Archivi categoria: declaration

hush / differx. 2013

quando dicevo (e dico) che tumblr…

quando dicevo (e ancora dico) che la letteratura, smarginando da tutte le parti, diventa veramente contemporanea (anche) nei post, e che gammm ha intercettato questa cosa prima ancora di nascere nel 2006, e che magari (sia prima che) adesso gli scrittori che preferiamo sono persone di tutte le età che mettono cose assurde o weird – comunque felici & produttrici di senso – su tumblr o altre piattaforme.
ecco. dicevo.

l’immagine è uno screenshot da
vedurnan.tumblr.com (8 nov. 2020)

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incomprensibile a chi? (cb in un’intervista)

nel numero di “Panta” dedicato a CB, p. 115
(intervista di Giuseppe Grieco)

[r] _ raggiera o controindicazione di identità / differx. 2018

Una dichiarazione di identità legata a più scritture, tagliata e mescolata (cut-up), diventa una controdichiarazione (a suo modo, anche, di poetica):


[il tono serioso non inganni]

origine (2018):
https://slowforward.net/2018/12/04/raggiera-controdichiarazione/

da oggi su archive.org:
https://archive.org/details/raggiera-o-controdichiarazione-di-poetica_-mg_-28-nov-2018

eventi irreversibili, #1 / differx. 2019

appunto 81 / giuseppe garrera @ una vetrina, 3-10 settembre 2018

una.vetrina
Giuseppe Garrera, Appunto 81. For “Kamp – Documenti per l’Agitazione”, 3-10 September 2018. #GiuseppeGarrera #UnaVetrina#KampfDocumentiPerlAgitazione

aerosol di ricerca / differx. 2018

when we talk / marcel duchamp / differx

 

when we talk it’s usually glitch

[r] _ semplicità delle sibille e della poesia concreta e visiva

   
stante il superamento di molte necessità tipografiche, e considerando la diffusione delle stampanti a basso costo, e le tecnologie legate alla riproduzione e diffusione delle immagini attraverso rete e dispositivi cellulari, un testo visivo può vivere grazie alla semplice addizione: matita + carta + ‘moltiplicatore’ elettronico.
il moltiplicatore può essere un cellulare, una webcam, uno scanner, una macchina fotografica digitale. la diffusione è data da una connessione web, o da una stampante. da una fotocopiatrice. eccetera.
e: di fatto la persistenza del testo – o della traccia – è perfino esterna alla sua registrazione e archiviazione. la sua indipendenza dai ‘mezzi’ è già scritta nell’ordine delle cose.

 

il semplice incontro con la traccia da parte di un osservatore è un altro segmento di vita della traccia, aggiunto.
  

imagine the green is red / david shringley. 1997

 

 

semplicità delle sibille e della poesia concreta e visiva

   
stante il superamento di molte necessità tipografiche, e considerando la diffusione delle stampanti a basso costo, e le tecnologie legate alla riproduzione e diffusione delle immagini attraverso rete e dispositivi cellulari, un testo visivo può vivere grazie alla semplice addizione: matita + carta + ‘moltiplicatore’ elettronico.
il moltiplicatore può essere un cellulare, una webcam, uno scanner, una macchina fotografica digitale. la diffusione è data da una connessione web, o da una stampante. da una fotocopiatrice. eccetera.
e: di fatto la persistenza del testo – o della traccia – è perfino esterna alla sua registrazione e archiviazione. la sua indipendenza dai ‘mezzi’ è già scritta nell’ordine delle cose.

il semplice incontro con la traccia da parte di un osservatore è un altro segmento di vita della traccia, aggiunto.
  

the shape of the field / mg. 2013

is it really (only) “visual poetry” the thing I deal with?
I realize I’m absolutely interested in signs, traces, borders, explanations, asemic areas, glyphs, arrows, cacography, alphabets, open fields, blurred images, distant grass, abstract figures and movies, glitch in sound and vision, ripped cardbox, scratched wood, scratched tapes, uncanny machines, lack of meaning, naive drawings, art brut, lowres shots, random shots, bad photos of notes and things, boring manuscripts, boring explanations, boring graffiti, handwritten lists and instructions, weird diagrams, diaries, “action writing” / action painting, mixed excerpts of any kind, verbovisual chaos, contradictions, plain statements, twisted sentences, heaps of words, chalk drawings, empty rooms, empty squares, pseudo-fields of forces, found items, readymades, unfinished sketches, bad prose pieces, cut-up prose, diagonals, bunch of diagonals, ugly scribbles and doodles, fake math, stains and lakes and wires and snakes of black ink, ideograms, fake ideograms, cursive overwriting, collapse of sound, and noise, superimposed images, collage, digital collages, disturbed texts, écriture, walls and sheets of words, handwritten papers, rough handwriting, incomplete transcriptions, photos of manuscripts, scanned fragments, bad scans, arte molto povera, installances, lost leaflets, dirty ones, old and new ephemera, marginal events, short movies, b/w works, out-of-focus, stones, written stones, my bad English…
all of this stuff is what I try to mix, write, pick up, store, and
I’m against editing, post-production, bellettrisme, wise quotations, meta-language, mimicry, novels, serious art, and
I DO REJECT HI-RES.

what do I have to do with all of the thousand hi-res & calligraphically rendered online landscapes? first of all, I have some actual landscape offline. and: I’ve no time at all.

___’d better go fetch errors and misshapen signs, traces, borders, …