Tag Archives: rete

esce “memestetica”, di valentina tanni

https://not.neroeditions.com/fail-again-fail-epic/

.

un estratto da Memestetica. Il settembre eterno dell’arte di Valentina Tanni, uscito mercoledì 29 luglio per NERO

To be an artist is to fail, as no other dare fail.

Samuel Beckett

cornice e tela: un allarme sulla situazione della rete


Non so se abbiamo un po’ tutti ben meditato su cosa sta accadendo recentemente, dal punto di vista legislativo e pratico, nel sistema rete (quindi nella cornice e meglio ancora nella tela della vita concreta, quotidiana e politica, sociale; e nelle zone apparentemente libere della ‘creatività online’).

(1)
Nel 2015 l’attuazione della “legge sui cookies” ha obbligato piccoli blog e siti alla chiusura, o a funambolici adeguamenti, non riuscendo in alcuni casi i proprietari degli spazi a implementare tutti i banner e gli avvisi necessari e le cautele che l’Europa fissava – pena multe salatissime. Una legge inutilmente vessatoria per piccole strutture, applicata a ogni e qualsiasi realtà online, ha letteralmente bloccato migliaia di aree libere.

(2)
È di quest’anno il varo del temibile GDPR, che obbliga chiunque raccolga dati altrui a munirsi di certificazioni inequivocabili che assicurano che i propri corrispondenti (e sostanzialmente tutti i nomi e i dati stoccati per un qualsiasi servizio di newsletter o dialogo) abbiano attivamente dato il loro consenso e richiesto esplicitamente di ricevere comunicazioni. Non solo: occorre offrire tutte le informazioni perché gli utenti possano in qualsiasi momento e magari direttamente accedere ai propri dati e modificarli o cancellarli. (Cosa che per alcuni blog è impossibile, dato che chi fa il blog è a sua volta un utente di una piattaforma, e non è lui a detenere e render modificabili i dati che il proprio blog – ‘ospitato’ dalla piattaforma – può aver incamerato). (Questo vale anche per i cookies, in fondo).

(3)
Dall’inizio di agosto 2018 Facebook non permette più il collegamento diretto di un sito o blog (anche amatoriale, minuscolo, senza alcuno scopo di lucro ecc.) al profilo fb personale. Consente ai post su siti e blog di essere ‘rebloggati’ solo sulla pagina fb dedicata, non sulla bacheca (sul profilo) di chi posta. Stessa limitazione per i post Twitter e Tumblr. Di fatto, pochi giorni dopo l’entrata in funzione di questo strano filtro, sia Twitter che Tumblr hanno eliminato alla fonte la possibilità di condividere i post su fb, così ‘risolvendo’ il problema alla radice. (Instagram resta invece connesso, a fb, e non casualmente: *appartiene* a Facebook, dal 2012). In questo modo lo spazio sociale più diffuso sul pianeta confina nelle pagine (ovviamente meno frequentate rispetto ai profili, quando a gestirle sono singoli utenti, non compagnie o gruppi economici) gli aggiornamenti che provengono da altre piattaforme.

Non basta: già da prima di questa risoluzione, Facebook aveva saltuariamente reso non automatico né sempre funzionante il reblog delle immagini inserite nel post da rebloggare. Spesso perfino inserire un link in un post fb significava non portare nel post su fb alcuna anteprima dell’immagine originale, bensì appena qualche riga di testo. E il testo è notoriamente meno visibile, nel flusso fb, rispetto a inserimenti provvisti di immagini. Dopo agosto 2018, anche postando ‘manualmente’ un link Tumblr su fb, non si ottiene più un’anteprima di immagine. Si è costretti a riprendere la foto e caricarla su fb direttamente.

(4)
In ultimo: è stata scriteriatamente approvata a settembre un’ennesima legge europea mal concepita. Due suoi articoli, in particolare, sono relativi alla cosiddetta “tassa sul link” e al “filtro di upload”. Ne parlavo, attraverso un articolo trovato in rete, chiaro, esplicativo, qui: https://slowforward.net/2018/09/16/il-parlamento-europeo-minaccia-internet-con-una-catastrofica-legge-sul-copyright/.

(5)
Se a tutto questo aggiungiamo l’internet a due velocità, e dunque la messa in crisi della “net neutrality” negli USA, dobbiamo per forza di cose convenire sul fatto che la rete, come fin qui l’abbiamo attraversata e usata, è – a voler cedere a un luogo comune che però è anche un eufemismo – sotto attacco.

*

C’è poco altro da dire. Appena una domanda: stiamo valutando la situazione nel suo rapporto/legame con il contesto politico europeo/mondiale di questo preciso momento storico, ossia rammentando come e quanto gruppi economici forti e gruppi politici che li rappresentano fanno invece massiccio (e legale e ‘protetto’) uso di siti e social network – volendo citare solo i mezzi ‘legali’ – per scopi tutt’altro che ‘democratici’?

Qualcuno per favore traduca questo allarme nelle varie lingue, se può e vuole; riflettiamo su quello che è possibile fare. (Ben poco, temo. Ma non necessariamente “nulla”, forse).

*

*

(Suggerisco, in margine, la lettura di un articolo di Kenneth Goldsmith segnalatomi da Bianca Idelson: Why I Don’t Trust the Cloud, https://www.poetryfoundation.org/harriet/2012/04/why-i-dont-trust-the-cloud v)

 

anticipazione da “oltre il pubblico”, di gherardo bortolotti

oltpub

http://www.leparoleelecose.it/?p=17196

_

[r] _ jaron lanier interviewed (“il web sta uccidendo la classe media”)

wbs

http://www.minimaetmoralia.it/wp/jaron-lanier/

_

bizzarrie dei network

Notilla su un evento in sé insignificante.

Si leggono talvolta singolari interpretazioni dei post e annunci relativi a iniziative e letture (come la mia segnalazione – oggi – della presentazione di Reznikoff, a Roma, alla Casa delle traduzioni): consideràti da alcuni, bizzarramente, “pubblicità” e “pedite di tempo” a prescindere dal contenuto a cui rinviano (che il rinvio sia a un testo o problema preciso, accennato magari in un post che non è pura segnalazione; o sia alla realtà/fisicità – fuori da web – di incontri fra persone che dialogano non per profitti economici o per fare salotto).

Weird.

Riflettendo più in generale: l’oscillazione della rete, o di una parte cospicua dei social network, fra i due poli rigidi del link-al-nulla e della sconnessione-dal-reale cambia nei navigatori anche la percezione stessa di operazioni intellettuali che decisamente sono tutt’altro.

In definitiva, ciò che non si schiaccia sul modello “poche righe di commento” (strette a precise griglie di pertinenza) rischia di finire in questo cono d’ombra.

(Anche così, nel microcosmo, e come la storia insegna, la metafisica pare aver la meglio sull’ontologia; e un presunto e preinterpretato Geist sembra installarsi al posto dei fatti tangibili).

_

jaron lanier interviewed

wbs

http://www.minimaetmoralia.it/wp/jaron-lanier/

“opacità critica”: oggi su gammm (traduzione di michele zaffarano)

Segnalo l’uscita, oggi su gammm, di una traduzione da un testo di Jean-Marie GleizeOpacità critica, che giudicherei particolarmente interessante / esplicito, su temi che nel dialogo recente e meno recente sono affiorati più di una volta. (Categorie critiche, prosa, scrittura [e] politica, post-poesia, rapporto con alcune linee di sperimentazione di secondo Novecento, traduzione, e ancora: “langagement”, “mécriture”, “il proliferare delle strutture editoriali autonome, il moltiplicarsi delle modalità d’intervento pubblico, la cultura delle reti”, le riviste di letteratura, il contesto francese ecc.)
Il link è qui:
All’interno del testo si trovano riferimenti a un saggio di Christophe Hanna (anch’esso a mio avviso importante): consultabile in parte sempre su gammm, volendo (qui).
Ai due brani si lega poi in modo perfetto l’introduzione (Per una poesia critica) scritta appositamente da Gleize per il Ponge di Benway: http://puntocritico.eu/?p=6159.
gleize_op
_

[replica] _ spettri che parlano

La letteratura, come la politica, conta più corpi di quanti ne identifichi l’ordine poliziesco. Tutte e due includono nelle loro invenzioni dei quasi-corpi che non sono che “spettri” per lo sguardo dell’ordine dominante del visibile.

Jacques Rancière, Ai bordi del politico
(1998, tr. it. Cronopio, Napoli 2011, p. 16)

C’è un elemento, carattere o segnale politico nelle scritture? In alcune scritture? Diremmo che affiora o si nasconde sempre in tutte, e che sta in qualsiasi articolazione del linguaggio. Ma si tratterà solo di un carattere frontale, esplicitante, della pagina? Un carattere assertivo? Non si incarnerà piuttosto, tale carattere, in strategie formali diverse, in tracce diverse, e differenti aperture al lettore?

            Vorrei suggerirlo. Vorrei anche solo accennare al proficuo scompiglio portato nell’«ordine dominante del visibile» da quei graffi e grafie che abitano fuori dal vocabolario del dominio (assertivo), e fuori dall’incasellamento matematico e poliziesco nei generi letterari. Vorrei dunque, magari in parentesi, lateralmente, anche solo installare una freccia che indica alcune scritture degenerate. (Come di un frumento, anche, si dice che può essere deglutinato, privato di un coesivo che si rivela non essere unico né indispensabile).

                Chi ha ancora bisogno di rastrellare e tenere sotto controllo ogni possibile emissione di nuove pagine entro il recinto di un centro di permanenza temporanea, in attesa di smistarle nei campi dei generi letterari, inizia solitamente col catalogarle secondo quei parametri con i quali ha pacificamente o conflittualmente già fatto i suoi conti. Ne parlerà dunque come di “poesia”, decapitando ogni differenza; oppure ne parlerà come di testi che vengono dal periodo/eredità delle “avanguardie” o delle “nuove avanguardie”. Dirà: a volte sembrano tali, ‘ergo’ sono tali.

                A nessuno pare venir in mente che Continue reading

spettri che parlano

La letteratura, come la politica, conta più corpi di quanti ne identifichi l’ordine poliziesco. Tutte e due includono nelle loro invenzioni dei quasi-corpi che non sono che “spettri” per lo sguardo dell’ordine dominante del visibile.

Jacques Rancière, Ai bordi del politico
(1998, tr. it. Cronopio, Napoli 2011, p. 16)

C’è un elemento, carattere o segnale politico nelle scritture? In alcune scritture? Diremmo che affiora o si nasconde sempre in tutte, e che sta in qualsiasi articolazione del linguaggio. Ma si tratterà solo di un carattere frontale, esplicitante, della pagina? Un carattere assertivo? Non si incarnerà piuttosto, tale carattere, in strategie formali diverse, in tracce diverse, e differenti aperture al lettore?

            Vorrei suggerirlo. Vorrei anche solo accennare al proficuo scompiglio portato nell’«ordine dominante del visibile» da quei graffi e grafie che abitano fuori dal vocabolario del dominio (assertivo), e fuori dall’incasellamento matematico e poliziesco nei generi letterari. Vorrei dunque, magari in parentesi, lateralmente, anche solo installare una freccia che indica alcune scritture degenerate. (Come di un frumento, anche, si dice che può essere deglutinato, privato di un coesivo che si rivela non essere unico né indispensabile).

                Chi ha ancora bisogno di rastrellare e tenere sotto controllo ogni possibile emissione di nuove pagine entro il recinto di un centro di permanenza temporanea, in attesa di smistarle nei campi dei generi letterari, inizia solitamente col catalogarle secondo quei parametri con i quali ha pacificamente o conflittualmente già fatto i suoi conti. Ne parlerà dunque come di “poesia”, decapitando ogni differenza; oppure ne parlerà come di testi che vengono dal periodo/eredità delle “avanguardie” o delle “nuove avanguardie”. Dirà: a volte sembrano tali, ‘ergo’ sono tali.

                A nessuno pare venir in mente che Continue reading