vorrei mandare

vorrei mandare un messaggio a chi non vede quanto e come la scrittura anzi le scritture di ricerca siano diffuse, nel mondo, e come e quanto ereditino e rilancino (nella differenza e a volte frattura) tante acquisizioni novecentesche e – sì – non più novecentesche.

vorrei mandare messaggi non italiani a tanti italiani.

vorrei mandare un messaggio a quelli che maledicono la tecnologia che pure hanno in tasca e li abita e orienta.

vorrei mandare un’email a loro, e a chi non vede differenze col Novecento. un’email, vorrei mandare. stupirebbe.

e un messaggio, vorrei mandare, pure a quelli che dividono la semiosfera in due cromatismi fissi, ora temendo l’apocalisse di uno, ora augurando l’implosione all’altro.

vorrei mandare, mandare un messaggio, un messaggio di pace e gentilezza a chi facendo e perfino stampando poesia pensa di essere in cima alla catena alimentare del bello e del buono, e non vede lassù l’astronave vampiro, l’astronave arredata dell’ultima twitterina da due-tre milioni di followers.

vorrei mandare

questi e altri messaggi, ma no, ma perché, ma senti: e che sollievo… li ho già mandati.

ma li ho già mandati tutti.

da quasi dodici anni. con gammm. e da molti di più in altre sedi e con altri modi, l’ho fatto.

se i destinatari, chiamiamoli così, non odono (e invece odiano), è per difetto dell’antenna ricevente, non del segnale in uscita.

che sollievo… c’entrano i medici, la letteratura meno.

little lamb, who made thee?

l’innocenza spiega, spiega tutto.

c’è di mezzo: udito. e vista, neuroni, pace, percezioni, pace. va bene così.

non devo fare nulla! niente compiti a casa, niente esercizi. ho già fatto tutto. sono libero.

tana libera tutti

santo cielo che sollievo