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su quale binario arriva il treno, e quando / differx. 2021

Alcune citazioni in corsivo da questo articolo  di Fabrizio Spinelli su RivistaStudio, e mie risposte o annotazioni:

Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma l’impressione è questa: che la poesia abbia smesso di vivere nel proprio tempo, di raccontare il proprio tempo, di cercare una forma adatta al proprio tempo – e che invece insista su problematiche unicamente formali, “poeticizzi” oppure al contrario esaurisca gli ultimi empiti di avanguardia, si richiuda in una lallazione autistica.

Insomma o in un’ampolla o nell’altra. Dalla clessidra non si esce, neanche quando ti capovolgono (e succede in continuazione).

La poesia, negli ultimi decenni (generalizziamo? Sì, generalizziamo), ha smesso di fare quello che tutta la poesia seria ha sempre fatto: cantare la condizione dell’uomo nel proprio tempo. E per un poeta nato negli anni ’70 o ’80 il problema non è secondario: come si fa? Come cantare l’ipermodernità capitalista, Amazon, il razzismo sistemico, le disuguaglianze sociali, l’ondata di femminicidi, come cantare Internet, i problemi di sostenibilità cognitiva del nuovo terziario diffuso, la crisi economica, Minecfrat, Tinder, la depressione, lo sport in tv?

Ma perché generalizzare? (E perché “cantare la condizione…”?; ma questa è un’altra faccenda).
Comunque, una botta di pubblicità biecamente autoreferenziale: “Le prose qui raccolte mostrano vicende e affermazioni al limite del surreale, e allo stesso tempo pienamente reali: parlano di alberi, democrazia, psicofarmaci, tasse, doppiaggio, Testaccio, corsi di chef, scatole nascoste, gente che ha il diritto di sapere, impiegati di banca in campagna, recintati. E poi ancora schermi, romanzi morali, mobili in vendita, Poseidone e altri dèi, microfoni e corrieri, locali di successo, per giovani, cantanti e carte di credito, YouTube, levrieri, interviste, e un generatore casuale di repubbliche” (https://ticedizioni.com/collections/chapbooks/products/la-gente-non-sa-cosa-si-perde-giovenale). (Avrò cantato una qualche condizione? Boh. O sarò stato lallante & autistico? Chissà).

Sono domande che ogni poeta dovrebbe farsi, prima di comporre l’ennesimo testo breve dal significato altamente elusivo o l’ennesimo collage asemico che risponda al concetto di schizofrenia dell’uomo moderno secondo Deleuze e Guattari

Se per “collage” si intende qualcosa che riguarda la poesia o il montaggio di versi leggibili, vedo che continua adamantina la confusione tra “asemic writing” e scrittura lineare (di ricerca, che ovviamente equivale a incomprensibile o pervicacemente estranea alla “condizione dell’uomo” contemporaneo).
Quella tra scrittura lineare e asemic writing è una confusione (certo involontariamente) fake che si può far risalire al 2013, e che ormai si è memizzata, è diventata un luogo comune. Va corretta, comunque, sennò proseguirà a diffondersi. (Lo so: non sarà corretta, e lo so: proseguirà a diffondersi). (Peace).

Disamina finita.

Beh, insomma…

Ora parliamo di Claudia Rankine

Thumbs up.

…lo sperimentalismo di Liv Hejinian e di altri poeti in odore di L=A=N=G=U=A=G=E…

Occhio, non “Liv”: è “Lyn” Hejinian. Un’occhiata a slowforward non guasta: https://slowforward.net/?s=hejinian. Hejinian, in ogni caso è stata tradotta per (conosciuta e fatta conoscere da) quegli oscuri antilirici punk di gammm nel 2007 ed è presente anche in forma cartacea dal 2012 grazie alla collana ChapBooks di Bortolotti e Zaffarano, insieme a una robusta flottiglia di autori (non solo langpo) stranieri e italiani che (teste Picconi), sono assai assai meno interessati a una diatriba fra lirici e sperimentali, rispetto ad altre distinzioni e ramificazioni. (Che non sempre tutti i critici condividono, ma questo è il bello della letteratura). (O sarebbe. Se qualcuno mai leggesse).

§

Citazione in explicit (che – sono certo – verrà data per scontata, e daccapo verranno non effettivamente letti gli autori che vi sono nominati):

[…]
Tarkos semplicemente descrive quello che vede. Non ci dice ciò che dovremmo vedere. Simile anche in questo a [Corrado] Costa, non ha firmato in nostra vece un accordo retorico in base al quale venga deciso come noi stessi interpreteremmo i dati di realtà (di cui ci parla): parla, [Christophe] Tarkos, di un oggetto e nient’altro, non proietta sulla distanza che ci separa da lui le regole secondo le quali dovremmo, noi che leggiamo, funzionare.

Osserviamo il primo dei Sette anacronismi – scelti dal più ampio Anachronisme, P.O.L., Parigi 2001 – tradotti da Michele Zaffarano nella collana ChapBook di Arcipelago (http://gammm.org/index.php/chap/).
[…]
Brani come quelli di Costa (così come potremmo prenderne dal Porta di Partita, o dal Balestrini di Tristano, da testi di Mariangela Guatteri o Andrea Inglese) vengono additati dal cipiglio di chi non ama la scrittura di ricerca come testi… complessi, addirittura malati di “strutturalismo”, nostalgici di Laborintus, indecifrabili: oscuri. Ci si può legittimamente domandare cosa ci sia di indecifrabile in Retro di Costa, o in Tarkos, o nel brano di Ida Börjel Una storia senza chiasso, dalla serie Europeiska Midjemått, tradotto dall’inglese da Gherardo Bortolotti (cfr. http://gammm.org/index.php/2009/04/16/da-europeiska-midjematt-ida-borjel-2001-ii/)
[…]

[ da https://puntocritico2.wordpress.com/2013/11/19/costa-volta-il-nastro-unorigine-delle-scritture-nuove/,
già in «il verri», n. 52, giugno 2013, pp. 178-182 ]

Ah il 2013! Che anno ragazzi!

§

Uhm, dimenticavo:
https://slowforward.net/2020/08/25/antonio-syxty-legge-lyn-hejinian/

e

Gherardo Bortolotti, La scoperta dell’america (2007):
https://slowforward.net/2007/09/19/g-bortolotti-la-scoperta-dell-america/

“se vai in libreria trovi Bonnefoy, non Tarkos, Espitallier, né tutti i nomi che gammm.org traduce (sono parecchi). trovi il beato beatificato beat, non Derksen, ma nemmeno Bernstein, Hejinian, Silliman, Watten…” (2009):
https://slowforward.net/2009/12/20/note-sulla-prosa-un-commento-da-nazione-indiana/

Settembre 2010:
https://slowforward.net/2010/09/08/9punti/

Nel 2013 (daccapo) quanti leggevano le finalmente tradotte Hejinian, DuPlessis, Quintane?
https://slowforward.net/2013/02/27/7marzo-roma-nuovi-chapbook-arcipelago/
Nota bene: “noi” (gli incomprensibili asemici punk) non presentavamo questi libri nel baretto sotto casa, ma nella Sala Capizucchi del Centro di Studi italo-francesi, a Roma, in piazza Campitelli 3, a due passi dal Campidoglio, grazie a Luigi Magno, di e per l’Università RomaTre. Come del resto si era fatto nel 2012 con numerosi autori lì chiamati per un convegno; e poi nel 2014 con la presentazione degli atti. La presenza di Gleize a Roma (per il convegno del 2012) aveva perfino riscosso l’attenzione dell’allora ancora esistente “Unità”, ma in quanto a presenza di pubblico diciamo che non avevamo avuto propriamente un effetto stadio. Senza contare che nei mesi o anni successivi l’esistenza degli oggettivisti vecchi e nuovi avrebbe suscitato nel giornalismo cartaceo (e nella critica allitterante) una favolosa ondata d’indifferenza, e in siti e blog tutt’al più si sarebbe avuta qualche puntura piccata e un prevedibile malumore di sottobosco.

Il reale arriva, arriva sempre. Sono gli italiani (alcuni) a restare seduti su un altro binario.

§ § §

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sveglia #4, nonostante facebook, la storia e la geografia esistono

su Medium:
https://mgiovenale.medium.com/sveglia-4-nonostante-facebook-la-storia-e-la-geografia-esistono-dc8963fb4c50

(CC) 2021 differx _

Non si vede perché la storia di internet (per ciò che riguarda la letteratura) debba esser fatta partire dalla fine del primo decennio 2000, semplicemente perché è in quel torno di tempo che Facebook viene recepito da una maggioranza di italiani; né perché gli autori italiani che operano in rete e su FB debbano essere considerati solo in rapporto al (e con il) proprio Paese, e non (come è) in dialogo con altre culture. Né si capisce (ma il video qui non ne parla) come mai dalla letteratura e dalla poesia e in generale dalle scritture debbano essere costantemente esclusi influssi esterni o produzione autoriale di esperimenti verbovisivi e più in generale radicalmente extraletterari. (Che pure incidono – e non possono non incidere – sulla scrittura come sulla ricezione delle opere).

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antonio syxty e paolo giovannetti in dialogo

si parla della nuova collana di poesia “Manufatti”, delle edizioni Zacinto, a cura di Antonio Syxty, Paolo Giovannetti e Michele Zaffarano, ma si parla anche di Manifatture teatrali milanesi, Nervi, nicchie, oggetto libro, poesia, prosa, ruolo della critica, scritture di ricerca, slam, Teatro Litta, Vittorio Sereni et alia.

l’andirivieni. due incontri e relative – separate – annotazioni (cristina annino, carlo selan)


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Il 29 giugno si è svolto, a cura de “La balena bianca”, un incontro online con Cristina Annino. Fra le varie questioni emerse durante gli interventi e il confronto, ho sottolineato per mia memoria una parte in cui l’autrice parlava del suo processo di scrittura, che si realizza attraverso appunti e materiali anche occasionali, poi riveduti elaborati assemblati. Un discorso assolutamente (ed esplicitamente) estraneo all’idea classica di ispirazione, e semmai direi vicino ad alcune modalità compositive di tanta scrittura di ricerca. Se non vicino, non troppo lontano.

* *
Il 30 giugno, la pagina facebook di “Poesia del nostro tempo” ha realizzato una videointervista a Carlo Selan. Mi è sembrato interessante il suo riferimento al ‘quasi’, all’incompletezza e alla lateralità della parola, convocate o meglio ancora realizzate dalla pagina. Per me personalmente (ma direi che è eredità nodale del Novecento) ha i connotati del fondativo. È la semplicissima ombra ineliminabile anzi precondizione di conoscenza e linguaggio.

Trovavo – così – decisamente singolare, non buffa e però involontariamente allegorica, la situazione per cui – soprattutto a 8′ 30” dalla fine dell’intervista, ossia proprio nel momento in cui quel tema veniva affrontato – il collegamento facebook saltasse caparbio e disturbante, rendendo la comunicazione complicata. (Ma non impossibile, o almeno non impensabile).

Del resto questa ondivaga minaccia o possibilità o effettiva sconnessione si dà pressoché sempre, in tanti tempi e frammenti di tempi, e certo anche con altre piattaforme. Ed è una costante delle linee internet, anche e proprio delle più veloci. Nuovamente: da sempre. Se pensiamo poi che la stessa storia della radio e del telefono ne è tessuta, fatta com’è di “Pronto?” – “Chi? Cosa?” – “Ti sento lontano” – “Mi ricevi?” – “Che dicevi?” – “È disturbato” – “Mi ritorna la voce, c’è eco” – “Passo, non ti sento” – “Sei qui?” – “Ripeti” – “Non ti sento più” – “Se n’è andato”…

Questo interminabile andirivieni e aggiustarsi delle frequenze, delle presenze, dei fantasmi, e la perdita inevitabile e a volte radicale del contatto, oppure la ricomparsa di voci che si davano per disperse, la dissipazione della grana del discorso, il suo sgretolamento e resurrezione, sono non una scoperta del Novecento ma la conferma che il secolo scorso ha avuto il grato ingrato compito di trasformare una dissimmetria e intransitività e opacità dei linguaggi e della conoscenza in qualcosa come una forse non interamente formulabile legge naturale che riguarda tutti.

Né il discorso del glitch è poi così lontano da quanto si va annotando qui. Anzi.

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internet è salvo? purtroppo no (nonostante 4 milioni e mezzo di firme, ad oggi, 27 gennaio)

aggiornamento sulla petizione:

https://www.change.org/p/saveinternet-internet-e-in-pericolo-e-tu-puoi-salvarlo-europarl-en/u/23967445

La controversa riforma del diritto d’autore nel mercato interno digitale è fallita dopo che il Consiglio dell’UE ha cancellato il trilogo di lunedì scorso. Purtroppo questo non corrisponde al vero. Ecco quindi un breve chiarimento da parte nostra sulla situazione attuale:

Attualmente vi è principalmente disaccordo sull’opportunità di escludere o meno le PMI (= piccole e medie imprese) dalla riforma. La Germania è a favore, la Francia contro! Questo disaccordo è stato il motivo dell’annullamento della scadenza. I problemi reali, vale a dire i filtri per l’upload o i diritti d’autore accessori sono ancora invocati da troppi paesi.

Secondo le nostre fonti, Germania e Francia stanno attualmente … >>> continua qui

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cornice e tela: un allarme sulla situazione della rete


Non so se abbiamo un po’ tutti ben meditato su cosa sta accadendo recentemente, dal punto di vista legislativo e pratico, nel sistema rete (quindi nella cornice e meglio ancora nella tela della vita concreta, quotidiana e politica, sociale; e nelle zone apparentemente libere della ‘creatività online’).

(1)
Nel 2015 l’attuazione della “legge sui cookies” ha obbligato piccoli blog e siti alla chiusura, o a funambolici adeguamenti, non riuscendo in alcuni casi i proprietari degli spazi a implementare tutti i banner e gli avvisi necessari e le cautele che l’Europa fissava – pena multe salatissime. Una legge inutilmente vessatoria per piccole strutture, applicata a ogni e qualsiasi realtà online, ha letteralmente bloccato migliaia di aree libere.

(2)
È di quest’anno il varo del temibile GDPR, che obbliga chiunque raccolga dati altrui a munirsi di certificazioni inequivocabili che assicurano che i propri corrispondenti (e sostanzialmente tutti i nomi e i dati stoccati per un qualsiasi servizio di newsletter o dialogo) abbiano attivamente dato il loro consenso e richiesto esplicitamente di ricevere comunicazioni. Non solo: occorre offrire tutte le informazioni perché gli utenti possano in qualsiasi momento e magari direttamente accedere ai propri dati e modificarli o cancellarli. (Cosa che per alcuni blog è impossibile, dato che chi fa il blog è a sua volta un utente di una piattaforma, e non è lui a detenere e render modificabili i dati che il proprio blog – ‘ospitato’ dalla piattaforma – può aver incamerato). (Questo vale anche per i cookies, in fondo).

(3)
Dall’inizio di agosto 2018 Facebook non permette più il collegamento diretto di un sito o blog (anche amatoriale, minuscolo, senza alcuno scopo di lucro ecc.) al profilo fb personale. Consente ai post su siti e blog di essere ‘rebloggati’ solo sulla pagina fb dedicata, non sulla bacheca (sul profilo) di chi posta. Stessa limitazione per i post Twitter e Tumblr. Di fatto, pochi giorni dopo l’entrata in funzione di questo strano filtro, sia Twitter che Tumblr hanno eliminato alla fonte la possibilità di condividere i post su fb, così ‘risolvendo’ il problema alla radice. (Instagram resta invece connesso, a fb, e non casualmente: *appartiene* a Facebook, dal 2012). In questo modo lo spazio sociale più diffuso sul pianeta confina nelle pagine (ovviamente meno frequentate rispetto ai profili, quando a gestirle sono singoli utenti, non compagnie o gruppi economici) gli aggiornamenti che provengono da altre piattaforme.

Non basta: già da prima di questa risoluzione, Facebook aveva saltuariamente reso non automatico né sempre funzionante il reblog delle immagini inserite nel post da rebloggare. Spesso perfino inserire un link in un post fb significava non portare nel post su fb alcuna anteprima dell’immagine originale, bensì appena qualche riga di testo. E il testo è notoriamente meno visibile, nel flusso fb, rispetto a inserimenti provvisti di immagini. Dopo agosto 2018, anche postando ‘manualmente’ un link Tumblr su fb, non si ottiene più un’anteprima di immagine. Si è costretti a riprendere la foto e caricarla su fb direttamente.

(4)
In ultimo: è stata scriteriatamente approvata a settembre un’ennesima legge europea mal concepita. Due suoi articoli, in particolare, sono relativi alla cosiddetta “tassa sul link” e al “filtro di upload”. Ne parlavo, attraverso un articolo trovato in rete, chiaro, esplicativo, qui: https://slowforward.net/2018/09/16/il-parlamento-europeo-minaccia-internet-con-una-catastrofica-legge-sul-copyright/.

(5)
Se a tutto questo aggiungiamo l’internet a due velocità, e dunque la messa in crisi della “net neutrality” negli USA, dobbiamo per forza di cose convenire sul fatto che la rete, come fin qui l’abbiamo attraversata e usata, è – a voler cedere a un luogo comune che però è anche un eufemismo – sotto attacco.

*

C’è poco altro da dire. Appena una domanda: stiamo valutando la situazione nel suo rapporto/legame con il contesto politico europeo/mondiale di questo preciso momento storico, ossia rammentando come e quanto gruppi economici forti e gruppi politici che li rappresentano fanno invece massiccio (e legale e ‘protetto’) uso di siti e social network – volendo citare solo i mezzi ‘legali’ – per scopi tutt’altro che ‘democratici’?

Qualcuno per favore traduca questo allarme nelle varie lingue, se può e vuole; riflettiamo su quello che è possibile fare. (Ben poco, temo. Ma non necessariamente “nulla”, forse).

*

*

(Suggerisco, in margine, la lettura di un articolo di Kenneth Goldsmith segnalatomi da Bianca Idelson: Why I Don’t Trust the Cloud, https://www.poetryfoundation.org/harriet/2012/04/why-i-dont-trust-the-cloud v)

 

netartizens

netartizens

http://furtherfield.org/netartizens/

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the internet … a decade later

http://alter43.tumblr.com/post/40407657053/iraffiruse-frozach-submitted