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abigail lang: “la conversation transatlantique – les échanges franco-américains en poésie depuis 1968”

https://www.lespressesdureel.com/ouvrage.php?id=8208&menu=0

Le dialogue entre la poésie française et la poésie américaine remonte au XIXe siècle. Mais si les Américains en quête de modernité se sont d’emblée tournés vers la France, le courant s’est inversé à partir des années 1970, les poètes français regardant désormais vers les États-Unis au moment où la modernité s’essoufflait. Cette étude rend compte de ce phénomène en mettant au jour les enjeux qui ont préoccupé les poésies française et américaine et motivé leurs échanges. Pour y parvenir, elle pose les questions suivantes.
Pourquoi les poètes objectivistes (Reznikoff, Zukofsky, Oppen…) ont-ils bénéficié en France d’une réception sans cesse recommencée depuis cinquante ans ?
Pourquoi tant de poètes français et américains de la même génération se sont-ils lus, cités et entre-traduits dans les années 1980, au point d’établir une communauté transatlantique ?
Comment, après 1968, « dissoudre la solennité poétique » et adapter le « bas voltage » américain dans la langue de Racine ? Comment dire la poésie ? Comment la lecture publique s’institutionnalise-t-elle en France ? « Être debout et parler », est-ce encore de la poésie ?
Au moment où la poésie en France éprouvait un sentiment d’impasse et entreprenait un bilan de la modernité, la conversation transatlantique lui aura offert un forum pour redéfinir ses formes et sa fonction. S’y sont notamment fait entendre Ashbery, Roche, Roubaud, Royet-Journoud, Albiach, Hocquard, di Manno, Gleize, Leibovici, les Waldrop, Auster, Duncan, Palmer, Bernstein, Hejinian, Watten, Doris, Fourcade, Creeley, Rothenberg, Antin, Heidsieck, Cadiot, Alferi.

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nioques, frisbees e altre deviazioni / differx. 2021

un cenno ai frisbees, di Giulia Niccolai, è anche nel microsaggio che ho dedicato a Carlo Bordini nel n. 76 del “verri” (giugno 2021).
in quella sede ma anche altrove cerco — come sempre — di spostare la riflessione nella direzione del post che si vede qui di seguito:
https://slowforward.net/2021/06/22/una-nota-di-jean-marie-gleize-a-margine-di-una-recente-lettura-al-cipm/

quando si parla di postpoésie ci si può innanzitutto porre all’esterno del rigido circo dei generi letterari; e inoltre risulta del tutto legittimo parlare di qualcosa che implica e assume non soltanto altri abiti, forme, inflessioni, dimensioni, profili, ma infine identità: altri nomi. e idiomi. (si può e forse si deve dire che la dimensione idiomatica qui sopravanza tutte le altre).

quali sono questi altri nomi? questi oggetti verbali non identificati?

(non dico “nuovi”, dico “altri”). (anche se in Italia tutto sembra voler manifestarsi come nuovo, perché perfino la DC ha fatto in tempo a morire ma le forme dell’assertività letteraria ancora reggono).

un elenco di questi luoghi non assertivi, o anassertivi, può comprendere le seguenti “entità idiomatiche”: 

epiphanies (James Joyce, 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein), tropismes (Nathalie Sarraute), notes (Marcel Duchamp), nioques (Francis Ponge, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e microtensori e “installances” (M. Giovenale), diphasic rumors (Jon Leon), incidents (Luc Bénazet), united automations (Roberto Cavallera), sentences (Cia Rinne), tracce (Gherardo Bortolotti), prati (Andrea Inglese), defixiones (Daniele Poletti), avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.

e l’elenco potrebbe continuare con un gran numero di altri esempi di postpoésie o di strutture leggere a righe indifferentemente integre o spezzate — o variamente disseminate sulla pagina.

senza contare le infinite modalità (perlopiù elencative) messe su pagina da Perec (le cartoline e le passeggiate raccolte nell’Infra-ordinaire, o le stringhe di Je me souviens). durante una conversazione, tempo fa Luigi Magno ha suggerito di pensare alle stesse cancellature di Isgrò come a dispositivi di questo tipo, oltretutto in forma di ponte fra la scrittura e l’arte. per tacere, in tal senso, delle innumerevoli soluzioni disseminate nel tempo da Emilio Villa: “cause”, “variazioni”, “madrigali”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … (tutte forme disperse come, già nel 1949, “i sassi nel Tevere”).

una nota di jean-marie gleize, a margine di una recente lettura al cipm

Nioques n’est pas une revue de poésie, comme son titre l’indique. C’est une revue de poésie après la poésie. Ce titre est  l’un des mots que Francis Ponge utilisait pour désigner ces textes qu’il écrivait en dehors de toute intention esthétique, et de toute espèce de préoccupation poétique ; On  rappelle ici ce qu’il écrivait dans Méthodes en 1948 : « Le jour où l’on voudra bien admettre comme sincère et vraie la déclaration que je fais à tout bout de champ que je ne me veux pas poète, que j’utilise le magma poétique mais pour m’en débarrasser (…) on me fera plaisir, on s’épargnera bien des discussions oiseuses à mon sujet, etc. »

due o tre cose che so sulla prosa in prosa / michele zaffarano. 2021

Jasper Johns, Tre bandiere (1958)

Da
Claudia Crocco, La poesia in prosa in Italia. Dal Novecento a oggi, Carocci 2021:

«In questo libro manterremo una prospettiva più ampia». [sottolineatura mia]

«Questa espressione ricalca il termine “prose en prose” coniato da Jean-Marie Gleizeuno dei principali autori di poesia in prosa francese degli ultimi anni». [sottolineatura mia]

«Ponge è stato tradotto in Italia solo nel 1979 (Il partito preso delle cose, a cura di Jaqueline Risset, Einaudi); la diffusione della sua opera è un fatto recente, al quale ha contribuito l’attività divulgativa di blog come Nazione Indiana e GAMMM (cfr. ad esempio Inglese, 2010b, Inglese, 2012, e Gleize, 2014)». [sottolineature mie]

«Così come Le parti pris des choses (1942) si proponeva di rappresentare gli oggetti che compongono la realtà fisica nel modo più fedele possibile, senza filtrarli attraverso la soggettività dell’autore, la prosa in prosa contemporanea si propone di utilizzare soltanto la lingua parlata (e, dunque, la prosa) per descrivere il mondo». [sottolineatura mia]

Ecc.
E se cercassi di spiegarvi le Tre bandiere di Jasper Johns focalizzandomi sul valore dei contrasti cromatici? E se cercassi di spiegarvi le Pale di Jim Dine parlando della qualità del legno del manico? E se cercassi di farvi comprendere il significato di Vor dem Aufbruch aus Lager I di Joseph Beuys sottolineando gli aspetti grafici delle scritte sulla lavagna? E se cercassi di spiegarvi che cos’è la prosa in prosa in Italia parlandovi della poesia in prosa nel Novecento? E se cercassi di spiegarvi che cos’è un melone partendo dalla mela*?

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* (Mela rigorosamente di origine trentina.)

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il nuovo numero (18) de “l’ulisse”: ora in rete

il nuovo numero dell’Ulisse è ora on-line.
E’ possibile scaricare il pdf a questo link:
http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf
 
 
Oppure sfogliare online la rivista a questo indirizzo:
http://ita.calameo.com/read/004119713dd03b46a0e3f
Questo l’indice della monografia:
NUMERO 18: Poetiche per il XXI secolo
Editoriale, di Stefano Salvi

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bina 89

bina 89: oggi.

(info: bina.posta [at] gmail.com)

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biciclette e pattini

È comprensibile e visibile la differenza tra Christophe Tarkos e (non so, dico un nome) Luciano Erba? O tra Denis Roche e Zanzotto? O tra K.S.Mohammad e Corazzini? O tra Ponge e Michaux? O tra Jeff Derksen e Giuliani? O tra Jean-Marie Gleize e Eliot?

Non so, a volte mi domando se abito le stesse regioni linguistiche di tanti amici sodali lettori scrittori. (Sembra come se davanti a esperienze condivisibili si alzasse un muro percettivo; si aprisse il non visibile pieno, il non raggiungibile – proprio sul piano, ripeto, percettivo).

È comprensibile e visibile, è decifrabile, in qualche modo, il fatto che uno possa amare molto Erba, Zanzotto, Corazzini, Michaux e Giuliani, e infinitamente Eliot, e tuttavia principalmente seguire e curare delle collane e dei materiali che percorrono linee di scrittura riconducibili piuttosto a Tarkos, Roche, Mohammad, Ponge, Derksen, Gleize?

È comprensibile poi il fatto che seguire e curare determinate linee non comporta ipso facto alcuna svalutazione di linee differenti? (Alcun disinteresse, anche).

Per quale bizzarro motivo dei ciclisti in sella da anni (e che non pattinano) si meravigliano se – guardandosi attorno – si avvedono di non trovarsi dentro rotonde di pattinaggio?

Continuo, allibito, a constatare che qualcosa di misterioso impedisce a molti di distinguere una bicicletta da un paio di pattini.

Questo non impedisce a me di pattinare, ok, ma è mica facilissimo, in una rotonda in cui vengono continuamente lasciate o lanciate biciclette (o carcasse di bicicletta).

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documenti. (un’annotazione)

Documenti. (Un’annotazione) @ Punto critico:
http://puntocritico.eu/?p=6027

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scribd stuff #3: intervista su “prosa in prosa”

[replica] _ link per leggere alcuni autori francesi

Collobert: in Nazione indiana

Blaine, Deluy, Ponge, Suchère + testi di L.Magno e A.Inglese: alfabeta2 n. 24

Alferi, Cadiot, Espitallier, Game, Gleize, Hanna, Tarkos: in Itinera

Quintane: in Nazione indiana

Houser: in Nazione indiana, qui e qui

Viton: in Nazione indiana

Hocquard, Portugal, Tarkos: in Nazione indiana

Dubois, Suchère: in Nazione indiana

e ovviamente su gammm

(una selezione di link qui)

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nioques, #11

già da diverso tempo è uscito il nuovo numero di “Nioques”:

http://revuenioques.blogspot.it/2012/11/parution-du-nouveau-numero-11.html

http://www.evene.fr/livres/livre/jean-marie-gleize-arthur-rimbaud-andrea-inglese-dominique-quelen-1246936.php

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jean-marie gleize in double change #3

http://www.doublechange.com/issue3/gleize-eng-lyrical1.htm

http://www.doublechange.com/issue3/gleize-eng-lyrical2.htm

http://www.doublechange.com/issue3/gleizeint-eng.htm _

appena due link per leggere alcuni autori francesi

Collobert: in Nazione indiana

Blaine, Deluy, Ponge, Suchère + testi di L.Magno e A.Inglese: alfabeta2 n. 24

Alferi, Cadiot, Espitallier, Game, Gleize, Hanna, Tarkos: in Itinera

Quintane: in Nazione indiana

Houser: in Nazione indiana, qui e qui

Viton: in Nazione indiana

Hocquard, Portugal, Tarkos: in Nazione indiana

Dubois, Suchère: in Nazione indiana

e ovviamente su gammm

(una selezione di link qui)

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New Objectivisms: programma di oggi, 18 maggio

http://www.scribd.com/doc/92361397/Roma-17-18-maggio-2012-NUOVI-OGGETTIVISMI#fullscreen

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take note

Gleize, Roche, Hocquard…