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83 abbracci per carlo: buon compleanno

foto © Dino Ignani – tutti i diritti riservati

“il verri” n. 76, giugno 2021:
slowforward.files.wordpress.com/2021/07/il-verri-76_-carlo-bordini-il-rivoluzionario-timido.png

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Carlo legge anzi telefona il suo Poema inutile:
(da questo post)

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Carlo su slowforward:
slowforward.net/tag/carlo-bordini/

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in libreria:

I costruttori di vulcani (Sossella)
Memorie di un rivoluzionario timido (Sossella)
Poesie color mogano (TIC Edizioni)
Gestures / I gesti (Zona)
Assenza (Carteggi letterari)
Pezzi di ricambio (Empiria)

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ricerca poetica, poesia di ricerca, scrittura di ricerca, ricerca letteraria

copertina del “menabò” n. 6, sett. 1963

Roberto Di Marco: «nei dintorni del “verri” ed entro i suoi stessi confini, accanto alla ricerca poetica nuova, si svolgeva un’intensa attività critica e teorica che rinnovava l’orizzonte problematico entro il quale la ricerca letteraria avviene. Quindi giustizia vuole che il Gruppo 63 e l’intero movimento nuovo sia nato in Italia grazie all’attività culturale e alla ricerca letteraria radicale del “verri” e dei Novissimi, ciò anche se poi nel Gruppo 63 si sono trovati riuniti filoni di ricerca sulla forma-parola […]» (in Il Gruppo 63 quarant’anni dopo. Bologna, 8-11 maggio 2003. Atti del Convegno, Pendragon, Bologna 2005, p. 198. Parti in grassetto, ovviamente, mie).

Le espressioni “scrittura di ricerca”, “ricerca poetica”, “poesia di ricerca”, “ricerca in letteratura” e altre non nascono negli anni ’80 o ’90 o Zero, ma molto prima. Pensiamo soltanto a “musique de recherche”, che in Francia risale addirittura agli anni Quaranta. Un post sugli argomenti è qui: https://slowforward.net/2020/03/31/scrittura-di-ricerca-senza-virgolette/.

Mentre la prima parte di un saggio sulle occorrenze delle dette espressioni (Date e dati su “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “ricerca letteraria”) è nel n. 75 del “verri”, febbraio 2021: https://slowforward.net/2021/04/16/il-verri-n-75-ma-quale-valore/.

Che agli anni 1961-63 si debba comunque prestare particolare attenzione è evidente non solo per un minimo di decenza in ambito di storiografia letteraria (decenza di cui l’editoria mainstream ha perso contezza da tempo, se mai l’ha avuta), ma perché non è proprio evitabile vedere in quegli anni un inizio di qualcosa che – lo si chiami cambio di paradigma o in qualsiasi altro modo – continua anche oggi, e (si metta l’anima in pace l’editoria appena nominata) continuerà domani.

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2003-2015: espressioni che non vogliono (né volevano) venir fissate come “categorie”

da un post del 2015 in N.I.:
https://www.nazioneindiana.com/2015/10/12/qualche-asserzione-sparsa/

Se vado con la memoria a prima del 2005, precisamente al 2003-04 o anche precedentemente, rammento la mia ipotesi di una scrittura definita come coerente con una idea di “informale freddo” (a differenza della corrente tellurica/vulcanica dell’informale in arte, oltre mezzo secolo prima): cfr. Note di ricerca e ascolto di autori: un informale freddo – e una rete tesa ai punti, in «L’Ulisse», n. 1, giugno 2004, http://www.lietocolle.com/cms/img_old/ulisse_1.pdf. (ma cfr. anche http://www.italianisticaonline.it/2004/fortini/). Se andiamo al 2006, troviamo l’ipotesi – di Bortolotti e mia – di un differenziarsi (e forse vicendevole precisarsi) di “installazione” e “performance”: http://gammm.org/index.php/2006/07/16/tre-paragrafi-gbortolotti-mgiovenale/. Nel 2009 esce il volume collettivo Prosa in prosa (ex link: http://www.l elettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=1502; attualmente: https://www.lelettere.it/libro/9788860873019, ma fuori catalogo) il cui titolo è formula che si deve a Jean-Marie Gleize. Nel 2010 o poco prima ha iniziato a diffondersi una mia fissazione: quella che tutti si sia incappati recentemente/felicemente in un evento avviatosi già coi primi anni Sessanta: un “cambio di paradigma” (cfr. il n. 43 del «verri», giugno, 2010, e poi https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/). Se andiamo al 2011 abbiamo “loose writing”, espressione che ho pensato di poter riferire soprattutto a gran parte del lavoro di Carlo Bordini, e ad altri autori: https://puntocritico2.wordpress.com/2011/01/25/quattro-categorie-piu-una-loose-writing/. (Di recente la collana Syn ha ospitato un testo di Alessandra Carnaroli che mi pare decisamente esemplare, in questi termini: http://www.ikona.net/alessandra-carnaroli-elsamatta/).

Infine: la coppia “assertivo” / “non assertivo” è rintracciabile daccapo sia nel testo Cambio di paradigma (2010, cfr. sopra) sia in un documento caricato nel marzo dello stesso anno sul mio blog: Prosa in prosa e gammm.org in (non)rapporto con le avanguardie storiche, https://slowforward.files.wordpress.com/2010/03/mg_nonrapp.pdf, così come in un dibattito su Absolute poetry, di cui si è purtroppo perso il link, temo; ma in cui mi riferivo alle prose in prosa come a testi che sono “non versi in prosa, non poème en prose, non prosa lirica, non narrazione, non epica, non prosa filosofica, non prosa d’arte, non prosa assertiva-artaudiana (Noël), non frammenti/aforismi che segmentano un pensiero (Bousquet, Cioran), non voyage/onirismo (Michaux)”. (E cfr. inoltre: https://slowforward.wordpress.com/2013/07/05/corrispondenza-privata-_-1-assertivo-non-assertivo/).

Bon. A valle di questo non richiesto iter mnemotecnico, tornando a quanto dicevo, ecco: “informale freddo”, “cambio di paradigma”, “loose writing”, “non assertività”, così come altre espressioni che mi è capitato di usare o addirittura coniare (penso anche a vocaboli inglesi: “installance”, “to drawrite”), non sono categorie, non vogliono essere scatole, definizioni. Vengono usate come tali, spesso. Ma sono, probabilmente, ambienti, costantemente dotati di tutti i comfort dubitativi degli ambienti che – da architetto deviante – escogito.

Abitare in un ambiente provvisorio e dubitante collide spesso con l’intento di mettervi radici, o di sedersi comodi. Il dubbio serve a questo: a non fermarsi troppo, e a non sentirsi troppo a proprio agio. Autori o critici stanziali, invece, si trattengono, o al contrario scappano a gambe levate come si fosse intenzionati a vender loro una casa infestata.

A scanso di equivoci (che rimarranno, temo) qui reinsisto: le espressioni sopra elencate sono espressioni, non scatole. Non vorrebbero essere categorie. Tuttavia sono e fanno “critica”, quindi sono a loro volta asseveranti, assertive (con quota d’ombra). È evitabile? Non credo.

(Ma si tratta di critica, appunto, non di prose o poesie…)
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foto dal workshop del 7 luglio 2021, all’istituto svizzero di roma

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see facebook.com/differx/posts/10158173011597212

+ slowforward.net/2021/07/07/stamattina-un-seminario-sulle-forme-della-scrittura-e-del-libro-contemporaneo-e-lasemic-writing/

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il nuovo fascicolo del “verri” (n. 76) è in distribuzione: numero su carlo bordini

 

click to enlarge

https://www.ilverri.it/index.php/la-rivista-del-verri/edizione-dal-1996/carlo-bordini-il-rivoluzionario-timido-detail

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“il verri” n. 75 sul ‘valore’

Già distribuzione il n. 76 del “verri”, monografico su Carlo Bordini >>>

MA, in attesa di riceverlo, ricordo il n. 75 riproducendo qui di séguito l’indice, evidenziando del tutto narcisisticamente (ma fuori di scherzo: per amor di ricerca) ce qu’on dit au poète à propos de recherche.

sveglia #3, “scrittura di ricerca” eccetera: sul n. 75 del ‘verri’

Sull’ultimo numero della rivista “il verri”, la prima parte di un saggio che tenta (con ampi limiti, del tutto ammessi) di ricostruire le tracce delle espressioni “ricerca letteraria”, “scrittura di ricerca”, “poesia di ricerca” et alia, lungo il corso del Novecento e forse per uno spicchio di XXI secolo. (Tenendo ovviamente presente “teatro di ricerca” e “musique de recherche”).

“il verri” n. 75 e le tracce dell’espressione “scrittura di ricerca”

https://slowforward.net/2021/04/16/il-verri-n-75-ma-quale-valore/

Nel caso possa interessare, in questo numero del “verri” compare la prima parte di un mio articolo che tenta (con ampi limiti, del tutto ammessi) di ricostruire le tracce delle espressioni “ricerca letteraria”, “scrittura di ricerca”, “poesia di ricerca” et alia, lungo il corso del Novecento e forse per uno spicchio di XXI secolo.

Sul tema inoltre “il verri” apre ad altri contributi esterni, da vagliare per prossime uscite. (Chi fosse interessato può scrivere alla Redazione della rivista)

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“il verri” n. 75: ‘ma quale valore?’

IL VERRI – n. 75, febbraio 2021
“MA QUALE VALORE?”
fascicolo di 140 pagine
copertina di Biagio Cepollaro: Icona n. 85 (t.m. su tela, cm 40×30, 2019)

indice


Daniele Giglioli
, Giudizio di valore?

Emanuele Zinato, Il “ritorno del represso” come misura del valore

Gianluigi Simonetti, Considerazioni di un recensore

Biagio Cepollaro, Il delirio del valore: da ontologia a biografia

Giuseppe Carrara, Note sul valore letterario

Alvaro Barbieri, Pesare, comparare, valutare: due, tre cose sul giudizio di valore nelle scienze letterarie

Giorgio Mascitelli, Soggettività, storicità e frin frin

Mariarosa Bricchi, Giusto. Sbagliato. Dipende

Cinque divagazioni sul giudicare la lingua (degli altri)

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fuori tema
Kenneth Goldsmith, Against Translation
La dislocazione è la nuova traduzione

Andrea Pitozzi, Nota a Against Translation di Kenneth Goldsmith
Andrea Cortellessa, Cosmologia dell’Evaso. Quattro tempi per l’ultimo Balestrini
Laura Pugno, Intervista a Italo Testa su Teoria delle rotonde
Gian Luca Picconi, Tra eufemismo e negazione: forme di finzione in Lagioia e Falco/Ragucci
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“scrittura di ricerca”
Marco Giovenale, Date e dati su “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “ricerca letteraria”
Fausto Curi, Ricordo di Mario Lavagetto
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il punto
Chiara Portesine, Progettare il palcoscenico per inventare il mondo: Poetry on stage di Gianluca Rizzo

latenze e spazi: un salto fra due tempi (filippo de pisis, marco ariano)

 
Le opere di De Pisis, che – sia chiaro – assai mi garbano, hanno anche qualcosa di angoscioso o comunque sorprendente e intenzionalmente “infantile” nella tecnica. Scherzando si direbbe che dipinga sempre con l’ultimo grammo di colore rimasto nel tubetto; con il pennello quasi secco. Osservazione fin troppo trita.
Riflettendo: questo modo di operare, che sembra semplicissimo, chiede e crea degli spiragli nel suo lavoro, dei vuoti sulla superficie pittorica. Superficie che – restando rappresentazione – si fessura, si incrina. Come se vedesse la materia per quello che è: un aggregato di mancamenti, di latenze, di spazi tra atomi.
I contorni cancellano gli sfondi, il cielo. Sono quasi aure (anti-mistiche). Il greve dei corpi e delle cose si sfalda, si punteggia di particole di non detto. (Non si può non immaginare in questa maniera di dipingere una velocità estrema del tratto, più intensivo che intenso. Per De Pisis approfondire vuol dire sorvolare in apparenza). (Doppia accezione di “in apparenza”).
Faccio un mostruoso e arbitrario salto di anni e di area, e penso al colpo trattenuto nella tecnica percussiva di Marco Ariano. (Appena posso pubblico in rete una mia annotazione su di lui uscita circa sei anni fa sul “verri”, dopo l’esperienza 2013 di “EX.IT – Materiali fuori contesto”).
Si tratta di un atto (non un’azione). Positivo e sottrattivo insieme. Va ‘visto’ e non solo ascoltato. Sta per essere e si trattiene un momento prima. (Un “saggio di letteratura arrestata”, citando Denis Roche, e ripensando a un articolo su alfabeta2 di pochi anni successivo). Si espone e scarta prima dell’arrivo dell’ascolto. Si sospende lasciando allo sguardo di eseguire il colpo di tamburo.
Ecco come sa fessurare la nostra attenzione, attraverso la cortina smagliata (e “smagliante”, daccapo in doppia accezione) dei suoni.
 

leggere (la poesia di) emilio villa nel 2020. cosa si trova, cosa no


Qualche sommaria e certo incompleta annotazione su ciò che (specie in poesia) si può leggere di Emilio Villa deve partire senza dubbio da quello che sicuramente è il libro maggiore dell’Opera poetica, curato da Cecilia Bello Minciacchi, uscito per L’Orma, ora esaurito. La pagina sul sito è questa: https://www.lormaeditore.it/libro/9788898038442. (Suggerimento: scrivete, scrivete in molti, all’Orma, perché lo ristampi).

Il testo delle Opere poetiche I (curato da Aldo Tagliaferri), uscito per la Coliseum di Nanni Cagnone, e anche l”aureo libretto” – che definirei quasi una dichiarazione di poetica – intitolato Conferenza (stessa cura), uscito per la Coliseum di Giorgio Mosci, si reperiscono ormai purtroppo solo nei siti di librerie di modernariato.

Si può ordinare, da Empiria, Zodiaco (a cura di Tagliaferri e Bello): http://www.empiria.com/libro.asp?id=81. Contiene in massima parte testi non in italiano.

La scrittura della Sibilla è una valida antologia di testi, con saggi, pubblicata nel 2014 da Diaforia: si trova sia in versione online https://issuu.com/diaforia/docs/ebook_emilio_villa/79 (pdf qui: http://www.diaforia.org/floema/files/2014/05/Ebook-Emilio-Villa.pdf), sia come volume stampato (fortemente accresciuto rispetto alla versione in rete), scrivendo in questo caso a Diaforia/Floema, ossia a info@diaforia.org.
Cfr. inoltre qui: https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1481532261892814&substory_index=0&id=157773254268728

Per De Piante Editore Srl è acquistabile il libretto pregiato di un’invettiva, La danza dei cadaveri. La fiera dei venduti: https://www.depianteditore.it/libro-emilio-villa/.

Cercando su IBS o altri siti si trovano ulteriori cose acquistabili. Non poesie, ma chiaramente altrettanto importanti, a partire da L’arte dell’uomo primordiale (uscito per Abscondita e tutt’ora in commercio) o Pittura dell’ultimo giorno. Scritti per Alberto Burri (Le Lettere).

Su Villa, a partire dalla biografia Il clandestino, i materiali raggiungibili attraverso la grande distribuzione sono mappabili da qualsiasi sito generalista. Qui si vede la solo parzialmente confortante schermata che si ottiene su IBS digitando il nome dell’autore nel campo del titolo.

Suggerisco, per i fuori catalogo (di & su Villa), di consultare Abebooks, che raccoglie non pochi librai antiquari, e dà un po’ il polso della situazione anche in termini di prezzi (spesso ovviamente alti, per opere più o meno rare, anche di o su artisti a lui in qualche modo legati: e sono numerosissimi).

Poche ma significative pagine dal catalogo Mazzotta curato da Claudio Parmiggiani, Emilio Villa poeta e scrittore (anche questo fuori stampa; era uscito nel 2008 in occasione di una grande mostra a Reggio Emilia), sono nel pdf pubblicato dall’Archivio Maurizio Spatola: http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_protagonisti/P00020.pdf. Altro pdf reperibile nello stesso archivio è quello che raccoglie materiali dal numero monografico 1975 di “Uomini e idee” curato da Caruso e Martini: http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_protagonisti/P00019.pdf. (Ovviamente in tutto l’archivio sono disponibili riviste e fascicoli che possono contenere contributi di Villa).

Tre ultime segnalazioni: non si può non citare il fondamentale numero monografico che “il verri” ha dedicato a E.V.: https://www.ilverri.it/index.php/la-rivista-del-verri/edizione-dal-1996/su-emilio-villa-detail (temo fuori catalogo). Nel 2007, la rivista non sperimentale “Atelier” dedica a Villa un fascicolo monografico decisamente da leggere: è scaricabile all’indirizzo https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/08/Atelier-45-XII-marzo-2007.pdf. Piccolo prezioso catalogo è poi quello che Skira (sempre a cura di Tagliaferri) ha pubblicato nel 1996 con il titolo Emilio Villa. Opere e documenti: cfr. http://www.fondazioneberardelli.org/book.php?id=1913. Daccapo fuori catalogo, ma non irreperibile, cercando.

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Per un quadro dei molti materiali villiani, per conoscere l’ampiezza dei suoi interessi e l’enorme lavoro svolto, si consulta infine sempre con estremo piacere la ‘mappatura’ del fondo Emilio Villa presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Il pdf completo e aggiornato è a questo indirizzo: http://panizzi.comune.re.it/allegati/NuovoinventarioVilla_2018.pdf.

 

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due aree. post generale, poi personale

1. In sintesi estrema

“Nuovi Argomenti” nasce nel 1953. “Il verri” nel 1956. È del 1957 la polemica aspra fra Pasolini e Sanguineti su sperimentalismo e neosperimentalismo, che si consuma tra le pagine di un paio di numeri della rivista “Officina”.

Da allora e fino a oggi, dunque da quasi 70 anni, la letteratura italiana è spezzata in due.

Dopo qualche circoscritta fortuna einaudiana e feltrinelliana, l’editoria ‘maggiore’ (oggi, meglio: ‘a grande distribuzione’, o forse ‘generalista’) sarà costantemente collocata, o in misura maggioritaria collocabile, nell’area Mondadori Pasolini Sereni eccetera. Scelta fatta. Per una forma sempre ‘rassicurante’.

Sponda – soprattutto dagli anni Ottanta – per la nuova lirica, visceralmente avversa alla sperimentazione, negatrice di tutto quello che succede nel versante della ricerca letteraria, specie se avanzata (e sotto qualsiasi egida, fosse pure universitaria, o artistica, in legame o no con istituzioni come il MoMA o il Centre Pompidou, per dire).

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per milli graffi: una pagina di jennifer scappettone

https://www.oikost.com/blog/2020/6/4/milli-graffi-1940-2020

di Jennifer Scappettone

scrittura concettuale / conceptual writing. due libri (direi) recenti. e importanti