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Due voci. Inediti e traduzioni/9

Riprende la rubrica “Due voci. Inediti e traduzioni”. In questa puntata tre inediti di M. G. da ossidiane (2001-) e due traduzioni (da T. S. Eliot e da K. Greenstreet). http://www.nuoviargomenti.net/poesie/due-voci-inediti-e-traduzioni/

due regimi di folli

Una formazione sociale qualsiasi ha sempre l’aria di funzionare bene. Non c’è motivo perché non funzioni. È tuttavia c’è sempre un lato attraverso cui avvengono delle fughe e per cui si disfa. Non si sa mai se il messaggero arriverà a destinazione. E più ci si avvicina alla periferia del sistema, più i soggetti si trovano presi in una specie di tentazione: o sottomettersi ai significanti, obbedire agli ordini del burocrate e seguire l’interpretazione del grande prete, o essere trascinati altrove, al di là, vettore folle, tangente di deterritorializzazione. Seguire una linea di fuga, diventare nomadi, emettere quelle che Guattari poco fa chiamava particelle asignificanti.

Gilles Deleuze, Due regimi di folli, intervento del 1974, ripubblicato anche in Due regimi di folli e altri scritti. Testi e interviste 1975-1995.
Edizione italiana e traduzione a cura di D. Borca, Einaudi, Torino 2010, pp. 6-7.

da/su “ossidiane”

gli inediti che leggo a Bologna domani, 22 ottobre, in occasione del Riassunto di ottobre (proposto e curato da Sergio Rotino), saranno dai due percorsi che occupano il mio laboratorio direi interamente da vari anni: Oggettistica, di cui si leggono qui vari link, e ossidiane.

delle ossidiane – lavoro iniziato nel 2001 – non c’è molto in rete. e alcune cose comparse, per esempio qui, sono poi state sottoposte a varianti anche forti.

(ma un’altra, legata a immagini di Guido Guidi, non ha invece subito quasi modifiche; è qui: http://pontebianco.blogspot.it/2013/10/g3ottobre-mg-2013.html)

c’è poi una pagina del 2011, con annotazioni che penso ancora valide, all’indirizzo https://slowforward.files.wordpress.com/2011/09/documento_per_ossidiane_e_neuston.pdf

infine trascrivo due appunti recenti, inediti fin qui:

(1)

lavorando a Language plot against the aliens (l’incipit è leggibile qui), mi sono reso conto che si tratta di qualcosa come una lunga ossidiana.
il suo essere nata da un testo tecnico in inglese, randomizzato e in fieri, in frammentazione, mi permette anche di capire cosa sono le ossidiane italiane.
in inglese posso contare su una disponibilità forte del materiale ad essere frammentato. l’inglese non spinge le frasi uninominali, e l’esasperata mutilazione di segmenti e gruppi sintattici, verso ermetismi e preziosismi. posso sgretolare i materiali raccolti, e sezionarli, senza timore di echi e rumori di fondo risemantizzati. (la cosa dà più fatica in italiano). allo stesso tempo, parlo e anche frammento e scompongo l’inglese da straniero. non madrelingua. con i dubbi, le incertezze e le difficoltà che ne derivano.

ecco, allora:
anche le ossidiane italiane funzionano così (in direzione opposta rispetto a ogni ermetismo). o funziono così io scrivendole. sgretolo i materiali come non parlando da dentro la mia lingua madre. standole a lato. o vivendoci dentro sì ma da straniero. secondo la definizione ormai classica di Deleuze-Guattari, naturalmente, anche.

 §

(2)

in una mail recente in cui mi riferivo a testi di Éric Suchère ho usato un paragone che vorrei riferire anche alle ossidiane. ogni ossidiana è un allaccio mancato, una pertinenza che si smarca da sé, puntuale. come un’asola che avesse per bottone un’altra asola.

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