(come) nasce la scrittura / mg. 2010

I. conclusione in forma di introduzione

a Uruk, circa cinquemila anni fa, la scrittura nasce da un appiattimento del segno sul segno. da una semplificazione che in effetti è una irrorazione di complessità.

nasce cioè da un’adesione del segno esterno di un contenitore al segno interno tridimensionale, che significa(va) gli oggetti della transazione.

II. storia
0 _ le fasi, in sintesi:

A _ merci di scambio nel mondo reale: commercio

B _ tokens [ = oggettini, segnacoli] che li rappresentano: contabilità

C _ tokens inseriti nella bulla: registrazione e conservazione

D _ segnature scritte sulla bulla, a significare i tokens: “semplificazione”

E _ schiacciamento/fine della bulla: nasce la scrittura bidimensionale, su tavoletta di creta

1 _ (da A a E)
ci sono persone che scambiano delle merci. cibo, bestiame, manufatti, tessuti.

le merci scambiate vengono significate da oggetti che le riproducono, in scala. animali, vasellame, cose, oggetti vari: hanno le loro riproduzioni in scala. in piccoli tokens.

si chiamano così. sono piccole sfere, cilindri, parallelepipedi, signa convenzionali.

questi – in numero corrispondente alla vendita – vengono chiusi in una bulla sigillata. memoria e testimonianza della transazione.

per prendere atto di cosa la bulla contiene, per tradurre quali tokens ha incamerato, si inizia poi a tracciare segni su di essa.

si inizia così a riprodurre all’esterno, cioè sulla superficie della bulla (su ciò che già di suo è una sorta di segno-ventre o pellicola) segni stilizzati che ridicono e ripetono gli oggettini chiusi nella bulla. (che a loro volta erano segni – appunto tokens).

col tempo, questa moltiplicazione di segni diventa ridondante. o meglio: viene (finalmente) percepita come tale. perché segnare e ri-segnare tante volte? perché token+bulla+segno?

tutto si semplifica (alle spalle di una attestata complessità tuttavia).

tutti i segni si appiattiscono nella tavoletta. si incide su un piano orizzontale, dunque in astratto. scompare la bulla. ironia: è scoppiata la bolla. nasce la scrittura.

2 _ (da A a C)
ogni significazione – in questa serie di eventi e in generale – mette in opera un differire. una x che si introduce nel discorso e non lo sposta in avanti ma semmai dimostra con il proprio semplice apparire che il discorso era già originariamente più avanti, e – appena osservato – va già spostandosi.

dunque, ripetendo:

dagli oggetti alla significazione in scala degli stessi (attraverso tokens) si ha un’interposizione di differenza. un’apertura al possibile della fabbricazione di segnacoli, oggetti di secondo grado.

l’esigenza di raccoglierli entro un contenitore, “perché raccoglierli è una testimonianza di transazione” è in sé già un altro differire. uno spostamento e ramificazione imprevedibile, una moltiplicazione generatrice di altra imprevedibilità.

3 _ (C)
così anche la bulla stessa è un potentissimo generatore. essa, nel momento in cui raccoglie, infatti, cela. nasconde. ha generato un’ennesima differenza. ha spostato il discorso più oltre. è una codifica clus. (volendo).

la bulla chiude il cerchio del senso lasciando fuori il mondo. preservando il mondo interno.

quella diffrazione già incontrollabile di segni che inizialmente era stata data dalla prima traduzione di oggetti e armenti in tokens, ora qui viene riramificata incontrollabilmente non con un atto di apertura ma paradossalmente proprio per nascondimento, chiusura, raccolta, enclosure, confino, inclusione, reclusione.

4 _ (da D a E)
è allora, tuttavia, che il segno aprente si prende una sua rivincita. i contraenti si sono …contratti:

dicono: all’esterno della bulla segneremo daccapo i segni dei segni. daremo traccia e registrazione dei tokens che la bulla contiene.

sulla pancia della bulla vengono così scritti i dati del contenuto. il contenuto era tokens, dunque era segni. dunque sulla pancia del contenitore dei segni vengono incisi altri segni.

così il token, il segno interno tridimensionale (ma già multidimensionale semanticamente: moltiplicazione del reale in forme, in numeri impliciti, in oggettini, giocattoli, pezzi di pensiero), affiora sulla superficie della bulla, della curvatura del possesso, del contratto, del mappamondo, …

(diremmo: non diversamente, il mondo riaffiorerà cinquemila anni dopo sulla superficie argentata del dagherrotipo).

questo emergere dello scritto sulla bulla non ha però più bisogno di un contenitore a cui esser fedele. d’un tratto, il terzo segno fa crollare i due su cui si fondava (bulla e token).

di fatto è già traccia orizzontale. è una x ossia una differenza ancora più forte, devastante. esplode / fa esplodere una specie di mondo, o nuova specie di spazio – significato/codificato dai tokens e ingabbiato/avvolto dalla bulla – in segni bidimensionali che a questo punto hanno conquistato uno statuto immateriale, una capacità di automoltiplicazione illimitata (e hanno ramificato le differenze e le possibilità in un numero non soltanto infinito, ma infinito in quanto coincidente con la complessità corticale).

il cervello ha inventato la prima macchina-non-macchina che gli assomiglia, la scrittura. si chiude il neolitico.

(la macchina successiva, che chiude il “moderno”, è probabilmente la fotografia, momento tutt’ora indecifrato)

III. (prevedibile) premessa, e rinvio

la scrittura, nel suo iter di nascita, assomiglia a una progressiva (se non lineare) evoluzione: dal pensiero funzionale all’impossibilità di reperire funzioni.

l’invenzione della scrittura, la fase E della sequenza ABCDE, è un punto di esplosione della possibilità (del possibile: delle meraviglie del possibile) talmente eccedente, nella sua astrazione, il reale che pure dovrebbe dalla scrittura medesima essere significato, che – già come pratica, prassi – inizia a coincidere con quella condizione di possibilità del senso che avrà un cammino tortuoso fino alla nascita e alle evoluzioni recenti del senso estetico moderno.

[to be continued]

https://www.nazioneindiana.com/2010/11/11/la-nascita-della-scrittura-i/

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bibliografia atomizzata: