a spoleto, domenica 30: scritture asemiche

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sull’asemic writing / massimiliano manganelli. 2019

Sconcerta un po’ il fatto che a realizzare una scrittura asemica sia un poeta, cioè una persona abituata a maneggiare la parola, perché davanti a quei segni balza immediatamente all’occhio, anzi all’orecchio, la loro impronunciabilità. Non esiste una lingua in cui possano essere detti. L’esperienza della lettura viene dunque vanificata completamente e nessun suono si attiva, nemmeno nel nostro cervello, cosa che invece accade anche davanti a una scrittura alfabetica in una lingua sconosciuta, che siamo magari in grado di decifrare ma non di comprendere. Tale negazione dell’esecuzione, cioè dell’implicita performabilità della parola, può essere forse il programmatico compimento del percorso di una scrittura che si vuole pienamente installativa: abbandonare del tutto il terreno del dire e acquisire la condizione di puro oggetto (grafico). Il che, naturalmente, non vuol dire abbandonare la condizione di oggetto estetico, che invece viene persino rafforzata.
Dal punto di vista del fruitore, l’esperienza dell’asemic writing è nettamente proiettiva, rimanda al test di Rorschach o al Thematic Apperception Test. Data l’impossibilità di leggere e quindi di far risuonare quei segni, non resta che cercarvi qualcosa di visibile, al limite un rimando a qualcosa di esistente, una traccia di decifrabilità che è tuttavia individuale. E in tal modo si nega anche quel fattore comune che è costituito dalla lettura, giacché questa prevede l’universalità del codice, condiviso tra autore e fruitore.
Un altro degli elementi su cui riflettere è proprio il codice: esiste, almeno nella mente di chi quei segni li ha tracciati? E soprattutto, si tratta di un codice? Il termine “asemica” mi pare appropriato perché, in termini rigidamente saussuriani, questi non sono segni, innanzitutto perché non rimandano a un significato e in secondo luogo perché non sono articolati in un sistema. Diversamente, una scrittura asemantica (un esempio classico è Gadji beri bimba di Hugo Ball) è comunque eseguibile, perché conserva il significante.
Ora, l’evidente contraddizione tra i due termini asemic e writing – in teoria non può darsi una scrittura senza segni – reca con sé un’altrettanto evidente ironia: lo scopo è la negazione della scrittura (della parola) con i suoi stessi mezzi.

Massimiliano Manganelli

[in occasione dell’inaugurazione di
Enciclopedia asemica]

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accademia di brera, 12 aprile

il 12 aprile sarò a Milano, all’Accademia di Brera, nel pomeriggio, per parlare di scritture di ricerca (soprattutto in prosa) e di asemic writing.

saranno mostrati e commentati alcuni miei lavori da Enciclopedia asemica _ http://www.ikona.net/marco-giovenale-enciclopedia-asemica-asemic-encyclopaedia/

l’incontro è a cura di Italo Testa, Margherita Labbe e Chiara Giorgetti
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file audio della tavola rotonda sulle scritture asemiche: studio campo boario (roma), 28 feb 2019

File audio dell’incontro presso lo Studio Campo Boario (Roma, 28 feb 2019): “Manque de signe”: discussioni & imbandigioni SULLE SCRITTURE ASEMICHE e i loro effetti sulle popolazioni

In una tavola rotonda,
Silvia Bordini, Laura Cingolani, Alberto D’Amico, Giuseppe Garrera, Marco Giovenale, Fabio Lapiana, Fabrizio M. Rossi e Andrea Tomasini si confrontano su scritture fuori registro, graffi e glifi, grafie anomale,strane, asemantiche o deliranti, scarabocchiate, incerte, maldestre, manchevoli, matte, tagliate, mostruose, illeggibili, buffe.

Seconda giornata di discorsi sulle scritture asemiche, dopo l’incontro del 27 febbraio: https://archive.org/details/27Feb2019PresentazioneEnciclopediaAsemanticaConcertoMarcoAriano

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