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post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso

leggere questa intervista ad Elisa Donzelli è a mio avviso importante, per vari motivi, anche come addendum non secondario a un suo precedente intervento, che si può trovare qui: https://t.ly/sTgY.

tuttavia segnalo, allo stesso tempo, un punto di dubbio per me cruciale, non solo in riferimento a un discorso sulla poesia contemporanea.

riguarda l’idea di una possibile uniformità o somiglianza di identità (e di biografie) tra autori  “nati dopo il ’68”.

ecco: sono convinto del fatto che (soprattutto se si stringe il focus sul versante politico e sul rapporto tra vicenda collettiva e imprinting individuale, e tra questi e una qualsiasi attività linguistica orale e scritta intesa alla produzione di senso) l’onda lunga di una generazione ancora politicamente connotata continua, a mio avviso, almeno fino al 1974. (come scrivevo in 6070).

ovvero: sostituirei a “i nati dopo il 1968” l’espressione “i nati dopo il 1974”.

e mi spiego: fino almeno al 1974, in linea di massima, chi nasceva sarebbe stato (volente o nolente) esposto, negli anni della sua maggiore plasticità e sensibilità (proprio neuronale), a situazioni estremamente diverse, radicalmente diverse, rispetto a quelle che avrebbero vissuto i nati negli anni successivi. (non voglio con questo stabilire una barriera netta & adamantina, né deterministica, ma solo identificare un terminus post quem, che so arbitrario come tutte le schematizzazioni, spostato in qua di almeno cinque-sei anni rispetto al ’68).

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chi ha formato il proprio lessico e le proprie strutture mentali di base nell’amnio avvelenato dei pieni Ottanta (diciamo dal 1984, anno scelto non a caso: cfr. https://t.ly/MlXa e https://t.ly/P98e) ha avuto a che fare con un mostro di non poco conto.

diversamente, chi giocoforza, per anagrafe, ha vissuto la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta da preadolescente o adolescente, critico [magari pure clinico-disturbato] e pieno di insofferenze e rifiuti, e quindi politicamente nemico del proprio tempo, magari in sodalizio (eccome!) con compagn* di riflessione e azione politica [magari esplicitatesi, queste azioni, con la Pantera nel 1990], non può in nessun modo essere accostato con troppa facilità a chi, bambino, è stato letteralmente aggredito e sommerso dal contesto del decennio maledetto, e dalle radiazioni delle nascenti tv private in Italia, oltre che dall’aria di “normalità” della corruttela craxiana che le ha fatte prosperare.

[da non dimenticare, poi: il 1990 di Ruberti è anche l’anno della legge Mammì, e della rivelazione dell’esistenza di Gladio. ergo, l’adolescente inquieto di metà anni Ottanta non poteva non essere – parlo da testimone, non voglio per forza fare autobiografia – un adulto infuriato, nel 1990]

senza parlare del clima politico mondiale.
ovvio, credo. inutile nominare i due criminali di spicco, targati ’80: Tatcher, Reagan. chi già era politicamente insofferente, oltre che ormonalmente fibrillante (!), nel tempo dell’ascesa del liberismo scatenato, non poteva in nessun modo accettare la deriva post-1980, fosse pure nella mera forma estetica. chi invece era bambino, difficilmente era in grado di non assorbire le tossine del decennio. anche linguistiche. drogate, sedative.

(per altro fatte proprie e rilanciate dall’editoria di grande distribuzione, che in libreria mandava e promuoveva solo e soltanto gli autori di cui parlavo qui: https://slowforward.net/2022/02/21/poesia-per-il-pubblico-a-k/). (chi compiva 20 anni nel 1990, aveva trovato nell’adolescenza e trovava ancora in libreria testi che, meno di dieci anni dopo, cioè entro il 1999 e prima, la distribuzione generalista, la protervia o pavidità dei direttori di collana e l’editoria dell’ormai maturo riflusso [nonché – perché no? – il primo quinquennio forzitaliota] avrebbero spazzato via dagli scaffali).

in conclusione.
per il bambino del 1980-90 la ribellione sarebbe (forse) arrivata dopo.
bon.
ma, nello stesso decennio, per l’adolescente o giovane adulto veniva vissuta già e ancora (per quanto con difficoltà e diversità rispetto a chi aveva fatto il ’77) dentro quel periodo storico, in conflitto, e con un insieme di esperienze e impressioni (e imprinting, sì) stabilmente presenti ormai, in termini di formazione individuale/collettiva. era insomma una inquietudine fattiva possibile, praticabile e praticata: esisteva. 

così come in letteratura, negli stessi anni, nonostante tutto, esisteva la ricerca (letteraria).

(e non solo perché ne scriveva Antonio Porta: https://slowforward.net/2022/08/20/ricerca-letteraria-spazio-di-ricerca-antonio-porta-1983/).

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nel 1984 nascevano “L’ombra d’Argo” e “l’immaginazione”, per dire.
nel 1989 si stampava Poesia italiana della contraddizione, per dire.
la rivista “Baldus” sarebbe uscita per sette anni: 1990-1996.

ma gli esempi sarebbero dozzine. (tutti regolarmente ignorati da editoria e intellettuali mainstream, e da parecchi critici di scarsa – intenzionalmente scarsa – memoria; scarsi anche in termini di sguardo sul presente, se è per questo).

(e infine, e appunto, fra parentesi: la ricerca esiste anche oggi. ma questo è un discorso che affronteremo poi).

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contributo in forma di nughette a “esiste la ricerca?” / leonardo canella. 2022

Leonardo Canella

ROMA 16 giugno 2022, Esiste la ricerca?, a cura di Marco Giovenale

1
In questo momento non ho un bastone, e attaccarci al bastone una lingua, all’estremità. E sentire con la lingua all’estremità se c’è della maionese sul tramezzino in fondo alla sala (che non c’è). E’ una riflessione che ho fatto il 16 giugno. Seduto su una sedia per due ore e trentacinque minuti. In prima fila. A Roma.
2
Viale Campo Boario 4a, saletta molto appetitosa, Marco Giovenale che organizza l’incontro Esiste la ricerca? Io sono con la Polly e ci sono 50 persone e c’è caldo ma potrebbe essere peggio. Nel cortile fuori c’è più caldo.
3
Vincenzo, io l’ho riconosciuto dalla voce. Vincenzo Ostuni è un grande e ha la barba. E i capelli ce li ha ancora. Vincenzo Ostuni parla e io lo ascolto, in prima fila. Attaccato al muro della saletta appetitosa (e ho già detto che ci sono 50 persone). E dice la parola politica. Poi la ridice, la dice tre volte. Ed io non so perché. Dice anche letteratura.
4
Marco Giovenale è inquieto e veloce, se lo leggi guizza dappertutto e la scrittura lo segue. Inquieta e veloce. Marco scrive e acchiappa la vita. È gentile ci sono dei posti anche qui davanti, dice. C’è gente per terra. Marco Giovenale legge parole di Renata Morresi e Alessandro Broggi. Io non c’ho capito niente di quello che scrivono Renata Morresi e Alessandro Broggi. Però Marco legge quello che scrivono. E c’è un sacco di silenzio.
6
Francesco Muzzioli non ha tanti capelli come Vincenzo Ostuni. Io lo vedo bene perché sono in prima fila. Ma si vede bene comunque. Francesco Muzzioli dice l’avanguardista per me è l’infiltrato nelle altre linee. Oggi non si può più essere intransigenti. Oggi il termine poesia è pericolosissimo, è aura fritta (calembour). Scrivere poesia contro la poesia, questo può essere. Ma chi ha avuto udienza oggi non l’ha domani. Questo sembra insegnare la storia.
7
Io penso che Francesco Muzzioli ha ragione, anche se poi mica tanto. Anzi, no. Però il bastone con la lingua attaccata all’estremità per sentire la maionese sul tramezzino in fondo alla sala (cfr. supra, punto uno) voglio regalarlo a lui. A Francesco Muzzioli. È il mio modo di dirgli grazie. Con la lingua attaccata all’estremità del bastone che assaggia la maionese del tramezzino in fondo alla sala (che poi non c’è).
8
Ma la frase più bella me l’ha detta Andrea Inglese, dopo che ha baciato la Polly e tanti saluti: ‘Oggi XX mi sta sul cazzo!’. Questa frase è la più forte di tutte e mi si è appiccicata dentro. L’ho scritta nei miei appunti.  Andrea Inglese con la sua piccola valigia blu. Da Parigi. ‘A Leo, invitato a cena per l’anatrona (basta tonno!)’, e mi regala il suo La grande anitra. Con questa dedica. E sono felice. Peccato che il bastone con la lingua attaccata ad una estremità per sentire la maionese del tramezzino in fondo alla sala l’ho regalato a Francesco Muzzioli.
P.S. Oggi 21 giugno ho scritto ad Andrea: la tua frase è la dichiarazione di poetica più importante dell’incontro di Roma.
9
Marco Giovenale chiama Massimiliano Manganelli a parlare. E Massimiliano Manganelli parla. Stiamo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Non so se gli altri autori siano interessati all’area di ricerca. Vedi dialogo Pasolini/Sanguineti. Gioco tutto italiano di negare la ricerca in Italia. Vedi caso delle librerie. Io sono sempre seduto in prima fila attaccato al muro con la Polly. Vado anche in bagno.
10
Torna al microfono Vincenzo Ostuni. Io non ho problemi di signorilità, cagare anche su un libro dello ‘Specchio’ Mondadori. Lo posso fare.
11
Chiara Portesine ha dei bei capelli. Parla ed io capisco quello che dice. Chiara Portesine. Critica. La scuola è lontana dalla ricerca. Il gusto si allena. Creare cartografia della ricerca sarebbe utile. Anche l’università sembra lontana dalla ricerca, una pruderie. Scritture teoriche di Guido Guglielmi da riscoprire. Vogliamo intercettare il lettore di oggi o costruirlo?
12
Brava Chiara. Chiara è bravissima. Chiara è giovane. Poi parla Gio Patrizi, nell’Università la ricerca non c’è. Il lettore va costruito. La ricerca in aree interlinguistiche. Con confronti. Vedere fuori dal verbale. Chiara è giovane, è bravissima e fa la critica. Lei.
13
Ecco Stefano Colangelo. Io non so chi è Stefano Colangelo. Stefano Colangelo: se entra la ricerca nelle università non trova interesse. Secondo me manca la teoria che la introduca. La ricerca universitaria è una cosa schifosa.  Il verso nasce in un mondo folclorico, ma oggi non c’è più. È importante creare una finestra teorica. L’avanguardia genera teoria. È questa che serve. È paradossale che Rondoni sia anti accademico. È paradossale. Processualità e relazionalità sono fondamentali. Io devo conoscere Stefano Colangelo, penso.
14.
Luigi Magno. Nelle università francesi si lavora di più sulla ricerca, ci sono centri di ricerca appositi. Luigi Magno ha tanti capelli, non come Francesco Muzzioli (vedi sopra). E dice quello che ha già detto Andrea Inglese quando parla al microfono. Luigi Magno però è breve ma Andrea Inglese lo dice meglio.
15.
Saluto Marco. A Marco voglio bene, è diverso da me. Ed è anche molto simile. Compro dei libri che mi consiglia (Zaffarano, Guatteri, Tarkos). Gli chiedo io di consigliarmi tre libri perché siamo due simili molto diversi.
16
Nel cortiletto d’uscita c’è Andrea Inglese con la valigia piccola blu da Parigi (anche a lui chiedo di consigliarmi tre libri, Totem di Silvia Tripodi, Tarkos e non c’ho voglia adesso di alzarmi dal divano per vedere il terzo). Compro anche un suo testo con interventi di critica (con Paolo Giovannetti). Anche ad Andrea Inglese voglio bene. Andrea Inglese è bravissimo. L’ultima cosa che sento è Andrea che dice alla Polly ‘ciao Polly’.
17
L’incontro di Roma dal titolo Esiste la ricerca?  – organizzato da Marco Giovenale – finisce così.
P.S. Strepitoso Michele Zaffarano. Ascolta e rimane seduto tutto il tempo (però lui su una poltrona e io su una sedia). Anche lui due ore e trentacinque minuti come me. ‘Io non intervengo mai, non dico mai niente’, mi dice. Strepitoso!
Fine.

su ‘critica integrale’, un contributo di francesco muzzioli a “esiste la ricerca?”

l’intervento intero si può leggere qui: https://francescomuzzioli.com/2022/06/28/tre-accorgimenti-per-evitare-la-confusione/#more-2530

materiali, testi e saggi da ora liberamente scaricabili per “esiste la ricerca?”

https://t.ly/I3xy

h. 16, ora inizia l’incontro ESISTE LA RICERCA? … e, al codice QR qui sopra, ossia al link indicato, è possibile per chiunque accedere a una cartella di materiali pregressi, brevi saggi, estratti, elementi di vari autori.

piccola replica di video in vista della jam session critica “esiste la ricerca?” (studio campo boario, 16 giugno)

“esiste la ricerca?” – giovedì 16 giugno, ore 16, studio campo boario (roma)

ESISTE LA RICERCA?
Confronto sulle scritture di ricerca nel contesto della poesia recente

Con interventi di Luigi Ballerini, Cecilia Bello Minciacchi, Alessandro Broggi, Marilina Ciaco, Stefano Colangelo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Andrea Inglese, Luigi Magno, Massimiliano Manganelli, Giulio Marzaioli, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi, Chiara Portesine, Luigi Severi, Michele Zaffarano e altri ospiti che saranno annunciati successivamente

(con libri delle edizioni IkonaLíber, Tic, Blonk, il verri, Zacinto, [dia•foria)

“libridine”, allo studio campo boario (roma): da oggi, 22 aprile, a fine giugno

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PDF del dépliant:
https://slowforward.files.wordpress.com/2022/04/pieghevole-libridine_-aprile-giugno-2022.pdf

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