to the Present
Peter Lang, 2022

This book reconstructs the history of Italian electronic literature, looking at creative practices across literature, electronic and digital media from the early days of computers to the social media age. Topics include criticism of mass media, globalisation, information society and late capitalism as well as the enhancement of language itself.

the double: identity and difference in art since 1900

Sandro Ricaldone

JAMES MEYER
The Double.
Identity and Difference in Art Since 1900
Contributions by Julia Bryan-Wilson, Tom Gunning, Hillel Schwartz, Shawn Michelle Smith, Andrew Solomon
Princeton University Press, 2022
Published in association with the National Gallery of Art, Washington, DC

From ancient mythology to contemporary cinema, the motif of the double—which repeats, duplicates, mirrors, inverts, splits, and reenacts—has captured our imaginations, both attracting and repelling us. The Double examines this essential concept through the lens of art, from modernism to contemporary practice—from the paired paintings of Henri Matisse and Arshile Gorky, to the double line works of Piet Mondrian and Marlow Moss, to Eva Hesse’s One More Than One, Lorna Simpson’s Two Necklines, Roni Horn’s Pair Objects, and Rashid Johnson’s The New Negro Escapist Social and Athletic Club (Emmett). James Meyer’s survey text explores four modes of doubling: Seeing Double through repetition; Reversal, the inversion or mirroring of an image or form; Dilemma, the staging of an absurd or impossible choice; and the Divided and Doubled Self (split and shadowed selves, personae, fraternal doubles, and pairs). Thought-provoking essays by leading scholars Julia Bryan-Wilson, Tom Gunning, W.J.T. Mitchell, Hillel Schwartz, Shawn Michelle Smith, and Andrew Solomon discuss a host of topics, including the ontology and ethics of the double, the double and psychoanalysis, double consciousness, the doppelgänger in silent cinema, and the queer double.

martina rossi: “dalla superficie pittorica allo spazio scenico”

Sandro Ricaldone

MARTINA ROSSI
Dalla superfice pittorica allo spazio scenico. La neoavanguardia artistica a Roma tra il 1960 e il 1967
De Luca, 2022

«Negli ultimi dieci anni la pittura ha subito delle modifiche sostanziali. Questa modificazione porta, secondo Lei, alla morte della pittura o a una nuova forma di linguaggio?», è questa la domanda posta da Achille Perilli e Fabio Mauri ad artisti, letterati, musicisti e intellettuali, sulle pagine dell’«Almanacco Letterario Bompiani 1961». Tale inchiesta che apre il decennio testimonia come nel pieno della temperie post-informale le tecniche canoniche non siano più sentite come adeguate, gli artisti decidono così di cedere parte dei loro mezzi specifici per aprirsi a nuove possibilità espressive, contaminandosi con altre arti. Le vicende presentate in questo libro mostrano come il passaggio della “superficie pittorica” in direzione di una dimensione spaziale ed esperienziale dell’immagine, compiuto dalla ricerca artistica nel corso degli anni Sessanta, sia stato preparato da una specifica idea di teatro come arte figurativa, formulata da pittori e critici. Questa visione della scena circolava già negli anni Quaranta e poi nei Cinquanta, ma troverà una radicale attuazione soltanto in alcune sperimentazioni sceniche della neoavanguardia artistica, fra il 1960 e il 1967. Obiettivo di questo volume è fornire un’ampia documentazione, tramite materiali d’archivio e fotografie inedite, di alcune esperienze compiute nello spazio scenico dagli artisti di area romana. La prima parte degli anni Sessanta si delineerà così come un territorio di confine fra due stagioni dell’arte di ricerca, in cui si possono rintracciare diversi episodi, solo apparentemente frammentari, che vedono gli artisti, per il tramite della pratica teatrale, preparare il campo al nuovo clima di fine decennio nel quale l’azione e l’ambiente prendono il posto dell’opera tradizionalmente intesa.

piero simondo: laboratorio situazione esperimento

Sandro Ricaldone

PIERO SIMONDO
Laboratorio Situazione Esperimento
a cura di Luca Bochicchio e Daniele Panucci
MuDA Centro esposizioni e Casa Museo Jorn
Albissola Marina
4 giugno -4 settembre 2022

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gianluca rizzo: “poetry on stage”

Sandro Ricaldone

GIANLUCA RIZZO
The Theatre of the Italian Neo-Avant-Garde
University of Toronto Press, 2020

Poetry on Stage focuses on exchanges between the writers of the Italian neo-avant-garde with the actors, directors, and playwrights of the Nuovo Teatro. The book sheds light on a forgotten chapter of twentieth-century Italian literature, arguing that the theatre was the ideal incubator for stylistic and linguistic experiments and a means through which authors could establish direct contact with their audience and verify the solutions they were devising to the practical and theoretical problems raised by their stances in politics and poetics. A robust textual analysis of a number of exemplary texts grounds these issues in the plays and poems produced at the time, and connects them with the experimentations subsequently carried out by some of the same artists.

In-depth interviews with four of the most influential figures in the field – critic Valentina Valentini, actor and director Pippo Di Marca, author Giuliano Scabia, and the late poet Nanni Balestrini – conclude the volume, providing an invaluable first-hand testimony that brings back to life the people and controversies discussed.

fluxus new york and elsewhere

Sandro Ricaldone

FLUXUS NEW YORK AND ELSEWHERE
edited by Brigitte Hausmann
essays by Thomas Kellein and Dorothee Richter
Distanz, 2022

After the start in Germany in the 1960s, New York became the hub of decentralized activities of the Fluxus movement; many Fluxus artists lived there either permanently or temporarily, numerous events took place there, and many projects were initiated there worldwide. The key figure was George Maciunas (1931-1978), who had a strong influence on theory, program and aesthetics. The exhibits in the exhibition convey the diverse activities of the Fluxus artists and the great generator of ideas and tireless organizer George Maciunas during the New York period. Most of them come from the estate of the avant-garde filmmaker Jonas Mekas, who was a friend of Maciunas’ and ended up in the Noartcollect via the Merrill C. Berman Collection.

claudio costa: ‘evoluzione-involuzione’

Sandro Ricaldone

CLAUDIO COSTA
Evoluzione-Involuzione
a cura di Stefano Castelli
C+N CanepaNeri – Milano
In collaborazione con l’Archivio Claudio Costa
24 maggio – 16 settembre 2022

La galleria C+N CANEPANERI è lieta di presentare nella sua sede milanese Evoluzione-Involuzione, personale dedicata a Claudio Costa (Tirana, 1942-Genova, 1995). L’esposizione, che si inserisce nel processo di riscoperta dell’artista intrapreso negli ultimi anni, si struttura come una piccola retrospettiva che attraversa “a campione” le diverse fasi della sua produzione, dai primi anni settanta agli anni Novanta.
L’allestimento accosta senza soluzione di continuità lavori di diversi periodi per sottolineare la varietà ma anche la coerenza dell’opera di Costa.
Con approccio da ricercatore rigoroso, ma sempre affidandosi al potere della trasfigurazione artistica, Costa toccò ambiti come l’antropologia, l’alchimia, le culture non occidentali e la riscoperta della cultura rurale.
Tuttora sorprendenti e attuali, basate su soluzioni formali che sfidano la precarietà per dar vita a forme inconsuete e aperte, le opere in mostra abbracciano tutti i modi espressivi sperimentati dall’artista: la presentazione di reperti di stampo antropologico, l’atmosfera tribale, l’esotismo, la ricerca analitica, la trasformazione fisica e simbolica dei materiali.
L’opera di Claudio Costa è attraversata da due tendenze parallele e solo in apparenza contrastanti. Lo sguardo puntato su un retroterra culturale sommerso dalla cultura di massa si coniuga con una tendenza marcatamente avanguardista, spregiudicata nell’innovare i linguaggi e i mezzi espressivi senza curarsi dei canoni dominanti.
Il suo concetto di “work in regress”, in particolare, non va inteso in senso nostalgico o passatista, ma come un rinnovamento del nostro sguardo sul presente e sul futuro fondato sul recupero di basi culturali – che si tratti della cultura contadina precedente all’industrializzazione di massa, di culture che un tempo si
definivano “primitive” o della trasmutazione alchemica.
“È la condanna ad evolvere continuamente che segna l’uomo; quella di appartenere al futuro e di crederlo migliore”, scriveva Costa nel suo testo Evoluzione-Involuzione del 1973, del quale la mostra riprende il titolo.
La necessità del progresso a tutti i costi viene dunque contestata dalle sue opere lasciando spazio a una visione comunitaria e progressista, a una coesistenza democratica di epoche, luoghi, persone e oggetti.
Claudio Costa nasce nel 1942 a Tirana ma cresce in Liguria, che diventerà la sua terra d’adozione per tutta la vita, fino
alla scomparsa avvenuta nel 1995 a Genova. La sua biografia è però costellata da numerose e fondamentali esperienze all’estero, dal periodo parigino che lo vede coinvolto nel Maggio francese fino ai viaggi in Africa negli anni Ottanta e Novanta.
Tra le sue affermazioni più importanti si ricorda la partecipazione a Documenta 6, nel 1977 a Kassel. Nel 2020
il Mucem-Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo di Marsiglia, acquisendo due opere storiche, lo inserisce nelle collezioni nazionali francesi. È in preparazione una sua monografia, di imminente pubblicazione presso Silvana Editoriale.