i appeared to the madonna / cominciò ch’era già finita

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🔴 In occasione della traduzione in inglese di «Sono apparso alla Madonna», a cura della casa editrice americana Contra Mundum Press, Luisa Viglietti è stata intervistata dalla traduttrice del volume, Carole Viers-Andronico. Si parla ovviamente di Carmelo Bene, di curiosi aneddoti, dell’ultima fase della sua carriera e della situazione dell’eredità (materiale e non) che era stata affidata alla Fondazione Immemoriale, voluta dallo stesso artista.

📌 L’intervista integrale (che anticipa anche l’uscita del libro di Luisa Viglietti, «Cominciò ch’era già finita», prevista per le prossime settimane) si trova sul sito della rivista nata in seno alla stessa casa editrice, «Hyperion», ed è consultabile qui (da p. 22):
https://675c90c0-796e-415f-b43c-5278644557e4.filesusr.com/ugd/985310_779938f2d90540988431b49b1b94b354.pdf

📖 ESTRATTO:

«La fondazione testamentaria di Carmelo era la naturale conclusione di un progetto più ampio che aveva portato avanti in oltre quaranta anni di attività. Il progetto fondante era la visione e la conseguente destinazione dell’opera e dei beni che insieme dovevano costituire il lascito di Carmelo Bene destinati ad una gestione e fruizione pubblica. Mi spiego meglio: la sede della fondazione doveva essere la sua residenza a Otranto; la casa era stata acquistata proprio nell’intento di costituire al suo interno la sede della fondazione, uno spazio destinato a custodire e promuovere la sua opera, costituita dal suo archivio, la vasta biblioteca e nastroteca, a disposizione di studiosi e ricercatori. Un centro di formazione per i giovani sostenuto da un consiglio di amministrazione di cui facevano parte la Regione Puglia, la Provincia di Lecce e il Comune di Otranto. Enti che ben presto, visto l’agguerrito attacco delle eredi estromesse che impugnarono il testamento, si ritirarono dal programma, promuovendone la liquidazione. In poche parole abbandonarono la nave. Del programma di Carmelo non rimane nulla. Dal 2005 tutto il lascito e la sede della fondazione è caduto sotto la gestione delle eredi. L’immobile è una residenza privata e il fondo da pochi mesi è stato acquisito con un contratto economico in comodato d’uso dalla Regione Puglia per dieci anni. L’augurio, per tutti i contribuenti che pagano le tasse, è che nei prossimi dieci anni la Regione Puglia riesca quantomeno a digitalizzare e rendere fruibile quel materiale, che nel testamento Carmelo Bene gli aveva assegnato a titolo gratuito. La politica in questi casi si muove seguendo linee misteriose.

Per tutelare gli interessi di tutti, ma soprattutto per tenere insieme nel tempo l’archivio (scritti, libri e registrazioni) ed evitarne la dispersione e il frazionamento, il primo febbraio del 2005 la Soprintendenza archivistica del Lazio dichiarò il fondo di Carmelo Bene patrimonio di interesse storico sottoponendolo a vincolo ministeriale. Per il Ministero avevamo depositato una lista di otto pagine che identificava i beni: 1500 volumi con le note autografe (di cui circa 540 con note ai margini e circa 1000 autografati), oltre mille fotografie, 700 nastri revox con le registrazioni delle colonne sonore e degli spettacoli live, 50 tra agende e quaderni, e numerose cartelline con progetti. Per completare queste liste avevamo redatto inventari molto accurati delle opere e la catalogazione della vasta biblioteca di Roma, che comprendeva poco più di 6000 libri. Esistono numerosi scritti di progetti mai realizzati, le cinquanta agende custodite nel fondo raccolgono idee che spesso non hanno avuto la fortuna di essere portate alla luce. Le lettere furono archiviate così come le conservava Carmelo, in una scatola di polistirolo; non erano molte, forse una decina. Non le ricordo tutte; ne ricordo una perché l’avevo recuperata e inserita tra le altre: era la risposta di Laurence Olivier, un biglietto scritto a macchina e firmato. All’invio da parte di Carmelo dei testi delle sue opere teatrali, Olivier aveva dato una risposta negativa che Carmelo non si era preso la briga di conservare. Sicuramente tra le opere inedite resta l’ultimo lavoro letterario Leggenda, che nasce sulla scia della scrittura del poema ‘l mal de’ fiori. In quel periodo progettava di riportare in scena lo spettacolo che poi ebbe il nome di In-vulnerabilità d’Achille. In questa ricostruzione era partito, o meglio aveva creduto di trovare la conferma che miss (signorina) e missing (mancante) avessero una radice comune (riagganciandosi così alla memoria lacaniana sulla mancanza della donna…). Sul tema di Pentesilea concepisce questo nuovo poema. Aveva lavorato a lungo negli anni precedenti ed evidenziato tramite l’uso del manichino il gioco dei ruoli: Pentesilea si anima, solo quando Achille le parla, la parola che dà vita. Il poema era stato poi ridotto in versione spettacolo perché doveva essere il testo da portare in scena dopo In-vulnerabilità».