righe sui microtesti di “oggettistica” di marco giovenale scritte da lui medesimo per la mostra di alberto d’amico

Come le infinite variabilissime microforme collezionate e selezionate da Alberto D’Amico, anche i microtesti raccolti nel mio interminabile Oggettistica nascono da (o corteggiano una) ipotesi di somiglianza, di identità – magari doppia.

Sono «Cose che esistono e che vedo. Se le vedo, sono cose che esistono». Feluche, baffi, il Monte Rosa, film, automobili, marionette, curve delle tende, polli, oche, angoscia.

Non proprio pretesti, semmai abbozzi, gherigli di occasione, luoghi (comuni, spesso), affermazioni, a tratti oggetti che diventano – mercé la pagina – soggetti, addirittura ii. Inizi di racconti che poi non si decidono a narrare, si scoprono ritratti, ritirati. O puri elenchi.

Per via di sillogismi o acrobazie semmai si mutano in altro da quel che le prime righe lasciavano supporre. L’altro che implicitamente già erano, annunciavano: qualcosa che «si sfalsa, non pare in sincrono» nemmeno con sé.

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[nota per il 16 aprile scorso]

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