dovendo pensare a un esempio di installazione testuale estrema: marcel broodthaers

<<Uno dei suoi primi lavori, Pense-bête del 1963, consisteva nell’esposizione di 50 copie di un suo libro di poesie in un blocco di gesso, dichiarando il risultato un’opera scultorea. Un sovvertimento delle forme artistiche, il quale obiettivo era quello di tramutare il libro da oggetto di lettura a oggetto visivo e contemplativo, mentre il lettore prendeva le parti di “spettatore” dell’opera d’arte>>

Marcel Broodthaers

[r] _ la coda (ingannata?) dell’occhio [differx. 2016]


La scrittura asemica e l’istante del (non) riconoscimento.

Non è forse scontato/ingenuo appuntarlo, pur marginalmente: per certi aspetti la scrittura asemantica – o meglio asemica – funziona da esposizione dell’ossatura di base del linguaggio in quanto tale. Il cenno della riconoscibilità senza la sostanza della sua realizzazione.
Un tratto di paesaggio noto percepito solo e sempre con la coda dell’occhio, e poi – visto frontalmente – estraneo (ma non del tutto, non più o non ancora).

the plastic use of the letter or sign would not signify anything other than itself

[…]
In the plastic field, Lettrism is based on the merging of image and word. The plastic use of the letter or sign would not signify anything other than itself, thus transcending traditional conventions of meaning by emphasising the form of the letter over representation. Isou conceived Lettrism as fundamentally different from movements that preceded it, representing a complete shift from figuration and abstraction to the plastic use of the symbol of letters or signs. While Isou acknowledged that some artists associated with the Bauhaus and Cubism, and artists such as Marcel Duchamp, approached qualities of Lettrism, Isou declared that these artists ultimately faltered by subjecting letters to function and burdening them with meaning, rather than granting them independence and allowing them to become pure form.
[…]
 
 

“humanizer” print, from brian dettmer

Humanizer, 2020, hand-cut and perforated laser print on archival paper, 7.5” x 7.5” (12” x 12” framed), Edition of 220
It’s time to replace all the men in your old books with a Humanizer print

This is a new project available for humans in 2020 – an edition of 220 hand cut and perforated prints

Each print contains 900 1/4” “human” tabs to replace the “men” in your old books

All humans are connected and human contact is essential

The Humanizer print is an edition of 220 hand-cut and perforated prints that address the need to update the gender bias found in many of our printed books. The word “human” is printed and perforated in a grid to create 900 ¼” tabs. These tabs can be pulled off and glued into an old book to replace references to “man” or “men” with “human”. The Humanizer print works as a conceptual suggestion or concrete poem, but also as a functional object that could actually be used as suggested. The edition of 220 prints allows for a more inclusive perspective in our historic documents while also addressing concerns about the art market and our current economy. The accessibility of these prints flattens the hierarchy of art collecting, allowing more people the opportunity to acquire art and satisfy our human need to be conceptually and physically connected.

Brian Dettmer

www.briandettmer.com

Instagram- @briandettmerstudio

sovversione vs school of quietude

William Burroughs a Gérard Lemaire: ” ‘Scrivere significa vedere fino a che punto si può far sì che qualcosa si produca’. L’atto di scrittura è una riscrittura del mondo e di conseguenza una violenta operazione di sovversione” [grassetto mio]

(E: grazie ad Andrea Balietti per aver rammentato questo passo).

Sembra in piena attività, almeno in Italia, invece, quella che parecchio tempo fa Ron Silliman chiamava la “School of Quietude”.

incontro con giuseppe garrera e giulia franchi @ leporello books

[r] _ dal catalogo della mostra di mirella bentivoglio, “oltre la parola”

frammento dall’intervista a Gianni e Giuseppe Garrera, nel catalogo della mostra “Oltre la parola”, dedicata a Mirella Bentivoglio
(cfr. https://slowforward.net/2019/10/01/oltre-la-parola-mirella-bentivoglio/)

prove di r(i)esistenza @ fondazione baruchello

Fondazione Baruchello

PROVE DI R(I)ESISTENZA
Laura Cionci, Danilo Correale, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, takecare

a cura di Ilaria Conti

1 ottobre – 19 dicembre 2020

Nel corso della mostra Prove di R(i)esistenza si terranno presso la Fondazione Baruchello workshop e incontri per esplorare aspetti e questioni affrontati dalla mostra.

La Fondazione Baruchello ricorda il Talk online – Prove di R(i)esistenza che si terrà giovedì 22 ottobre alle ore 16.00 sulla piattaforma Zoom.
Durante l’incontro, aperto da Carla Subrizi, Presidente della Fondazione Baruchello, storica dell’arte e docente presso l’università di Roma La Sapienza, la curatrice della mostra Ilaria Conti presenterà il progetto espositivo e le opere degli artisti invitati, che da anni lavorano su strategie in grado di generare un ripensamento collettivo ed orizzontale di nozioni chiave del nostro tempo quali il corpo, il lavoro, la tecnologia, l’ecologia.

Per prenotarsi inviare una email a info@fondazionebaruchello.com o chiamare +39 06 5809482