imbarco per la zona cinematografica / alberto d’amico. 2020

Questa è una storia corale. È la storia di due associazioni, anzi due cooperative cinematografiche. Vi racconterò il mio ricordo, parziale e lacunoso che necessariamente andrebbe integrato dagli altri componenti dei due gruppi.
Si era agli albori dell’ultimo decennio dell’ultimo secolo prima che il millennio volgesse al trillennio. Eravamo in larghissima parte studenti del CSC, che avevamo finito nel 1987. Continuavamo però a bazzicare quei luoghi ma soprattutto eravamo giovani di belle speranze. Prima che la mannaia implacabile del destino ci allontanasse eravamo amici fraterni, carichi di ormoni filmici. Quasi ognuno di noi ambiva a diventare un autore, come la scuola, dove aleggiava ancora lo spirito di Rossellini, tendeva a suggerirci. I film di riferimento potrebbero essere “Fame” di Alan Parker oppure “Almost famous” di Cameron Crowe.
Solo io credo di aver fatto parte delle due cooperative, che non saprei dire in cosa differivano ma in qualcosa sicuramente.

La prima includeva alcuni di noi con progetti da realizzare al csc con il supporto del “mitico” dse (dipartimento scuola educazione) della rai. Gianfranco, Roberto, Francesca, Silvia, Annalisa, Francesca Ravello, e poi Isabella Sandri, Piero, Fabio, Beppe, Rosa, Alessandra, sicuramente ho dimenticato qualcuno; con loro ci si vedeva quasi sempre a casa di Gianfranco, il nostro amato presidente, a Testaccio, una casa calda e accogliente, con una bella lampada a stelo che veniva dai parenti napoletani del nostro ospite. Gianfranco mi aveva commissionato una bella teoria di ritratti di antenati che dipinsi su tavole rotonde in legno. Io Roberto e Francesca eravamo i turbatori d’asta, sempre a ridere per scemenze, interrompendo l’aplomb serio o da orsacchiotto sarcastico di Gianfranco. Trascinavamo con noi anche Annalisa e Silvia e gli altri ci guardavano stupiti se non indispettiti. Nulla era serio per noi, tranne il nome da dare alla cooperativa. Roberto propose “Imbarco per Citera”, dal famoso quadro, tanto amato dal mio professore del centro. Per me quel nome non temeva rivali, mentre Gianfranco propose “Manifatture cinematografiche”. A suon di risate trascinammo la maggioranza verso il nostro nome che purtroppo poi veniva sempre contratto in un semplice e strano “Imbarco”. Piccolo particolare, la cooperativa era nata per realizzare alcuni documentari ma prima di fondarla ci siamo incontrati Gianluca Arcopinto fondatore della Axelotil nella casa “piccola” che ora stiamo svuotando perché Albertina possa andarci ad abitare.
L’altra cooperativa, quando vi presi parte aveva già un nome, “La zona cinematografica”, dal film di Tarkovsky Stalker.
Era molto meno romanocentrica dell’altra anzi, aveva un respiro internazionale, a cominciare dal presidente, Karolos Zonars (assonanza con Zona, notate?) greco residente a Roma. Ci si vedeva a casa sua e in questo decidere come sede la casa del presidente le due cooperative si somigliavano, ma potrei dire che le affinità finivano lì. Mentre Imbarco nasceva per un motivo pratico, avere un soggetto pubblico che sarebbe stato l’interlocutore della rai e del csc per gestire i finanziamenti la Zona era invece nata per proporre e costruire progetti in tutta libertà. La dimensione internazionale di questa cooperativa fu alla base della sua dissoluzione. Ne facevano parte oltre a me Rossella (ora in Norvegia), Mela, (ora in Bolivia), Fabio (che veniva da Cos Engeles), Angelo (che espatriò presto in Francia), Jacopo, Heidrun, Raul (ora in Colombia, o forse in Spagna, boh) e ovviamente Charlie (ora in Grecia). A casa eravamo rallegrati dalla piccola Francesca e dalla splendida Patrizia (la casa, di cui ricordo gli stucchi anni trenta, era della sua famiglia). Mi ricordo un aneddoto, Rossella, alla quale chiesi se si sarebbe potuta occupare della ricerca dei finanziamenti per il mio progettino di corto di animazione dedicato a Capogrossi mi gelò così: “Scordatelo, che ho fatto produzione al centro”. Con Angelo Caperna, sceneggiatore, elaborammo un discreto story board per quel corto che realizzai poi ignorando del tutto quella traccia quando lo realizzai in fretta e furia per la tv.
Con Imbarco realizzai invece un filmetto su Vienna, addirittura con una trasferta in Austria, alla ricerca di immagini, insieme a Roberto e Fabio, con una indimenticabile signora italo austriaca per noi trentenni allora attempata che addirittura pretese di farsi accompagnare dalla mamma a a Vienna. Tutto organizzato splendidamente da Rosa che però non venne in quell’albergo con pianoforte a coda nella hall. Mentre stavamo per partire dal binario uno della stazione Termini io e Roberto sfogliavamo in modo convulso un dizionaretto di italiano tedesco. Ci soffermammo su una traduzione che per chiedere di accendere una sigaretta doveva dirsi in italiano “mi dà fuoco per favore?”. Tutto il viaggio fu costellato da improvvisi scoppi di risa al pensiero di questa elegante signora (chissà perché l’immaginavamo così) che chiedeva di diventare una torcia umana.
L’epilogo della Zona fu questo, dopo circa una decina d’anni dalla fondazione, non avendo realizzato mai nulla non avevamo mai compilato i registri richiesti dallo stato. Charlie ci chiamò disperato perché volevano pignorargli il pianoforte, poi però riuscì a chiarire che le nostre riunioni avevano prodotto solo fantastiche discussioni e progetti vaghi e irrealizzati.
Morale melodrammatica:
Cari amici di un tempo migliore, vi ricordo con affetto, vi amo e vi ho amato ma anche odiato per mille motivi come penso abbiate odiato e amato anche me. Se questa storia vi ha riportato alla memoria altri ricordi sarei pieno di gioia ma anche un po’ triste di leggerli.