bélyegfilm – – – stamp film. 1982-1984

World Art Post – from 1982 – was the exhibition of artists stamps which made Artpool internationally well-known. The 750 stamps from 550 artists from all over the world can be seen on video.

https://www.artpool.hu/Artistamp/WAP/default.html

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tecniche d’evasione: conversazione, il 6 novembre al palazzo delle esposizioni

TECNICHE D’EVASIONE | CONVERSAZIONE
6 novembre 2019, 18:00

Palazzo delle esposizioni, via Nazionale, Roma

un evento promosso da

Azienda Speciale Palaexpo, Accademia di Romania in Roma, Accademia d’Ungheria in Roma,
Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo, Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma-Centro Ceco di Roma, Ambasciata  della Repubblica Slovacca in Italia-Istituto Slovacco a Roma, Istituto di Cultura Lituana in Italia, Istituto Polacco di Roma

 intervengono

Monika Carta, Istituto Slovacco a Roma

Julia Draganović, Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo

Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė, Istituto di Cultura Lituana in Italia

Giuseppe Garrera, collezionista e curatore della mostra Tecniche d’evasione

Katalin Ladik, artista, Ungheria

Marek Lehnert, giornalista e scrittore, Polonia

Dalia Poleac, Accademia di Romania in Roma

István Puskás, Accademia d’Ungheria in Roma

Torsten Rasch, compositore, Germania

Helena Schwarzova, Repubblica Ceca

 

modera

Sebastiano Triulzi, critico letterario e curatore della mostra Tecniche d’evasione

 in italiano e inglese, con traduzione simultanea Continue reading

florian cramer: “anti-media: ephemera on speculative arts” (2013)

SOURCE:
https://monoskop.org/log/?p=20259

 

“1. There is art, and there is anti-art.
2. If that is so, there must also be anti-media.
3. ‘Media’ as a term is as fuzzy as ‘art’.
4. Both ‘art’ and ‘media’ refuse to go away.
Anti-media is what remains if one debunks the notion of media but can’t get rid of it.

This book reflects on anti-copyright, porn, creative industries, post-punk, Arts and Crafts and constructivism, cooking as contemporary art, Oulipo, post-digitality, mezangelle, Anonymous and 4chan, Fluxus, amateurism, file sharing networks, pop culture, 17th century poetry, electroacoustic music, Neonazi communication guerilla, Rotterdam, romanticism, electronic literature, Mail Art, ontology, Super 8, Rosicrucianism and conceptual art.”

Publisher nai010 publishers, Rotterdam, and Institute of Network Cultures, Amsterdam, 2013
Studies in Network Cultures series
ISBN 9789462080317, 9462080313
260 pages

download it here:
https://monoskop.org/log/?p=20259

the public face of mail art 1970-1985

focusv

http://www.lomholtmailartarchive.dk/focus/focus-5-chuck-welch-global-network-zines

[ Lomholt Mail Art Archive is quite a big treasure of Mail Art collected by the artist Niels Lomholt throughout the 1970s and 1980s. With its huge number of digital files, the archive is, paradoxically, a testimony of a time, before the internet was something which we could all access ]

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“signs and symbols” (october 2013)

Signs and Symbols
October, 2013, Art exhibit at the General Store Community Arts Centre
in the Adelaide Hills of South Australia (organisers: Tim Gaze & Marisa Ala Dea)

Here’s the whole book/pdf of the works (Tim Gaze, ed.):
http://asemicwriting.files.wordpress.com/2013/12/signs-and-symbols-mail-art-catalogue.pdf
[ 152 Mb ]

@ scribd:
http://www.scribd.com/doc/190979576/SignsSigns-and-Symbols-Mail-Art-Catalogue

General Store’s Facebook:
https://www.facebook.com/GeneralStoreCommunityArtGroupInc

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“signs and symbols” – exhibition in south australia

jim leftwich e la “pansemic playhouse”

In questi anni recenti, oltre a lavorare in numerosi ambiti verbovisivi, e ovviamente nelle aree della poesia concreta e visiva, del glitch, della fotografia, del collage e della mail-art, Jim Leftwich ha ospitato materiali altrui, organizzando veri e propri archivi in rete, tutti o quasi tutti legati ai molti blog a cui collabora, ma soprattutto alle sue pagine http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/ e http://textimagepoem.blogspot.com e ai vari festival e iniziative (collab fests, o marginal arts festivals) di arte e di scritture sperimentali ai quali ha preso parte, a Roanoke (Virginia), la città in cui vive.

L’accumulo di materiali, altrui e propri, che questi anni di lavoro (e i precedenti) hanno portato è impressionante. Molti – degli anni 2005-07 – sono archiviati in un’apposita pagina allestita grazie a John M. Bennett dalla Ohio State University: http://library.osu.edu/finding-aids/rarebooks/TextImagePoemArchive.php.

Molti altri, specificamente di Leftwich, sono spread all over the world, diffusi ovunque nel mondo sia in forma cartacea (spedizioni, invii) sia in blog e siti i più diversi. Anche una superficiale ricognizione su google testimonierà della straordinaria diffusione di opere di Leftwich, o di sue collaborazioni (collab works).

Da circa due anni, da luglio 2011 ad oggi, anche con periodi in cui l’attività di postaggio è quantitativamente minore, Jim Leftwich sta inoltre pubblicando sul suo già ricchissimo e generoso spazio flickr una serie intitolata Pansemic Playhouse. Si può prendere visione dei vari “set” che la compongono a partire dalla pagina citata sopra:

http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/sets/?&page=1

Una playhouse è una casa giocattolo, una casa dei giochi. Nel progetto e idea di una simile casa “pansemantica” molti elementi assai felicemente e positivamente convergono. Per ragionarne, direi di tenere presente sullo sfondo, come elemento differenziale, l’orizzonte della “asemic writing”, ossia della scrittura asemantica. Leftwich, per altro, è stato uno dei primi statunitensi a occuparsi di asemic writing in maniera sistematica, a partire dagli ultimi anni del Novecento (in colloquio con John Byrum e Tim Gaze).

In Pansemic Playhouse, al contrario che nella scrittura asemantica, e – davvero – in rapporto differenziale netto con questa, Leftwich espone/sovraespone, accumula e moltiplica immagini e materiali anche casualissimi (classico e ritornante è lo scatto assolutamente random da cellulare) in cui tutto è semantico, tutto acquista un rilievo di senso, in qualche modo. E, questo, non volontaristicamente, ma come una sorta di emersione (data per oggettiva anche se conscia del fatto che oggettiva non sarà mai) dell’evidenza di senso di ogni nostra percezione. (Insisto: a specchio e differenza dei percorsi asemantici di alcuni segni grafici).

Leftwich è perfettamente cosciente del ‘brutto’ e del ‘non riuscito’ in alcuni scatti e immagini, ma quel che a lui interessa è il versante ‘costruttivo’ dello sguardo stesso di chi apre immagini e sequenze. Al centro del meticoloso progetto di una casa/catasta pansemantica sta insomma un’idea legata all’affioramento non casuale ma quasi cronometrico, prevedibile, inevitabile, di un costante microrilievo di senso, una traccia aggiunta possibile, che sta dunque proprio al fondo di ogni – veramente ogni – cosa ed esperienza). (Tutto ciò ha in parte anche interessanti – pur se non inediti – risvolti etici).

Il progetto di flusso visivo che conserva numerose versioni di uno stesso frame è in fondo analogo al sistema di varianti moltiplicate (e variazioni non necessariamente infinitesimali) apprezzabile nel vasto progetto testuale – e visivo – di Six Months Ain’t No Sentence, per adesso diviso in 50 libri gratuitamente scaricabili dall’indirizzo differxhost seguente: https://app.box.com/s/l76xlrg78e5s8evbi4c4. Altro tassello del colossale lavoro di sperimentazione di Leftwich.

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alcuni link aggiornati:
http://jimleftwichtextimagepoem.blogspot.it/2013/09/pansemic-playhouse-1-600-jim-leftwich.html

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2224 pages @ du-champ.blogspot.com

http://du-champ.blogspot.it/ is now echoing  images and contents from 2224 webpages: sites, blogs, zines, groups, flickr & tumblr accounts etc., all about experimental writing, vispo, art, asemic stuff, digital & paper collages, gif files, glitch, lobit, mail-art, video-art, photographic experiments, abstract works, and more.

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mail art project: “signs & symbols”

Please send compositions of symbols on paper or cardboard for this project. You can draw them or paint them by hand, or include computer-generated symbols or other techniques. Size: preferably ordinary writing paper (A4 or letter) or postcard. But can be larger or smaller, if you like.

Some possible influences: prehistoric rock paintings, Lettriste hypergraphies, asemic writing, Egyptian & Mayan hieroglyphs, alien glyphs, Chinese seal script, wingdings fonts, visual poetry.

You might find free fonts from places such as Omniglot.com useful.

All entries which contain signs & symbols will be exhibited at the General Store Community Arts Centre, in the Adelaide Hills of South Australia: https://www.facebook.com/GeneralStoreCommunityArtGroupInc for the month of October 2013.

PDF documentation will be sent to all participants who provide an email address. We can’t afford to return your artwork.

closing date: 1st September 2013

address: signs & symbols project
P O Box 1011
Kent Town
SA 5071
Australia

thank you!
Tim Gaze & Marisa Ala Dea, organisers

can you change reality like bosch did?

Free size. Free medium. No returns. No fees.
Ongoing project. No deadline.
Next exhibition in 2013.
Online gallery on the Internet: http://boschvisions.blogspot.nl/
First exhibition in the QS Gallery of The Museum of Instant Images
Documentation to all participants

Send your contribution to: 
ColoriMii
The Museum of Instant Images
Beckershagen 15 – Chaam – 4861 SE
Pays Bas – The Netherlands – NL
e-mail:  mii [at] colori [dot] nl

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Other mail art projects:
http://schooldaysvangogh.blogspot.com
http://slow-project.blogspot.com/
http://colorimii.blogspot.com/
http://listsproject.blogspot.com/
http://www.colori.nl

poche righe per un’impressione sulla mail art

una certa pronunciata chiusura o – come dire? –  tendenziale endogamia del mondo (o di parte del mondo) della mail art, e la sua riduzione a volte drastica di una serie di altri contatti (nei decenni recenti) non le ha giovato.

la mia impressione – da curiosissimo spettatore ma assolutamente non attore in prima persona di mail art – è che la circolazione endo-mailartistica (!) dei materiali ha prodotto nel tempo una rigida forte uniformità di stili in alcuni ambienti, ha generato una sorta di gergo grafico monocorde, prevedibile, nonostante vi siano certo numerose e valide eccezioni (che non a caso si rivelano aperte alla circolazione on line delle sperimentazioni grafiche e verbovisive, quindi disposte a studiare altri canali e ad aprirsi a più input e contaminazioni, cerchie differenti, non limitate al numero anche ampio di corrispondenti cartacei fissi/fissati su stilemi tanto ossificati quanto negativamente virali).

insisto. in quello che può esser definito il mainstream di troppa mail art, a volte, la formazione di cliché e iterazioni iconiche ossessive si è davvero rivelata tanto solida da generare linee monoliticamente costanti di produzione: uniformi. chiuse a difesa, e in un raggio stretto di dialoghi. fino al punto – paradossale – di ritenersi (ossia pensarsi e mostrarsi come) “stili”.

non sono stili, sono luoghi comuni.

un rinnovamento della mail art è da desiderare e favorire, in questo senso.

come detto, la rete ovviamente – e credo felicemente – anche qui può avere un ruolo positivo.