un bando di concorso per giovani fotografi: itmakesart, razionale/irrazionale

https://iicmadrid.esteri.it/iic_madrid/it/gli_eventi/calendario/2019/03/bando-di-concorso-per-giovani-fotografi.html


ITmakES è un’iniziativa promossa dall’Ambasciata d’Italia a Madrid per favorire i contatti tra giovani professionisti italiani e spagnoli e promuovere la collaborazione tra i due Paesi. L’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, in collaborazione con PhotoEspaña, il più importante festival internazionale di Fotografia e Arti Visive che si celebra a Madrid ogni anno, e Camera – Centro Italiano per la Fotografia, hanno indetto il concorso “ITmakES Art”.

Il concorso è rivolto a fotografi italiani e spagnoli minori di 40 anni e i candidati selezionati avranno l’opportunità di far visionare gratuitamente il proprio portfolio il 3 e il 4 giugno 2019 presso la Scuola Internazionale Alcobendas PhotoEspaña.

I due progetti vincitori saranno presentati presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, nel mese di ottobre 2019, in occasione della “Giornata del Contemporaneo”, evento internazionale dedicato all’arte contemporanea italiana nel mondo, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il tema scelto per questa edizione è “Razionale/Irrazionale”, opposti complementari nella visione del reale, ispirandosi ai famosi versi del poeta Pier Paolo Pasolini “sono stato razionale e sono stato irrazionale: fino in fondo”. Il bando è aperto fino al 22 aprile 2019 e le norme del concorso sono consultabili al link: http://www.phe.es/phe-2019/programas-profesionales/itmakes-art/

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helen levitt @ albertina

The ALBERTINA is featuring the American photographer Helen Levitt (1913–2009) in a retrospective that brings together around 130 of her iconic works. These range from her early, surrealism-influenced photographs to her 1941 photos from Mexico, the clandestinely shot portraits of New York subway passengers and her revolutionary early color photographs. Helen Levitt numbers among the foremost exponents of street photography. It was in the 1930s that this passionate observer and chronicler of New York street life first began taking pictures of the inhabitants of poorer neighborhoods such as the Lower East Side, the Bronx, and Harlem. Levitt’s unsentimental pictorial language gives rise to a humorous and theatrical pageant situated beyond any moral or social documentary clichés. In 1974, Levitt became the first color photographer to be given an exhibition by New York’s Museum of Modern Art. 12.10.2018 – 27.10.2019.

lo spazio differx su tumblr compie oggi 8 anni di attività

http://www.differx.tumblr.com

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latest photoessays @ private

Latest PhotoEssays Online

Digital Camera Broken Sensor – photo essay by Leonardo Magrelli

Digital Camera Broken Sensor – photo essay by Leonardo Magrelli

These photos are the result of a particular glitch in the RGB processor of a digital sensor: revolving an old well known issue, no analog camera could ever produce them.

Patachitra, a storytelling tradition – photo essay by Arunima Mondal

Patachitra, a storytelling tradition – photo essay by Arunima Mondal

Storytelling tradition has found multitude of vernacular expressions in Indian life. Patachitra is a storytelling tradition of Midnapore region of Bengal in eastern India. In this unique art form, oral tradition meets the visual structures of a narrative.

I Shot BXL – photo essay by Nathanaël Fournier

I Shot BXL – photo essay by Nathanaël Fournier

Photography is my best excuse for not having a full-time job. It allows me to walk on the streets all the day, to loose myself in big cities, to meet people, to have a talk with anyone in any place.

Metropolitan Minotaur – photo essay by Iris Alba

Metropolitan Minotaur – photo essay by Iris Alba

Metropolitan Minotaur is a snorkeling in the Paris underground, in the crowded or desert subway, day or night, always at night though because the day never exists there. Both Theseus and Odysseus, I feel like a lonely hero in the modern city, armed with my little silver compact camera.

The Western Lands, photo essay by Justin Clifford Rhody

The Western Lands, photo essay by Justin Clifford Rhody

The Western Lands is an ongoing photo series that is based in the Southwest United States. Love and desperation, natural resource crisis, the American landscape and ancient Egyptian theories of the afterlife are explored in an abstracted, non-linear form of narrative that evokes literary allusions and codified meaning.

Around Taklamakan, photo essay by Raphaël Fournier

Around Taklamakan, photo essay by Raphaël Fournier

The province of Xinjiang (new frontier in chinese) is located in the far western region of China, it is the biggest province of the country and it is bordering 8 other countries such as Tajikistan and Afg

pietro d’agostino: “carta da viaggio” / “alight” (benway series)

http://benwayseries.wordpress.com/2014/10/17/pietro-dagostino-carta-da-viaggio-alight-benway-series-7/

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jim leftwich e la “pansemic playhouse”

In questi anni recenti, oltre a lavorare in numerosi ambiti verbovisivi, e ovviamente nelle aree della poesia concreta e visiva, del glitch, della fotografia, del collage e della mail-art, Jim Leftwich ha ospitato materiali altrui, organizzando veri e propri archivi in rete, tutti o quasi tutti legati ai molti blog a cui collabora, ma soprattutto alle sue pagine http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/ e http://textimagepoem.blogspot.com e ai vari festival e iniziative (collab fests, o marginal arts festivals) di arte e di scritture sperimentali ai quali ha preso parte, a Roanoke (Virginia), la città in cui vive.

L’accumulo di materiali, altrui e propri, che questi anni di lavoro (e i precedenti) hanno portato è impressionante. Molti – degli anni 2005-07 – sono archiviati in un’apposita pagina allestita grazie a John M. Bennett dalla Ohio State University: http://library.osu.edu/finding-aids/rarebooks/TextImagePoemArchive.php.

Molti altri, specificamente di Leftwich, sono spread all over the world, diffusi ovunque nel mondo sia in forma cartacea (spedizioni, invii) sia in blog e siti i più diversi. Anche una superficiale ricognizione su google testimonierà della straordinaria diffusione di opere di Leftwich, o di sue collaborazioni (collab works).

Da circa due anni, da luglio 2011 ad oggi, anche con periodi in cui l’attività di postaggio è quantitativamente minore, Jim Leftwich sta inoltre pubblicando sul suo già ricchissimo e generoso spazio flickr una serie intitolata Pansemic Playhouse. Si può prendere visione dei vari “set” che la compongono a partire dalla pagina citata sopra:

http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/sets/?&page=1

Una playhouse è una casa giocattolo, una casa dei giochi. Nel progetto e idea di una simile casa “pansemantica” molti elementi assai felicemente e positivamente convergono. Per ragionarne, direi di tenere presente sullo sfondo, come elemento differenziale, l’orizzonte della “asemic writing”, ossia della scrittura asemantica. Leftwich, per altro, è stato uno dei primi statunitensi a occuparsi di asemic writing in maniera sistematica, a partire dagli ultimi anni del Novecento (in colloquio con John Byrum e Tim Gaze).

In Pansemic Playhouse, al contrario che nella scrittura asemantica, e – davvero – in rapporto differenziale netto con questa, Leftwich espone/sovraespone, accumula e moltiplica immagini e materiali anche casualissimi (classico e ritornante è lo scatto assolutamente random da cellulare) in cui tutto è semantico, tutto acquista un rilievo di senso, in qualche modo. E, questo, non volontaristicamente, ma come una sorta di emersione (data per oggettiva anche se conscia del fatto che oggettiva non sarà mai) dell’evidenza di senso di ogni nostra percezione. (Insisto: a specchio e differenza dei percorsi asemantici di alcuni segni grafici).

Leftwich è perfettamente cosciente del ‘brutto’ e del ‘non riuscito’ in alcuni scatti e immagini, ma quel che a lui interessa è il versante ‘costruttivo’ dello sguardo stesso di chi apre immagini e sequenze. Al centro del meticoloso progetto di una casa/catasta pansemantica sta insomma un’idea legata all’affioramento non casuale ma quasi cronometrico, prevedibile, inevitabile, di un costante microrilievo di senso, una traccia aggiunta possibile, che sta dunque proprio al fondo di ogni – veramente ogni – cosa ed esperienza). (Tutto ciò ha in parte anche interessanti – pur se non inediti – risvolti etici).

Il progetto di flusso visivo che conserva numerose versioni di uno stesso frame è in fondo analogo al sistema di varianti moltiplicate (e variazioni non necessariamente infinitesimali) apprezzabile nel vasto progetto testuale – e visivo – di Six Months Ain’t No Sentence, per adesso diviso in 50 libri gratuitamente scaricabili dall’indirizzo differxhost seguente: https://app.box.com/s/l76xlrg78e5s8evbi4c4. Altro tassello del colossale lavoro di sperimentazione di Leftwich.

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alcuni link aggiornati:
http://jimleftwichtextimagepoem.blogspot.it/2013/09/pansemic-playhouse-1-600-jim-leftwich.html

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difFlick

è sempre attiva e avviabile la mostra permanente in slide di tutti gli inserimenti in flickr: difflick

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http://difflick.blogspot.it/

difflick

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differx sets @ flickr

deklarehttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157631511116408/

glitchhttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157631370735476/

events or aliens orhttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157630968961414/

pdbhttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157629868910537/

nerohttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157629086548934/

action writinghttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157628223161487/

bruthttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157627407431277/

asemichttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157623773489382/

vispohttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157623773466794/

grishttp://www.flickr.com/photos/differx/sets/72157623539082019/

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