gli algoritmi e i versi

molto interessante questo articolo: https://ilrumoredellecose.wordpress.com/2017/09/04/la-poesia-che-non-si-doveva-scrivere/

ora, quattro appunti inescusabilmente estemporanei:

(1) come al solito (anche) gli scienziati si fissano con la poesia, magari con un certo tipo di poesia.

(2) la poesia (specie quella assertiva, esemplata nei passi citati) può eccome essere prodotta da algoritmi. che gli algoritmi non abbiano esperienze tattili/biografiche ma solo enciclopedie di dati non cambia il fatto che il lettore leggendo faccia lo stesso il proprio tratto di strada verso la produzione di senso, basandosi sul proprio bagaglio di esperienze, quindi rinvenendo=costruendo il proprio senso. (non svincolato da tradizione e collettività: proprio grazie all’enciclopedia di dati).

(3) l’equivalenza stabilita tra poesia ed emozione non è priva di storia, ma esistono anche altre equazioni, forse (nel testo si fa riferimento a poesie “più belle, dunque emozionanti“; corsivo mio).

(4) esiste una testualità (possibilmente, non necessariamente) libera da (anzi indifferente a) quei meccanismi associativi che vengono solitamente legati a filo doppio alla poesia, o al poetico. (vorrei/dovrei: riprendere quelle pagine di Macchine desideranti in cui si fa il punto sull’Anti-Edipo mettendo a fuoco elementi e dispositivi dissociativi).