Archivi tag: googlism

spam lit, flarf e googlism, dal 2007 su gammm, differx, compostxt &t alia

limitiamoci a tre post del 2007:

da “the anthology of spam poetry” / morton hurley. 2007

review: “the anthology of spam poetry” / morton hurley. 2007

gammmorg.files.wordpress.com/2019/02/mohammad_sought.ebook_.pdf
ovvero:

Fai clic per accedere a mohammad_sought.ebook_.pdf

 

le tre piaghe

googlism, scrittura concettuale e glitch writing, le tre piaghe dell’apocalisse testuale, devastano il mainstream poetico italiano

s-tradurre, stratradurre, detradurre. eccetera / differx. 2021

Leggo questo articolo su Lay0ut Magazine e rifletto: fino a un anno (che non so precisare), è esistito in rete Lost in translation (link da tempo disattivato: https://tashian.com/multibabel/), un traduttore in più lingue che usava in modo automatico il servizio BabelFish (servizio [anche] di Yahoo). Lost in translation è stato l’esercizio (e il divertimento) testuale di tutti quelli che nel mondo (mica troppi a dire il vero) tra fine anni ’90 e prima metà degli anni Zero facevano googlism. (Facevamo).

Di BabelFish si ritrova traccia (sintetica, troppo) al link https://it.wikipedia.org/wiki/Yahoo!_Babel_Fish. Mentre su digital.com viene spiegato molto di più (e molto meglio): https://digital.com/babel-fish/.

Anche chi qui scrive se ne è abbondantemente servito, per esempio per scrivere la serie della Signorina dell’ortottica, pubblicata su differx a partire dalla seconda metà del 2006. Cfr. https://differx.blogspot.com/search?updated-max=2006-10-20T01:39:00%2B02:00&max-results=19&reverse-paginate=true (con un intento ludico perfino sbrigativo, cfr. https://differx.blogspot.com/2006/10/la-signorina-dell-stele-di-rosetta-per.html = stele di rosetta per guadagnare tempo)

Parecchi anni dopo (BabelFish e Lost in translation non c’erano più), anche Italo Testa pubblicò un lavoro creativo di traduzione multipla, sul “verri”.

D’altro canto, l’esperimento suggerito in tempi non sospetti da Montale, e ripreso da Lay0ut, aveva avuto una realizzazione su un numero della rivista di letterature comparate di Armando Gnisci, “I Quaderni di Gaia” (quando ancora probabilmente ero in redazione). Ma parliamo dei primi anni Novanta, penso, per cui ho dimenticato tutto. Una poesia era stata tradotta in più lingue e ripresentata nella lingua originale alla fine del processo. Con quale risultato? Affé, pure questo l’ho scordato. Che disastro: lost translation, di fatto. Peace.

Una riflessione, chiusi questi capitoli già nel 2013, provavo a farla qui: https://slowforward.net/2013/01/21/lost-in-translation/. Nel post trovo una gustosa rielaborazione audio (cantata per altro bene, direi) del tormentone Call Me Maybe. Enjoy:  https://gizmodo.com/listen-to-call-me-maybe-after-its-been-put-through-goog-5977267.

Senza offesa per Montale, naturalmente.

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una notilla aggiunta:
http://brouits.free.fr/plop/multibabel.html

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oggi sono savio sul cucchiaio nell’orecchio

https://www.ilcucchiaionellorecchio.it/2021/06/savio/

bandella per “prosa in prosa” / andrea cortellessa. 2009

L’abitudine che ci fa usare la dizione da manuale, poesia in prosa, può far dimenticare come essa, in realtà, segni un paradosso. Ma – ha spiegato il suo maggiore studioso italiano, Paolo Giovannetti – proprio tale «ambiguità esibita» è il suo «carattere fondante». Posizione ambigua, dunque, e anche scomoda: troppo «asciugata» dal poetico per i lettori di poesia (almeno per chi si riconosce nel poetese, più che nel poetico); troppo autoreferenziale e «lavorata» – troppo «poetica», insomma – per coloro che della prosa ammettono un’unica specializzazione merceologica, quella della narrazione (e diciamo, anzi, direttamente la fiction).

Eppure la prosa come forma del limite è stata una delle poche vie di fuga che abbiano consentito alla nostra scrittura poetica, negli ultimi decenni, di non rinchiudersi nel repertorio di se stessa. Negli anni Settanta autori come Giampiero Neri, Cosimo Ortesta e Cesare Greppi hanno messo a frutto la lezione dei maestri francesi di un secolo prima; mentre è del 1989 un episodio isolato ma significativo come la silloge Viceverso, curata da Michelangelo Coviello. Né sorprende che oggi i trenta-quarantenni di Prosa in prosa guardino di nuovo Oltralpe (e Oltreoceano), mutuando il loro stesso titolo da Jean-Marie Gleize.

Quanto meno subliminalmente, l’espressione poesia in prosa rinvia poi al concetto di traduzione: un «contenuto», in sé poetico, che verrebbe «trasposto» in prosa. Ma se il «contenuto» è già prosastico, qui, che cosa viene in effetti «tradotto»? La prosa in prosa, risponde Antonio Loreto, ha qualcosa del ready-made: senza sovraccaricare la scrittura di effetti speciali (la «prosa d’arte» dalla quale i Sei si guardano bene) è mediante il suo isolamento (in lasse, blocchi, serie variamente ordinate) che se ne muta sottilmente il senso. Basta incorniciare l’oggetto, come ha insegnato appunto D­uchamp, per fargli dire qualcosa di diverso – e inatteso. Qui piuttosto lo si «inquadra»: e non stupiranno, allora, i frequenti riferimenti all’universo dei media visivi, dalla fotografia allo schermo del computer.

Così facendo si segnalano, nella prosa del mondo, una serie di mutamenti inavvertiti. Come in un certo gioco enigmistico, ci accorgiamo d’improvviso di dettagli incongrui, particolari inquietanti. E finiamo per capire, insomma, come qualcosa nelle nostre vite sia da tempo mutato: a un livello microscopico, magari, ma con conseguenze non meno che catastrofiche.

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un’intervista su “quasi tutti”: da oggi nel sito di nazione indiana


Oggi su Nazione indiana un’intervista sul libro Quasi tutti, uscito per Miraggi Edizioni.
Si nominano o sottintendono tra l’altro: scritture di ricerca, romanzo e antiromanzo, googlism, cut-up, eavesdropping da bar o libreria, Händel, Joyce, San Paolo, poesia, post-poesia, Lacan, Carmelo Bene, spostamento dell’inconscio, Franco Moretti, America del sud, assertività, non-assertività, compassi, Copernico contro Tolomeo (ovviamente vince Tolomeo, purtroppo), flarf, scrittura di genere, antimateria, differx.it, materiali da film, John Swan e lo Speculum mundi (qui in immagine), e Oggettistica.

nazioneindiana.com/2020/08/24/intervista-a-marco-giovenale-su-quasi-tutti/

Grazie alla redazione di N.I. e ad Andrea Inglese per l’ospitalità.
E ovviamente grazie a Gianluca Garrapa per le domande.

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N.b.: nell’impaginazione sul sito, i corsivi sembrano concludere le mie risposte: in realtà introducono le domande. Sono lo spunto da cui Garrapa parte per i suoi interrogativi.
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“cambio di paradigma” (2010): il pdf del thread intero su n.i.

i commenti, nel caso di questo intervento del 2010, sono particolarmente importanti e ho pensato fosse cruciale preservarli. così ho inserito il file pdf intero del thread su n.i., ora visibile qui:

Fai clic per accedere a m_giovenale_cambio-di-paradigma__nazione_indiana_21-10-2010.pdf

 

due testi critici su “quasi tutti”. (antonio loreto e paolo zublena)

Paolo Zublena, postfazione a Quasi tutti (Polimata, Roma 2010, edizione esaurita; nuova ediz. variata e definitiva: Miraggi, 2018): https://www.academia.edu/12773269/Post_it_postfazione_a_Marco_Giovenale_Quasi_tutti_ e
https://puntocritico2.files.wordpress.com/2014/06/p-zublena_postfazione_a__quasi_tutti_def.pdf

Antonio Loreto analizza la sezione Piccoli suoni, in Quasi tutti (cfr. sopra: nuova edizione variata e definitiva Miraggi, 2018), nel saggio Il sonetto dopo la lirica: parodie (falsità, promesse, allegorie), uscito su «Between», vol. VI, n. 12 (nov. 2016):
http://ojs.unica.it/index.php/between/article/view/2594/2299 e
https://www.academia.edu/31144316/Il_sonetto_dopo_la_lirica_parodie_falsit%C3%A0_promesse_allegorie

un frammento da “quasi tutti” (2010)

La casa editrice Polimata, sette anni fa, pubblicò Quasi tutti, testo contenente soprattutto materiali del 2008-10. Esperimenti di googlism, eavesdropping, cut-up, materiali flarf, vari testi “found” e altri (in maggioranza) “sought”. Dalla prima sezione, Piccoli suoni:

Su questa sezione – principalmente formata & fondata sull’eavesdropping – ha scritto Antonio Loreto, in Il sonetto dopo la lirica: parodie (falsità, promesse, allegorie), «Between», vol. VI, n. 12 (nov. 2016), pp. 15-18, leggibile qui: http://ojs.unica.it/index.php/between/article/view/2594/2299 e anche qui: https://www.academia.edu/31144316/Il_sonetto_dopo_la_lirica_parodie_falsit%C3%A0_promesse_allegorie

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differx (2005-2015)

Forse qualcuno ricorda questo header. Appartiene al blog differx (2005-2015), attualmente in quiescenza e non raggiungibile e tuttavia totalmente presente e consultabile, con tutti i suoi post, insieme ad altri nove blog lì riassorbiti, all’indirizzo http://pontebianco.blogspot.com.

(pontebianco ha sostituito in tutto vari miei spazi in rete. Al momento lo affiancano soltanto http://slowforward.me e http://differx.tumblr.com, come spazi personali). (E siti e blog collettivi, in primis http://gammm.org, ma anche p. es. http://compostxt.blogspot.com, grazie a Roberto Cavallera).

differx è nato nel 2005, prima ancora di gammm, per ospitare miei esperimenti in inglese e in italiano. Googlism, cut-up, eavesdropping, liste, elencazioni, materiali grafici, installazioni, gif, video, coub, détournement di vari tipi.

Nel tempo ha ospitato le bozze o la versione penultima di testi che sarebbero diventati (anche, ma non solo) il libretto “Numeri primi” (Arcipelago, 2006), la sezione di prose de “La casa esposta” (Le Lettere, 2007), il “Giornale del viaggio in Italia” (in “Prosa in prosa”, Le Lettere, 2009), la sezione (“solutus)” di “Shelter” (Donzelli, 2010), e molte parti del libro “Quasi tutti” (Polimata, 2010, anticipate anche da questa lettura a RicercaBo 2009: https://youtu.be/x1MN-kdXu3Q). Cito solo alcuni esempi.

Chi voglia divertirsi a esplorare gli anni 2005 e successivi, troverà centinaia di post su http://pontebianco.blogspot.com. La sidebar permette di navigare negli anni e nei mesi…

bologna, convegno della mod: un intervento su “la casa esposta” a cura di stefano ghidinelli


In occasione del convegno annuale della MOD (“Società italiana per lo studio della modernità letteraria”), dedicato a La modernità letteraria e le declinazioni del visivo: arti, cinema, fotografia e nuove tecnologie, Stefano Ghidinelli parlerà del mio La casa esposta, il 23 giugno, nel contesto di una sessione di interventi dedicati a Fotografia, scrittura, foto-testo.

Il luogo è l’Università di Bologna, Aula II – Via Zamboni 38 (primo piano). L’orario: dopo le 14:30.

Qui un pdf che contiene anche l’abstract del saggio di Ghidinelli (pp. 3-4): https://slowforward.files.wordpress.com/2017/06/sessionepara_foto2_completo.pdf