Archivi tag: annotazioni

righe volutamente quasi magre su “il cotone”, scritte aspettando un collegamento radio

MG

  • per Il cotone non parlerei di poesia o di verso in senso proprio, semmai – potendo – di prosiverso. nel senso preciso dell’ossimoro che così si crea: prorsus+versus. una faccenda che è destinata ad arrivare alla fine dello spazio definito, e però – se vuole – scende a patti con la frattura: anzi semplicemente scende. stop. scala di uno.
  • quindi ovviamente nessun rapporto con il prosimetro (sono qui del tutto disinteressato a ritmi e metri), tantomeno con prosa poetica, o poesia in prosa. niente del genere. (e: di quel genere) (letterario).
  • per un esempio di nichilismo: p. 28.
  • ironia e gioco un po’ dovunque, giocoforza. per dire, a p. 24 dove si itera “opportuna” / “opportuni”, e dove si parla delle “mille traversie della vita”. se uno leggendo non ride o sorride, ha un problema. e non è un problema mio.
  • Il cotone è un testo pochissimo o per niente performativo o performabile. non dico con questo che sia installativo. deve pur venir letto, e linearmente. quindi non è una stele, una lista, un “heap of language” (Robert Smithson). però è una sequenza per gli occhi più che per la voce. anche alcune tabulazioni, fratture, ordinamenti grafici, lo suggeriscono. ma un po’ tutto il libro.
  • molti materiali testuali non hanno necessariamente a che fare con il significato. possono essere soltanto cellule, rade, in uno spazio ampio.
  • diverse frasi (a volte, anche, et pour cause: frasi fatte) sono interrotte, non si concludono. il troncamento di solito non si verifica solo per punire il già noto (sappiamo tutti come completare certi ritornelli) ma anche semplicemente per insofferenza verso l’andamento frasale in sé (qualsiasi cosa si stia dicendo).
  • allo stesso tempo (e magari proprio per quanto ho appena chiarito) è un librino dove si verifica una specie di colloquio. allora il buon numero di troncamenti può alludere a una mimesi del parlato? se si vuole. se il lettore vuole. bontà sua, se bontà è. (un esempio è chiaramente quello di p. 22).
  • il cotone che svolazza in nuvole aleatorie e la flocculazione di biologia e biografia non solo hanno a che fare con un nulla di fatto delle vicende (biologiche, appunto, e biografiche), ma si afferrano a quelle poche memorie cinematografiche che, per eccesso di assertività, santa pazienza, ci si sono piantate in testa con l’arpione dell’allegoria:

 

una lettura di mg da gianluca d’andrea

grazie a Gianluca D’Andrea, che sul suo blog dedica una articolata annotazione/interpretazione di alcune scritture contemporanee, concentrandosi in particolare su Shelter, e anche su lavori di Italo Testa: https://gianlucadandrea.com/2017/08/16/lettura-45-rocky-o-del-molteplice-individuale-un-racconto-6a-parte/

spiegarsi sulla ricerca

se non è sufficientemente chiaro che a me personalmente, nel contesto delle scritture in generale e delle scritture di ricerca in particolare, interessano materiali che fanno – con la pagina le parole le frasi – cose simili o paragonabili a o in sintonia con (e non dico uguali a) quelle che Miron Tee fa con questo video, bon, temo che non riuscirò mai a spiegarmi.

ma non è un problema. (ovviamente).

qualche tempo fa avevo pubblicato quella che potrebbe esser pensata come una piccola costellazione di post, sotto i tag vediamo se riesco a spiegarmi e messaggi ai poeti. quello che tanta scrittura (anche non di ricerca, ma anche sì) ha poi – e prima e sempre – prodotto in Italia mi sembra andare in direzioni (e felice sia, e felici siano) diversissime e ‘canoniche’, ordinate, che procedono, come Carmelo Bene diceva del cinema, per “attendibilità di racconto e scansione del logos” (cito a memoria).

tutto è legittimo, ma non tutto quel che è legittimo mi interessa, sarà sensato e immagino innocente confessarlo.

 

note su “delvaux”

Fabio Zinelli, annotazione su due poesie, in «Semicerchio», XLVIII-XLIX (2013/1-2), luglio (dicembre) 2013, pp. 142-143, nel contesto della rassegna antologica «How beautiful it is… (?)». Epifanie del lavoro nella poesia italiana di oggi.

Giulia Niccolai, Vicinissimo, recensione a Delvaux, in «il verri», n. 53, ott. 2013, pp. 167-168;

Giovanna Frene in ipoetisonovivi.com dal 18 mar. 2014: http://ipoetisonovivi.com/2014/03/18/giovanna-frene-consiglia-marco-giovenale/;

Sergio Rotino, in occasione della presentazione del libro presso IBS Bookshop, Bologna, 20 marzo 2014: https://slowforward.files.wordpress.com/2014/03/20-marzo-2014-delvaux-_-ibs-bookshop.pdf;

Cecilia Bello Minciacchi, recensione (saggio), in «Semicerchio», a. L, n. 2014/1, luglio 2014, pp. 85-86;

 

annotazioni su scritture: in “vibrisse”

grazie a Giulio Mozzi

head

http://vibrisse.wordpress.com/2014/10/01/la-formazione-dello-scrittore-15-marco-giovenale/

_

un post di silvia tripodi

su eexxiitt:

http://eexxiitt.blogspot.it/2013/12/partage-du-sensible_6.html
_

su academia.edu

(Pur non essendo io un accademico) alcuni testi sono/saranno disponibili in academia.edu  :

interventi, saggi, annotazioni, articoli @ http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Papers

recensioni @ http://uniroma1.academia.edu/MarcoGiovenale/Book-Reviews

_

7 segmenti e paragrafi su scritture “dopo il paradigma”

Art instead of being an object made by one
person is a process set in motion by a group
of people. Anything one says comes back
eventually as a mistake. There’s no use in
keeping accounts or records. If it’s
a good idea, it results in a permanent change.

Barrett Watten, Plasma (1979)

(1)

Ipotesi di definizione (perfettibile, già per logica): scritture estensive piuttosto che intensive. Di denotazione, non di connotazione, di oggetti più che di soggetto. (Di oggetti condivisi più che di soggetto dettante).

Scritture che hanno a disposizione sia un set o molti set di procedure, sia il comune handwriting. (O l’ascolto, il riuso, la citazione, l’assemblaggio eccetera).

§

(2)

Si potrebbe (o dovrebbe poter) dire che un titolo (di merito, anche) può essere:

poter prescindere dai ‘picchi’ di senso

(Di fatto, il senso è intenzionato dal lettore, il quale dunque è libero e non deve ammirare pose plastiche altrui). (O pose sadiane, tutte contro di sé).

Anche: sfrondando determinate isotopie o ricorrenze in un testo che pure le presenta, quel testo rimane o può (=è capace di) rimanere ugualmente godibile. Di per sé. Le isotopie non lo “giustificano”. (Possono certo essere ricchezze ulteriori, sì). (È forse qui il vecchio paradigma che avvalora coi propri ‘mezzi’ il nuovo).

§

(3)

Un classico delle divertenti vicende del paranormale: il registratore acceso nella stanza vuota cattura i bubbolii il respiro i soffi o la voce franca del fantasma. Continua a leggere